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Elena Pascucci

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Rimodellare l’esperienza dei cosmetici topici: un approccio multisensoriale per promuovere l’aderenza

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I prodotti cosmetici concorrono alla creazione di un percorso verso la cura di sé e il benessere, per raggiungere risultati a breve o lungo termine. Il mercato della skincare è molto competitivo e richiede esperienze sempre più coinvolgenti per i consumatori.

Un approccio multisensoriale ha il potenziale per migliorare significativamente la percezione e la soddisfazione del cliente, generando maggiore fedeltà e facilitando al contempo l’aderenza al trattamento.

Per quanto riguarda i cosmetici topici, i potenziali acquirenti ricercano esperienze edonistiche, coinvolgenti e personalizzate durante lo shopping e l’uso.

Modelli edonistici VS modelli utilitaristici: lo studio

Il presente lavoro, pubblicato su Heliyon, analizza il cosiddetto costumer journey circa l’impiego di prodotti skincare applicati localmente, in primo luogo, attraverso una revisione della letteratura sul design multisensoriale e la ricerca sul comportamento del consumatore, e in secondo, proponendo la riprogettazione di diversi punti di contatto incentrati su segnali multisensoriali per dar luogo ad un’esperienza coesa.

Nello specifico, la ricerca propone un quadro che distingue tra prodotti topici cosmetici e farmaceutici utilizzando modelli edonistici (cosmetici) e utilitaristici (farmaceutici) consolidati.

Sottolinea poi il potere del packaging, del simbolismo sonoro, della fragranza e dell’aspetto del prodotto nel guidare l’esperienza del consumatore. Da ultimo, considerata la grande diffusione dello shopping online, indaga come i marchi possano generare fiducia e offrire un’esperienza completa del prodotto in mancanza di interazione fisica con esso durante le attività decisionali.

Un approccio olistico: conclusioni e sfide future

Lo studio soprariportato presenta un nuovo approccio per diversificare esperienze di prodotti farmaceutici e cosmetici topici sfruttando segnali visivi, tattili, uditivi e olfattivi coerenti.

In generale, le due categorie in questione offrono opportunità diverse per valori edonistici e utilitaristici. Il design multisensoriale può essere adottato per dare priorità a una comunicazione chiara di funzione ed efficacia per i prodotti farmaceutici o di esperienze lussuose e piacevoli per i cosmetici.

Il suo impiego determina maggiore coinvolgimento, promozione della fedeltà e aderenza al trattamento, differenziando i brand di prodotti skincare e migliorando i percorsi del cliente.

Le ricerche future dovrebbero richiamare l’attenzione sulle corrispondenze crossmodali, con particolare attenzione alle relazioni sconosciute tra paesaggi sonori/suoni del packaging e consistenza/odore, sulle trasformazioni digitali e sullo sviluppo di formule ecocompatibili.

Rodríguez B, Arboleda A, Reinoso-Carvalho F, Reshaping the experience of topical skincare products: A multisensory approach for promoting loyalty and adherence, Heliyon, Volume 11, Issue 3, 2025, e42217, ISSN 2405-8440, https://doi.org/10.1016/j.heliyon.2025.e42217

 

NADES per l’estrazione di bioattivi da sottoprodotti di nocciole

La nocciola (Corylus avellana) è un prodotto ampiamente utilizzato nel settore alimentare. Il frutto è formato da un guscio duro e legnoso che racchiude un nocciolo commestibile o seme. Quest’ultimo è ricoperto dalla buccia o cuticola, un perisperma marrone dal sapore amaro e astringente, solitamente rimosso tramite sbiancamento, un processo che consiste in un trattamento di tostatura per ottenere un seme sbucciato e pulito.

Le parti non commestibili delle nocciole (circa il 58%), come i gusci e le bucce, rappresentano rispettivamente circa il 50% e il 2,5% del peso totale e costituiscono una quantità sostanziale degli scarti generati durante la raccolta e la lavorazione industriali.

Composti fenolici da scarti di nocciole: lo studio

Negli ultimi anni, diverse ricerche scientifiche si sono concentrate sul contenuto fenolico dei sottoprodotti agroindustriali delle nocciole. In virtù delle attività antiossidante e antiradicalica, tali composti sono risultati molto interessanti per l’impiego in cosmetici antiage.

Inserendosi in un contesto di economia circolare, il presente lavoro, pubblicato su Sustainability, valuta e pone a confronto diversi metodi di estrazione della frazione polifenolica dagli scarti di lavorazione delle nocciole per sfruttarli come ingrediente bioattivo nel settore cosmetico.

Nello specifico, per ottenere preziosi composti fenolici da buccia, gusci e farina sgrassata di nocciole, è stata indagata l’efficienza di tre Natural Deep Eutectic Solvents (NADES), betaina/sorbitolo/acqua (BS), fruttosio/acido lattico/acqua (FL) e fruttosio/glicerolo/acqua (FG), e confrontata con un estrattore di controllo (C) (etanolo/acqua).

Per ciascun solvente sono state applicate due diverse tecniche di estrazione: agitazione termica e magnetica ed estrazione assistita da ultrasuoni (US).

Per selezionare il miglior sistema estrattivo, sono state esaminate le analisi qualitative e quantitative e la capacità di scavenging dei radicali liberi dei composti polifenolici presenti negli estratti.

I pannelli esausti derivanti dall’estrazione di sostanze polifenoliche da farina e bucce sgrassate sono stati esaminati per determinare i principali parametri legati ai sistemi di conversione termochimica (combustione) e biochimica (digestione anaerobica).

Materiali a confronto: le conclusioni

I Natural Deep Eutectic Solvents betaina/sorbitolo/acqua (NADES BS) hanno mostrato un’efficienza superiore per l’estrazione da buccia e guscio di nocciole, mentre la combinazione fruttosio/glicerolo/acqua (NADES FL) è risultata ottimale per la farina sgrassata.

Sebbene sia il sottoprodotto di lavorazione meno abbondante, per la buccia è stato riscontrato il più alto contenuto di polifenoli e attività antiradicalica, a riprova del potenziale per applicazioni cosmetiche.

Per quanto riguarda le procedure di conversione termochimica e biochimica, alcuni dei materiali si sono rivelati favorevoli alla conversione termochimica, mentre altri adatti alla digestione anaerobica.

Bencresciuto GF, Carnevale M, Paris E, Gallucci F, Santangelo E, Migliori CA. A Sustainable Alternative for Cosmetic Applications: NADES Extraction of Bioactive Compounds from Hazelnut By-Products. Sustainability. 2025; 17(4):1516. https://doi.org/10.3390/su17041516

 

Schiume cosmetiche water-free stabilizzate con esteri di saccarosio

Derivanti dall’esterificazione del saccarosio (testa idrofila) con acidi grassi (coda lipofila), gli esteri di saccarosio (SE) sono tensioattivi ampiamente utilizzati nell’industria cosmetica per la vasta gamma di valori di bilancio idrofilo-lipofilo (HLB). Stabilizzano le emulsioni e migliorano le proprietà sensoriali di creme, lozioni e altre formulazioni topiche.

La natura biodegradabile e il profilo tossicologico favorevole si allineano alla crescente domanda di ingredienti rispettosi dell’ambiente e sicuri. Le materie prime in questione sono anche note per le proprietà schiumogene.

La letteratura scientifica è, tuttavia, carente di studi sui colloidi privi di acqua stabilizzati da esteri di saccarosio. La loro applicazione è stata, infatti, principalmente segnalata in mezzi acquosi.

Bilancio idrofilo-lipofilo e proprietà di schiume water-free

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, esplora l’impatto del valore HLB degli esteri di saccarosio (SE) sulle proprietà schiumogene di schiume oleose o oleofoam.

Nello specifico, le caratteristiche fisiche dei preparati sono state correlate alle misurazioni reologiche e di tensione superficiale. Sono stati valutati i parametri chiave che governano struttura e stabilità, come over-run, dimensione e distribuzione delle dimensioni delle bolle.

L’over-run si riferisce al volume di aria incorporato nella schiuma rispetto al volume originale e svolge un ruolo significativo nel determinare consistenza e stabilità della schiuma. La dimensione delle bolle fornisce informazioni sulle peculiarità meccaniche.

La comprensione della distribuzione delle dimensioni delle bolle è essenziale per controllarne la consistenza ed ottimizzare le prestazioni per applicazioni specifiche.

La ricerca ha poi esaminato gli effetti del contenuto di trigliceridi dell’olio sulla schiumosità del prodotto finito.

Conclusioni e sfide future

Sono necessarie temperature più elevate (90-100 °C) per solubilizzare esteri di saccarosio più idrofili. A causa dell’ingente contenuto di monoestere (>50%), questi ultimi sono responsabili della produzione di gran parte dell’aria incapsulata (fino al 62%).

I dati raccolti sulla tensione superficiale hanno anche dimostrato che gli esteri di saccarosio più idrofili sono in grado di ridurre in misura più cospicua la tensione superficiale olio/aria.

In merito al profilo di trigliceridi dell’olio, la ricerca ha sottolineato che catene di acidi grassi più lunghe consentono l’incorporazione di un quantitativo maggiore di aria all’interno della schiuma.

In conclusione, gli esteri di saccarosio si configurano come ingredienti promettenti per la formazione e la stabilizzazione di schiume prive di acqua.

Le indagini future dovrebbero sfruttare misurazioni della reologia interfacciale per fornire un’idea più chiara della disposizione interfacciale olio/aria e, di conseguenza, una risposta più precisa sugli effetti del valore HLB e del contenuto di trigliceridi dell’olio.

Kaade W, Drouet L, Dousset C, Daniellou R, Huc-Mathis D. An Interfacial Study of Sucrose Ester-Stabilized Water-Free Foams. Cosmetics. 2025; 12(1):15. https://doi.org/10.3390/cosmetics12010015

Adsorbimento e assemblaggio di complessi di tensioattivi anionici-idrossietilcellulosa quaternizzata su substrati caricati negativamente

L’idrossietilcellulosa (HEC) è un polimero idrosolubile derivato dalla cellulosa, prezioso per la convenienza, la natura non tossica e il carattere ecologico. È particolarmente apprezzato nelle formulazioni cosmetiche per la capacità di migliorare la consistenza e la stabilità del prodotto.

Gli effetti addensanti e stabilizzanti lo rendono un ingrediente chiave per lo sviluppo di creme, lozioni e gel, cosmetici che fanno della viscosità costante e dell’applicazione uniforme attributi cruciali.

L’idrossietilcellulosa facilita, inoltre, la formazione di emulsioni e sospensioni stabili, garantendo la distribuzione omogenea di principi attivi e pigmenti. La capacità di generare film contribuisce ulteriormente alla ritenzione di umidità e alla creazione di barriere protettive su pelle o capelli.

Interazioni elettrostatiche: lo studio

La quaternizzazione dell’idrossietilcellulosa, che introduce siti cationici lungo la struttura molecolare, ne migliora significativamente la solubilità in acqua e ne aumenta l’idrofilia.

Il metodo di quaternizzazione consente di regolare la densità delle catene di idrossietilcellulosa quaternizzata (QHEC). Tale modifica migliora le interazioni elettrostatiche del polimero con molecole e superfici caricate negativamente.

Il presente lavoro, pubblicato su Polymers, prende in esame il comportamento di adsorbimento e di assemblaggio in massa di complessi di idrossietilcellulosa etossilata quaternizzata (QHECE)-sodio dodecil solfato (SDS) su substrati caricati negativamente.

Il comportamento di fase e i meccanismi di adsorbimento dei complessi in questione sono stati studiati sfruttando substrati modello in grado di imitare bagnabilità e carica superficiale di fibre di capelli danneggiate.

Due metodologie di preparazione, miscelazione ad alta concentrazione e senza gradiente, hanno permesso di chiarirne l’impatto sull’equilibrio, sul comportamento di fase e sulle proprietà di adsorbimento.

Le misurazioni di torbidità, mobilità elettroforetica e conduttività hanno dimostrato l’esistenza di dinamiche di non equilibrio durante il processo di miscelazione, con un’influenza significativa sulle peculiarità strutturali e funzionali dei complessi.

La microbilancia al quarzo con monitoraggio della dissipazione (QCM-D) ha consentito una valutazione dell’adsorbimento dei complessi sui substrati.

Opportunità per il settore haircare

I risultati ottenuti sottolineano il ruolo critico delle concentrazioni intermedie di sodio dodecil solfato (SDS) nel perfezionare la deposizione, oltre a rimarcare l’importanza di protocolli di formulazione e preparazione nella progettazione di cosmetici stabili e ad alte prestazioni.

Da una prospettiva applicativa, sono particolarmente rilevanti per lo sviluppo di prodotti haircare, che fanno della deposizione di agenti condizionanti su capelli danneggiati un criterio di prestazione chiave.

La ricerca soprariportata contribuisce alla comprensione delle interazioni polielettrolita-tensioattivo e fornisce spunti per ottimizzare le formulazioni basate su idrossietilcellulosa etossilata quaternizzata (QHECE).

Nivard M, Ortega F, Rubio RG, Guzmán E. Adsorption and Bulk Assembly of Quaternized Hydroxyethylcellulose–Anionic Surfactant Complexes on Negatively Charged Substrates. Polymers. 2025; 17(2):207. https://doi.org/10.3390/polym17020207

 

Passaporto digitale dei cosmetici: come implementarlo

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La duplice transizione, che coniuga digitalizzazione e sostenibilità, si è affermata come motore strategico di competitività ed elasticità all’interno dei sistemi industriali.

I passaporti digitali dei prodotti (DPPs) costituiscono uno strumento cardine in questa trasformazione, offrendo dati sul ciclo di vita che facilitano trasparenza, tracciabilità e piani circolari. Concepiti come “carte d’identità digitali”, tali sistemi raccolgono, strutturano e comunicano informazioni verificate e specifiche per bene di consumo, di modo da abilitare programmi circolari e garantire l’allineamento con i quadri di sostenibilità in evoluzione.

L’importanza decisiva dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) è stata istituzionalizzata attraverso importanti iniziative politiche dell’Unione Europea (UE), tra cui il Green Deal, il Piano d’azione per l’economia circolare e il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR).

Collegare strumenti digitali e competenze umane

Il successo dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) dipende non solo dall’integrazione tecnica, ma anche dall’usabilità, dalla pertinenza e dalle strategie di comunicazione che promuovono il coinvolgimento dei consumatori. A questo proposito, sono riconosciuti come strumenti determinanti per il raggiungimento dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile (SDG) 12.

Il presente lavoro, pubblicato sul Journal of Environmental Management, esplora l’implementazione dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) nell’industria cosmetica, basandosi sul punto di vista di esperti aziendali e consumatori, con implicazioni dirette per la salute umana e la sicurezza.

La metodologia impiegata contribuisce al progresso dell’SDG 12, valutando sia la prospettiva del produttore sia quella del cliente, sfruttando metodi decisionali multicriteriali (ad esempio, il processo analitico gerarchico (AHP), la tecnica per ordine di preferenza per similarità alla soluzione ideale (TOPSIS), VIKOR) e un sondaggio online.

I ricercatori hanno preso in esame l’identificazione dei requisiti di dati chiave per il potenziamento dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) nel settore della bellezza e la definizione di quadri di competenze per la gestione dei flussi informativi e delle infrastrutture collaborative a supporto della doppia transizione.

Favorire trasparenza, fiducia e vantaggio competitivo

I risultati ottenuti hanno rivelato che la familiarità con gli strumenti digitali influenza significativamente il comportamento dei potenziali acquirenti: quelli digitalmente alfabetizzati attribuiscono ai passaporti digitali dei prodotti (DPPs) un valore che trascende le informazioni tecniche, considerandoli un simbolo di trasparenza, sostenibilità e responsabilità sociale.

Quest’impressione rafforza la fiducia nel marchio e favorisce decisioni d’acquisto più consapevoli e orientate al valore. In quest’ottica, i sistemi in questione emergono non solo in qualità di mera risorsa informativa, bensì come leva programmata per le aziende cosmetiche, in grado di allineare l’innovazione tecnologica alle aspettative etiche dei consumatori digitali.

È auspicabile che i manager investano in infrastrutture digitali e nelle competenze umane necessarie per interpretare, comunicare e capitalizzare i passaporti digitali dei prodotti (DPPs), per un asset strategico capace di favorire trasparenza, fiducia e vantaggio competitivo.

Alessandro Cascavilla, Idiano D’Adamo, Chiara Grosso, Cecilia Trusiani, Bridging digital tools and human skills: A sustainable competence framework for implementing digital product passports in the cosmetics industry, Journal of Environmental Management, Volume 397, 2026, 128281, ISSN 0301-4797 https://doi.org/10.1016/j.jenvman.2025.128281

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