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Elena Pascucci

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LC-MS nella profilazione di bioattivi da scarti vegetali per applicazioni cosmetiche

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Il settore agroindustriale produce grandi quantità di sottoprodotti ad alto impatto ambientale. È diventato, pertanto, essenziale recuperare gli scarti alimentari a tutti i livelli.

La produzione di cosmetici potrebbe trarre notevoli benefici dal potenziale dei residui di lavorazione, poiché semi, bucce, foglie e altre parti di origine vegetale sono ricchi in composti bioattivi. La caratterizzazione di questi ultimi nelle matrici di scarto è fondamentale per determinare il modo ottimale per sfruttarli.

In questo contesto, tecniche analitiche avanzate come la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa (LC-MS) svolgono un ruolo cruciale. Combinando il potere di separazione della cromatografia liquida con l’elevata sensibilità, specificità e ampie capacità di rilevamento della spettrometria di massa (MS), è possibile ottenere una profilazione sensibile e accurata di miscele di metaboliti complessi.

Attraverso approcci metabolomici sia mirati sia non, la cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa (LC-MS) consente l’identificazione e la quantificazione di componenti bioattivi nuovi e noti, fornendo informazioni sulle proprietà chimiche e sul potenziale biologico.

Metodologie analitiche e metaboliti bioattivi per cosmeceutici

Il presente lavoro, pubblicato su Plants, offre una panoramica sulla cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa (LC-MS) come strumento efficace per l’analisi di estratti complessi derivati ​​da scarti vegetali.

Particolare attenzione è rivolta sia alle metodologie analitiche utilizzate sia alle classi di metaboliti tipicamente identificati attraverso approcci mirati e non a partire da sottoprodotti vegetali.

La revisione evidenzia, inoltre, la rilevanza dei composti in esame per lo sviluppo di formulazioni cosmeceutiche, sottolineandone le proprietà funzionali, tra cui le attività antiossidanti, antimicrobiche e lenitive.

Riciclo creativo per un’innovazione sostenibile

Gli attuali progressi nella metabolomica basata sulla cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa (LC-MS) hanno migliorato significativamente lo studio dei sottoprodotti di frutta e verdura, garantendo l’identificazione e la quantificazione di metaboliti bioattivi con potenziali applicazioni in ambito cosmetico.

Questa tecnica analitica consente la caratterizzazione completa di miscele di metaboliti complessi. Grazie alla notevole sensibilità e specificità permette, infatti, il riconoscimento di composti bioattivi, come polifenoli, flavonoidi e terpenoidi, validi nel contribuire a desiderabili effetti antiossidanti, lenitivi o antiage nelle formulazioni cosmetiche.

Il riciclo creativo dei sottoprodotti di origine vegetale nei preparati di bellezza e nei cosmeceutici è in linea con la sostenibilità e l’economia circolare. Se riutilizzati, gli scarti alimentari ricchi in composti bioattivi assicurano molteplici vantaggi.

I residui di lavorazione degli alimenti possono essere trasformati in nutraceutici o cosmeceutici funzionali, riducendo al minimo l’impatto ambientale. Sono una fonte economica di composti con molteplici proprietà biologiche. A differenza degli antiossidanti e degli antimicrobici di sintesi, i composti bioattivi di origine vegetale sono naturali e biodegradabili.

In conclusione, la metabolomica basata sulla cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa per analizzare i rifiuti di origine vegetale rappresenta un sistema potente e preciso per individuare preziosi composti bioattivi. Questa metodologia avanzata non solo facilita il recupero efficiente degli ingredienti naturali, bensì promuove anche l’innovazione sostenibile in campo cosmetico, in linea con la crescente domanda dei consumatori di prodotti ecocompatibili e clean-label.

D’Urso G, Capuano A, Fantasma F, Chini MG, De Felice V, Saviano G, Lauro G, Casapullo A, Bifulco G, Iorizzi M. The Role of LC-MS in Profiling Bioactive Compounds from Plant Waste for Cosmetic Applications: A General Overview. Plants. 2025; 14(15):2284. https://doi.org/10.3390/plants14152284.

Bucce di melograno per applicazioni cosmetiche

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Il melograno (Punica granatum L.) è un piccolo albero della famiglia delle Lythraceae (precedentemente Punicaceae), originario del Medio Oriente, ma attualmente distribuito nella regione del Mediterraneo, in Cina, India, Sudafrica e Nord e Sud America.

I suoi frutti, solitamente consumati freschi o trasformati in succo, possono essere suddivisi in tre parti principali: buccia, succo e semi. Durante la produzione del succo di melograno viene generata una quantità significativa di materiale di scarto, con le bucce che costituiscono circa il 26-30% del peso complessivo.

Una fonte di composti biologicamente attivi

Le bucce di melograno sono una ricca fonte di composti biologicamente attivi tra cui acidi fenolici (gallico, caffeico, ferulico, cinnamico, p-cumarico, ellagico, vanillico), flavonoidi (catechina, epicatechina, quercetina, rutina, kaempferolo, esperidina) e tannini (ellagitannini, gallotannini, punicalina, pedunculagina, granatine A e B, corilagina, tellimagrandina, gallagil, esoside). Acidi fenolici, flavonoidi e tannini (in particolare ellagitannini) determinano il potenziale antiossidante e l’attività antimicrobica delle bucce di melograno e dei loro estratti.

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, prende in esame la composizione fitochimica, l’attività antiossidante, antimicrobica e fotoprotettiva e l’applicazione in un’emulsione cosmetica di estratti ottenuti dalla buccia di melograno con diversi solventi.

Nello specifico, l’analisi dei composti fenolici è stata effettuata mediante cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC). Il contenuto fenolico totale (TPC) e il contenuto di flavonoidi totali (TFC) sono stati valutati utilizzando metodi spettrofotometrici standard.

L’attività antiossidante è stata indagata mediante i saggi 2,2-difenil-1-picril-idrazile (DPPH) radical-scavenging, ferric-reducing antioxidant power (FRAP) e 2,2’-azino-bis (acido 3-etilbenzotiazolina-6-solfonico) (ABTS).

Lo screening antimicrobico è stato eseguito contro venti microrganismi di prova. L’effetto protettivo dai raggi ultravioletti (UV) degli estratti e dell’emulsione cosmetica è stato valutato spettrofotometricamente nell’intervallo di lunghezza d’onda 290-320 nm.

Materie prime dal valore aggiunto

L’analisi HPLC ha rivelato quattordici composti fenolici, tra cui quattro acidi fenolici (ellagico, gallico, p-cumarico e ferulico), due tannini (pedunculagina e punicalagina), sei flavonoidi (miricetina, esperidina, quercetina, luteolina, kaempferolo e apigenina) e due glicosidi della quercetina (rutina e iperoside).

I quattro estratti di buccia di melograno hanno confermato elevati livelli di contenuto fenolico totale (TPC), contenuto di flavonoidi totali (TFC) e potenziale antiossidante (DMSO > 70% etanolico > metanolico > acquoso) e una significativa attività antimicrobica. Hanno, inoltre, mostrato un notevole effetto protettivo dai raggi UV.

Applicato in un’emulsione cosmetica, l’estratto etanolico ha presentato valori di fattore di protezione solare (SPF) da 13,59 (0,5 mg/g) a 50,65 (5 mg/g).

In virtù dei risultati ottenuti, la buccia di melograno è una fonte promettente di composti bioattivi, da impiegare con successo tramite l’integrazione in molteplici prodotti per il benessere della pelle a valore aggiunto.

Tumbarski Y, Ivanov I, Vrancheva R, Mazova N, Nikolova K. Pomegranate Peels: A Promising Source of Biologically Active Compounds with Potential Application in Cosmetic Products. Cosmetics. 2025; 12(4):169. https://doi.org/10.3390/cosmetics12040169

Semi delle Cucurbitacee: valore funzionale per cosmetici naturali

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I frutti della famiglia delle Cucurbitacee, tra cui l’anguria (Citrullus lanatus), il melone (Cucumis melo) e la zucca (Cucurbita pepo), sono ampiamente coltivati e consumati in tutto il mondo per il loro ricco profilo nutrizionale e le proprietà benefiche per la salute. La lavorazione industriale di questi frutti, che produce un’ampia varietà di prodotti come polpe, succhi e insalate, genera tuttavia anche notevoli quantità di sottoprodotti.

Tra questi, i semi sono particolarmente promettenti per applicazioni cosmetiche grazie al ricco contenuto in composti bioattivi, in primis vitamine, minerali, fibre alimentari, oli, carotenoidi e polifenoli. Tale profilo bioattivo favorisce l’idratazione profonda della pelle, la protezione antiossidante, l’azione lenitiva, la regolazione del sebo, la sintesi del collagene e il trattamento di problematiche cutanee quali acne, iperpigmentazione e psoriasi. In aggiunta, in ambito haircare, l’abbondanza di lipidi e amminoacidi contribuisce a rinforzare i capelli, ridurre l’effetto crespo e promuovere la salute del cuoio capelluto.

Bioattivi di valore dai semi delle Cucurbitacee

Il presente lavoro, pubblicato su Seeds, offre una panoramica sui semi di anguria (Citrullus lanatus), melone (Cucumis melo) e zucca (Cucurbita pepo), concentrandosi sulla composizione biochimica e valutandone il valore funzionale nello sviluppo di cosmetici naturali.

Tra i semi studiati, quelli di zucca (Cucurbita pepo) si distinguono come molto promettenti per future applicazioni cosmetiche. Il loro olio vanta una composizione favorevole di acidi grassi (in particolare un elevato contenuto di acido oleico e linoleico), spiccati effetti antiossidanti e lenitivi e un ricco contenuto di γ-tocoferolo, β-sitosterolo e acidi fenolici.

Queste caratteristiche lo rendono altamente adatto all’incorporazione in formulazioni antiage, idratanti e rigenerative. La comprovata compatibilità con tecniche di nanoincapsulamento, come nanoemulsioni, liposomi e vettori lipidici nanostrutturati, ne migliora la biodisponibilità, la stabilità e l’assorbimento dermico, ampliandone ulteriormente il potenziale d’uso.

Anche i semi di melone (Cucumis melo) e anguria (Citrullus lanatus) si configurano come preziosi alleati per il settore della bellezza, soprattutto in virtù dell’elevato contenuto di flavonoidi e vitamine, nonché alle capacità schiarenti, idratanti e fotoprotettive cutanee.

Nello specifico, i primi abbondano in catechine e resveratrolo, mentre i secondi forniscono quantità significative di vitamine A e C, entrambe essenziali per la salute della pelle e per la prevenzione dell’invecchiamento.

Opportunità e sfide future

La valorizzazione dei semi di anguria (Citrullus lanatus), melone (Cucumis melo) e zucca (Cucurbita pepo) non solo supporta lo sviluppo di prodotti cosmetici innovativi, ad alte prestazioni ed ecosostenibili, bensì si allinea anche agli obiettivi di economia circolare e sostenibilità attraverso il riutilizzo di sottoprodotti agricoli. La ricerca futura dovrebbe dare priorità alla valutazione completa di sicurezza ed efficacia, oltre che di sistemi di somministrazione ottimali, per facilitarne l’adozione diffusa in formulazioni cosmetiche di nuova generazione.

Sebbene i semi delle Cucurbitacee mostrino promettenti proprietà bioattive per applicazioni cosmetiche, diverse sfide devono essere considerate per una loro più ampia adozione industriale. Una limitazione di rilievo riguarda il costo e la complessità dell’estrazione e della purificazione dei composti attivi da fonti naturali. Per di più, l’incorporazione dei bioattivi in preparati stabili ed efficaci, in particolare attraverso sistemi di somministrazione avanzati come la nanoincapsulazione, richiede spesso tecnologie specializzate e costi di produzione più elevati.

Sono pertanto auspicabili studi continui per ottimizzare i metodi di lavorazione e migliorare il rapporto costo-efficacia, preservando al contempo i benefici funzionali dei composti derivati dalle Cucurbitacee.

Sousa C, Moutinho CG, Carvalho M, Matos C, Vinha AF. Transforming By-Products into Functional Resources: The Potential of Cucurbitaceae Family Seeds in Cosmetics. Seeds. 2025; 4(3):36. https://doi.org/10.3390/seeds4030036

Neurocosmesi e aromaterapia: implicazioni funzionali dei recettori cutanei

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Negli ultimi decenni, il concetto di bellezza ha intrapreso un nuovo corso, in cui l’attenzione all’aspetto fisico ha lasciato spazio alla nozione di maggior benessere emotivo.

Secondo tale visione in evoluzione, l’essenza della bellezza e della salute della cute nell’individuo risente di parametri emotivi, neuropsicologici e sensoriali. In un contesto del genere, i neurocosmetici sono definiti come prodotti in grado di modulare l’attività del sistema neuro-immuno-cutaneo a livello epidermico.

Da una prospettiva neurofisiologica, la pelle è considerata un organo neuroendocrino e immunologico altamente specializzato, strettamente collegato al sistema nervoso centrale attraverso una sofisticata rete di recettori sensoriali, terminazioni nervose, neuropeptidi e neurotrasmettitori.

Questo sistema sottile consente ad alcuni ingredienti attivi, come peptidi biomimetici, estratti botanici o composti volatili, di colpire percorsi molecolari che non solo regolano i processi chiave in atto nella cute (come infiammazione, invecchiamento e rinnovamento dei tessuti), ma influenzano perfino gli stati emotivi calmando stress e ansia o favorendo un senso generale di benessere.

Parallelamente, l’aromaterapia ha suscitato un rinnovato interesse da parte della comunità scientifica per l’impatto sul sistema limbico attraverso gli odori.

Integrazione sinergica per formulazioni neuro-funzionali

La convergenza tra neurocosmesi e aromaterapia rappresenta una promettente frontiera nella cura funzionale della pelle, offrendo un duplice approccio mirato alle dimensioni fisiologica ed emotiva della salute cutanea.

Con la maggior comprensione scientifica dell’asse pelle-cervello, diventa sempre più evidente che la cute non è solo un’interfaccia sensoriale, bensì anche un partecipante attivo nella segnalazione neuroendocrina ed immunitaria.

Sfruttando i composti bioattivi, applicati localmente o veicolati per via olfattiva, le formulazioni possono modulare i percorsi neurosensoriali, promuovere l’omeostasi ed evocare benefici emotivi percepibili come rilassamento, comfort e miglioramento dell’umore.

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, raccoglie la letteratura più rilevante su principi attivi di comprovata efficacia in neurocosmesi e aromaterapia, nonché sui meccanismi responsabili della loro funzione, al fine di evidenziare come possano essere integrati sinergicamente in una nuova generazione di formulazioni multifunzionali che costituiscono la base della skincare neurofunzionale.

Verso un paradigma cosmetico olistico

La revisione sottolinea il potenziale degli ingredienti neuroattivi, tra cui peptidi biomimetici, oli essenziali, cannabinoidi e modulatori dei neurotrasmettitori, nell’influenzare la struttura della pelle, la percezione sensoriale e il benessere emotivo attraverso target molecolari definiti come i canali del potenziale recettore transitorio (TRP), i recettori dei cannabinoidi (CB1/CB2), della serotonina e della dopamina e i sistemi oppioidi cutanei.

L’integrazione di composti aromaterapeutici tramite stimolazione olfatto-limbica garantisce, inoltre, un meccanismo complementare per risultati psicodermatologici migliori.

I limiti

Nonostante le incoraggianti evidenze precliniche e cliniche emergenti, permangono tuttavia sfide significative, in particolare per quanto riguarda le metodologie standardizzate, la validazione oggettiva dei biomarcatori e la classificazione normativa.

I progressi futuri dipenderanno da una solida ricerca interdisciplinare, da studi longitudinali sull’uomo e dallo sviluppo di sistemi avanzati che garantiscano efficacia e sicurezza.

In definitiva, la neurocosmesi e l’aromaterapia incarnano un cambiamento verso un paradigma cosmetico più olistico e basato sull’evidenza, che abbraccia non solo l’integrità estetica e strutturale della pelle, ma anche l’esperienza soggettiva ed emotiva dell’utilizzatore. Questo approccio integrativo è molto incoraggiante per lo sviluppo di formulazioni di nuova generazione che promuovano sia la salute cutanea che la resilienza emotiva.

Sánchez-Peña MJ, Magallón-Chávez O, Rivas-Loaiza JA. Neurocosmetics and Aromatherapy Through Neurocutaneous Receptors and Their Functional Implications in Cosmetics. Cosmetics. 2025; 12(5):179. https://doi.org/10.3390/cosmetics12050179

Effetto messaggero: l’impatto sui consumatori per pratiche cosmetiche socialmente responsabili

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La rapida proliferazione di internet e dei social media ha trasformato il processo decisionale dei consumatori, rendendo le piattaforme online centrali per lo shopping, la socializzazione e il lavoro. Elementi di progettazione strategica, come impostazioni predefinite, social proof banner e consigli personalizzati, sono ormai integrati di routine nei sistemi informativi per orientare il comportamento degli utenti.

L’evidenza empirica conferma che la combinazione di impostazioni predefinite con informazioni social può aumentare in misura sostanziale la probabilità di determinate scelte da parte dei consumatori. La credibilità della fonte d’informazione, o effetto messaggero, plasma la persuasività di tali spinte digitali. Questo effetto si verifica quando i destinatari rispondono in modo diverso a contenuti identici a seconda di chi li trasmette.

Influencer, autorità aziendali e pari esercitano ciascuno un potere persuasivo distinto: le figure autorevoli possono innescare adesione tramite la competenza percepita, mentre i segnali di consenso (ad esempio i cosiddetti “Mi piace”) soddisfano i bisogni normativi di approvazione sociale.

Emozioni e acquisti sostenibili: lo studio

Caratterizzato da una rapida innovazione di prodotto, un forte appeal visivo e un branding ambizioso, il marketing cosmetico si basa fortemente su social influencer e contenuti generati dagli utenti.

Gli incentivi monetari, in primis sconti e coupon, costituiscono un’altra importante strategia di marketing nei contesti digitali. È stato dimostrato che il nudging digitale, ovvero l’integrazione di elementi di design strategici nei sistemi informativi, è in grado di guidare le decisioni degli acquirenti in tempo reale.

Il presente lavoro, pubblicato su Electronic Markets, prende in esame l’impatto dell’effetto messaggero nei social media su emozioni, atteggiamenti ed acquisti sostenibili dei consumatori nel settore cosmetico.

I contributi dello studio sono triplici: integrare l’effetto messaggero con il nudging digitale e la teoria del contagio sociale in un settore ad alto coinvolgimento; svelare il duplice ruolo moderatore degli incentivi monetari sulle risposte emotive; chiarire l’interazione dinamica tra emozioni ed atteggiamenti come precursori di un consumo socialmente responsabile. Nello specifico, la ricerca sfrutta un disegno multimetodo – PLS-SEM quantitativo integrato da analisi tematica qualitativa.

Teoria del nudging digitale

L’effetto messaggero modella le emozioni positive (β = 0,179, p < 0,01) e riduce quelle negative (β = − 0,216, p < 0,01), che a loro volta guidano un comportamento di consumo socialmente responsabile (SRCB). In aggiunta, gli sconti amplificano l’effetto positivo indotto dai messaggeri (interazione β = 0,172, p < 0,001), ma provocano anche “stanchezza da sconto”, accentuando le emozioni negative (interazione β = 0,095, p < 0,05).

Analisi qualitative rivelano che i consigli dei pari stimolano la curiosità (“Voglio saperne di più”, “Mi sento entusiasta”), mentre le promozioni aziendali ripetitive suscitano scetticismo e disimpegno.

Evidenziando il duplice ruolo degli incentivi e la funzione fondamentale dell’identità di messaggero, i risultati ottenuti promuovono la teoria del nudging digitale e offrono indicazioni concrete per le aziende di cosmetici sostenibili che desiderano coltivare un coinvolgimento dei consumatori duraturo e responsabile.

Chou CY, Chen WJ. Exploring the messenger effect on consumer emotions and attitudes: Promoting socially responsible practices in the cosmetics sector. Electron Markets 35, 61 (2025). https://doi.org/10.1007/s12525-025-00811-w

Fermentazione di precisione per ingredienti cosmetici sostenibili

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Tra le aree d’interesse chiave correlate al tentativo di incrementare la sostenibilità dell’industria cosmetica rientrano l’approvvigionamento e la produzione degli ingredienti.

Una delle strategie più promettenti in tal senso implica l’uso di materie prime rinnovabili e/o derivati ​​da rifiuti invece di materie prime vergini, il tutto utilizzando approcci basati sull’economia circolare per presentare soluzioni caratterizzate da una gestione delle risorse più responsabile, minimizzando al contempo la produzione di rifiuti e l’impatto ambientale.

Esistono, tuttavia, altri sistemi che potrebbero favorire un comparto cosmetico più sostenibile, in particolare quelle derivate dalle biotecnologie.

La fermentazione ne è un ottimo esempio. Consente, infatti, la produzione di composti di origine biologica impiegando meno materiale vergine, con conseguente minor incidenza ambientale.

Microrganismi ingegnerizzati per creare valore

La fermentazione di precisione, un processo di fermentazione microbica altamente controllato, si sta affermando come strumento rivoluzionario per la produzione di ingredienti cosmetici.

Questa tecnologia sfrutta microrganismi ingegnerizzati per generare composti di alto valore con applicazione in prodotti skincare, hair care e in altre formulazioni cosmetiche.

A differenza dei metodi tradizionali di approvvigionamento degli ingredienti, spesso basati sull’estrazione da piante o animali, la fermentazione di precisione offre un’alternativa sostenibile e scalabile, diminuendo al minimo l’impatto ambientale e migliorando la costanza nella fornitura delle materie prime.

Il presente lavoro, pubblicato su Applied Sciences, esplora il potenziale della fermentazione di precisione per rivoluzionare l’industria della bellezza consentendo la produzione di molecole complesse, quali peptidi, proteine ​​e altri bioattivi, essenziali per l’efficacia cosmetica.

Nello specifico, la revisione descrive i diversi tipi di piattaforme biologiche da usare nei processi di fermentazione di precisione, sottolineando l’importanza di selezionare gli ospiti microbici adeguati per ciascun ingrediente desiderato.

Evidenzia poi i principali progressi nel settore, discutendo le sfide da affrontare, in primis il quadro normativo, e presenta potenziali soluzioni per superare gli eventuali ostacoli.

Da ultimo, il documento esamina le prospettive della fermentazione di precisione, prevedendo le modalità con cui la continua innovazione nel settore della personal care possa ulteriormente promuovere la sostenibilità, le pratiche di produzione etiche e lo sviluppo di cosmetici altamente funzionali e scientificamente avanzati.

Innovazione e sostenibilità: le conclusioni

Sfruttando la biologia sintetica, microrganismi come lieviti, batteri e funghi sono programmati per biosintetizzare specifici ingredienti cosmetici, quali antiossidanti, emulsionanti e idratanti.

La tecnica in questione non solo garantisce elevata purezza e sicurezza delle materie prime, ma consente anche la produzione di nuovi composti difficili o impossibili da ottenere con i metodi tradizionali.

La fermentazione di precisione può, inoltre, essere adoperata per soddisfare la crescente domanda di prodotti vegani ed ecocompatibili, poiché elimina la necessità di ingredienti di origine animale e riduce il consumo di risorse associato ai processi di allevamento ed estrazione convenzionali.

Silva S, Bautista-Hérnandez I, Gomez-García R, Costa EM, Machado M. Precision Fermentation as a Tool for Sustainable Cosmetic Ingredient Production. Applied Sciences. 2025; 15(17):9246. https://doi.org/10.3390/app15179246.

Rossetti con SPF contro raggi UVA e infrarossi: valutazione dell’efficacia

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Rispetto ad altre regioni corporee, ad esempio la schiena, la pelle delle labbra mostra caratteristiche distinte: è molto più sottile, è composta solo da pochi strati cellulari ed è ricoperta da uno strato corneo ortocheratosico molto delicato con un quantitativo di melanina minimo.

Ricerche scientifiche hanno riscontrato in quest’area del viso anche differenze significative nella struttura cutanea tra donne e uomini, derivanti principalmente da fattori ormonali e biologici. L’anatomia unica rende, dunque, le labbra particolarmente vulnerabili ai danni chimici, fisici e microbiologici.

Oltre il test SPF: lo studio

Data la singolarità anatomica delle labbra e la diversa composizione fisico-chimica dei rossetti, è evidente la necessità di studi approfonditi che verifichino le prestazioni protettive dalle radiazioni ultraviolette (UV) di tali formulazioni, utilizzando metodi quantitativi solidi, che vadano oltre i classici test SPF.

Il presente lavoro, pubblicato su Processes, valuta l’efficacia di rossetti protettivi con diversi valori di fattore di protezione solare (SPF) (10, 15 e 30) contro i raggi UVA e infrarossi (IR).

Nello specifico, la riflettanza emisferica direzionale (DHR) è stata misurata su diverse bande spettrali (335–380 nm, 400–540 nm, 700–1100 nm e 1000–1700 nm) con il riflettometro SOC 410.

Poiché il dispositivo impiegato non era in grado di coprire l’intervallo UVB (290–320 nm), lo studio non fornisce un’analisi diretta dell’SPF nel suo senso convenzionale. Le misurazioni sono state effettuate in quattro punti temporali fino a 120 minuti post applicazione del rossetto.

Opportunità e sfide future

I rossetti con valori di SPF più elevati hanno alterato significativamente la riflettanza cutanea nelle gamme UVA e IR, con l’SPF 30 che ha mostrato la riflettanza più bassa nella gamma UVA (335-380 nm), suggerendo un maggiore assorbimento delle radiazioni UVA da parte del prodotto e una riflettanza significativamente più elevata nelle gamme IR rispetto alle formulazioni con SPF più bassi.

I valori di riflettanza sono generalmente aumentati nel tempo dopo l’applicazione per le bande spettrali chiave. I risultati ottenuti dimostrano che i rossetti con SPF forniscono un’attenuazione variabile delle radiazioni UVA e IR, comprovandone il ruolo nella fotoprotezione completa delle labbra.

I dati supportano l’importanza della selezione del fattore di protezione solare per una protezione ottimale, in particolare contro le componenti penetranti UVA e IR della luce solare.

I limiti dello studio

Il lavoro soprariportato presenta tuttavia alcune limitazioni, in primis il numero limitato di partecipanti per vagliare i dati in base all’età. Il dispositivo adoperato non consente, inoltre, la valutazione della riflettanza UVB, ma solo di una parte di quella UVA. In aggiunta, le proprietà strutturali della pelle delle labbra, come il ridotto spessore dello strato corneo, possono influenzare l’efficacia dei rossetti rispetto alla cute dell’avambraccio, utilizzata in qualità di campione surrogato. I risultati devono pertanto essere interpretati come un’approssimazione, piuttosto che come una misurazione diretta dell’efficacia sulle labbra. Sono auspicabili studi futuri che sfruttino protocolli e strumenti di test specifici per le labbra per confermare le evidenze in condizioni reali.

Da ultimo, i valori di riflettanza possono risentire delle lievi variazioni nello spessore dello strato protettivo di rossetto derivanti dall’applicazione manuale del campione. Per superare tale inconveniente, un esame oggettivo dello spessore dello strato (ad esempio, profilometria, imaging trasversale) potrebbe migliorare l’accuratezza dell’indagine.

Zemła-Krawczyk M, Sarecka-Hujar B. Evaluation of the Effectiveness of Protective Lipsticks with Different Sun Protection Factor Values Against UVA and Infrared Radiation. Processes. 2025; 13(9):2864. https://doi.org/10.3390/pr13092864.

 

Consumo di acqua associato all’uso di prodotti hair care: l’impatto del tipo di capello

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La valutazione dell’impronta idrica del ciclo di vita dei cosmetici è diventata sempre più necessaria per promuovere la trasparenza per i consumatori e orientare gli sforzi dei produttori.

Secondo le analisi del ciclo di vita ambientale dei prodotti hair care, l’impatto ambientale più elevato è associato alla fase di utilizzo, piuttosto che alla concezione, alla produzione, al confezionamento, alla distribuzione o allo smaltimento degli articoli stessi.

In questo contesto si inserisce l’acqua impiegata in doccia, distinguibile in due categorie: “acqua utile”, che rappresenta quella oggettivamente indispensabile per l’igiene personale e rimane relativamente costante tra gli utenti; “acqua usata”, che comprende il volume totale adoperato, significativamente maggiore ma soggetto a variabilità in funzione del comportamento individuale.

Impatto sul risciacquo di shampoo e balsami

Da qualche tempo, è auspicabile che la progettazione di nuovi cosmetici sia guidata da principi di uguaglianza, diversità ed inclusione. Il presente lavoro, pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science, prende in esame l’influenza delle caratteristiche delle chiome sulla quantità di “acqua utile” necessaria per rimuovere i prodotti hair care dal capello.

Nell’arco di quattro mesi, è stata testata la risciacquabilità di dieci shampoo e dieci balsami applicati a 148 donne, suddivise in funzione di sei caratteristiche delle chiome: lunghezza, volume, secchezza, spessore, riccio e danneggiamento.

Le volontarie sono state accolte in salone in venti diverse occasioni, per circa 30 minuti ciascuna. Un team di parrucchieri è stato specificamente formato per individuare due indicatori di risciacquo: la scomparsa visiva del prodotto e la sensazione di pulito al tatto. Alle partecipanti è stato chiesto di lavare i capelli a casa 48 ore prima dell’arrivo, adoperando uno shampoo standardizzato per controllare la comparsa di sebo.

Risciacquabilità e impronta idrica

Secondo il test effettuato, in media sono necessari 7,1 litri d’acqua per risciacquare uno shampoo e 6,3 litri per un balsamo. Esistono, tuttavia, differenze significative a seconda della tipologia di capello: le chiome lunghe e folte richiedono più acqua per risciacquare shampoo e balsamo, mentre lo spessore, i ricci, la secchezza e i danni alle fibre non influiscono in modo considerevole sul quantitativo occorrente.

In conclusione, i dati sulla risciacquabilità sono essenziali quando si considera l’impronta idrica di shampoo e balsami per capelli. Il metodo riportato nello studio potrebbe, pertanto, essere adottato dal settore cosmetico per indagare l’impronta idrica dei prodotti hair care e definire obiettivi di riduzione.

Julie D, Pablo P-D, Xavier F, David M. Understanding the water consumption associated with the use of hair care products: The impact of six hair characteristics on rinsing shampoos and conditioners. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–17. https://doi.org/10.1111/ics.13082

Estratti di foglie esterne di cavolo: potenzialità depigmentanti

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Il cavolo cappuccio (Brassica oleracea var. capitata) è ampiamente coltivato nelle principali regioni dell’Asia (Repubblica di Corea, Giappone e Cina) e rappresenta circa il 6,5% della produzione mondiale di ortaggi. Contiene vari componenti bioattivi, tra cui vitamina C, glucosinolati, carotenoidi, flavonoidi e polifenoli. Viene consumato principalmente per le foglie, che si dividono in foglie del cappuccio (CH) e foglie esterne (OL).

La parte ad uso alimentare è la prima. La seconda, assieme alle radici, viene rimossa durante i processi di produzione, raccolta e distribuzione. Le porzioni rimosse costituiscono circa il 30% della produzione totale, generando una quantità significativa di materiale di scarto.

Brassica oleracea: sottoprodotti a confronto

Dato l’elevato potenziale nutrizionale e bioattivo dell’olio di cavolo, esplorarne l’uso come ingrediente naturale in depigmentanti cutanei si configura come opportunità preziosa per affrontare sia la questione dei sottoprodotti agricoli, sia la crescente domanda di materie prime cosmetiche sostenibili.

Il presente lavoro, pubblicato su Scientific Reports, prende in esame le potenzialità cosmetiche degli estratti di foglie esterne di cavolo (OLE), analizzandone le proprietà antiossidanti, lenitive e inibitorie della tirosinasi, nonché il ricco contenuto in antiossidanti, vitamine e glucosinolati.

Nello specifico, lo studio indaga le attività depigmentanti, antiossidanti e lenitive dell’estratto di foglie esterne di cavolo e le confronta con quelle dell’estratto di foglie del cappuccio.

Ingrediente funzionale dal valore aggiunto

Per l’estratto di foglie esterne di cavolo sono stati riscontrati livelli significativamente più elevati di polifenoli totali, flavonoidi e glucosinolati rispetto a quello di foglie del cappuccio, dato che si traduce in eccellenti attività di scavenging dei radicali liberi. L’ingrediente in questione ha, inoltre, ridotto la produzione di ossido nitrico nei macrofagi RAW 264.7, dimostrando una spiccata capacità lenitiva.

In particolare, l’azione di inibizione della tirosinasi ha raggiunto il 100,4% rispetto a quella dell’acido ascorbico. La vitamina C e le tracce di sulforafano rilevate nell’estratto di foglie esterne di cavolo, e assenti in quello di foglie del cappuccio, hanno probabilmente contribuito agli effetti soprariportati.

I risultati ottenuti suggeriscono che l’olio di cavolo, un sottoprodotto agricolo, è molto promettente come ingrediente funzionale per applicazioni cosmetiche, rimarcandone il potenziale per la valorizzazione dei rifiuti.

Sono auspicabili ulteriori indagini a livello cellulare e molecolare per chiarire la precisa biodisponibilità e l’efficacia dei composti derivati ​​dall’estratto di foglie esterne di cavolo per uso cosmetico.

Lee H., Kim K., Park K. et al. Skin whitening potential of extracts from discarded cabbage outer leaves. Sci Rep 15, 25947 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-03568-6

Cannabis sativa: effetti anti melanogenesi dell’estratto terpenico del fiore

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La Cannabis sativa L. (C. sativa), nota anche come canapa o marijuana, è stata utilizzata fin dall’antichità come fonte di fibre tessili e medicinali. In particolare, il suo fiore contiene numerosi fitochimici, tra cui cannabinoidi, terpeni, Δ9-tetraidrocannabinoli (THC) e cannabidioli (CBD), sfruttati in medicina per le proprietà medicinali.

Oltre ai cannabidioli (CBD, 125 composti), i terpeni (120 composti) costituiscono la classe più ampia di componenti della Cannabis sativa e sono abbondanti soprattutto nei fiori.

Contenenti la struttura carboniosa dell’isoprene, i terpeni sono prodotti nel citoplasma delle cellule vegetali attraverso la via dell’acido mevalonico. La loro funzione primaria riguarda la difesa da predatori e agenti patogeni, mentre le proprietà bioattive includono proprietà antibatteriche, antinfiammatorie e antiossidanti.

Melanogenesi: l’impatto dei terpeni

L’inibizione della melanogenesi ha da qualche tempo guadagnato l’interesse del comparto cosmetico. Il meccanismo alla base della melanogenesi include la regolazione della tirosinasi mediante l’attivazione di diverse vie di segnalazione, come le vie delle protein-chinasi A e C.

Il presente lavoro, pubblicato su Scientific Reports, identifica e valuta l’effetto anti-melanogenico dell’estratto terpenico del fiore di Cannabis sativa (TCF) per esplorare nuovi agenti depigmentanti.

La gascromatografia-spettrometria di massa ha rivelato che l’ingrediente in questione racchiude cinque monoterpeni, undici sesquiterpeni e un diterpene. I test di MTT e del contenuto di melanina ne hanno dimostrato la capacità di determinare un decremento considerevole del quantitativo di melanina per cellula viva in modo dose-dipendente.

Il test di inibizione della tirosinasi ne ha sottolineato l’effetto inibitorio limitato sulla tirosinasi a parità di dose, con diminuzone della melanina.

L’analisi Western blot ha evidenziato che l’estratto terpenico del fiore di Cannabis sativa ha ridotto l’espressione del fattore di trascrizione associato alla microftalmia (MITF) e delle proteine ​​correlate alla tirosinasi TRP1 e TRP2, sopprimendo protein-chinasi C (PKC), p38 e ERK/STAT3, mentre ha sovraregolato la via di segnalazione Akt in melan-a.

Nuovi agenti depigmentanti

I risultati evidenziano la potenziale applicazione dell’estratto terpenico del fiore di Cannabis sativa come agente depigmentante naturale per applicazioni cosmetiche.

Sono auspicabili ulteriori ricerche per identificare composti terpenici cruciali con attività inibitoria anti-melanogenica, che faciliterebbero l’uso dei fiori di Cannabis sativa come ingredienti depigmentanti e fonti di terpeni per lo sviluppo di prodotti per la personal care sempre più innovativi.

Kim JW., Han Y., Dorjsembe B. et al. Characterization of terpene extract from Cannabis sativa flower and evaluation of its anti-melanogenetic effect in melan-a cells. Sci Rep 15, 26231 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-10820-6.

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