Ottenuto da risorse rinnovabili, VIVAPUR CS TEX 12 è un innovativo stabilizzatore, prodotto dall’azienda tedesca J. Rettenmaier e distribuito in Italia da Gale & Cosm, utilizzabile per creme, spray e lozioni. È un ingrediente sicuro e biodegradabile, che crea una sospensione stabile nel tempo, evitando i problemi legati ai fenomeni di flocculazione, sedimentazione, galleggiamento e formazione di agglomerati. I fattori principali che influenzano la stabilità sono la viscosità, il pH, la presenza di ioni, la densità specifica, la forma e molto altro. VIVAPUR CS TEX 12 non si limita ad addensare la formulazione, ma garantisce omogeneità e stabilità a lungo termine. Si presenta come una polvere bianca solubile in acqua a temperatura ambiente e, una volta miscelato alla formulazione, la addensa e la stabilizza dopo un rapido tempo di attivazione, generando un network 3D che ne sostiene i componenti. Non necessita di neutralizzazione. VIVAPUR CS TEX garantisce una nebulizzazione efficiente dei prodotti spray, grazie a una omogenea distribuzione in fini goccioline senza necessità di agitare il prodotto prima dell’erogazione. Lascia la pelle setosa, senza appiccicare né appesantire, e facilita l’applicazione del prodotto. Queste caratteristiche rendono VIVAPUR CS TEX l’ingrediente ideale da aggiungere alle formulazioni solari spray. VIVAPUR CS TEX è certificato Ecocert, Cosmos e NPA.
Ilaria Borgna
Una soluzione reologica innovativa
Vendite online: rischi e opportunità per la profumeria artistica
Il mondo della profumeria artistica si interroga su come cogliere le opportunità del commercio online senza tradire la propria natura. Una natura fatta innanzitutto di creatività olfattiva al di là delle convenzioni e di produzioni in numero limitato, realizzate con cura artigianale. Una connotazione fuori dagli schemi anche nel processo di scelta da parte dell’acquirente, che compra e indossa queste creazioni sulla base della coerenza con il proprio stile, come un vestito su misura. La profumeria di nicchia vive un momento di evoluzione. Da un lato si riscontra un bisogno delle case produttrici di mostrare la propria identità attraverso l’apertura di negozi monomarca, un fenomeno che in Italia ha investito Milano, che conta ormai molti show room concentrati nel quartiere di Brera. Dall’altro si osserva l’interesse delle big companies del cosmetico ad acquisire alcune storiche case profumiere della nicchia. Su come il commercio online si inserirà in questo mutamento e con quali opportunità e rischi abbiamo chiesto il parere di Silvio Levi, esperto del mondo della profumeria artistica e presidente di Calè, punto di riferimento in Italia della distribuzione della profumeria di nicchia.
Il percorso di scelta del profumo da parte dell’acquirente sembra impensabile da svolgersi fuori da un negozio: ci sono approcci sperimentali di utilizzo del web?
La diagnostica olfattiva sviluppata dal circuito europeo di negozi Nose è stata resa disponibile anche online. Si tratta di una modalità di accompagnare l’utente nella ricerca del proprio profumo attraverso un percorso assistito che parte dai gusti espressi dalla persona. In negozio ci si avvicina alle preferenze olfattive del cliente grazie alle indicazioni del cliente stesso, alle idee dell’assistente e al supporto di un algoritmo che propone gruppi di cinque creazioni scelte nell’ambito di un database, che le classifica in funzione delle famiglie olfattive. La proposta comprende sempre tre creazioni vicine ai gusti olfattivi dichiarati dall’utente e due che se ne discostano in alcuni accordi, esaltando note marginali rispetto all’universo olfattivo costituito dalle sue preferenze. La scelta, che avviene alla cieca, quindi si basa solo sull’appagamento dell’olfatto, porta alla selezione di altre cinque composizioni e così di seguito, fino alla scelta definitiva da parte dell’utente. Il percorso diagnostico online, dopo l’iscrizione del potenziale acquirente al sito, si fonda sull’elaborazione in funzione dell’algoritmo dei gusti dell’utente, che dichiara le proprie preferenze e i profumi finora indossati. L’utente riceve poi i campioni per posta e si ricomincia. Il percorso è più lungo e, probabilmente, meno gratificante rispetto all’esperienza in negozio, dove l’intervento e la perizia dell’assistente lo rendono più personale e più completo. Queste esperienze ci fanno capire come continui a essere centrale il ruolo della distribuzione territoriale.

La distribuzione online non può basarsi sulle grandi piattaforme dell’e-commerce, come vede l’evoluzione di questo commercio?
Il problema è che su scala globale diventa difficile limitare i pezzi venduti, un aspetto invece essenziale per le case profumiere della nicchia che hanno capacità produttive limitatissime e una cura artigianale per le realizzazioni. Al momento, al di là delle esperienze online dei singoli retailer, una piattaforma online dedicata alla profumeria artistica mi sembra difficile da costituire. Potrebbe essere interessante in futuro sperimentare una piattaforma che abbini le creazioni della profumeria artistica ad altri tipi di beni, come gli accessori, con una proposta di marchi coerente in termini di identità e selettività.
La globalizzazione vi porta a ripensare la distribuzione su scala mondiale?
È un problema con cui questo mondo costantemente si confronta. Il modello italiano, che è stato finora molto efficace perché le case hanno potuto scegliere, a partire dagli anni ‘90, i propri pochi selezionati rivenditori fra oltre 15000 negozi territoriali, ora diventati circa 6000 ma con superfici espositive forse maggiori, non è percorribile su scala globale. Fuori dall’Italia, infatti, neanche la Francia ha un canale selettivo tanto sviluppato e, d’altra parte, le produzioni rimangono esigue. La globalizzazione è una grande opportunità per sviluppare la nicchia in modo equilibrato, senza snaturarla, ma garantendo le vendite sufficienti a permettere alle case profumiere di portare avanti i propri progetti creativi. La sfida è limitare il numero di negozi a meno di mille nel mondo, anche contraendo il numero di punti vendita dove, come in Italia, fossero molti. In questo contesto, i negozianti diventerebbero imprenditori che devono puntare a valorizzare l’esclusività di questi prodotti e il loro contenuto anche culturale. Questo significa investire sulla qualità e soprattutto sulla formazione del personale, per costruire un’accoglienza che dovrebbe richiamare le figure del maggiordomo e del libraio: personale con un livello culturale commisurato alla clientela, che sappia ascoltare, mettersi in sintonia. È un cambiamento non è facile ma già in corso, che si avvantaggia di una offerta formativa specializzata sulla parte riguardante le creazioni olfattive, la loro valutazione e la cultura profumiera a esse legate, che anche in Italia si sta ampliando.
di Elena Perani
Novità per ricci definiti dalle foreste brasiliane
Dalla regione del Cerrado, nella foresta pluviale brasiliana, proviene un ingrediente cosmetico innovativo distribuito in Italia da Pharma Cosm Polli s.r.l. l’olio di pequi (Caryocar brasiliense). Il frutto del pequi contiene da uno a cinque semi i quali, insieme alla polpa, forniscono un olio dalle proprietà uniche per la cura dei capelli mossi. L’olio di pequi è ricco di acidi grassi, con una composizione che lo rende compatibile con l’epidermide. Contiene acido oleico e palmitico e provitamina A, grazie ai quali è possibile migliorar l’aspetto dei capelli ricci e mossi. Test sperimentali hanno riportato un aumento della definizione del riccio del 31% e una azione anticrespo del -23% rispetto a placebo, con una concentrazione di olio di pequi dell’1,5% in sole 24 ore. Con una concentrazione del 3,0% si ottiene invece un aumento della definizione del riccio del 36% e una azione anticrespo del -34%. Il dosaggio consigliato è dell’1,5-3% nella fase oleosa, nella fase tensioattiva o nella fase acquosa previa solubilizzazione. I capelli ricci tendono a essere più secchi a causa della forma a spirale che rende difficile mantenere una corretta idratazione. Inoltre, per mantenerli luminosi e con il giusto volume, gli esperti suggeriscono di pettinarli solo quando sono leggermente umidi, sempre dalle radici alle punte. Per facilitare questa operazione e mantenere i ricci idratati nel tempo, beraca propone l’olio di pequi come prodotto hair care di provata efficacia.
Barba perfetta
Attualmente, sul mercato sono molte le linee disponibili per uomo che si occupano del trattamento delle chiome maschili, trascurando tuttavia la cura della barba. Questa necessita di attenzioni particolari, essendo caratterizzata da peli più robusti e ispidi e, spesso, da una pelle delicata. Tende quindi facilmente a sviluppare doppie punte e irritazioni cutanee. Evonik si conferma una azienda attenta alle esigenze dei consumatori più moderni. Il team di esperti di Evonik Personal Care, infatti, ha sviluppato una formulazione innovativa destinata alla cura della barba, comprendente shampoo, balsamo e trattamento olio. La linea è pensata per detergere, trattare e migliorare l’aspetto della barba, costituendo uno step irrinunciabile nella cura di ogni giorno. Per adattarsi al senso pratico maschile, Evonik propone anche uno shampoo e olio doccia in gradi di coniugare i benefici dello shampoo alla delicatezza dell’olio. La schiuma delicata non irrita la pelle e deterge delicatamente. La formulazione include TEGO® Sulfoccinate DO 75, che garantisce un adeguato sviluppo di schiuma, e TEGOSOFT® PC 31, che riduce la sensazione di pesantezza sulla pelle.
Airless in materiale riciclabile
In un mercato sempre più sensibile ai temi della sostenibilità, Lumson – azienda italiana di packaging con sede a Capergnanica, in Lombardia – ha presentato la collezione APP (Airless Plastic Packaging) in un nuovo materiale rinnovabile composto da etanolo, estratto dalla canna da zucchero. Il Green PE è un biopolimero innovativo in grado di apportare all’ambiente innumerevoli benefici tra cui la riduzione delle emissioni dei gas serra (ogni tonnellata di questo materiale è in grado di catturare ed assorbire CO₂ dall’atmosfera). Certamente è una risorsa in grado di assicurare le medesime performance e funzionalità del polietilene tradizionale, consentendo un utilizzo trasversale in un’estrema varietà di applicazioni. Grazie alle proprietà del nuovo materiale, l’azienda italiana ora è in grado di offrire una nuova soluzione sostenibile applicata alla tecnologia airless. Disponibili nelle versioni da 30 ml e 50 ml, gli APP in Green PE mantengono le caratteristiche degli airless con pouch: ad esempio proteggono gli ingredienti sensibili e riducono l’utilizzo dei conservanti, permettono un dosaggio controllato e non lasciano residui di prodotto a fine utilizzo. È disponibile un’ampia scelta di decorazioni e personalizzazioni del packaging.
di A.Virgili
Compact per tutti i gusti
Albéa, multinazionale francese produttrice di packaging per prodotti di bellezza, ha lanciato due nuove linee di compact personalizzabili: la linea Quartz è di forma quadrata mentre la Onyx è di forma circolare, entrambe disponibili in tre dimensioni diverse. Caratterizzati da un design elegante, questi portacipria offrono numerose opzioni di personalizzazione: con o senza specchio, con tappo trasparente od opaco, nella versione con la base del compact incavata o nella versione premium con una “tavoletta” inferiore attaccata con saldatura ad ultrasuoni, ed infine con ogni tipo di decorazione (ad esempio laccatura, verniciatura, tampografia, serigrafia, stampa a caldo o su film, metallizzazione). Nel campo della decorazione, inoltre, Albéa ha introdotto una nuova tecnologia di stampa digitale molto versatile, che oltre alle superfici piane funziona anche su superfici leggermente concave o convesse. L’illustrazione grafica selezionata viene stampata direttamente sul contenitore nella fase finale del processo: questa tecnica è perfetta per le edizioni limitate e per le personalizzazioni dell’ultimo minuto.
di A.Virgili
Shampoo soft touch
La Spectra Packaging è un’azienda inglese specializzata nei contenitori in HDPE e in PET, che dal 2007 offre ai marchi cosmetici una vasta gamma di bottiglie, flaconi, tappi e soluzioni di imballaggio su misura. Recentemente ha collaborato con Josh Wood, hair stylist e marchio inglese di tendenza, per la sua nuova linea di shampoo e conditioner Precious Blonde. La scelta del packaging è caduta sui flaconi della linea Slim Tubular, abbelliti per l’occasione da una finitura soft touch, col fine di creare una sensazione tattile che comunicasse eleganza, purezza e intimità. Una particolare decorazione riflettente ha poi donato luminosità e brillantezza, in contrasto con la finitura opaca di color viola. Il packaging è stato completato con una chiusura in argento per lo shampoo e con una pompetta con base argentata per il conditioner. I prodotti in questione sono stati presentati al recente Packaging Innovations di Londra, insieme ai flaconi per i prodotti di cura della pelle Elemis. L’azienda inglese ha inoltre presentato una nuova linea di contenitori ovali con chiusura snap-on: sei flaconi in HDPE disponibili in diversi formati, da 100 ml fino a 500 ml.
di A.Virgili
FDA vieta 19 sostanze chimiche utilizzate nei saponi antibatterici
«I consumatori possono pensare che i saponi antibatterici sono più efficaci a impedire la diffusione di germi, ma non abbiamo prove scientifiche che sono meglio d’acqua e sapone normale – ha detto Janet Woodcock, MD del centro della FDA per la valutazione della droga e la ricerca (CDER). – In realtà, alcuni dati suggeriscono che ingredienti antibatterici possono fare più male che bene a lungo termine». Questa regola si applica ai prodotti di consumo lavaggio antisettico contenente uno o più dei 19 principi attivi specifici, tra cui il più comunemente usato ingredienti – Triclosan e Triclocarban. Le aziende non potranno più commercializzare sapone antibatterici con questi ingredienti, fino a che i produttori non dimostrano che questi ingredienti sono sicuri per un uso quotidiano a lungo termine e che sono più efficaci del normale sapone e acqua nel prevenire la malattia e la diffusione di alcune infezioni.
Passaggio a Sud Est
Nella maggior parte dei più importanti Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente le vendite di profumi e fragranze non hanno risentito né della crisi economica globale né delle turbolenze geopolitiche recenti ma hanno attraversato un ininterrotto trend di crescita dall’inizio del decennio. Nelle principali nazioni della macroregione Mea (Middle East and Africa) il fatturato dell’industria e della distribuzione dei profumi non ha conosciuto segni di arretramento a partire dalla stagione 2010-2011, se si eccettuano i pochi e circoscritti segni meno di inizio decennio, limitati all’Egitto. Questo è quanto si evince dalle più recenti analisi di Euromonitor International che ai più importanti Paesi dell’area ha dedicato nel maggio di quest’anno una serie di report specifici. Spicca in questo contesto la performance registrata dagli Emirati Arabi Uniti, capofila della corsa alle fragranze in cui le vendite hanno toccato nel 2015 il picco dei 607,5 milioni di dollari. Un balzo notevole rispetto ai 582 milioni totalizzati soltanto un anno prima. E un progresso di dimensioni ancora più ragguardevoli a paragone con il volume d’affari espresso nel 2010, attestatosi attorno ai 438 milioni di dollari. Da allora, ogni anno il mercato della profumeria si è esteso con tassi del 7,4% fra 2010 e 2011; del 6,3; dell’8,5; del 7,4 e del 4,3% nelle annate successive. Fra gli altri territori presi in esame da Euromonitor, secondo in termini di rilevanza economica è risultato l’Egitto. Nel 2015 essenze e affini vi hanno generato un business da 138,7 milioni di dollari, culmine di un’evoluzione graduale avviata sei anni fa quando valeva 130,9 milioni. Nel biennio a seguire il segmento ha patito una flessione (-0,1 e -1,4% rispettivamente nel 2011 e nel 2012) che lo ha ridimensionato a 130,8 e 129 milioni di dollari; ma ha subito ripreso slancio. Nel 2013 è risalito a 131 milioni e nel 2014 a 134,4 (+1,6 e +2,6%, nell’ordine). Terzo per gli acquisti di profumi in Medio Oriente e Africa del Nord si è posizionato il Marocco, che ha chiuso il 2015 con un fatturato relativo da oltre 93 milioni di dollari, punto conclusivo, almeno per ora, di una ininterrotta escalation. Partiva da 68,2 milioni nel 2010 e fra 2011 e 2014 è passato da 72,4 a 87,9 milioni, per un incremento che dal 2010-2011 allo scorso biennio è stato, in percentuale, del 6,2; del 5,5; del 6,9; del 7,7% e del 6,4%.
Fragranze d’Oriente
Il commercio profumiero ha avuto dinamiche incoraggianti anche in Tunisia, pur se a fronte di numeri significativamente più ridotti. Il livello record è stato raggiunto nel Paese proprio nel 2015 con 76,4 milioni di dollari d’incassi; equivalenti però a un più che rispettabile +9% sul precedente anno. Nel 2010 il comparto non andava oltre i 53,6 milioni ma il suo sviluppo è stato decisamente rapido, coi 57,2 milioni del 2011; i 61,2 del 2012; i 65,2 del 2013 e i 70,1 del 2014. Anche in termini percentuali si è proceduto a ritmi serrati e costanti. Sino a tutto il periodo compreso fra il 2010 e il 2013 il tasso di incremento calcolato in base ai prezzi per unità del 2015 si è aggirato attorno al 6%; e fra 2013 e 2014 si è invece verificato uno scatto a +7,4%. Fanalino di coda e protagonista di un rallentamento fra il 2014 e il 2015 è stata infine l’Algeria, dove il volume d’affari dei profumi non ha superato la soglia dei 68,6 milioni di dollari, dato del 2015. L’andamento è stato piuttosto lento, sul territorio, visto che il fatturato ottenuto all’inizio del decennio era addirittura di poco superiore a quello della Tunisia ed equivalente cioè a 55 milioni di dollari. Fra il 2010-2011 e il 2013-2014 le percentuali di crescita sono state, nell’ordine, del 4,3; dello 0,1; del 6,3 e del 7%. Negli ultimi due anni tuttavia si è assistito a un arretramento al +5% soltanto, per scambi che nel 2014 sono valsi 65,3 milioni contro i 61 del 2013 e i 57,4 visti sia nel 2011 e sia l’anno successivo.
I protagonisti locali e il peso delle vendite dirette
I report di Euromonitor International hanno permesso anche di comprendere quali siano gli elementi trainanti per il mercato mediorientale e magrebino dei profumi e delle fragranze, classe merceologica che nella metodologia degli analisti include anche alcune soluzioni per il capello. Negli Emirati Arabi Uniti, federazione formata da Abu Dhabi, Ajman, Dubai, Fujaira, Ras al-Khaima, Sharja e Umm al-Qaywayn, è la tradizione a giocare un ruolo importante. I profumi basati sull’oud, un’antica resina pregiata di origine indiana, hanno infatti alle spalle una lunga storia ed esercitano oggi un fascino crescente anche presso il pubblico occidentale, per esempio. E lo stesso può dirsi delle svariate tipologie di attar, fragranze naturali distillate in una corrente di vapore e fissate su una base di olio di sandalo. La presenza massiccia delle grandi multinazionali del settore è senza dubbio un driver di vendita importante nel Paese; ma allo stesso tempo non è secondario il ruolo dei turisti, in aumento, che nelle essenze vedono il perfetto souvenir per sé e gli amici a casa. In posizione di forza sul panorama nazionale c’è anche Abdul Samad Al Qurashi Co, fondata in Arabia Saudita, alla quale Euromonitor International ha attribuito uno share del 17%. In una nazione in cui la clientela dalle ampie possibilità di spesa non manca, si pronostica un futuro roseo per i prodotti di fascia premium (+7%) ma anche il mass market (+4%) godrà di una buona salute. Due sono le principali tendenze del consumo in Egitto. Da un lato la presenza capillare di piccole botteghe in grado di realizzare formule personalizzate, magari replicando in parte le caratteristiche di quelle di marca, che paiono attrarre soprattutto l’utenza più giovane. Dall’altro il forte presidio del mercato esercitato da specialisti della vendita diretta come Avon o come Hb Oriflame, che fondano in buona parte il loro successo sul continuo ampliamento e sulla completezza del catalogo.
Espressione di personalità
Avon Beauty Products ha segnato nel 2015 un passo avanti degno di nota (+13%) anche in Marocco, dove peraltro Euromonitor ha sottolineato l’ingresso sul mercato di una varietà di nuove proposte in arrivo da brand del calibro di Lancôme e Chanel. Visto dai ricercatori l’acquirente marocchino considera le fragranze un’espressione di personalità e un biglietto da visita nei riguardi del mondo. E anche per questo negli anni a venire si ipotizza un incremento dei valori di mercato dell’8% annuo a tassi costanti. Ancora più significativa la crescita prevista per il mercato tunisino (11%) nel quale fra i top player del 2015 è emersa la produttrice locale Tuniparco (Tunisienne de Parfumerie et de Cosmétique) in attività dal 1974 e oggi forte di uno share del 3% in valore. Tuttavia anche a Tunisi è aggressiva la concorrenza del direct selling con Hb Oriflame in posizione di primo piano, grazie sia a una accattivante politica di prezzo e sia alla ricchezza della sua offerta, supportata secondo gli osservatori da una strategia di marketing divenuta con il tempo più efficace. Analogamente ai consumatori marocchini, quelli algerini vedono nei profumi la manifestazione di un modo di essere preciso e di un determinato status sociale oltre ad avere sviluppata una radicata cultura in tema di fragranze ed essenze. Il fenomeno riguarda trasversalmente entrambi i sessi e l’industria oggi può contare su una base di potenziali clienti in continua espansione, vista l’ascesa di una classe media dalle possibilità di spesa crescenti. Sul territorio si stanno rafforzando e moltiplicando i poli di distribuzione e vendita e la spinta all’urbanizzazione farà il resto. Si tratta di un panorama frammentato e dominato dalle multinazionali: da Moët Hennessy Louis Vuitton a Procter & Gamble, grazie ai rispettivi marchi Givenchy, Guerlain; Dolce e Gabbana e Hugo Boss.
La finestra sull’Arabia
Ricco e competitivo è anche il mercato profumiero dell’Arabia Saudita, a sua volta in grado di fare leva sulla storica attenzione alle fragranze che caratterizza una vasta parte della popolazione. Non a caso, Euromonitor International ha calcolato che il consumatore-tipo, nel Paese, spenda qualcosa come 700 dollari al mese per le produzioni locali e orientali; e altri 500 dollari circa per l’acquisto di cosmetici realizzati in Occidente. L’orientamento marcato alle essenze orientali ha spinto le case produttrici internazionali a includerne alcune varietà nel loro portfolio con l’obiettivo di guadagnare ulteriori fette di business. Fra i loro concorrenti principali c’è e rimarrà il fornitore nazionale fondato nel 1982 Arabian Oud, al quale gli analisti hanno attribuito uno share del 35% a valore. Arabian Oud ha dal canto suo affiancato alla tipica proposta di aromi arabi quella di varietà ispirate alle mode dell’Occidente e sebbene basi la sua fortuna sul catalogo premium, mette a disposizione dell’utenza una vasta scelta di confezioni discount. Nel suo complesso, il mercato rimarrà florido.
Emirati Arabi Uniti
Sono capofila della corsa alle fragranze i Medio Oriente e nel Paese le vendite di profumi hanno toccato lo scorso anno il picco dei 607,5 milioni di dollari di valore.
In Arabia Saudita
Si stima che il consumatore medio spenda circa 700 dollari al mese in profumi di provenienza locale o orientale; e altri 500 in prodotti cosmetici realizzati nei Paesi occidentali.
di R. Carminati in collaborazione con Euromonitor International
Un mondo colorato
Con pochissime eccezioni il settore hair care ha evidenziato fra il 2014 e il 2015 a livello mondiale un andamento negativo. Ne hanno data testimonianza i dati elaborati quest’anno da fonti come Euromonitor International, secondo la quale il risultato è il frutto di una tendenza in atto da tempo.
Secondo gli analisti di Euromonitor International anche nel 2015 il settore dei prodotti per la cura del capello ha espresso nel mondo valori decisamente importanti. Lo scorso anno il volume d’affari complessivo a essi correlato è stato pari a 68 miliardi e 967 milioni di dollari e in questo contesto sono stati gli shampoo ad assumersi il ruolo di campioni di vendita, fatturando 25,7 miliardi circa. Il secondo posto fra i best seller della categoria è invece andato al balsamo, il cui business è stato pari a 15,3 miliardi di dollari; e al terzo posto per importanza si sono piazzati i coloranti con 11 miliardi. A seguire, i modellanti per l’acconciatura hanno totalizzato consegne per 8,272 miliardi e i servizi offerti dai saloni specializzati, a loro volta presi in considerazione dagli esperti di Euromonitor, sono andati vicini alla soglia dei 4,5 miliardi di incasso. Le formule due in uno hanno oltrepassato quota 2,6 miliardi mentre in fondo alla graduatoria si sono posizionati i trattamenti liscianti, che hanno generato transazioni per 876,3 milioni di dollari; e anti-caduta (con 772,9 milioni di dollari). Espressa in termini percentuali la performance dell’intera industria hair care risulta tuttavia tutt’altro che incoraggiante poiché la maggior parte delle voci prese in considerazione dalla casa con sede centrale europea a Londra ha sofferto delle perdite a cavallo fra il 2014 e il 2015. Nell’ordine, i prodotti due in uno hanno lasciato per strada l’1,3%; i coloranti l’1,8% e liscianti e fissativi addirittura il 7,1%. I modellanti hanno limitato i danni segnando soltanto uno 0,1% e gli shampoo non hanno segnalato nel biennio alcuna variazione. In crescita, in questo contesto, le sole soluzioni per contrastare la calvizie (+2,5%) e in misura più marginale balsamo e hair salon. Queste ultime due categorie hanno progredito invece rispettivamente dello 0,5% e di 1,9 punti percentuali.
Gli italiani si tingono meglio
In uno scenario decisamente poco incoraggiante i consumi nel nostro Paese non hanno fatto eccezione. Euromonitor International ha nondimeno tratto motivi di ottimismo dal comportamento del colore, che ha sì perso l’1% dei valori ma ha viaggiato in ripresa rispetto al -2% circa del 2014. Molto più confortante il dato relativo ai trattamenti anti-caduta, i quali hanno registrato un exploit del 3% da un anno all’altro. Con un’avvertenza, però: a detta degli analisti è probabile che a trainare l’ascesa sia stata la maggiorazione dei prezzi medi di questa classe merceologica. Quanto invece alle tinte, si sospetta che il loro relativo successo sia dovuto alla preferenza che i consumatori e le consumatrici in particolare attribuiscono al fai da te, in attesa del tempo e del danaro per il coiffeur. Non ci si attendono novità di rilievo per il prossimo futuro ed è anzi probabile che il settore della cura del capello possa arretrare ancora, quest’anno, dello 0,2%. Per paradossale che possa sembrare, anche questa cifra è da considerarsi positivamente, dopo il -3% degli anni scorsi. È quanto mostrato d’altronde dalla stessa Cosmetica Italia, secondo la quale il segmento aveva assistito a una discesa del 3,1% delle vendite già nel 2014, quando il suo peso economico totale aveva toccato 1,1 miliardi.
Nel Regno Unito la chioma ricresce in virtù soprattutto dell’attenzione con cui i maschi locali si dedicano alla lotta contro l’alopecia. La battaglia si è tradotta sul mercato in un incremento del 3% del venduto, perfettamente identico a quanto archiviato, sempre nel 2015, dagli agenti modellanti. In un panorama dominato nella sostanza da Procter & Gamble, che sembra avere tratto particolare beneficio dal lancio della linea Aussie (+6% sul 2014) gli osservatori non si aspettano tuttavia grandi novità per il futuro: data la saturazione del mercato si può invece ipotizzare una stagnazione.
La Francia è un Paese per vecchi
A orientare le strategie dei produttori in territorio francese sono state per lo più le dinamiche della demografia, stando a quanto riferito da Euromonitor International. Vista la prevalenza degli over-65 essi hanno spinto sulla commercializzazione di formule coloranti oppure di soluzioni specifiche per i capelli secchi. È a questa fascia di consumatori che anche nel prossimo futuro dovrebbe indirizzarsi la ricerca innovativa, con un brand di primo piano come L’Oréal già pronto a promuovere tre nuove versioni della gamma Excellence Age Perfect. Allo stesso tempo le aziende sono alle prese con una guerra dei prezzi che per gli analisti si vince solo a colpi di valore aggiunto.
In Germania piace l’acconciatura fai da te
All’industria della cosmesi per il capello il consumatore tedesco chiede con crescente frequenza preparati in grado di garantirgli risultati simili a quelli che otterrebbe da un parrucchiere, ma facili da applicare in casa e il più possibile convenienti. Pertanto, se da un lato il fai da te ha evidenziato percentuali di crescita di indubbio interesse, dall’altro Euromonitor International ha rilevato che le private label più note e affidabili hanno consolidato nel 2015 il loro presidio del mercato. Lo stesso hanno fatto le proposte di fascia più bassa distribuite dalle multinazionali, i cui prodotti di punta si trovano ora pressati da una duplice forma di concorrenza. Nel complesso Henkel è stato giudicato come uno dei marchi di maggiore successo nel periodo in esame. Gli shampoo si segnalano fra le famiglie più toccate dalla personalizzazione dell’attitudine al consumo e con le migliori prospettive.
Gli spagnoli lo fanno più spesso
A Euromonitor International alcune fonti del mercato hanno svelato che con tutta probabilità la donna spagnola ha iniziato a lavare i suoi capelli più spesso di quanto non accadesse in passato, superando il timore di secchezza e doppie punte con il ricorso al balsamo. È probabile che questo mutamento nelle abitudini di consumo sia alla radice della buona performance del panorama locale, i cui valori dovrebbero balzare sino a quota 1,2 miliardi di euro entro il 2020. A tassi costanti il fatturato totale dovrebbe aumentare in avvenire del 2% annuo, in media, e fra i trend d’interesse sono stati citati l’attenzione degli uomini ai trattamenti anti-caduta e agli shampoo medicati. Il progressivo invecchiamento della popolazione premia infatti le formule di area anti-age e dintorni.
I multi-funzione scoprono l’America
Il principe del mercato statunitense dello scorso anno è stato il balsamo, le cui vendite hanno totalizzato 2,4 miliardi di dollari per un incremento percentuale dei valori del 5% rispetto all’annata precedente. L’utilizzatore nordamericano sembra altresì particolarmente attratto dalle soluzioni multi-funzione: non dai classici due in uno però, bensì dai prodotti di co-cleansing, detergente e balsamo insieme, per questioni di praticità, da un lato; e di sostenibilità ambientale dall’altro. Pure a fronte di qualche rallentamento e a seguito dell’acquisizione di Carol’s Daughter, L’Oréal si è confermata player di spicco di un mercato frammentato. L’opinione degli esperti è che la tendenza alla personalizzazione sarà ancora dirimente, specie per catturare il pubblico latino e afroamericano.
Molto e-commerce per i cinesi
Il futuro dei cosmetici per il cuoio capelluto in Cina non è da primato, visto che l’aspettativa è in media per un aumento dell’1% delle vendite e opinione degli analisti di Euromonitor International è che a godere dei più rilevanti successi saranno prodotti estremamente mirati come gli anti-caduta. Ciò non toglie che il mercato cinese rimanga quanto mai vivace. Il generalizzato rafforzamento delle capacità di spesa della popolazione ha spinto verso l’alto le vendite di prodotti di fascia alta e per conseguenza i prezzi medi per unità di prodotto. L’autentico fenomeno si chiama però Internet. La competizione fra produttori si è spostata dai negozi ai marketplace virtuali e in particolare alle piattaforme business-to-consumer che ospitano le vetrine digitali di un numero crescente di brand.
di R. Carminati in collaborazione con Euromonitor International












