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Elena Pascucci

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Recensioni online dei cosmetici con deep learning: quanto sono utili?

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Il settore della bellezza a livello globale è in rapida espansione e i consumatori si affidano sempre di più alle recensioni online per ottenere informazioni su sicurezza, efficacia e idoneità personale dei prodotti. Poiché l’efficacia dei cosmetici varia in funzione del tipo di pelle e dello scopo del prodotto, le esperienze indirette di recensori con caratteristiche simili possono influenzare fortemente le decisioni d’acquisto.

Il celere aumento delle recensioni online rende, tuttavia, difficile per i clienti identificare quelle realmente utili. La previsione automatica dell’utilità della recensione (RHP) è, dunque, diventata un’importante area di ricerca: può classificare le recensioni preziose in modo elevato e garantire ai potenziali acquirenti informazioni più pertinenti, incentivando le vendite di beni di consumo e l’utilizzo dei servizi.

Recensioni online dei cosmetici con deep learning

Gli studi precedenti possono essere ampiamente suddivisi in approcci basati sul machine learning e approcci fondati sul deep learning. I modelli di machine learning forniscono interpretabilità attraverso funzionalità strutturate e personalizzate, mentre quelli di deep learning acquisiscono automaticamente rappresentazioni semantiche e contestuali con maggiore flessibilità e accuratezza.

La maggior parte delle ricerche precedenti si è, inoltre, concentrata su e-commerce, ospitalità e turismo in generale, con scarsa attenzione alle caratteristiche uniche del comparto della bellezza.

Il presente lavoro, pubblicato su IEEE Access, combina i punti di forza complementari di entrambi i paradigmi e sviluppa un modello ibrido specifico per dominio, in grado di mantenere l’interpretabilità e la consapevolezza del dominio delle tecnologie di machine learning, sfruttando al contempo la potenza rappresentativa dei sistemi di deep learning.

Nello specifico, il modello integra il contenuto della recensione, il recensore e gli attributi del prodotto, comprese le funzionalità di divulgazione dell’identità del recensore, per riflettere efficacemente i processi decisionali del settore della bellezza.

Contributi teorici e valore pratico

Lo studio soprariportato offre contributi teorici e valore pratico per l’industria della bellezza e supporta la previsione interpretabile dell’utilità delle recensioni online basate sul deep learning.

I risultati ottenuti confermano che la combinazione dell’interpretabilità basata sul machine learning con la rappresentazione semantica fondata sul deep learning migliora le prestazioni predittive, assicurando contemporaneamente un quadro di valutazione pratico adatto al settore della bellezza. Il modello proposto unifica efficacemente informazioni semantiche e strutturate, raggiungendo un equilibrio tra accuratezza, interpretabilità e applicabilità.

Adattare la progettazione del modello alle caratteristiche del dominio è essenziale per comprendere i fattori che influenzano l’utilità della revisione e fornire indicazioni pratiche per valutazioni future sulla modellazione specifica del dominio. I prossimi lavori dovrebbero sviluppare framework multimodali che integrino informazioni testuali, strutturali e visive.

Kim S, Park S, Li X, Kim J, A Deep Learning-Based Review Helpfulness Prediction System for Online Beauty Products, in IEEE Access, vol. 13, pp. 202049-202061, 2025, doi: 10.1109/ACCESS.2025.3638451

Residui di fermentazione del luppolo come adiuvanti fotoprotettivi naturali

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L’interesse scientifico per la protezione solare si è esteso oltre la ricerca di nuove formulazioni, orientandosi verso lo sviluppo di filtri solari che incorporano prodotti naturali derivati ​​dalle piante. In questo contesto, l’uso di materie prime rinnovabili o riutilizzate offre un percorso economicamente sostenibile verso l’innovazione, aiutando le industrie a ridurre i costi di produzione e a creare valore aggiunto dai flussi di rifiuti.

Ampiamente noto per il suo ruolo nella produzione della birra, Humulus lupulus L. (luppolo) è una ricca fonte di composti bioattivi, quali acidi amari, polifenoli e oli essenziali. Tra questi, i polifenoli hanno attirato l’attenzione per le forti proprietà antiossidanti e il potenziale di protezione dalla perossidazione lipidica indotta dai raggi ultravioletti (UV) nella pelle.

Nonostante il grande volume di biomassa generato come rifiuto post produzione della birra, in particolare durante il processo di dry-hopping, il materiale in questione rimane scarsamente impiegato.

Potenzialità fotoprotettive: materiale fresco e materiale di scarto

Il presente lavoro, pubblicato su Photochem, prende in esame la valorizzazione sostenibile dei residui della produzione del luppolo come fonte di composti bioattivi per lo sviluppo di prodotti fotoprotettivi naturali.

Nello specifico, i ricercatori hanno confrontato i profili fitochimici e gli effetti adiuvanti fotoprotettivi degli estratti di luppolo ottenuti sia da materiale vegetale fresco (denominato “puro”) sia da materiale vegetale riutilizzato.

Adoperando la cromatografia liquida ad alte prestazioni accoppiata alla spettrometria di massa (HPLC-MS), hanno caratterizzato qualitativamente i costituenti chimici di entrambi gli estratti e analizzato, preliminarmente, l’attività antiossidante in vitro. È stata, inoltre, indagata l’efficacia fotoprotettiva in vitro di emulsioni contenenti filtri UVA e UVB, con e senza l’aggiunta di estratti di luppolo.

Il valore dell’upcycling

Le analisi HLPC-MS/MS hanno confermato la presenza di α-acidi sia negli estratti di luppolo puri sia in quelli riutilizzati, mentre un flavonoide prenilato simile allo xantumolo è stato rilevato provvisoriamente esclusivamente nell’estratto da luppolo riutilizzato.

Test in vitro hanno dimostrato che le creme solari contenenti estratti da materiale di rifiuto hanno aumentato significativamente il fattore di protezione solare (SPF) senza alterare negativamente la lunghezza d’onda critica, quando l’acqua è stata adoperata come solvente. Nessuno dei campioni ha sviluppato valori UVAPF più elevati rispetto al controllo.

La ricerca soprariportata costituisce la prima prova di concetto di successo che dimostra l’uso di estratti di luppolo puri (non riutilizzati) e riutilizzati come adiuvanti fotoprotettivi funzionali in formulazioni di creme solari valutate mediante una solida metodologia in vitro standardizzata. I risultati ottenuti evidenziano il duplice vantaggio di ridurre gli scarti industriali e sviluppare soluzioni innovative, ecologiche ed efficaci per la protezione solare.

Lima AGUBd, Pinto CASdO, Cândido TM, Pessoa FVLS, Velasco MVR, Demarque DP, Baby AR. Valorization of Hop (Humulus lupulus L.) Brewing Residue as a Natural Photoprotective Adjuvant. Photochem. 2026; 6(1):8. https://doi.org/10.3390/photochem6010008

Astaxantina come agente fotoprotettivo naturale in formulazioni cosmetiche

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Negli ultimi anni, la astaxantina, un sorprendente pigmento rosso-arancio sintetizzato naturalmente da microalghe, lieviti e alcune specie marine, ha attirato l’attenzione dei ricercatori per la potente attività antiossidante.

Questo carotenoide naturale C40H52O4 è costituito da due anelli β-iononici terminali collegati da una molecola a catena lunga con gruppi idrossilici (OH) e chetonici (C=O) nelle posizioni 3 e 4 su ciascun anello. La disposizione polare-non polare-polare gli consente l’integrazione nelle membrane cellulari, contribuendo all’attività biologica e alle capacità antiossidanti.

Astaxantina e radiazioni UVB

La radiazione ultravioletta B è una delle principali cause di invecchiamento cutaneo, senescenza cellulare e infiammazione, mediata dall’eccessiva produzione di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e dall’induzione dell’apoptosi.

Il presente lavoro, pubblicato su Scientia Pharmaceutica, valuta gli effetti fotoprotettivi dell’astaxantina, uno dei più potenti antiossidanti naturali, nei cheratinociti trattati con radiazioni UVB.

La capacità antiossidante dell’astaxantina è stata esaminata utilizzando i saggi ABTS (acido 2,2’-azino-bis(3-etilbenzotiazolin-6-solfonico)), DPPH (1,1-difenil-2-picrilidrazile) e NBT/riboflavina/SOD. Le cellule HaCaT sono state esposte a 30 mJ/cm² di raggi UVB.

Gli effetti fotoprotettivi e l’accumulo di specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono stati analizzati nelle cellule HaCaT irradiate con UVB mediante saggi MTT (3-(4,5-dimetiltiazol-2-il)-2,5-difeniltetrazolio bromuro) e DCFH-DA (2′,7′-diclorofluorescina diacetato), mentre i livelli di ossido nitrico sono stati quantificati adoperando il reagente di Griess.

L’apoptosi è stata vagliata tramite doppia colorazione con arancio di acridina/bromuro di etidio, l’integrità lisosomiale con l’assorbimento di arancio di acridina e la migrazione cellulare con scratch assay. L’adesione cellulare è stata indagata su piastre Nunc rivestite con matrice extracellulare (ECM). I ricercatori hanno infine formulato una crema arricchita con astaxantina allo 0,5%.

Un composto multifunzionale

L’astaxantina ha mitigato il danno indotto dai raggi UVB riducendo i livelli intracellulari di specie reattive dell’ossigeno (ROS) di 3,7 volte, diminuendo la produzione di ossido nitrico al 29,8 ± 7,7% alla massima concentrazione e mantenendo l’integrità lisosomiale.

Il carotenoide ha migliorato significativamente la vitalità cellulare, aumentandola dal 60,64 ± 8,3% nelle cellule trattate con UV al 102,1 ± 3,22% a 40 µM. Le cellule trattate hanno mostrato, inoltre, una significativa riduzione (p < 0,001) nel tasso apoptotico (37,7 ± 3,1 vs. 87,7 ± 3,8 nelle cellule irradiate con UVB, come evidenziato dalla ridotta condensazione della cromatina e dalla frammentazione nucleare).

L’astaxantina ha anche incentivato la riparazione dei tessuti, come dimostrato dall’aumento della migrazione cellulare e dell’adesione a diverse proteine ​​della matrice extracellulare (ECM) (poli-L-lisina, laminina, fibrinogeno, vitronectina e collagene I).

Il docking molecolare in silico ha previsto forti affinità di legame tra l’astaxantina e i principali bersagli cellulari, tra cui JAK2 (-9,9 kcal/mol, massima affinità), STAT3, FAK, COX-2, NF-kB, MMP2 e MMP9. Per la crema formulata è stato riscontrato un SPF in vitro di 7,2 ± 2,5.

L’astaxantina agisce come composto fotoprotettivo multifunzionale, confermandosi una materia prima promettente per l’incorporazione in formulazioni cosmetiche e dermatologiche.

Lahmar A, Abdelaziz B, Gouader N, Salek A, Waer I, Ghedira LC. Astaxanthin as a Natural Photoprotective Agent: In Vitro and In Silico Approach to Explore a Multi-Targeted Compound. Scientia Pharmaceutica. 2026; 94(1):8. https://doi.org/10.3390/scipharm94010008

Emulsioni fitocosmetiche A/O con oli vegetali e protezione dai raggi UV

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Gli oli vegetali sono ampiamente utilizzati nelle formulazioni cosmetiche per le proprietà emollienti e idratanti. Alcuni vantano anche capacità protettive dalle radiazioni ultraviolette (UV).

L’olio di sesamo possiede, ad esempio, una forte attività antiossidante e una resistenza ai raggi UV di circa il 30%, con un fattore di protezione solare (SPF) stimato di circa 2. Gli oli di cocco, arachidi, oliva e semi di cotone presentano una resistenza alle radiazioni UV di circa il 20% e l’olio d’oliva è riportato in letteratura come avente uno dei valori SPF più elevati tra gli oli vegetali, da circa 7,5 a 8.

Le emulsioni fotoprotettive a base oleosa forniscono effetti emollienti superiori e formano un film di lunga durata sulla superficie della pelle, peculiarità che ne potenziano l’idoneità per l’uso come in ingredienti di valore in prodotti solari.

Valutazione fisico-chimica, reologica e fotoprotettiva

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, prende in esame lo sviluppo di emulsioni A/O fisicamente stabili contenenti oli vegetali selezionati (oli di oliva, avocado, sesamo, semi di lino e vinaccioli) a due concentrazioni (15% e 30%) e ne valuta le proprietà fisico-chimiche, reologiche, occlusive e di protezione dai raggi UV.

Tutte le formulazioni sono state confermate come sistemi A/O con valori di pH compatibili con la pelle e hanno mostrato shear-thinnig, flusso non newtoniano con vari gradi di tissotropia. L’aumento del contenuto di olio dal 15% al ​​30% ha ridotto lo shear stress, l’indice di consistenza e i moduli viscoelastici, indicando una struttura interna più morbida. In aggiunta, le viscosità delle emulsioni non sono state determinate esclusivamente dalle viscosità dei singoli oli, suggerendo interazioni significative con il sistema emulsionante.

Sono stati riscontrati fattori di occlusione elevati per tutti i preparati, con i valori più elevati osservati per i campioni a base di olio di oliva e di vinaccioli al 30%.

L’analisi spettrofotometrica dell’SPF ha rivelato un’attività protettiva dai raggi UV misurabile solo per le emulsioni contenenti il ​​30% di olio di oliva, avocado o semi di lino (SPF>1). Tutte le formulazioni hanno mostrato una stabilità fisica soddisfacente sotto stress meccanico e termico.

Opportunità e sfide future

I risultati ottenuti confermano che gli oli vegetali possono modulare la struttura e le prestazioni delle emulsioni A/O e fungere da preziosi ingredienti di supporto nello sviluppo di cosmetici fotoprotettivi.

Ricerche future potrebbero concentrarsi sulla combinazione degli oli vegetali che hanno dimostrato un potenziale di protezione UV di supporto nello studio soprariportato, in particolare oli di oliva, avocado e semi di lino, con basse concentrazioni di filtri UV lipofili approvati.

Tali combinazioni potrebbero consentire l’ottimizzazione dell’SPF e della fotostabilità, mantenendo al contempo un comportamento reologico e attributi sensoriali favorevoli in formulazioni A/O sostenibili.

Pavlović N, Žabić K, Zaklan D, Milutinov J, Ćirin D, Krstonošić V. Phytocosmetic Water-in-Oil Emulsions with Plant Oils: Physicochemical, Rheological and Photoprotective Evaluation. Cosmetics. 2026; 13(1):23. https://doi.org/10.3390/cosmetics13010023.

Ninfee, biosintesi delle fragranze floreali per applicazioni cosmetiche

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I composti volatili floreali delle piante comprendono una vasta gamma di sostanze a basso peso molecolare, basso punto di ebollizione e altamente volatili rilasciate dai fiori. Ad oggi, sono stati individuati oltre 1.700 composti volatili da più di mille specie di fiori.

Tali composti volatili sono classificati in tre classi principali: terpenoidi, composti fenilpropanoidi/benzenoidi e derivati ​​degli acidi grassi, con i primi che rappresentano il gruppo predominante e più diversificato.

Con il rapido progresso della tecnologia, sono stati compiuti progressi significativi nelle tecniche di separazione e identificazione dei componenti delle fragranze floreali, nonché nella comprensione dei loro meccanismi di regolazione molecolare.

Negli ultimi anni, la metabolomica volatile integrata e il sequenziamento del trascrittoma sono emersi come approcci cruciali per indagare la composizione e i meccanismi di biosintesi molecolare delle fragranze floreali delle piante.

Analisi integrata del metaboloma volatile e sequenziamento del trascrittoma

Appartenenti alla famiglia delle Nymphaeaceae, le ninfee (Nymphaea L.) sono piante ornamentali acquatiche particolarmente apprezzate per gli accattivanti colori floreali e l’elegante profumo. Spesso celebrate come sleeping beauty among flowers e living palette of ponds, godono di notevole popolarità in tutto il mondo.

Tra i cinque sottogeneri di Nymphaea, il Brachyceras esibisce il profumo floreale più intenso, dimostrando un notevole potenziale di sviluppo e applicazione in oli essenziali, profumeria e prodotti skincare.

Il presente lavoro, pubblicato su Plants, combina la microestrazione in fase solida dello spazio di testa/gascromatografia-spettrometria di massa (HS-SPME/GC-MS) con il sequenziamento del trascrittoma (RNA-seq) per indagare la composizione, la dinamica di emissione e la biosintesi dei composti organici volatili (VOCs) negli stami di Nymphaea Paul Stetson in tre fasi dello sviluppo.

Il valore del miglioramento genetico

Sono stati accertati un totale di 671 composti organici volatili (VOCs), classificati in quattordici categorie. Si tratta prevalentemente di terpenoidi, esteri, eterocicli, chetoni, aldeidi e alcoli, la maggior parte dei quali con picco a St3.

La valutazione del trascrittoma ha rivelato 47.951 geni differenzialmente espressi (DEGs). L’analisi omica integrativa ha dimostrato che i geni differenzialmente espressi (DEGs) correlati e le sostanze volatili accumulate in modo differenziale erano significativamente arricchiti nei percorsi connessi alla biosintesi dei fenilpropanoidi, dello scheletro terpenoide, dei diterpenoidi e dell’ubichinone/altri terpenoidi-chinoni.

I ricercatori hanno riscontrato cinque geni funzionali candidati con forti correlazioni positive con i livelli di accumulo di composti organici volatili (VOCs), tre dei quali implicati nella biosintesi dei terpenoidi.

I risultati ottenuti forniscono una base teorica per chiarire la composizione e la biosintesi degli aromi nella ninfea e offrono nuove strade per il miglioramento genetico delle caratteristiche delle fragranze per applicazioni in ambito cosmetico.

Su Q, Wang F, Zhao J, Lu J, Wang H, La Y, Wan Z, Lin Y, Tian M, Wang L, et al. Integrated Volatile Metabolome and Transcriptome Analysis Provides Insights into Floral Aroma Biosynthesis in Waterlilies (Nymphaea L.). Plants. 2026; 15(3):384. https://doi.org/10.3390/plants15030384.

Posidonia oceanica, estratti per applicazioni cosmeceutiche

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Gli ecosistemi marini rappresentano una promettente fonte di composti bioattivi con proprietà chimiche e biologiche distintive, raramente riscontrabili negli ambienti terrestri. La diversità degli habitat marini ha portato ad adattamenti metabolici unici negli organismi, dando origine ad un’ampia varietà di prodotti naturali con notevole potenziale funzionale. Le piante marine e le alghe, in particolare, sono ricche in micronutrienti e metaboliti secondari, quali polifenoli, flavonoidi e carotenoidi, che vantano effetti antiossidanti, lenitivi, fotoprotettivi e antirughe.

Recenti ricerche hanno identificato le praterie marine come una valida fonte di metaboliti secondari con preziose capacità protettive per la pelle. Tra queste, la Posidonia oceanica, una fanerogama marina endemica del Mediterraneo, abbonda soprattutto in fenoli e flavonoidi, dalle attività antiossidanti e lenitive.

Considerate le sfide associate al suo smaltimento, la valorizzazione delle foglie costiere di Posidonia oceanica in composti bioattivi di alto valore o prodotti naturali di origine marina, utilizzati come ingredienti cosmeceutici, rappresenta un approccio ecosostenibile che esemplifica i principi dell’economia circolare, recuperando i rifiuti marini e reintegrandoli nel ciclo produttivo.

Effetti fotoprotettivi e antimelanogenici

Il presente lavoro, pubblicato su Marine Drugs, valuta la possibilità di un estratto ricco in fenoli (POS) dalle foglie di Posidonia oceanica utilizzando l’estrazione con fluidi supercritici (SFE) e ne indaga il potenziale bioattivo per uso topico dopo l’incorporazione in una crema base.

La capacità antiossidante dell’estratto e della formulazione in crema è stata inizialmente analizzata adoperando il test di rimozione dei radicali DPPH, confermando una forte attività di rimozione dei radicali per l’estratto di Posidonia oceanica (POS) (IC50 = 2,32 ± 0,33 mg/mL) e un’attività significativa per l’emulsione (IC50 = 16,76 ± 0,58 mg/mL) rispetto a una crema base come controllo (IC50 = 37,62 ± 1,27 mg/mL).

Gli effetti antiossidanti e fotoprotettivi dell’estratto sono stati studiati nei fibroblasti cutanei umani (HS-68) esposti a stress ossidativo e a danni indotti dai raggi ultravioletti (UV), mentre l’azione antimelanogenica è stata vagliata nei melanociti epidermici umani (HEM) misurando l’attività della tirosinasi e il contenuto di melanina.

L’estratto dalle foglie di Posidonia oceanica (POS) ha ridotto significativamente l’accumulo di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e modulato vie molecolari chiave coinvolte nell’apoptosi (p-JNK), nell’infiammazione (NF-κB), nel bilancio energetico (p-AMPK) e nella sintesi del collagene (Col1A1) nei fibroblasti.

Nei melanociti, sia l’estratto puro sia la crema arricchita con l’estratto hanno inibito efficacemente l’attività della tirosinasi, preservando inalterati i livelli basali di melanina, confermando un effetto di modulazione piuttosto che completamente soppressivo.

Il valore dell’upcycling

Per l’estratto dalle foglie di Posidonia oceanica ottenuto tramite estrazione con fluidi supercritici sono stati riscontrati molteplici effetti protettivi contro i danni cutanei indotti dalle radiazioni UV e la capacità di modulare in modo sicuro l’avvio enzimatico della melanogenesi.

Il lavoro soprariportato sottolinea come lo studio continuo della biodiversità marina e la sua gestione sostenibile possano essere direttamente e proficuamente collegati alla creazione di strategie avanzate di fotoprotezione e antiage, trasformando di fatto una biomassa di scarto in una risorsa di alto valore.

Manuguerra S, Arena R, Curcuraci E, Messina CM, Santulli A. Photoprotective and Anti-Melanogenic Effects of Supercritical Fluids Extract from Posidonia oceanica Beach-Cast Leaves: From Waste Stream to Cosmeceutical Applications. Marine Drugs. 2026; 24(1):27. https://doi.org/10.3390/md24010027

Miscele di sodio lauril solfato e ossido di lauril dimetilammina: gli effetti sinergici

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Le moderne formulazioni detergenti contengono miscele di tensioattivi, generalmente anionici, anfoteri e/o non ionici. Il sodio lauril solfato (SLS) è un tensioattivo anionico naturalmente derivato dall’olio di cocco e/o di palmisto. È ampiamente utilizzato nei prodotti per la cura personale per le proprietà schiumogene, detergenti ed emulsionanti.

I tensioattivi a base di ossido di ammina come l‘ossido di lauril dimetilammina (LDAO) vantano diverse peculiarità preziose, tra cui il miglioramento e la stabilizzazione della schiuma in miscele con altri tensioattivi anfoteri o anionici e l’addensamento dovuto al forte momento dipolare che struttura la fase tensioattiva. In aggiunta, incentivano la compatibilità con pelle e capelli.

Proprietà schiumogene e irritazione cutanea

Ricerche recenti hanno evidenziato i vantaggi delle interazioni sinergiche tra tensioattivi anionici e non ionici per potenziare le prestazioni complessive del prodotto finito.

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, prende in esame le proprietà fisico-chimiche e le prestazioni di miscele binarie composte dal tensioattivo anionico sodio lauril solfato (SLS) e dal tensioattivo anfotero ossido di lauril dimetilammina (LDAO) in rapporti variabili (100% SLS, 90:10, 80:20, 70:30, 60:40 e 50:50).

I ricercatori hanno analizzato i seguenti parametri: la concentrazione micellare critica (CMC), la tensione superficiale (γ), il volume di schiuma e la potenziale irritabilità, valutata tramite il test della Zeina.

Il valore dei sistemi micellari misti

I risultati hanno rivelato un chiaro effetto sinergico tra sodio lauril solfato (SLS) e ossido di lauril dimetilammina (LDAO): tutte le miscele hanno mostrato una riduzione della concentrazione micellare critica (CMC) e una tensione superficiale (γ) minima rispetto ai singoli tensioattivi, rilevando, al contempo, un volume di schiuma e una stabilità maggiori.

Per quanto riguarda l’irritabilità, l’aumento in formula del quantitativo di ossido di lauril dimetilammina (LDAO) ha portato costantemente a una riduzione della denaturazione proteica, indicando livelli di irritabilità inferiori.

In aggiunta, il test della Zeina ha confermato che le miscele hanno indotto una minore denaturazione proteica rispetto alla somma dei loro singoli componenti tensioattivi, con formulazioni da moderatamente a non irritanti.

In conclusione, i sistemi micellari misti più stabili (SLS + LDAO) potrebbero migliorare le prestazioni delle formulazioni detergenti, diminuendo al contempo l’irritabilità. Lo studio soprariportato fornisce, dunque, un quadro quantitativo per valutare la sinergia in termini di potenziale irritante, offrendo uno strumento utile per la progettazione razionale di detergenti più delicati ed efficaci.

Herrero E, Calabuig C, Ríos F, Lechuga M. Synergistic Effects of Sodium Lauryl Sulfate and Lauryl Dimethylamine Oxide Blends on Foam Properties and Skin Irritation Reduction. Cosmetics. 2026; 13(1):17. https://doi.org/10.3390/cosmetics13010017

Biopolimero da tara e alghe rosse per formulazioni haircare

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Le fibre capillari sono altamente vulnerabili all’inquinamento atmosferico. La composizione chimica favorisce l’adesione di particelle sospese nell’aria, che possono penetrare nella struttura cheratinica e innescare stress ossidativo e apoptosi cellulare nel follicolo pilifero.

I danni contribuiscono all’irritazione del cuoio capelluto, con forfora, arrossamento, sensibilità, secchezza e degradazione del pigmento, con chiome di conseguenza secche e opache.

I capelli sono poi esposti a diversi agenti ambientali, tra cui umidità, temperatura, vento, particolato e radiazioni solari. L’esposizione ai raggi ultravioletti (UV) accelera l’invecchiamento delle fibre capillari e la degradazione della melanina.

La presenza di idrocarburi policiclici aromatici, combinata con l’esposizione al sole, intensifica la produzione di specie reattive dell’ossigeno all’interno della fibra, compromettendo l’integrità del complesso della membrana cellulare e della cuticola del capello.

Non avendo un metabolismo attivo, le fibre capillari non sono in grado di rigenerarsi in seguito ai danni degli aggressori esterni, con successiva degradazione di corteccia e cuticola, che conduce a fibre porose, rigide e prive di lucentezza.

Efficacia filmogena, proprietà reologiche e texture

L’integrazione di biopolimeri di tara e alghe rosse nei prodotti haircare potrebbe rappresentare una strategia promettente per la protezione quotidiana dagli aggressori ambientali. Oltre alla funzione protettiva, i consumatori richiedono prodotti che favoriscano la districabilità e migliorino l’aspetto e la lucentezza delle chiome.

Per soddisfare queste duplici aspettative, è essenziale condurre test fisici, meccanici e biofisici completi sulle ciocche per vagliare le caratteristiche dei preparati e i loro effetti sulle fibre capillari.

Il biopolimero derivato dalla tara (Caesalpinia spinosa) e dall’alga rossa Kappaphycus alvarezii può essere impiegato come ingrediente in cosmetici haircare grazie alle capacità filmogene.

Il presente lavoro, pubblicato su ACS Omega, prende in esame lo sviluppo di formulazioni haircare contenenti il biopolimero in questione e ne valuta le proprietà reologiche e la texture, nonché l’efficacia filmogena per la protezione dei capelli.

A tal proposito, sono state sviluppate formule di shampoo, balsamo e leave-in. Il profilo di texture e reologia è stato valutato per 28 giorni. L’efficacia è stata analizzata in termini di pettinabilità, morbidezza, proprietà meccaniche, diametro e aspetto visivo prima e dopo il trattamento.

Potenzialità contro i danni da aggressori ambientali

Le formulazioni con il biopolimero hanno mostrato una riduzione dell’area di isteresi (del 48,17% per il balsamo e dell’88,09% per il leave-in), un parametro reologico direttamente associato alla formazione del film.

I parametri di texture sono diminuiti, con un impatto positivo sulle proprietà sensoriali. Il biopolimero ha interagito con la cheratina del capello tramite legami a idrogeno, determinando una riduzione del 10,40% della resistenza alla trazione e un aumento del 15,85% del diametro della fibra. Le interazioni hanno contribuito alla formazione di un film sulla superficie del capello, incentivando lucentezza (del 29,42%) e morbidezza (del 21,84%).

In virtù dei risultati ottenuti, il biopolimero ha il potenziale per essere adoperato come sostanza filmogena nelle formulazioni haircare, favorendo il decremento dell’interazione capelli-ambiente.

Rafaela A. Zito, Rafaela B. Zanin, Leticia Kakuda, and Patricia M. B. G. Maia Campos, Tara and Red Algae Biopolymer as a Film-Forming Substance for Hair Protection, ACS Omega 2026, 11 (2), 2832-2841, DOI: 10.1021/acsomega.5c08778

Contenuti di marketing generati dall’AI e coinvolgimento dei clienti

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La ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale (AI) generativa ha registrato una crescita esponenziale negli ultimi anni. L’emergere di contenuti generati dall’AI (AIGC) ha profondamente rimodellato il panorama mediatico contemporaneo. In questo contesto si inserisce la dicitura artificial intelligence-generated marketing content (AIGMC), che comprende vari tipi di materiali creati automaticamente dall’intelligenza artificiale per la promozione di prodotti, servizi o marchi.

Il coinvolgimento del cliente è comunemente impiagato come metrica chiave per vagliare l’efficacia del marketing. Dal punto di vista della percezione individuale, il coinvolgimento del cliente è guidato da motivazioni sia funzionali sia emotive verso la tecnologia dell’intelligenza artificiale, entrambe in grado di influenzare positivamente la sostenibilità dei comportamenti di coinvolgimento.

In termini di tecnologia, i fattori chiave includono efficienza, capacità di problem-solving e caratteristiche simili a quelle umane delle piattaforme. Un design antropomorfo moderato aumenta il coinvolgimento, mentre un realismo eccessivo innesca disagio psicologico.

Per quanto riguarda la progettazione dei contenuti, le qualità tecniche e di contenuto dei video generati dall’intelligenza artificiale, così come l’autenticità percepita delle immagini, condizionano significativamente le intenzioni di coinvolgimento degli utenti.

Valore, credibilità ed empatia: lo studio

La rapida adozione di contenuti di marketing generati dall’intelligenza artificiale ha sollevato la necessità di una comprensione più approfondita dell’impatto sul coinvolgimento dei consumatori.

Il presente lavoro, pubblicato su Frontiers in Psychology, prende in esame le modalità con cui il valore dei contenuti di marketing generati dall’intelligenza artificiale (funzionale vs edonico) e la credibilità influenzano congiuntamente il coinvolgimento degli utenti, nonché i percorsi psicologici coinvolti.

Sfruttando il modello di probabilità di elaborazione e il framework del sistema di elaborazione cognitivo-affettivo (CAPS), sono stati condotti due esperimenti per indagare empiricamente le seguenti domande di ricerca:

  • RQ1: il valore e la credibilità percepita degli AIGMC influenzano i comportamenti di coinvolgimento dei clienti e interagiscono tra loro?
  • RQ2: il valore dei contenuti AIGMC influenza il coinvolgimento del cliente attraverso l’empatia e, in tal caso, il percorso specifico è cognitivo o affettivo?
  • RQ3: l’etichettatura di divulgazione dell’intelligenza artificiale (AI) modera queste relazioni?

Opportunità per il marketing e sfide future

Se paragonato al funzionale, il valore edonico ha suscitato un coinvolgimento emotivo e comportamentale maggiore. È emersa un’interazione significativa tra valore dei contenuti e credibilità. Il valore funzionale ha esercitato il suo effetto indiretto sul coinvolgimento attraverso l’empatia cognitiva, mentre quello edonico tramite l’empatia affettiva. In modo cruciale, la divulgazione dell’intelligenza artificiale ha svolto un effetto moderatore paradossale, amplificando il percorso dell’empatia cognitiva per i contenuti funzionali, ma attenuando il percorso dell’empatia affettiva per quelli edonistici.

Delineando i ruoli tra esseri umani e intelligenza artificiale in base ai requisiti delle attività e alle esigenze specifiche del settore, le aziende possono ottenere risultati ottimali nel content marketing. Lo studio soprariportato offre un quadro teorico articolato per comprendere gli effetti dell’artificial intelligence-generated marketing content e garantisce ai manager spunti concreti per implementare strategie di divulgazione mediante intelligenza artificiale coerenti con il valore.

Ricerche future potrebbero adoperare esperimenti sul campo, metodi qualitativi o misurazioni multimodali (ad esempio, eye tracking, risposta galvanica della pelle) per fornire approfondimenti sul comportamento dei consumatori nel mondo reale.

Gao X, Li W and Zhao Y, Value-dependent and empathy-mediated: how artificial intelligence-generated marketing content influences customer engagement, and when to disclose its origin. Front. Psychol. 2026. 16:1701085. doi: 10.3389/fpsyg.2025.1701085

Antiossidanti naturali da microalghe e cianobatteri per applicazioni skincare

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Le microalghe e i cianobatteri sono i più antichi microrganismi fotosintetici sulla Terra. Si trovano nel mare, nell’acqua dolce, nel suolo, nelle sorgenti termali e nei laghi salati. Questi microrganismi si sono evoluti in condizioni di stress, come forti radiazioni ultraviolette (UV), siccità e stress ossidativo. Di conseguenza, hanno sviluppato difese ben organizzate, sintetizzando una varietà di antiossidanti strutturalmente distinti: carotenoidi, polisaccaridi, ficocianina, polifenoli, amminoacidi simili alle micosporine (MAA) e scitonemina.

Tali molecole hanno molteplici modalità d’azione: rimozione diretta di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e ioni metallici, attivazione del sistema antiossidante endogeno e modulazione dell’espressione di enzimi ossidativi.

Offrono, poi, ulteriori vantaggi nel combattere i danni cutanei alleviando l’infiammazione, inibendo le metalloproteasi della matrice (MMP), sopprimendo la tirosinasi per inibire l’iperpigmentazione e migliorando l’idratazione e la riparazione cutanea.

Antiossidanti naturali da microalghe e cianobatteri

Negli ultimi anni, gli estratti di microalghe e cianobatteri si sono dimostrati molto promettenti nei prodotti skincare. Vantano, infatti, proprietà fotoprotettive, antiage, lenitive, riparatrici e schiarenti.

Il presente lavoro, pubblicato su Blue Biotechnology, esplora i progressi nella ricerca sugli antiossidanti naturali derivati da microalghe e cianobatteri. Offre, inoltre, riferimenti teorici e linee guida tecnologiche per lo sviluppo di nuovi cosmetici sicuri ed efficaci.

Nello specifico, la revisione si apre con una panoramica su carotenoidi (astaxantina, fucoxantina, β-carotene, luteina), polisaccaridi, ficocianina, polifenoli, amminoacidi simili alle micosporine e scitonemina.

Procede, dunque, con un focus sugli effetti sinergici degli antiossidanti sul benessere cutaneo e con la descrizione delle principali applicazioni skincare. Si conclude con uno sguardo ad opportunità e prossime sfide.

Opportunità e sfide future

Microalghe e cianobatteri sono una classe di risorse microbiche fotosintetiche con un grande potenziale applicativo. Contengono un’ingente quantità di ingredienti multifunzionali e antiossidanti con una cospicua capacità di sviluppo.

Solo un piccolo numero di antiossidanti naturali viene, però, attualmente utilizzato nelle formulazioni skincare commerciali, coprendo un’ampia gamma di prodotti, dalle creme idratanti, ai sieri antietà, alle creme solari. Permangono alcune problematiche tecniche da risolvere per un uso su larga scala.

In futuro, l’integrazione di tecnologie multidisciplinari potrebbe fare la differenza. I sistemi di ingegneria dei bioprocessi potrebbero essere utili nel controllare le condizioni di coltura delle microalghe e migliorare la resa del composto target. Rendendo accessibile la tecnologia, sarà possibile liberare il potenziale applicativo degli antiossidanti derivanti da microalghe e cianobatteri e fornire un supporto tecnico fondamentale per lo sviluppo innovativo di trattamenti dermatologici e cosmeceutici funzionali di nuova generazione.

Wang Y., Ma G. Natural antioxidants derived from microalgae and cyanobacteria and their applications in skincare. Blue Biotechnol. 2, 29 (2025). https://doi.org/10.1186/s44315-025-00050-w

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Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...