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Ilaria Borgna

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Microcapsule di alginato contenenti olio di cedro

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olio di cedroIn questo lavoro sono state studiate microcapsule di sodio alginato contenenti olio essenziale di cedro (CWO) per usi in tonici anti-acne, mediante la gelificazione ionica dell’alginato con cloruro di calcio (CaCl2) e successiva aggiunta di glutaraldeide, allo scopo di migliorare il grado di reticolazione. In particolare, le microcapsule di alginato contenenti olio essenziale di cedro sono state ottenute tramite un incapsulatore con un ugello di 600 μm, testando diverse concentrazioni di alginato (1, 3 e 4% w/v) e diverse concentrazioni di CaCl2 (0,1, 0,25 e 0,5 M), e glutaraldeide (12,5% e 50%- 0,1 g L-1 e 10 g L-1, rispettivamente).
L’effetto dovuto alla concentrazione di alginato e l’influenza della quantità di CaCl2 e glutaraldeide sulla forma delle microcapsule e il contenuto totale dell’olio essenziale di cedro incapsulato, sono state valutate mediante lente di ingrandimento stereoscopica, SEM e spettrofotometria UV-VIS. I risultati mostrano che si ottiene una corretta formazione delle microcapsule utilizzando una concentrazione di alginato del 3% w/v.
I migliori risultati, in termini di forma delle microbeads e quantità di olio incapsulato, sono stati ottenuti per una concentrazione di CaCl2 pari a 0,5 M, senza glutaraldeide, con un massimo incapsulamento di 177,2 mg per g di microcapsule.
Flavour and Fragrance Journal- Volume32, Issue3;Pages 184-190 (2017)

di C. Lacapra e S.Rum

49° Edizione del Rapporto Annuale di Cosmetica Italia

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I dati relativi alla cosmetica italiana per il 2016 riconfermano la stabilità del settore, che ha registrato un fatturato di oltre 10 miliardi di euro e un export da record, con una bilancia commerciale superiore a quella di altri settori d’eccellenza del made in Italy.
Questa mattina, presso la sede di Cosmetica Italia, è stata presentata l’ultima edizione del Rapporto Annuale redatto dal Centro Studi dell’associazione nazionale delle imprese cosmetiche: la 49esima analisi del settore e dei consumi cosmetici in Italia. Dai dati presentati emerge come la cosmesi abbia un valore pari allo 0,6% della ricchezza totale prodotta in Italia e le esportazioni di beni legati a questo settore coprano l’1% dell’export italiano.
Il fatturato totale del settore cosmetico nazionale nell’ultimo anno ha raggiunto un valore di 10,5 miliardi di euro e l’export è riuscito a toccare i 4,3 miliardi.
Inoltre, la cosmesi made in Italy presenta una bilancia commerciale da record, pari a 2,3 miliardi di euro, che supera quella di altri settori italiani d’eccellenza, come la pasta, l’occhialeria, i motocicli e le imbarcazioni di lusso.
I prodotti che hanno registrato le crescite più significative nel corso del 2016 sono stati quelli per le labbra, con un +6,8% rispetto all’anno precedente e quelli per il trucco viso, che hanno raggiunto un incremento del 4,5%. Spicca l’interesse dei giovani nei confronti del make-up: nel segmento under 25 i prodotti per il trucco hanno avuto una crescita di 10 punti percentuali.
Il peso dei giovani si avverte anche nel notevole aumento degli acquisti online, che nel 2016 hanno registrato un +36% in Italia.
Il consumo da parte delle donne risulta ancora molto superiore rispetto a quello maschile: infatti, il 76% dei consumi cosmetici in Italia viene effettuato dalle donne, mentre gli uomini si limitano al restante 24%.
 «I 50 anni celebrati anche dalle statistiche del Centro Studi – afferma Gian Andrea Positano, Responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia – confermano le caratteristiche di un settore anelastico e refrattario alle congiunture negative di questi ultimi decenni. Con la crescita logaritmica delle esportazioni, con la tenuta dei consumi interni, modificati nelle preferenze di canale e di gamma, i fatturati delle imprese specializzate crescono ben al di sopra della media manifatturiera italiana».
Il testo integrale del 49° Rapporto Annuale è disponibile al link seguente: https://www.cosmeticaitalia.it/centro-studi/Rapporto-Annuale-2016/

Licoricidina come antiaging

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antiagingLa licoricidina è un isoflavonoide isolato dalla Glycyrrhiza uralensis Fisher. In questo studio i ricercatori hanno analizzato gli effetti della licoricidina sul photoaging di fibroblasti umani irradiati (HDF), investigando, in vitro, l’attività di scavenging delle specie di ossigeno reattivo (ROS), l’effetto protettivo cellulare e l’inibizione dell’attività dell’elastasi. L’attività di scavenging dei ROS (OSC50) della licoricidina è risultata di 2,77 μM, pari a 3,1 volte rispetto all’acido L-ascorbico. Inoltre, gli effetti protettivi sono stati confermati in uno studio basato su danni cellulari indotti agli eritrociti umani. Il valore τ50 di 10 μM della licoricidina era di 71,0 min; notevolmente superiore a quello ottenuto con α-tocoferolo (37,0 min). L’attività inibitoria dell’elastasi (IC50 di 61,2 μM) è risultata essere 2,1 volte più potente di quella dell’acido oleanolico. La licoricidina ha ridotto notevolmente i ROS intracellulari indotti da UVA, anche attenuando l’induzione dipendente da UVA della proteina MMP-1 (meccanicamente ciò sembra essere dovuto all’inibizione licoricidina-dipendente della fosforilazione delle proteine chinasi attivate da mitogeni-MAPK, che ha determinato una diminuzione dell’attivazione di c-Jun e la riduzione dell’espressione di c-Jun e c-Fos). In conclusione, lo studio rivela che la licoricidina sia in grado di bloccare il photoaging UVA-indotto, e per questo motivo tale molecola può essere utilizzata in nuove formulazioni antinvecchiamento applicate topicamente.

International Journal of Cosmetic Science- Volume39, Issue2; Pages133-140 (2017)

di C. Lacapra e S.Rum

 

Febea: filtri solari e sali di alluminio

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sali alluminio

La Fédération des Entreprises de la Beauté (Febea) prende la parola nel momento in cui alcune sostanze utilizzate nei cosmetici sono sulle prime pagine dei giornali, rafforzando il dialogo con i media. L’Associazione ha recentemente lanciato una serie di workshop per focalizzarsi su questioni relative ai propri settori di intervento.

I primi temi affrontati durante il workshop condotto da Anne Dux, Direttore della Ricerca Scientifica e Regulatory Affairs, hanno riguardato questioni legate alla creme solari e ai deodoranti.

Primo risultato: solo un francese su quattro ha acquistato prodotti solari nel 2016, (26,5% esattamente), per una media di 1,6 di prodotto all’anno. Non è molto, soprattutto se si considera che il cancro della pelle sta facendo progressi ed è uno dei primi tre tipi di cancro in tutto il mondo. Spesso l’elevato prezzo dei prodotti solari, può spiegare la mancanza di interesse dei francesi per i filtri solari, un problema di salute pubblica.

«I prodotti sono costosi, perché i filtri sono costosi», ha spiegato Anne Dux. La qualità, le prestazioni, la rilevanza e l’impatto ambientale dei filtri, componenti chiave del prodotto, sono al centro di approfondimenti. Per essere efficace un prodotto di protezione solare utilizza generalmente due tipi di filtri per proteggere la pelle contro l’UVA e l’UVB: filtri minerali, giocando il ruolo di riflettere il sole come uno specchio, e filtri biologici che assorbono gli UV. Alcuni produttori stanno mettendo in discussione la necessità di aggiungere filtri IR nelle formule di protezione solare.

Si sconsiglia il loro uso, in quanto questi raggi conferiscono una sensazione di calore sulla pelle, proteggere da IR incoraggia l’utente a rimanere più a lungo al sole o esporsi nelle ore più calde della giornata, ribadisce Anne Dux.

Attualmente vi è un dibattito in corso circa la valutazione dell’effetto protettivo dei filtri solari. Secondo FEBEA l’SPF (fattore di protezione solare), che misura la protezione contro UVB, è affidabile solo in misure in vivo, cioè, su volontari umani. I risultati in vitro sono più incerti e questo pone un problema etico.

L’altra questione molto dibattuta sui filtri solari è il loro impatto ambientale sulla fauna selvatica e la vita marina. I filtri minerali si depositano sul fondo dell’oceano e non si degradano. Ma per quanto riguarda l’inquinamento, i filtri solari non sono i più grandi inquinanti, anche rispetto alle vernici industriali.

Il regolamento UE sui cosmetici per quanto riguarda prodotti solari è uno degli atti più sicuri al mondo, avendo una lista di 25 filtri autorizzati di recente concezione, mentre negli Stati Uniti la lista regolata dall’FDA non è stata aggiornata dal 1974; ha solo 9 filtri autorizzati, quindi filtri di vecchia generazione. Ciò crea un vero e proprio scompenso negli Stati Uniti per le aziende internazionali, e la mancanza di sicurezza per i consumatori.

Per quel che riguarda i deodoranti per la lotta contro il sudore, i sali di alluminio sono i primi a essere nominati. Difatti i sali di alluminio, presenti nei prodotti antitraspiranti per bloccare l’escrezione di sudore dalle ghiandole sudoripare, sono stati per molti anni collegati con la possibile causa di cancro al seno. In realtà l’alluminio è presente ovunque nell’ambiente senza compromettere l’organismo, perché non attraversa la pelle.

Ad oggi, nessuno studio affidabile ha dimostrato finora che questi sali di alluminio potrebbero attraversare la barriera cutanea. Non vi è alcun studio conclusivo in materia di attraversamento della barriera cutanea. Le raccomandazioni della AFSSAPS (Agenzia francese per la sicurezza dei prodotti sanitari) si basano su prove non valide, perché sono stati eseguiti in un ambiente carico di alluminio ha replicato Anne Dux. Un nuovo studio in vivo è in corso da parte dell’SCCS (Comitato Scientifico della sicurezza dei Consumatori) ed è atteso da molti studiosi.

di Giusy Chiricosta e Francesco Legrenzi

Autoconservanti nei prodotti cosmetici

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autoconservantiParallelamente all’aumento delle questioni sulla sicurezza di alcuni conservanti popolari, è nato un crescente interesse per lo sviluppo di prodotti per la cura personale «autoconservanti». L’uso di ingredienti multifunzionali/attivi con proprietà antimicrobiche è stato esplorato per la sostituzione dei conservanti convenzionali.
Questo studio, in particolare, ha esplorato l’uso di combinazioni di attivi multifunzionali (MFA) e di altri ingredienti cosmetici in varie formulazioni per la cura personale, al fine di fornire prodotti microbiologicamente sicuri auto-conservanti; in particolare, gli articoli studiati in questo lavoro comprendono prodotti per il viso. Al fine di identificare attivi multifunzionali con attività antimicrobica è stata determinata la Minima Concentrazione Inibente la crescita (MIC) di diversi ingredienti cosmetici; quindi sono state valutate formulazioni contenenti tali ingredienti, sfidando il prodotto con sei cicli multipli di challenge microbico.
Le formulazioni con combinazioni di attivi multifunzionali, antiossidanti (AO) e chelanti (CHL) hanno mostrato azione sinergica, e sono state spesso altamente efficaci. Le combinazioni efficaci sono state in grado di sopportare fino a sei challenge microbici multipli, senza degenerazione del prodotto. Il profilo di efficacia conservante è risultato simile alla formula di controllo contenente conservanti.

International Journal of Cosmetic Science- Volume39,Issue3; Pages301-309 (2017)

di C. Lacapra e S.Rum

 

Tecnica e creatività del profumo in un corso

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Seconda edizione per la Scuola di Profumeria di Accademia Tecniche Nuove e Università di Ferrara, che propone il corso di alta formazione Il mondo del profumo: scienza, tecnica e creatività, strutturato in modalità mista a distanza e residenziale.
Il percorso fornisce conoscenze sulle materie prime che costituiscono i prodotti di profumeria alcolica e le profumazioni dei cosmetici nonché sulle tecniche produttive di profumi e fragranze e competenze pratiche nel riconoscimento olfattivo e creazione di accordi, con rilascio dell’attestazione di «Esperto in profumi» da parte dei due enti organizzatori.
«Il bilancio della prima edizione è stato molto positivo –commenta il direttore del corso Stefano Manfredini, ordinario di Chimica Farmaceutica e Tossicologia presso l’Università di Ferrara dove dirige il Master di II livello in Scienza e Tecnologia Cosmetiche, –con una adesione superiore alle aspettative e un ottimo gradimento, espresso nelle schede di valutazione compilate dai partecipanti».
L’esperienza della prima edizione ha permesso di ottimizzare l’articolazione del corso, prosegue Manfredini «il modulo residenziale è stato riprogettato per dare più spazio alla parte di laboratorio, trasferendo i contenuti in precedenza affrontati in presenza nella parte FAD, che ne è di conseguenza ampliata. Infine, abbiamo ristretto il numero di partecipanti alla parte residenziale per un rapporto ottimale docente/discenti».

Le figure del mondo del profumo
Il corso è destinato a chi opera nell’industria cosmetica, sia nella ricerca e sviluppo sia nel marketing, e anche al mondo della distribuzione, in particolare agli addetti di farmacie, erboristerie, profumerie, centri estetici ecc. «La narrazione del prodotto, fatta con un linguaggio che sappia spiegare il lavoro creativo e produttivo e commentare la composizione olfattiva -sottolinea Claudia Scattolini, fragrance designer e coordinatore didattico del corso, –è importante sia per le figure commerciali dell’industria sia per gli addetti che sono a contatto con il consumatore. Per presentare il profumo servono competenze specifiche, che difficilmente vengono sviluppate nei normali percorsi formativi».
«Oltre che ampliare la propria cultura sull’universo olfattivo e le proprie abilità nel riconoscimento e valutazione dei profumi, chi frequenta questo corso ha la possibilità di capire quale strada intraprendere nel mondo del profumo, perché sono moltissime le figure professionali che lo popolano – considera Giovanni D’Agostinis, chimico cosmetologo e coordinatore didattico del corso. Se essere profumiere non è per tutti, rimarca D’Agostinis, in quanto è necessaria una inclinazione artistica verso la creazione della fragranza – ci sono altre figure. Per esempio è apprezzatissimo il valutatore della fragranza, che nell’industria del prodotto finito fornisce il brief preciso al produttore di fragranze e porta avanti il dialogo fra quest’ultimo e la sua azienda allo scopo di ottenere il prodotto desiderato. Nell’industria, inoltre, sono importanti anche le figure dei responsabili commerciali che hanno il compito di vendere con competenza le fragranze alle aziende di prodotto finito». Infine, il punto vendita, luogo principe della comunicazione del profumo, non può mancare di personale specificamente preparato: «l’attenzione alla preparazione del personale di vendita, purtroppo, non si riscontra del tutto in profumeria –osserva il cosmetologo, -dove non è infrequente che la formazione specialistica degli addetti sia poco curata. Questo potrebbe ripercuotersi negativamente sulle vendite dei prodotti di profumeria alcolica, una tra le più importanti merceologie del canale selettivo che, pertanto, necessitano di una presentazione e capacità di narrazione più puntuale da parte del personale di vendita».

ARTICOLAZIONE DEL CORSO
Step 1: Dalle materie prime alle fragranze – 8 Moduli FAD (propedeutici alla parte residenziale) per 40 ore stimate di studio; fruibile anche singolarmente come aggiornamento.
Step 2: Dalle fragranze al profumo – Formazione Residenziale. 3 giornate di corso pratico in aula per 24 ore di lezione, con riconoscimento olfattivo e laboratori creazione di accordi.

Informazioni e iscrizioni
Online su piattaforma e-learning: http://aggiornamento.tecnichenuove.com
Ufficio Corsi: tel. 0239090440; e-mail: infocorsi@tecnichenuove.com

Garantire la sicurezza dei prodotti per la cura personale

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Come consumatori, esponiamo noi stessi continuamente a sostanze chimiche attraverso l’utilizzo di una vasta gamma di prodotti per la cura personale. Molti di questi prodotti sono utilizzati su base giornaliera e in modi diversi.

In tal modo, si assume che i prodotti pensati per migliorare la nostra igiene personale e l’aspetto non danneggiano la nostra salute. Ingredienti cosmetici come conservanti, coloranti, colori dei capelli, filtri UV, profumi e nanomateriali sono specificamente controllati ai sensi del regolamento cosmetici in Europa.

A partire dagli anni Sessanta, un comitato indipendente di esperti – il Comitato Scientifico della Sicurezza dei Consumatori (CSSC) ha affiancato la Commissione europea sulla sicurezza degli ingredienti cosmetici per supportare decisioni normative sulla necessità che un ingrediente chimico dovesse essere consentito o meno nei prodotti cosmetici, e in quali condizioni di utilizzo. La nostra pelle è la più grande superficie esposta del corpo che ci protegge, agendo come una barriera efficace contro i germi, particelle ecc.

La pelle, tuttavia, non è sempre una buona barriera contro sostanze chimiche, alcune delle quali possono in una certa misura, non solo rimanere sulla pelle, ma essere assorbite nell’organismo. Sostanze chimiche possono anche trovare la loro strada nell’organismo attraverso la bocca o i polmoni, attraverso prodotti per l’igiene orale o prodotti per le labbra, o attraverso alcuni prodotti spray e aerosol.

Il processo di valutazione della sicurezza cosmetica è molto accurato e tiene conto d’informazioni dettagliate sulle proprietà fisiche e chimiche di un ingrediente, il suo potenziale di causare effetti nocivi, e l’esposizione dei consumatori a tali prodotti.

La valutazione mira in particolare a escludere qualsiasi rischio per la sicurezza da sostanze chimiche pericolose che possono essere CMR (cancerogene, mutagene o tossine riproduttive), o può rimanere e accumularsi nell’organismo nel corso del tempo.

Nanomateriali (particelle insolubili o bio-persistente scala da 1 a 100 nanometri) possono provocare diversi effetti dannosi rispetto alle forme non in nanoscala delle sostanze chimiche. Il processo di valutazione della sicurezza assicura anche che un ingrediente chimico è sufficientemente puro e non contiene impurità inaccettabili, che potrebbero essere dannosi per la salute dei consumatori. Si presta anche particolare attenzione a determinati gruppi di popolazione che possono essere più vulnerabili – come i neonati, i bambini e le donne in gravidanza, o quelli che possono essere più esposti a sostanze chimiche cosmetiche tramite la loro occupazione, come per esempio il personale dei saloni di bellezza e i parrucchieri.

di G. Chiricosta e F. Legrenzi

SICC AccademiaA – 4° Corso per i Valutatori della Sicurezza Cosmetica 2017

Sono aperte le iscrizioni alla 4° edizione del Corso di Formazione SICC AccademiA per la qualifica dei Valutatori della Sicurezza Cosmetica.

Le modalità uniche che prevedono un programma formativo intensivo “alleggerito” da momenti di relax spendibili nel Centro Benessere dell’Hotel Due Mari di Sestri Levante, che ospiterà i partecipanti con formula “All Inclusive”, si sono dimostrate vincenti nelle edizioni precedenti. Il superamento degli esami previsti dal Corso garantirà, agli aventi diritto, crediti significativi per l’inserimento nel Registro SICC dei Valutatori della sicurezza Cosmetica.

Per scaricare il  programma

 

Fattori influenzanti le misure di SPF in vitro

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SPF

La valutazione in vitro dell’SPF è ancora un problema a causa della mancanza di ripetibilità e correlazione tra i dati in vitro e in vivo e, per questo motivo, molti autori stanno attualmente lavorando per sviluppare un metodo internazionalmente armonizzato. Molto recentemente, l’uso di diversi ingredienti «coadiuvanti» nelle formulazioni, quali booster, antiossidanti, immunomodulatori, solventi e ingredienti che formano film, hanno ulteriormente complicato il modello di riferimento. Lo scopo di questo studio era quello di capire se un metodo semplice e economico in vitro possa essere ottimizzato per fornire misure di SPF sia statisticamente ripetibili sia predittive. Nel lavoro è stato valutato l’SPF di 75 formulazioni, tramite i metodi di due laboratori (A e B), utilizzando substrati diversi (PMMA e nastro chirurgico Transpore®), quantità di prodotto e spettrofotometri; anche valutando se altri parametri che caratterizzano il prodotto (categoria SPF, filtro e texture) potessero rappresentare variabili staticamente significative e potessero influenzare le misure. Inoltre, per 11 prodotti le misure in vitro sono state confrontate con quelle in vivo, al fine di determinare la predittività dei metodi in vitro. Nello studio sono stati riscontrati diversi problemi che hanno confermato la debolezza delle procedure in vitro, anche se, per esempio, la categoria SPF, i filtri e la struttura non hanno influenzato in modo significativo i risultati. I migliori risultati complessivi sono stati ottenuti con il metodo B2 che in termini di ripetibilità e predittività ha fornito risultati statisticamente migliori. Il metodo A con nastro Transpore® ha mostrato una migliore correlazione in vitro-in vivo rispetto al metodo B con le piastre PMMA. Nel presente lavoro è stata dimostrata la possibilità di ottenere uno standard abbastanza riproducibile all’interno dello stesso laboratorio, tuttavia è estremamente difficile sviluppare metodi riproducibili, e altrettanto affidabili, in diversi laboratori, e ciò risulta probabilmente dovuto a «variabili esterne» (ad es. ambiente, operatore) che sono difficili da controllare.
International Journal of Cosmetic Science – Volume39, Issue3; Pages310-319 (2017)

di C. Lacapra e S.Rum

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...