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Elena Pascucci

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Blockchain e segnali tradizionali nell’e-commerce cosmetico transfrontaliero

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L’e-commerce transfrontaliero (CBEC) è una delle componenti del commercio digitale in più rapida crescita negli ultimi anni. I cosmetici sono tra le principali categorie di prodotti nelle importazioni al dettaglio dell’e-commerce transfrontaliero.

Trattandosi di beni ad alto valore e orientati all’esperienza, strettamente connessi alla salute e all’aspetto, le questioni relative all’autenticità e alla sicurezza sono particolarmente rilevanti. La fiducia dei consumatori è, pertanto, diventata un fattore decisivo per lo sviluppo sostenibile delle piattaforme di e-commerce transfrontaliero nel settore della bellezza.

E-commerce nazionale e transfrontaliero a confronto

Rispetto all’e-commerce nazionale, le transazioni transfrontaliere esacerbano l’asimmetria informativa dovuta alla distanza geografica e alle complesse catene di approvvigionamento globali, che amplificano il rischio percepito dai potenziali acquirenti. È stato dimostrato che alti livelli di rischio percepito sopprimono il coinvolgimento dei consumatori e riducono l’intenzione d’acquisto sulle piattaforme di e-commerce.

Senza la possibilità di ispezionare fisicamente i prodotti, i consumatori si affidano a segnali e indizi per valutarne autenticità e credibilità. Nell’e-commerce transfrontaliero, queste preoccupazioni sono maggiormente pronunciate, considerate le incertezze legate allo sdoganamento, all’affidabilità delle consegne e alla risoluzione delle controversie.

Le piattaforme hanno adottato sempre più segnali di autenticità per mitigare i dubbi dei consumatori. I meccanismi tradizionali includono etichette per il funzionamento autonomo della piattaforma, recensioni verificate dei clienti e impegno all’assunzione dei rischi.

I recenti progressi nella tecnologia blockchain offrono nuove opportunità per la segnalazione di autenticità. La blockchain consente registrazioni immutabili, trasparenti e verificabili delle origini dei prodotti e dei processi della catena di fornitura.

Gli utenti spesso non hanno però familiarità con le applicazioni blockchain e l’affidabilità degli input di dati rimane problematica: se vengono inserite informazioni false o incomplete, la blockchain non può garantire l’autenticità (“garbage in, garbage out”). In aggiunta, i timori correlati alla privacy e il compromesso tra trasparenza e protezione dei dati limitano ulteriormente l’accettazione da parte dei clienti.

Blockchain come segnale di autenticità

Sfruttando l’autogestione della piattaforma, le recensioni dei consumatori e gli impegni di compensazione come parametri di riferimento tradizionali, il presente lavoro, pubblicato su Information, pone in primo piano la tracciabilità della blockchain come segnale di autenticità supportato dalla tecnologia nell’e-commerce cosmetico transfrontaliero.

Mediante un esperimento ortogonale a otto scenari, i ricercatori hanno testato un modello in cui il rischio percepito media gli effetti dei segnali di autenticità sull’intenzione d’acquisto. Hanno, dunque, analizzato le condizioni di contorno della blockchain e sviscerato le interazioni con i segnali tradizionali.

Effetti diretti e indiretti

La blockchain è risultata l’unico segnale con un effetto diretto significativo sull’intenzione d’acquisto e capace di esercitare anche un effetto indiretto, riducendo il rischio percepito. Mentre le recensioni dei clienti non hanno mostrato alcun effetto costante, l’autogestione e la compensazione sono in grado di influenzare indirettamente l’intenzione d’acquisto attraverso la diminuzione del rischio.

I test di moderazione hanno indicato che la blockchain è più efficace in contesti a bassa fiducia, ossia quando le garanzie di autogestione, recensioni o compensazione sono assenti o deboli. Al contrario, questo impatto marginale decresce quando le garanzie sono forti.

In conclusione, i risultati perfezionano la teoria della segnalazione distinguendo il segnale sostenuto dalla tecnologia da quelli istituzionali e sociali e individuando il rischio percepito come meccanismo centrale nell’e-commerce cosmetico transfrontaliero.

Dal punto di vista manageriale, la blockchain dovrebbe fungere da segnale di ancoraggio in contesti ad alto rischio e di rinforzo laddove esistano già garanzie tradizionali. Le ricerche future dovrebbe estendersi ai dati di campo/transazionali e a segnali aggiuntivi, quali reputazione del marchio e certificazioni di terze parti.

Liu X, Yahya Dawod A. When Technology Signals Trust: Blockchain vs. Traditional Cues in Cross-Border Cosmetic E-Commerce. Information. 2025; 16(10):913. https://doi.org/10.3390/info16100913

Upcycling dei semi di dattero per creme solari sostenibili

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La valorizzazione dei semi di dattero (Phoenix dactylifera L.), un abbondante sottoprodotto agroindustriale, offre un approccio sostenibile allo sviluppo di ingredienti multifunzionali per la fotoprotezione dermocosmetica.

Ricchi in polifenoli, flavonoidi e antiossidanti lipofili, gli estratti e gli oli di semi di dattero hanno dimostrato promettenti proprietà lenitive, di assorbimento dei raggi ultravioletti (UV) e di rimozione dei radicali liberi. Recenti studi in vitro, ex vivo e preclinici ne hanno sottolineato il potenziale come agenti bioattivi nelle formulazioni di filtri solari, supportando sia l’integrità della barriera cutanea sia la mitigazione dello stress ossidativo, sebbene sia ancora necessaria la validazione clinica.

Approfondimenti fitochimici e progressi formulativi

Considerata la crescente incidenza di patologie cutanee indotte dalle radiazioni UV, la domanda di filtri solari biocompatibili, formulati eticamente ed ecosostenibili è diventata più forte che mai.

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, consolida le attuali conoscenze sul profilo fitochimico e sull’efficacia biologica dei derivati ​​dei semi di dattero, con particolare attenzione all’integrazione in sistemi di veicolazione avanzati come nanovettori, emulsioni Pickering e complessi di ciclodestrine, per migliorarne fotostabilità, permeabilità cutanea e accettabilità estetica.

Gli aspetti di sicurezza, tra cui allergenicità, fototossicità e lacune normative, vengono esaminati criticamente, insieme ai vantaggi ambientali ed etici.

Sfide per la traslazione clinica e la fattibilità commerciale

I risultati ottenuti nello studio soprariportato sostengono l’inclusione di principi attivi derivati ​​dai semi di dattero in creme solari dermocosmetiche di nuova generazione, in linea con i principi della bioeconomia circolare, la domanda dei consumatori di prodotti “reef-safe” e l’evoluzione delle normative internazionali.

La valorizzazione dei sottoprodotti dei semi di Phoenix dactylifera L. rappresenta non solo un’innovazione tecnologica, bensì anche un cambio di paradigma nella scienza cosmetica sostenibile, trasformando gli scarti agricoli in ingredienti dermatologicamente efficaci, culturalmente inclusivi e compatibili con il pianeta.

Permangono, tuttavia, diverse lacune critiche in termini di ricerca e sviluppo da colmare per la traslazione clinica e la fattibilità commerciale. In primo luogo, la profilazione standardizzata dei fitochimici dei semi di dattero (in particolare polifenoli come l’acido caffeico e l’epicatechina) richiede l’armonizzazione tra i metodi di estrazione per garantire la riproducibilità delle prestazioni antiossidanti e fotoprotettive. Sono necessari studi comparativi che esplorino polarità del solvente, resa estrattiva e permeabilità cutanea per stabilire parametri di riferimento bioattivi a livello di formulazione.

In secondo, sebbene le prove in vitro di potenziamento dell’SPF e di inibizione delle specie reattive dell’ossigeno (ROS) siano incoraggianti, i lavori futuri dovrebbero dare priorità a studi controllati di fotoprotezione in vivo, indagini sull’assorbimento dermico e valutazioni di sicurezza a lungo termine. Tali dati sono essenziali per supportare le rivendicazioni normative e facilitare l’inserimento dei derivati ​​di Phoenix dactylifera L. nelle monografie internazionali sulle creme solari.

Le strategie interdisciplinari che coinvolgono nanovettori, complessi di inclusione in ciclodestrine ed emulsioni Pickering offrono inoltre un potenziale significativo per migliorare la fotostabilità, ridurre le dosi-soglia e minimizzare i rischi di allergia.

Da ultimo, sebbene gli estratti di semi di dattero mostrino promettenti effetti antiossidanti e fotoprotettivi, qualsiasi affermazione relativa all’SPF deve essere convalidata tramite standard riconosciuti in vivo o in vitro. Dovrebbero pertanto essere considerati filtri UV di supporto piuttosto che autonomi.

Siroukane N, Kheniche A, Souiki L. Valorization of Date Seed Waste for Sustainable Dermocosmetic Sunscreens: Phytochemical Insights and Formulation Advances. Cosmetics. 2025; 12(5):225. https://doi.org/10.3390/cosmetics12050225

Cosmetici emulsionati: integrare la AI nella progettazione del prodotto

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L’industria 4.0 sta da tempo guidando l’innovazione nel settore cosmetico, con l’intelligenza artificiale che svolge un ruolo trasformativo nella modellazione, nella previsione e nella progettazione. Vista la complessità della formulazione di cosmetici emulsionati, l’uso di strumenti di AI è emersa come un’opportunità preziosa in fase di progettazione, grazie alla capacità di elaborare dati per la creazione un modello in grado di correlare un gran numero di variabili per prevedere una risposta specifica.

L’integrazione di tali sistemi nello schema di progettazione integrato di prodotto e processo deve essere effettuata in fase di prototipazione, dove aspetti cruciali come la formulazione, le condizioni della procedura e le proprietà del cosmetico a livello molecolare, microscopico e macroscopico possono influenzare gli attributi sensoriali del preparato finito e, di conseguenza, la percezione del consumatore.

Questi parametri fisico-chimici diventano il fattore principale che l’intelligenza artificiale (AI) sfrutta per elaborare, apprendere e, in ultima analisi, prevedere gli attributi sensoriali che determinano l’affinità del potenziale cliente per il prodotto.

Nuove prospettive sull’integrazione

L’inserimento di modelli di intelligenza artificiale nella progettazione di prodotti per la personal care emulsionati è considerata un campo ancora da esplorare a fondo. Il presente lavoro, pubblicato su ACS Omega, identifica lo stato dell’arte nell’abbinamento tra progettazione di cosmetici emulsionati e intelligenza artificiale al fine di fornire nuove prospettive sull’integrazione del comparto della bellezza con le tecnologie dell’industria 4.0.

Lo studio è stato condotto e supportato da mappe di co-occorrenza, uno strumento che fornisce una rappresentazione completa e schematica delle relazioni esistenti tra diversi campi attraverso la visualizzazione di associazioni, dipendenze e cluster basati sulla frequenza di una parola chiave ricorrente.

In aggiunta, offre una panoramica sulla progettazione di prodotti emulsionati utilizzando un approccio sistematico, evidenziando l’applicazione di strumenti di intelligenza artificiale a diverse scale (molecolare, microscopica e macroscopica).

Verso la sostenibilità e la personalizzazione

L’inserimento di modelli di AI nella progettazione di cosmetici emulsionati è un campo tuttora da esplorare, che potrebbe contribuire alla diminuzione dei tempi di sperimentazione e fornire un approccio in silico per la creazione di formulazioni innovative. La riduzione dei processi iterativi è in linea con due dei principi della chimica verde: il miglioramento dell’efficienza energetica e l’impiego di materie prime rinnovabili.

L’implementazione dei sistemi di intelligenza artificiale nel settore cosmetico pone, tuttavia, sfide relative all’acquisizione e alla natura dei dati, in primis circa replicabilità e limiti di produzione. Il tutto influisce direttamente sulla capacità di previsione, sulla stabilità del modello e sui risultati finali.

Una volta ottenuti dati sufficienti per una specifica variabile di risposta, la messa a punto dell’algoritmo di intelligenza artificiale consente la generazione di “profili sintetici”, ovvero di formulazioni virtuali che potrebbero non essere allestite fisicamente ma simulate, incentivando un decremento della quantità di dati sperimentali necessari per modellare o anticipare una variabile.

In futuro, l’integrazione dei modelli in questione potrebbe affrontare le problematiche legate all’affinità dei consumatori, poiché le potenzialità dei suoi strumenti per l’elaborazione dei dati consentirebbero ai preparati di attrarre specifici target con esigenze particolari, favorendo così la crescita del mercato e la creazione di prodotti accattivanti e personalizzati.

Solarte S, Porras A, Pradilla D, et al. Current Perspectives on Emulsified Cosmetics: Integration of Artificial Intelligence into Product Design, ACS Omega 2025 10 (33), 36788-36803, DOI: 10.1021/acsomega.5c03316

Oli vegetali: impatto su proliferazione di cheratinociti e fibroblasti

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La pelle umana è un organo complesso essenziale per la protezione, l’idratazione e la rigenerazione, con cheratinociti e fibroblasti che svolgono un ruolo fondamentale nella guarigione delle ferite e nel rinnovamento dei tessuti.

Gli oli vegetali, composti da trigliceridi (99%) e insaponificabili (1%), sono validi ingredienti per applicazioni cosmetiche. I trigliceridi, che includono acidi grassi saturi e insaturi, sono preziosi per le proprietà emollienti e hanno dimostrato di esercitare effetti antimicrobici, lenitivi e antiossidanti, promuovere la proliferazione cellulare, aumentare la sintesi del collagene, stimolare la rigenerazione della cute lesa e regolare la funzione della barriera lipidica.

La frazione insaponificabile, costituita da fitosteroli, composti fenolici, squalene, carotene e vitamine, è nota per le capacità antimicrobiche, antiossidanti e lenitive.

Trigliceridi e frazione insaponificabile

Il presente lavoro, pubblicato su Scientific Reports, prende in esame gli effetti degli oli vegetali sulla crescita in vitro di fibroblasti e cheratinociti, per valutarne i potenziali effetti benefici e chiarirne i meccanismi d’azione di base post applicazione cutanea.

Nello specifico, il focus è incentrato sulla componente di acidi grassi dei trigliceridi e della frazione insaponificabile. Sono stati selezionati oli vegetali con composizioni di acidi grassi distintive e una proporzione predominante di un particolare acido grasso nei trigliceridi, come segue: olio di cocco (acido laurico), olio d’oliva (acido oleico), olio di semi di tiglio (acido linoleico, acido sterculico), olio di semi di papavero (acido linoleico), olio di semi di melograno (acido punicico), olio di semi di tagete (acido calendico) e olio di semi di lino (acido α-linolenico). Gli oli vegetali non disponibili in commercio, ossia l’olio di semi di tiglio e l’olio di semi di tagete, sono stati ottenuti mediante estrazione con esano dai semi.

Tutti gli oli vegetali selezionati sono stati valutati analizzando la composizione di acidi grassi mediante gascromatografia accoppiata a spettrometria di massa (GC-MS), i parametri chimici tramite metodi di farmacopea (valori di saponificazione, perossido, iodio, acido, idrossile ed estere), i composti insaponificabili mediante GC-MS e la loro attività antiossidante con il metodo DPPH (2,2-difenil-1-picril-idrazile).

Effetti su proliferazione e migrazione cellulare

I risultati hanno rivelato attività variabili sulla proliferazione cellulare, con la maggior parte degli oli vegetali che ha esercitato effetti di potenziamento lievi ma significativi, ad eccezione dell’olio di semi di melograno, che ha inibito fortemente sia la proliferazione dei cheratinociti sia quella dei fibroblasti. In aggiunta, gli oli vegetali con un alto contenuto di acidi grassi essenziali, in particolare acido linoleico e α-linolenico, hanno promosso in misura considerevole la proliferazione cellulare.

Per i singoli acidi grassi selezionati sono stati rilevati distinti modelli di influenza: alcuni hanno impattato positivamente sulla proliferazione dei cheratinociti e/o dei fibroblasti, altri negativamente. Sono state osservate interazioni sinergiche tra acido oleico e acido linoleico, ad evidenziare che la presenza simultanea di questi due componenti in un olio vegetale o in un prodotto finale può fare la differenza.

Anche per i composti insaponificabili sono stati riscontrati effetti complessi: alcuni hanno condizionato positivamente la proliferazione dei cheratinociti, mentre altri hanno avuto effetti negativi sulla crescita dei fibroblasti o non hanno mostrato alcuna incidenza di rilievo.

Opportunità e sfide future

In conclusione, lo studio soprariportato sottolinea l’importanza di comprendere l’esatta composizione chimica degli oli vegetali, poiché i loro effetti biologici derivano dalla complessa interazione tra acidi grassi e frazione insaponificabile. Chiarendo come i composti in questione influenzano le cellule cutanee in vitro, la ricerca getta le basi per future indagini su meccanismi d’azione e potenziale terapeutico/cosmetico.

Sono, tuttavia, auspicabili analisi in vivo per convalidare i risultati, valutare la sicurezza e l’efficacia in condizioni reali e catturare appieno la risposta integrata della pelle ai trattamenti. Per di più, dal momento che sono stati utilizzati fibroblasti dermici primari da un singolo donatore per garantire la coerenza sperimentale, le indagini future dovrebbero includere più donatori per verificare la riproducibilità e una più ampia applicabilità dei risultati.

Poljšak N., Glavač N.K., Ravnikar M. et al. Influence of vegetable oils and their constituents on in vitro human keratinocyte and fibroblast proliferation and migration. Sci Rep 15, 26898 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-09711-7

Brand activism e comportamento dei consumatori

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Il brand activism fa riferimento alle attività intraprese dai marchi per promuovere riforme sociali, politiche, economiche e/o ambientali, contribuendo così al miglioramento della società.

Differisce dalle tradizionali iniziative di responsabilità sociale d’impresa (CSR) in quanto tende a sostenere, ma non sempre, questioni sociali più controverse e di parte che universalmente condivise.

L’attivismo implica un’azione diretta e vigorosa a sostegno o in opposizione ad una parte di un tema controverso. Il brand activism prevede, dunque, che un marchio promuova una questione specifica in cui crede e alla quale intende contribuire, sebbene questa possa non essere all’unanimità considerata socialmente vantaggiosa.

In aggiunta, mentre la responsabilità sociale d’impresa (CSR) si concentra generalmente su azioni concrete a beneficio degli stakeholder, come la filantropia o l’impegno per la sostenibilità, il brand activism è incentrato sulla difesa e sull’espressione pubblica, senza richiedere investimenti finanziari diretti.

Prendendo posizione, un marchio può allontanarsi da determinati gruppi di potenziali acquirenti o ritrovarsi ad affrontare critiche da parte degli stakeholder. D’altro canto, il brand activism può anche promuovere profondi legami emotivi con i consumatori che condividono i valori del brand.

Brand advocacy e brand boycotting

Il presente lavoro, pubblicato sul Journal of Business Research, esamina le condizioni e i meccanismi che guidano le reazioni positive e negative dei consumatori al brand activism, in particolare alla brand advocacy e al brand boycotting.

Il consumer brand advocacy implica che gli acquirenti raccomandino un marchio ad altri in modo proattivo, appassionato e volontario attraverso il passaparola positivo. Al contrario, il consumer brand boycotting è una forma di protesta in cui i consumatori evitano deliberatamente di acquistare o utilizzare prodotti o servizi di un marchio in risposta ad azioni aziendali in conflitto con i propri valori etici, sociali o politici.

Lo studio indaga gli effetti dei fattori sia a livello di brand (ad esempio, la reputazione connessa alla responsabilità sociale d’impresa esistente di un marchio impegnato nel brand activism) sia di consumatore (ad esempio, il coinvolgimento e l’allineamento alle problematiche).

Questo approccio a due livelli consente di chiarire non solo i meccanismi cognitivo-emotivi attraverso i quali il brand activism influenza le risposte comportamentali dei consumatori, bensì anche le condizioni specifiche in cui questo si verifica.

L’impatto di ammirazione e rabbia

Attraverso una serie di esperimenti, la ricerca soprariportata rileva che una solida reputazione correlata alla responsabilità sociale d’impresa dei marchi: aumenta l’ammirazione dei consumatori incentivando l’attribuzione di una motivazione basata sul valore al brand activism; ne riduce la rabbia diminuendo l’assegnazione di una motivazione egoistica. Questo, a sua volta, porta ad un’ingente brand advocacy guidata da una maggiore ammirazione e determina un decremento della probabilità di brand boycotting dovuta ad un calo della rabbia.

L’effetto della reputazione legata alla responsabilità sociale d’impresa risulta meno pronunciato tra i consumatori coinvolti o allineati in misura minore con la questione che il marchio sta sostenendo.

Sumin Kim, Hongwei He, The impact of brand activism on consumer behaviors: Examining the contrasting roles of admiration and anger, Journal of Business Research, Volume 201, 2025, 115704, ISSN 0148-2963, https://doi.org/10.1016/j.jbusres.2025.115704.

Analoghi sintetici di amminoacidi simili alle micosporine e gadusol per la fotoprotezione

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La ricerca e lo sviluppo nella fotoprotezione dai raggi ultravioletti (UV) sono un campo in continua evoluzione, guidato dall’esigenza di proteggere contemporaneamente la salute umana e l’ambiente. I filtri UV naturali si distinguono come valide alternative ecocompatibili ai filtri UV organici sintetici, offrendo una protezione efficace contro gli effetti nocivi delle radiazioni UV.

Tra questi, gli amminoacidi simili alle micosporine (MAAs) sono stati ampiamente studiati e proposti come ingredienti preziosi per formulazioni cosmetiche. Oltre alla biocompatibilità e all’elevata fotostabilità, presentano proprietà antiossidanti, lenitive e immunomodulatorie. D’altra parte, il gadusol, metabolita secondario biosinteticamente correlato agli amminoacidi simili alle micosporine (MAAs), ha recentemente guadagnato attenzione. Vanta, infatti, un’eccellente fotostabilità e capacità antiossidanti, aiutando gli organismi a proteggersi dai danni cellulari causati da alti livelli di specie reattive dell’ossigeno (ROS).

L’ambiente circostante gioca un ruolo cruciale nello stato di protonazione e, di conseguenza, nelle peculiarità descritte: la fotostabilità potrebbe essere potenzialmente modificata.

Composti naturali e analoghi sintetici a confronto

Il presente lavoro, pubblicato su ChemPhotoChem, esplora analoghi di molecole ad assorbimento naturale (amminoacidi simili alle micosporine (MAAs) e gadusol) come potenziali filtri UV ecocompatibili.

I ricercatori sono partiti dall’ipotesi che i composti di sintesi possano presentare azioni simili a quelli naturali in termini di fotoprotezione e capacità antiossidante, configurandosi come scelta conveniente, versatile e semplice per l’ottenimento di analoghi di prodotti naturali su larga scala.

Nello specifico, sono stati preparati due analoghi sintetici del gadusol, facilmente accessibili in grandi quantità, rispetto al problematico isolamento della molecola naturale. Sono state, inoltre, valutate le proprietà di tre composti sintetici basati sulla struttura degli amminoacidi simili alle micosporine (MAAs) naturali. Questi sono facilmente disponibili su scala multigrammo tramite sintesi e possono essere direttamente confrontati i corrispettivi naturali (da micro e macroalghe, cianobatteri e animali marini).

Alternativa sostenibile su larga scala

Lo studio soprariportato evidenzia un’efficienza comparabile tra derivati ​​sintetici e naturali. I profili di assorbimento e la fotostabilità sono risultati molto simili tra i due tipi di ingredienti. Le caratteristiche antiossidanti misurate per i composti preparati ne hanno rivelato il duplice ruolo protettivo, sia come filtri solari sia come scavenger di radicali liberi. In aggiunta, gli analoghi sintetici si sono dimostrati sicuri quanto i composti naturali nei test di attività antimicrobica.

Nel complesso, la ricerca conferma il potenziale di queste materie prime di sintesi come promettente alternativa a quelle naturali. Questi nuovi composti potrebbero essere sviluppati attraverso un percorso sintetico semplice, versatile e scalabile, rappresentando un’opzione più sostenibile all’estrazione da organismi viventi. Il tutto apre le porte ad una nuova generazione di filtri UV facili da produrre e convenienti con capacità migliorate, che imitano l’efficienza degli amminoacidi simili alle micosporine (MAAs) naturali e del gadusol, ma ottenuti in modo più scalabile ed ecologico per applicazioni industriali.

Leonardo López-Cóndor, Raúl Losantos, Dalila Elisabet Orallo, María Florencia Fangio, María Sandra Churio, Diego Sampedro, Nature-Inspired Uv Filters: Synthetic Mycosporine-Like Amino Acids and Gadusol Analogs for Enhanced Photoprotective and Antioxidant Performance, ChemPhotoChem 2025, 0, e202500151. https://doi.org/1

Ingegneria metabolica di Escherichia coli per la produzione di lauril glucoside

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Il lauril glucoside, o dodecil β-d-glucopiranoside, è un tensioattivo non ionico ampiamente utilizzato in ambito cosmetico per la biodegradabilità e la bassa tossicità, qualità che lo rendono delicato sulla pelle.

Attualmente, viene prodotto attraverso la condensazione di 1-dodecanolo, un alcol a catena lineare C12, con glucosio che comporta alte temperature e condizioni acide.

Il processo in questione è considerato insostenibile a causa dei substrati richiesti, ottenuti da fonti a base di petrolio o di origine vegetale. In aggiunta, il lauril glucoside non viene sintetizzato naturalmente in alcun microrganismo. Il tutto potrebbe essere dovuto principalmente al fatto che i microrganismi non possiedono né il precursore, l’1-dodecanolo, né l’enzima specifico che converte l’1-dodecanolo in lauril glucoside.

Aumentare la disponibilità di 1-dodecanolo: lo studio

Il presente lavoro, pubblicato su BioDesign Research, prende in esame l’ingegnerizzazione di Escherichia coli BL21(DE3) con un nuovo percorso biosintetico del lauril glucoside.

Per prima cosa, è stata implementata l’ottimizzazione dell’1-dodecanolo, un precursore del lauril glucoside. In condizioni ottimizzate, il ceppo ha prodotto 1-dodecanolo a un titolo di 185,39 ± 3,62 mg/L e una resa di 11,60 ± 0,29 mg/g di glucosio. Queste condizioni sono state successivamente adoperate per identificare UDP-glicosiltransferasi in grado di convertire l’1-dodecanolo in lauril glucoside.

Tra le sei UDP-glicosiltransferasi, MtH2 da Medicago truncatula ha mostrato l’attività più elevata, con un titolo e una resa rispettivamente di 0,72 ± 0,07 mg/L e 0,06 ± 0,004 mg/g di glucosio. La biosintesi del lauril glucoside da parte di MtH2 è stata confermata mediante cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) e cromatografia liquida-spettrometria di massa (LC-MS) mirata.

L’integrazione delle cellule con una quantità doppia di 1-dodecanolo ha portato ad un incremento della produzione di lauril glucoside, raggiungendo un titolo di 13,44 ± 0,21 mg/L e una resa di 1,35 ± 0,04 mg/g di glucosio. Sono stati inoltre monitorati i prodotti di fermentazione di tutti i ceppi, suggerendo il reindirizzamento del flusso di carbonio dall’acetato ai prodotti desiderati.

Verso la sostenibilità

Le cosiddette fabbriche di cellule microbiche si distinguono come una delle alternative per la produzione di sostanze chimiche di alto valore da substrati rinnovabili. La dipendenza da percorsi metabolici nativi limita, tuttavia, la generazione di sostanze chimiche non native desiderate, in mancanza di percorsi biosintetici. Queste sfide possono essere superate progettando nuovi percorsi metabolici per estendere la gamma di sostanze chimiche desiderabili.

I risultati ottenuti nello studio soprariportato dimostrano la caratterizzazione di successo di un nuovo percorso biosintetico del lauril glucoside in Escherichia coli ingegnerizzato ed evidenziano la limitazione del substrato come un collo di bottiglia del percorso, offrendo un’alternativa sostenibile ai metodi produttivi tradizionali. Forniscono, inoltre, una base per migliorare le rese e la comprensione del flusso metabolico nei ceppi ingegnerizzati.

Kasimaporn Promubon, Chaiwat Arjin, Chayakorn Pumas, Aussara Panya, Patrik R. Jones, Pachara Sattayawat, Metabolic engineering of Escherichia coli for de novo production of lauryl glucoside, BioDesign Research, Volume 7, Issue 4, 2025, 100045, ISSN 2693-1257, https://doi.org/10.1016/j.bidere.2025.100045

Capelli, comprenderne l’attrito per sviluppare prodotti haircare

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La biotribologia, ossia lo studio dell’attrito, dell’usura e della lubrificazione nei sistemi biologici, gioca un ruolo centrale nella vita quotidiana. La sensazione percepita quando le chiome vengono toccate, spazzolate o pettinate è influenzata, ad esempio, dall’attrito tra i capelli, così come tra fibre capillari e polimeri comunemente utilizzati per i denti di spazzole e pettini.

La superficie dei capelli è ricoperta da uno strato squamoso di cellule cuticolari sovrapposte, che sono alte circa 0,5 μm e lunghe 5 μm. La ruvidità su microscala dovuta ai bordi della cuticola porta al caratteristico comportamento di attrito stick-slip.

L’impatto di fattori endogeni ed esogeni

Quando i capelli sani vengono spazzolati o pettinati in modo convenzionale (dalla radice alla punta), l’attrito è relativamente basso. Quando, invece, sono cotonati, nella direzione opposta (dalla punta alla radice), un meccanismo a cricchetto dai bordi della cuticola può determinare un attrito molto più elevato, noto come effetto di attrito differenziale (DFE), segnalato anche per altre fibre cheratinose, come la lana.

Con l’invecchiamento delle chiome l’attrito aumenta, principalmente a causa della progressiva perdita del monostrato protettivo di acido 18-metilicosanoico (18-MEA) sulla superficie delle fibre.

I capelli presentano anche un attrito anisotropico dovuto ai bordi sporgenti delle cuticole, che possono incastrarsi quando scivolano verso la radice.

In aggiunta, alcuni processi chimici (ad esempio decolorazione e colorazione), termici (ad esempio stiratura e arricciatura) e meccanici (ad esempio spazzolatura e pettinatura) possono accelerare drasticamente la perdita di acido 18-metilicosanoico (18-MEA), portando ad un attrito molto più cospicuo e ad una percezione sensoriale insoddisfacente.

Sono stati sviluppati prodotti haircare, in particolare balsami, per riparare temporaneamente questo danno attraverso la deposizione di varie sostanze chimiche sulla superficie del capello.

Tali formulazioni possono ridurre l’attrito a livelli simili a quelli misurati sui capelli vergini. Anche altri fattori esterni, come l’umidità e la pulizia, nonché caratteristiche biologiche, come l’etnia e l’età, possono influenzare l’attrito delle fibre capillari.

Tribologia dei capelli: la review

Il presente lavoro, pubblicato su Advances in Colloid and Interface Science, fornisce una prospettiva storica degli strumenti e delle conoscenze disponibili nel campo della tribologia dei capelli.

Nello specifico, la revisione esamina dapprima le tecniche sperimentali, teoriche e computazionali storiche e all’avanguardia per la misurazione dell’attrito delle fibre capillari. Discute, dunque, i diversi meccanismi di attrito dei capelli su diverse scale, analizza il ruolo della chimica e della ruvidità superficiale sulla tribologia dei capelli e chiarisce l’influenza dei prodotti haircare sull’attrito delle chiome. Da ultimo, sottolinea le sfide e le opportunità per futuri esperimenti e modelli di tribologia dei capelli.

Il valore dell’approccio multiscala

Comprendere la tribologia dei capelli è essenziale per controllare la percezione tattile e le prestazioni di districamento e, di conseguenza, il successo dei prodotti haircare. Gli studi macroscopici sull’attrito delle fibre capillari sono adatti per lo screening ad alto rendimento di numerose formulazioni haircare.

La maggior parte dei meccanismi tribologici sui capelli viene risolta al meglio ricorrendo a tecniche di screening su micro e nanoscala come la microscopia a forza atomica (AFM) e, più recentemente, i modelli computazionali.

I modelli molecolari rappresentano una base adeguata per lo screening preliminare delle formulazioni per la cura dei capelli, in termini di tribologia dei capelli e altri aspetti rilevanti, in un approccio integrato.

Sono, inoltre, adatti per lo sviluppo in fase iniziale di composti chimici più ecologici e non precedentemente testati, altrimenti difficili da sintetizzare in laboratorio.

Alcuni meccanismi di attrito dei capelli non sono però ancora del tutto compresi. Tra questi, l’importanza relativa della ruvidità e della chimica superficiali, nonché il meccanismo di lubrificazione dei complessi polimero-tensioattivo sui capelli. Abbinare metodi su piccola scala a scale di lunghezza più ampie per comprendere come determinati meccanismi si traducano sia nell’aggrovigliamento dei capelli che nella percezione sensoriale potrebbe fare la differenza.

Erik Weiand, Francisco Rodriguez-Ropero, Yuri Roiter, Stefano Angioletti-Uberti, Daniele Dini, James P. Ewen, Understanding and controlling the friction of human hair, Advances in Colloid and Interface Science, Volume 345, 2025, 103580, ISSN 0001-8686, https://doi.org/10.1016/j.cis.2025.103580.

TikTok influencer e percezione della qualità del cosmetico

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Grazie all’influenza delle piattaforme social, lo shopping online ha registrato un’impennata, con un conseguente aumento degli acquisti online. Le recensioni sui social media condizionano la reputazione dei marchi e vantano, pertanto, un’incidenza significativa sulle decisioni d’acquisto dei consumatori.

In questo panorama in continua evoluzione, TikTok è emerso come attore di spicco. La sua attenzione ai contenuti video e la crescente popolarità l’hanno resa una piattaforma privilegiata per il content e l’influencer marketing, spingendo i brand ad adattare le proprie strategie per interagire efficacemente con il pubblico.

L’impatto di TikTok è particolarmente evidente nel settore della bellezza, vista l’ampia base di utenti e l’elevato coinvolgimento dei contenuti.

Informazioni degli influencer e qualità percepita

Il presente lavoro, pubblicato su Administrative Sciences, esamina come le informazioni degli influencer si diffondono e vengono accettate dai consumatori e in che modo tali effetti influenzano la percezione dei consumatori della qualità dei prodotti cosmetici.

Basandosi sull’Information Adoption Model (IAM), lo studio sviluppa un quadro concettuale adattato al panorama dei social media, in particolare alla piattaforma TikTok. Per testare questa condizione, è stato condotto un sondaggio rivolto a 285 consumatori utilizzando un campionamento non casuale, principalmente tramite Facebook e Instagram.

Opportunità e sfide future

Lo studio soprariportato contribuisce alla comprensione dell’impatto delle piattaforme di social media sul comportamento dei consumatori e sulla percezione della qualità nel settore dei marchi di bellezza. Fornisce, inoltre, un contributo teorico: evidenzia la connessione tra adozione delle informazioni degli influencer e qualità percepita dei cosmetici condivisi su TikTok e chiarisce come quest’ultima sia influenzata dal genere.

I risultati ottenuti suggeriscono che i consumatori avvertono le informazioni degli influencer come utili quando le reputano credibili e di alta qualità. Mentre spiegazioni di elevata qualità tendono a portare all’adozione delle informazioni degli influencer, la credibilità da sola non garantisce un’incidenza positiva.

Una scoperta degna di nota riguarda il legame tra adozione delle informazioni degli influencer e percezione dei consumatori della qualità dei prodotti cosmetici. Questa correlazione non è valida in egual misura per entrambi i sessi, suggerendo un effetto di moderazione tra genere ed elaborazione delle informazioni degli influencer.

La ricerca non è esente da limitazioni. In primo luogo, è stata condotta esclusivamente nel contesto tunisino, su un campione di 285 intervistati. Valutazioni future dovrebbero prevedere indagini comparative in ​​diversi contesti culturali per perfezionare ulteriormente il modello testato e convalidarne l’affidabilità e la generalizzabilità.

In secondo luogo, il questionario è stato distribuito tramite Facebook e Instagram, situazione che potrebbe favorire un bias di campionamento correlato alla piattaforma. Per controbilanciare, è stata adoperata una domanda filtro per includere solo i rispondenti autoidentificati come utenti attivi di TikTok. Questo approccio potrebbe, tuttavia, non replicare completamente l’ambiente immersivo e algoritmico di TikTok e alcuni aspetti dell’esperienza utente esclusivi della piattaforma potrebbero non essere stati pienamente catturati. Le prossime indagini dovrebbero campionare direttamente gli utenti attivi di TikTok per una prospettiva più specifica per la piattaforma.

Conclusioni

In sintesi, sebbene lo studio offra spunti preziosi sull’adozione delle informazioni su TikTok e sul suo impatto sulla qualità percepita nel settore cosmetico, vi sono ampie opportunità per migliorando la robustezza del modello e la sua applicabilità in diversi contesti e piattaforme. Ulteriori analisi potrebbero indagare il ruolo delle variabili legate al brand, quali il valore del marchio, la familiarità e la brand awareness, nel plasmare l’efficacia dei contenuti degli influencer.

Ben Arbia M, Ertz M, Horrich A, Bouzaabia O. Influencing Beauty Perceptions: Role of TikTok Influencer Information Adoption in Shaping Consumer Views of Cosmetic Product Quality. Administrative Sciences. 2025; 15(8):294; https://doi.org/10.3390/admsci15080294.

IA per la formulazione cosmetica: modelli predittivi per sicurezza, tollerabilità e conformità normativa

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L’intelligenza artificiale (AI) e l’apprendimento automatico (ML) stanno trasformando sempre più il panorama della formulazione cosmetica, consentendo lo sviluppo di prodotti più sicuri, efficaci e personalizzati.

Tali strumenti possono essere addestrati su diversi set di dati, tra cui strutture chimiche, risultati di test in vitro e dati storici sulla sicurezza e, in quanto tali, consentono la simulazione delle risposte biologiche e la previsione degli effetti avversi con notevole precisione.

Da un punto di vista operativo, quattro paradigmi di machine learning (ML) primari possono essere sfruttati per la formulazione cosmetica: apprendimento supervisionato, non supervisionato, semi-supervisionato e di rinforzo.

I paradigmi di machine learning

L’apprendimento supervisionato si basa su set di dati etichettati contenenti sia variabili di input (ad esempio, composizione chimica) sia risultati noti (ad esempio, tossicità), permettendo al modello di apprendere relazioni predittive.

L’apprendimento non supervisionato, al contrario, si occupa di dati non etichettati, con l’obiettivo di scoprire strutture o modelli nascosti, in genere attraverso il clustering o la riduzione della dimensionalità.

L’apprendimento semi-supervisionato integra sia i dati etichettati sia quelli non etichettati per perfezionare le prestazioni del modello quando i dati annotati sono limitati.

L’apprendimento per rinforzo introduce una strategia diversa: un agente apprende le azioni ottimali interagendo con un ambiente e ricevendo feedback sotto forma di ricompense o penalità.

Modelli predittivi per sicurezza, tollerabilità e conformità normativa

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, offre una panoramica completa delle applicazioni emergenti dell’intelligenza artificiale in ambito cosmetico, con particolare enfasi sulla modelli predittivi per sicurezza, tollerabilità e conformità normativa.

Nello specifico, l’articolo esplora come la modellazione predittiva basata sull’intelligenza artificiale venga applicata ai vari ingredienti impiegati nei cosmetici, inclusi tensioattivi, polimeri, fragranze, conservanti, antiossidanti e prebiotici.

Le tecnologie digitali sono adoperate per prevedere proprietà critiche come texture, stabilità e durata di conservazione, ottimizzando sia le prestazioni del prodotto sia l’esperienza dell’utente.

L’integrazione di algoritmi di tossicologia computazionale e machine learning favorisce, inoltre, la previsione precoce dei rischi di sensibilizzazione cutanea, compresa la probabilità di eventi avversi quali, ad esempio, la dermatite allergica da contatto.

I modelli di intelligenza artificiale possono supportare la valutazione dell’efficacia, collegando la scienza della formulazione con gli esiti dermatologici.

La revisione chiarisce anche le sfide etiche, normative e di sicurezza associate all’uso dei sistemi descritti per la scienza cosmetica, sottolineando la necessità di trasparenza, responsabilità e standard armonizzati.

Progresso tecnologico, etico e sostenibile

L’intelligenza artificiale si configura come valido alleato nel ridefinire il panorama scientifico, etico e commerciale dell’innovazione cosmetica. Le sue applicazioni riguardano la produzione di formulazioni basate sui dati attraverso modelli di predizione in silico, l’ottimizzazione di texture e prestazioni e test di sicurezza, nonché la conformità alle normative etiche.

Tale tecnologia consente, pertanto, uno sviluppo più rapido, sicuro e sostenibile, offrendo soluzioni su misura capaci di rispondere alle esigenze individuali nel rispetto della diversità sociale e dei vincoli ambientali. Un forte impegno per la collaborazione multidisciplinare, la governance algoritmica trasparente e l’inclusività sono fondamentali per realizzare appieno questo potenziale.

In aggiunta, l’intelligenza artificiale è essenziale per il miglioramento della qualità dei dati e per la creazione di modelli equi e spiegabili, in grado di prevenire i pregiudizi e promuovere la fiducia tra consumatori e autorità di regolamentazione.

In conclusione, allineare le pratiche del settore ai quadri normativi emergenti, investire in una validazione solida e garantire un uso responsabile dei dati degli acquirenti rafforzerà il ruolo dell’intelligenza artificiale sia come abilitatore tecnologico sia come motore del progresso etico e sostenibile nella scienza cosmetica.

Se implementata in modo responsabile, infatti, la tecnologia in questione non solo fungerà da potente strumento di innovazione, bensì anche da catalizzatore per un futuro più equo, incentrato sul consumatore e fondato su prove.

Di Guardo A, Trovato F, Cantisani C, Dattola A, Nisticò SP, Pellacani G, Paganelli A. Artificial Intelligence in Cosmetic Formulation: Predictive Modeling for Safety, Tolerability, and Regulatory Perspectives. Cosmetics. 2025; 12(4):157. https://doi.org/10.3390/cosmetics12040157.

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...