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Ilaria Borgna

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Clariant apre il suo primo hub innovation Haircare in Brasile

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Clariant apre il suo primo centro ricerche haircare, Global Competence Center Haircare a San Paolo, Brasile, ponendosi al centro del mercato haircare leader mondiale. Attualmente il Brasile rappresenta il 20% del segmento haircare globale e contemporaneamente accoglie una vasta gamma di tipologie di pelli e capelli, presenti in altri Paesi del mondo. Ciò fa del Brasile la sede perfetta per il Global Competence Center Haircare, per lo sviluppo di soluzioni innovative che si rivolgono simultaneamente al mercato locale e a quello mondiale. Il Global Competence Center Haircare ospita un team di professionisti haircare, laboratori all’avanguardia, sale meeting in una sede di 240sqm che fungerà da hub per il network innovation Clariant mondiale. «L’America Latina è un una regione importante per Clariant, soprattutto per il comparto personal care. Siamo molto orgogliosi di espandere la nostra rete R&S in questo Paese. La presenza diretta sul territorio e il contatto diretto con i consumatori genereranno nuovi stimoli innovativi – ha dichiarato Britta Fuenfstueck, membro del Clariant Executive Committee. Christian Vang, Global Head della Business Unit Industrial and Consumer Specialties (ICS) ha commentato – questo centro ci posiziona più vicino ai principali consumatori, produttori ed esperti haircare mondiali e ci permette di capire meglio come i bisogni varino a seconda della tipologia di capelli. I nostri laboratori all’avanguardia ci permettono di tradurre queste informazioni in ingredienti funzionali per prodotti haircare locali e globali».

di D. Storni.

Insieme per costruire il cosmetico bio

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Anche la collaborazione fra gli attori della filiera contribuisce a rendere i cosmetici biologici più simili a come il consumatore li vorrebbe, nell’attesa di un intervento legislativo che tarda ad arrivare. Che si tratti del prodotto di uso quotidiano o di quello più prezioso per i momenti dedicati ai rituali di cura della persona, il consumatore ha chiaro cosa vuole trovare nei cosmetici: vuole ingredienti di derivazione vegetale e addirittura li vuole biologici. Proprio i termini «naturale» e «biologico», insieme a «sostenibilità», sono tra i più usati dai consumatori nelle conversazioni e nelle ricerche online quando parlano di cosmetici, secondo recenti indagini di Cosmetica Italia. Non a caso proprio i claim botanico-erboristici sono tra i più utilizzati nelle presentazioni dei prodotti per la cura della persona, indipendentemente dalle categorie e dai canali distributivi, una tendenza globale. A fronte di tanto interesse, la cosmesi biologica si sta fattivamente affermando sul mercato, sia per disponibilità di prodotti, con una gamma sempre più ampia di cosmetici che per funzionalità e gradevolezza non hanno nulla da invidiare a quelli convenzionali, sia per il moltiplicarsi di standard privati che li certificano. Proprio questo successo pone la sfida più grande per la bellezza bio: quella della trasparenza. Mancando infatti una definizione di riferimento che individui esattamente cosa sia il cosmetico biologico, questo mercato rimane esposto a operazioni che con la filosofia del biologico hanno poco da spartire. Ne parliamo con Fabrizio Piva, amministratore delegato di CCPB, storico ente di certificazione del biologico. Oltre che nell’ambito agroalimentare, CCPB è attivo nei settori non food della cosmesi, della detergenza domestica e dei dispositivi medici. Nell’area del cosmetico, propone propri standard per il cosmetico biologico e per il cosmetico naturale; inoltre è l’ente certificatore riconosciuto in Italia per lo standard internazionale Natrue.

Vedete interesse nelle imprese cosmetiche a certificare i prodotti sia nel campo del biologico sia nel campo del naturale?
L’interesse esiste tra le aziende, ed è in crescita. In queste certificazioni vedono infatti la possibilità di migliorare la loro posizione sul mercato allargando la loro offerta in un’area che oggi in modo sempre più chiaro incontra la domanda dei consumatori. I trend di crescita premiano questo tipo di prodotto e, anche nel settore cosmetico, ci fanno capire che non siamo più di fronte a una nicchia. Le aziende stanno lavorando per sviluppare questo tipo di mercato, che sta diventando un traino anche per prodotti estranei alla filosofia del biologico. In questo sviluppo la certificazione rappresenta il valore aggiunto che permette di distinguersi, attraverso l’attestazione di un ente di parte terza, con un prodotto che recepisce determinati standard nella scelta degli ingredienti e nelle modalità produttive, superando quindi il livello del mero claim.

Il consumatore inizia dunque a prendere confidenza con questi standard?
Non tutti i consumatori interessati al biologico sono completamente consapevoli, al momento, del significato della certificazione secondo un determinato standard. Vedo invece maggiore consapevolezza fra gli attori intermedi, distributori, farmacisti, erboristi, che influenzano la domanda del mercato. Questi soggetti stanno capendo che la certificazione di parte terza fornisce un certo livello di garanzia sul prodotto. Sono attori importanti, destinati a svolgere un ruolo più incisivo nel proporre, presentare, far conoscere questi prodotti, un ruolo ancora vissuto solo in parte. Per questo, nell’ambito delle proprie attività, CCPB sta cercando di coinvolgerli, con iniziative e convegni volti a spiegare i cosmetici naturali e biologici, gli standard che li certificano, ecc. Da questo punto di vista la strada da fare è ancora lunga. Una strada finora percorsa praticamente solo dalle imprese che, insieme agli organismi di certificazione, sono state le uniche che hanno tradotto, quindi introdotto, i concetti di biologico e di naturalità nel mondo del cosmetico, investendo e assumendosi il rischio di portare sul mercato questo tipo di innovazione e di farla comprendere al consumatore.

Fabrizio Piva

Quali sono gli orizzonti per il cosmetico biologico dal punto di vista della sostituzione degli ingredienti di sintesi o minerali?
Uno dei problemi più complessi continua a essere quello dei sistemi conservanti. Ci sono poi moltissimi ingredienti tecnici, emulsionanti, condizionanti, ecc. nonché ingredienti di base ancora largamente non di derivazione vegetale. Tutta quest’area tecnologica che interessa trasversalmente le formulazioni dovrà essere oggetto della ricerca del futuro, quindi di un impegno più intenso da parte dei laboratori di ricerca e sviluppo delle imprese, ma anche del mondo della ricerca e dell’università per portare innovazione in questa parte dell’ingredientisitica. Sono questi gli sviluppi che maggiormente influenzeranno gli standard nel prossimo futuro. Questa evoluzione tecnologica e della ricerca permetterà a ingredienti di derivazione vegetale di sostituire capillarmente le sostanze di sintesi che ancora oggi sono ammesse nei disciplinari perché indispensabili per ragioni di performance o di sicurezza del prodotto. Questo sarà il driver più forte che porterà alla modifica degli standard.

Considerando il bisogno di trasparenza che si sente in questo mercato, quali sono le sfide cruciali?
Oggi per moltissimi ingredienti di base e ingredienti tecnici le verifiche si basano sui documenti che i produttori di cosmetici raccolgono dai propri fornitori, senza che l’organismo di parte terza possa controllare in modo diretto i fornitori stessi. L’organismo di certificazione, quindi, valuta il produttore di finito, i suoi processi, le materie prime naturali utilizzate, le filiere agricole, raccoglie una serie d’informazioni, ma di fronte a una parte dei fornitori deve fermarsi. È chiaro che fino a quando mancherà una normativa che stabilisca i reciproci impegni di ciascun attore della filiera del cosmetico biologico/naturale, gli attori con maggior potere contrattuale potranno sottrarsi alle verifiche dell’ente certificatore. Finché non sarà possibile il controllo anche sulla parte della filiera che fornisce gli ingredienti di base e tecnici non avremo una completa trasparenza. L’aspetto cruciale in questa fase è che questo mercato venga dotato di una legislazione che fornisca le opportune definizioni e soprattutto i requisiti dei prodotti, dei produttori e delle materie prime, comprese quelle che non provengo dalle filiere agricole.

In attesa che il legislatore provveda a colmare questo vuoto?
Sarebbe auspicabile una maggiore apertura di tutta la filiera affinché, insieme, si possa arrivare alla costruzione di quel prodotto con ampie caratteristiche di naturalità richiesto dal consumatore, mentre oggi c’è ancora una frattura. È un limite strutturale, che riguarda la base delle formulazioni, che include emulsionanti, condizionanti, tensioattivi, su cui una maggiore disponibilità alla collaborazione lungo questa filiera potrebbe supplire al vuoto normativo.

 
DELUDE LO STANDARD ISO
Da alcuni anni l’ISO, International Standard Organization, sta lavorando alla preparazione di uno standard armonizzato sui cosiddetti NOC, natural and organic cosmetics. Questa attività ha portato alla pubblicazione, lo scorso febbraio, dello standard ISO 16128-1:2016 Guidelines on technical definitions and criteria for natural and organic cosmetic ingredients and products, nella sua prima parte, riferita alle definizioni per gli ingredienti. Mentre si attende la seconda parte, dedicata ai criteri per questo tipo di cosmesi, non mancano le voci critiche, fra cui quella di CCPB. «Il problema che vediamo è che il livello di definizione, di restrittività e di garanzia individuato dallo standard ISO è inferiore a quello dei disciplinari privati di questo settore –afferma Fabrizio Piva. -Questo non avrà alcuna utilità per il consumatore, che di fatto si troverà uno standard armonizzato che riduce le garanzie a cui è abituato, invece che aumentarle. Sarà di conseguenza del tutto irrilevante, se non dannoso, per chi opera in questo settore, che avrebbe invece urgenza di un intervento legislativo».

di E.Perani

Una piattaforma vascolarizzata e perfusa per studiare i principi attivi

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Trovare sostanze attive efficaci e con un basso profilo tossicologico, e quindi sicure, è più semplice se si utilizzano i nuovi sistemi on-a-chip. Un gruppo di ricercatori, afferenti all’Università della California, all’Università Shanghai Jiao Tong di Shanghai, l’Università di Washington e l’Edwards Lifesciences Center for Advanced Cardiovascular Technology, hanno descritto una piattaforma vascolarizzata e perfusa che incorpora svariati micro-organi vascolarizzati (VMOs) su un piatto a 96 pozzetti. Ogni VMO è autonomo dagli altri e il flusso di perfusione è comandato dalla pressione isdrostatica. Non servono quindi pompe o valvole esterne, il che rende questa piattaforma molto semplice da utilizzare. Ideata per scopi farmacologici, la piattaforma può comunque essere utilizzata anche in altri ambiti.
Duc T. T. Phan, Xiaolin Wang, Brianna M. Craver, Agua Sobrino, Da Zhao et al; A vascularized and perfused organ-on-a-chip platform for large-scale drug screening applications. Lab Chip, 2017, Advance Article. DOI: 10.1039/C6LC01422D
http://pubs.rsc.org/en/content/articlelanding/2017/lc/c6lc01422d#!divAbstract

di S.Somaré

Valutazione della sinergia dei composti volatili

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Ventiquattro tipi di composti rappresentativi aromatici nel tè Oolong sono stati selezionati per valutare le interazioni nella variazione dei valori di soglia, in misure effettuate con il naso elettronico, di questi composti prima e dopo, l’essere mescolati. I composti misti con struttura e aroma simile rappresentavano principalmente un effetto sinergico e additivo e, inoltre, un effetto di mascheramento era individuato tra composti con strutture differenti. Nel lavoro è inoltre stato valutato se l’inserimento di un composto (per esempio (E) -2-esenale) nell’infusione del tè, a una concentrazione inferiore al livello di soglia, avesse capacità di influenzare la sensazione dell’odore complessiva del tè Oolong, sia mediante analisi sensoriale sia con il naso elettronico (E-naso); Il risultato ha indicato che l’aroma dell’infusione del tè era potenzialmente influenzato dall’aggiunta di (E) -2-esenale.

Food Chem. 2017 Apr 15;221:1484-1490. doi: 10.1016/j.foodchem.2016.11.002.

di C.Lacapra e S.Rum

Scarti agroalimentari: sfida per il settore cosmetico

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I frutti dell’olivo (Olea europea L.) sono utilizzati per la produzione dell’olio d’oliva, in particolare nei paesi del Mediterraneo, tuttavia l’estrazione dell’olio produce sottoprodotti, che possono diventare un grave problema ambientale. Recentemente, sono stati effettuati su questi residui alcuni studi, in particolare relativi all’identificazione fitochimica e alla valutazione biologica e tossicologica. I composti bioattivi contenuti in questi sottoprodotti presentano un’elevata attività antiossidante (soprattutto l’oleuropeina), un caratteristico profilo di acidi grassi e una composizione minerale interessante. Perciò, tenendo conto dei problemi di composizione e di sostenibilità, il riutilizzo di questi residui al posto dello smaltimento è consigliabile, e questi sottoprodotti agro-industriali presentano diversi potenziali applicazioni, fornendo un elevato vantaggio economico. In particolare, il settore dei prodotti per la cura della pelle potrebbe utilizzare tali composti bioattivi, utilizzandoli per la loro funzione cosmetica.

Industrial Crops and Products, Volume 70, 2015, Pages 116-124

di C.Lacapra e S.Rum

Zinco ossido come antimicrobico

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In questo studio, è stata valutata l’attività antimicrobica dello ZnO (in tre differenti dimensioni), di particelle di acido citrico (CA) e di miscele di ZnO/CA, contro il Propionibacterium acnes. Lo ZnO con la dimensione particellare più piccola ha mostrato una relativamente elevata attività antimicrobica, cosi come le miscele di ZnO e CA, quando la dimensione delle particelle di ZnO era la più piccola. Inoltre, sono stati anche eseguiti test di confronto per paragonare l’attività antimicrobica di ZnO, CA e delle miscele di ZnO e CA. I risultati hanno indicato che un rapporto 1: 1 di ZnO e CA determinava la più alta attività antimicrobica, e le sostanze sono state confermate avere effetti antimicrobici sinergici. I risultati del presente studio suggeriscono, quindi, che lo ZnO può non solo essere un ingrediente antimicrobico per la prevenzione e il trattamento dell’acne, ma può essere un ingrediente antimicrobico efficiente per tale trattamento quando mescolato con CA.

International Journal of Cosmetic Science, December 2016 – Volume 38, Issue 6- DOI: 10.1111/ics.12318

di C.Lacapra e S.Rum

Ingredienti promettenti per lo skin-care

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4.1.1

Lo scopo di questo studio è stato quello di sviluppare e valutare la stabilità di formulazioni contenenti estratti botanici di Açai, Camomilla e Tè verde, come ingredienti potenziali per preparazioni cosmetiche. Gli estratti, inizialmente, sono stati sottoposti a fotostabilità e studi riguardanti l’attività antiossidante; quest’ultima, in particolare, è stata determinata mediante chemiluminescenza e rispetto al contenuto totale fenolico (metodo Folin-Ciocalteu). La fotostabilità degli estratti è stata determinata anche dopo la preparazione delle formulazioni sperimentali. Queste sono state sottoposte a studi di stabilità accelerata, e successivamente sono state determinate le proprietà reologiche e la sensorialità. I risultati hanno mostrato che tutti gli estratti hanno un potenziale effetto antiossidante, e tra questi il tè verde è risultato essere quello più promettente, con il più alto contenuto fenolico totale. La formulazione a base di estratto di tè verde presentava, inoltre, le migliori prestazioni in analisi sensoriale. In conclusione lo studio ha mostrato che estratti di Acai, Camomilla e Tè verde sembrano avere proprietà promettenti per l’uso in formulazioni cosmetiche, tuttavia quest’ultimo, presenta la performance più significativa.

Industrial Crops and Products, Volume 83, May 2016, Pages 1-10

di C.Lacapra e S.Rum

Univar: nuovo distributore Europa per Angus Chemical Company personal care

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Univar BV, distributore di prodotti chimici, materie prime e fornitore di servizi ad alto valore aggiunto, ha annunciato oggi la nuova partrernship esclusiva con Angus Chemical Company per la distribuzione di ingredienti personal care per l’Europa e Turchia.  Il nuovo accordo di distribuzione, effettivo da gennaio 2017 e completato entro primavera, incrementerà ulteriormente l’offerta di specialità di Univar. «Questa è un’opportunità eccezionale per sostenere la nostra relazione con Angus dato che entrambi miriamo a rispondere sempre meglio alle richieste del mercato personal care europeo– ha dichiarato Matthew Ottaway, Industry Director, Personal Care, Univar EMEA. – La forte gamma prodotti Angus complementa il nostro portfolio esistente ed è perfettamente in linea con le nostre strategie tecnico-commerciali». Angus è l’unico produttore integrato mondiale di nitro alcani e loro derivati, produce un’intera linea di neutralizzanti e tamponi pH idonei a formulazioni personal care e cosmetiche. «Univar è impegnata a costruire una solida presenza sul mercato personal care Europa e grazie a un network logistico per cui speriamo di incrementare la nostra fornitura a nuovi formulatori e aziende che riconosceranno il valore delle performance degli additivi Angus» ha dichiarato Liam Doherty, Business Vice President, EMEA e India di ANGUS Chemical Company.

 

Cosmetica Italia celebra a Bologna i suoi primi 50 anni

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Cosmetica Italia e BolognaFiere, in prima linea nel rappresentare un settore fiorente per l’economia italiana e mondiale dopo il recente rinnovo della partnership, sono di nuovo fianco a fianco per Cosmoprof Worldwide Bologna 2017 che sancirà sia i 50 anni dalla fondazione dell’Associazione che la 50esima edizione della kermesse. Tra approfondimenti sui trend di mercato, convegni ed eventi a supporto delle diverse realtà che compongono il settore beauty, il calendario delle attività proposto da Cosmetica Italia durante la fiera sarà vario e articolato.
 La cosmesi che verrà: economia digitale e nuovi linguaggi, tra ecologia e tecnologia è il titolo del convegno internazionale, promosso dall’area tecnico-normativa di Cosmetica Italia che anche quest’anno caratterizzerà la giornata inaugurale di Cosmoprof Worldwide Bologna (venerdì 17 marzo ore 9:30, Palazzo Congressi).
La rinnovata attenzione verso la profumeria selettiva, contraddistinta anche dalla presenza, all’interno di Cosmoprime, di Accademia del Profumo e della sua collaborazione nella realizzazione di The Perfume Factory, si tradurrà anche in alcuni incontri curati dal Centro Studi.
Il Centro Studi si occuperà inoltre di altri momenti di approfondimento sui dati economici del settore; tra questi L’evoluzione della cosmetica: industria, mercato, consumatori e abitudini d’uso da oggi ai prossimi anni e il Focus sul target adolescenti in programma venerdì 17 marzo (ore 14, Cosmotalk). Sarà invece a cura del Gruppo Cosmetici Erboristeria il convegno Valutazione, percezione e comportamenti del consumatore di cosmetici naturali. Presentazione risultati rilevazione Psicolinguistica (sabato 18 marzo ore 11, lounge Cosmetica Italia).
Infine, anche Camera Italiana dell’Acconciatura conferma la propria presenza a Cosmoprof con l’HairRing e il convegno L’evoluzione della professione dell’acconciatore: attese e risposte della nuova generazione in programma lunedì 20 marzo alle ore 11 (lounge Cosmetica Italia).
In occasione delle celebrazioni per suoi primi 50 anni, Cosmetica Italia sarà inoltre presente anche fuori dalla fiera. La centralissima e prestigiosa Galleria Cavour ospiterà infatti, da giovedì 16 a mercoledì 22 marzo, la prima tappa dell’installazione interattiva voluta dall’Associazione per raccontare al grande pubblico le diverse sfaccettature del settore.
«La solidità delle imprese italiane, confermata anche dalla recente analisi di bilancio, è testimoniata dalla continua crescita del fatturato globale del settore cosmetico, superiore ai 10,5 miliardi di euro e rafforzata anche dalla crescita positiva del mercato interno (+0,5%) – commenta Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia – Dopo un 2016 contrassegnato da un nuovo record per il saldo commerciale del settore cosmetico che ha toccato 2.300 milioni grazie all’export in crescita del 12%, gli operatori guardano con interesse ai trend dei prossimi anni: accanto all’impatto sempre più significativo delle nuove tecnologie, incluse le app, i prodotti si evolveranno verso nuove texture e claim funzionali in grado di rispondere alla continua evoluzione delle richieste da parte del consumatore».

Il perché dei capelli «fini» nelle donne caucasiche

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Tre approcci complementari sono stati utilizzati per eseguire l’auto-valutazione da parte di volontari, la valutazione da parte di un esperto sensoriale e misurazioni strumentali, al fine di determinare alcuni dei possibili parametri presi in considerazione da parte delle donne caucasiche quando descrivono la nozione di capelli fini. Più di 100 donne di origine caucasica, di differenti età, hanno partecipato allo studio e in particolare alcune consideravano di avere i capelli fini, e altre no. Le misurazioni strumentali effettuate hanno compreso la misurazione del diametro dei capelli, misurazioni della densità dei capelli, test di rottura, di flessibilità, e l’analisi dei livelli di sebo del cuoio capelluto. Dei sei parametri definiti inizialmente, quattro parametri sono risultati essere in comune tra i tre approcci: abbondanza dei capelli (densità), spessore dei capelli, resistenza e volume dei capelli. Il termine “corpo” comunemente usato era comune solo per le autovalutazioni e le valutazioni dell’esperto, mentre l’influenza del curliness era comune solo tra la valutazione degli esperti e le misure strumentali. Questo studio ha dimostrato un accordo tra i risultati sensoriali e quelli strumentali, e illustra anche come le donne possono descrivere adeguatamente i propri capelli; è importante, però, notare come il termine «capelli fini» descriva molto più di fibre capillari solo fisicamente sottili. L’invecchiamento è stato un ulteriore fattore che ha mostrato evidenti ripercussioni su alcuni parametri associati con «i capelli fini», tra i volontari.

International Journal of Cosmetic Science, December 2016 – Volume 38, Issue 6- 10.1111/ics.12323

di C.Lacapra e S.Rum

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...