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Ilaria Borgna

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Coltivare il profumo

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Partire dal campo per costruire un cosmetico con una forte connotazione territoriale. Un produttore di essenze raccoglie quella che potrebbe essere una sfida futura del Made in Italy cosmetico. Andrea Faverio conduce l’azienda agricola Officinali di Maremma, che produce piante aromatiche, oli essenziali ed estratti vegetali. Entra in contatto con il mondo del profumo per tradizione familiare, infatti il nonno ha fondato INCA Cosmetici, azienda tuttora attiva nel settore del packaging cosmetico e profumiero. Ha scelto l’agricoltura per inclinazione personale e amore per la natura. Inizialmente imprenditore nel settore vitivinicolo in provincia di Siena, si trasferisce nel 2012 in Maremma, conquistato da un paesaggio permeato dagli odori aromatici della macchia mediterranea, in cui ha costruito una realtà completamente orientata a pratiche colturali biologiche.

Perché ha abbandonato l’attività viticola?
L’attività viticola, sulle colline senesi, è stata la mia prima esperienza in agricoltura e mi ha avvicinato al mondo degli aromi e dei sentori. Dopo alcuni anni in questo settore mi sono reso conto dell’impatto di una monocoltura così rigidamente strutturata e organizzata sull’ambiente e sulla biodiversità. Per quanto oggi si inizi a vedere anche nella viticoltura una evoluzione verso il biologico e verso modalità di conduzione più attente all’ambiente, ho preferito spostarmi su un tipo di agricoltura più affine alla mia personale filosofia del rapporto con la terra. Mi sono trasferito in Maremma affascinato dalla natura di queste zone, più selvaggia ma più vera, per dedicarmi a un podere sul mare e coltivare piante aromatiche per produrre oli essenziali.

Quali sono le colture e le attività della sua azienda?
Coltiviamo la lavanda e moltissime altre piante officinali, sia arbustive come l’elicriso, il rosmarino, la maggiorana, il timo, sia arboree come l’eucalipto, rigorosamente secondo gli standard dell’agricoltura biologica certificata. Non si tratta solo di un bollino. Per noi è una filosofia di vita, che mette al centro della nostra attività il rispetto per la terra, per la natura, per le piante acclimatate al luogo, il rispetto dei tempi naturali delle piante, senza forzature ai fini di incrementare la produzione. Abbiamo poi l’impianto per l’estrazione degli oli essenziali, attraverso distillazione in corrente di vapore e, in misura minore, macerazioni e altri tipi di estratti. I mercati di riferimento sono il settore cosmetico, farmaceutico e alimentare.

È stato un ritorno al mondo del profumo…
Fin da bambino sono vissuto a contatto con questo mondo. Oggi, mi piace l’idea di coltivare i profumi, che sono l’essenza delle piante aromatiche, con la loro straordinaria ricchezza di sfumature. Con l’avvento degli aromi di sintesi, purtroppo, le profumazioni dei prodotti di consumo si sono completamente appiattite sulla singola nota, un estremo impoverimento olfattivo rispetto alla complessità dell’olio essenziale estratto dalla pianta, che cambia in funzione della varietà, della località di coltivazione, della stagione. Una essenza sintetica non potrà mai replicare questa incredibile ricchezza, quello che è il profumo di un fiore… è come confrontare un’unica nota con un’intera sinfonia. Partire da un olio essenziale naturale è fondamentale quando si vuole creare un profumo di un certo livello. E questa essenza deve essere prodotta con la massima attenzione alla qualità.

Andrea Faverio

Quando parla di qualità nella trasformazione cosa intende?
La pianta viene raccolta nel suo momento balsamico e subisce immediatamente il processo di estrazione. Il procedimento è molto semplice, ma ciò che davvero importa è l’estrema qualità della materia prima: le piante. Non subendo alcun tipo di trattamento in campo, poiché anche il diserbo chimico viene evitato nelle nostre pratiche agronomiche, non possono traferire sostanze estranee all’olio essenziale. Si tratta di una produzione con volumi molto limitati: siamo una piccola azienda agricola e crediamo nell’idea di un prodotto legato al luogo di coltivazione e per questo completamente tracciabile, prodotto con cura artigianale. Con la stessa filosofia, ci stiamo organizzando per sviluppare cosmetici finiti completamente nostri.

Che tipo di cosmetici produrrete e con quale strategia li porterete sul mercato?
Stiamo organizzando una piccola officina produttiva e facendo ricerca e sviluppo per una linea di cosmetici che contenga gli oli essenziali, gli idrolati e gli altri estratti di nostra produzione. Punteremo sulla semplicità delle formulazioni, con pochi ingredienti, che mettano in primo piano le nostre materie prime. Pensiamo infatti a un cosmetico che nasca dal campo nel modo più diretto possibile, con ingredienti biologici e locali, quindi a filiera corta, e in massima parte dai nostri coltivi: questa caratteristica sarà il valore aggiunto e distintivo del prodotto. Saranno cosmetici di nicchia, proposti a un prezzo competitivo, costruito sui costi produttivi reali e non in base a un posizionamento di marketing che non è in relazione con l’effettiva qualità del prodotto. Individueremo rivenditori selezionati, oltre naturalmente al canale diretto aziendale. Tra i distributori con cui ho preso contatto, vedo molto interesse per prodotti caratterizzati da un elevato livello qualitativo e legati a un determinato territorio. Si percepisce un forte interesse in diverse realtà distributive legate al biologico e all’alimentare. Esiste, a mio parere, una forte correlazione fra l’alimentare e il cosmetico. Il territorio italiano ha produzioni agricole di estrema eccellenza, che possono dare molto pregio al cosmetico, sia dal punto di vista della funzionalità sia dal punto di vista della connotazione. Non ingredienti qualunque, ma ingredienti di cui si conoscono la provenienza e la filosofia produttiva, prodotti rispettando l’ambiente.

Lei ha seguito un corso di alta formazione professionale sul profumo presso Accademia Tecniche Nuove e Università di Ferrara: come vede la necessità di formazione in questo campo, nel settore cosmetico?
Personalmente, vivendo dall’interno il mondo delle fragranze e degli aromi naturali, avevo la necessità di una conoscenza più specialistica. È stata un’esperienza bellissima e professionalmente molto utile. Contrariamente a quanto avviene per esempio in Francia, il panorama italiano non offre la possibilità di una formazione strutturata sul profumo e questa è indubbiamente una carenza. Per i tecnici del settore cosmetico e delle materie prime è peraltro molto importante poter usufruire di iniziative che aprano la possibilità di conoscere e di interpretare meglio e con un occhio più consapevole cosa sia un profumo. Non si può, infatti, ridurre il profumo alla sola impressione di un momento. Il profumo, invece, è un mondo nonché uno straordinario strumento di comunicazione. Tecnici e addetti di vendita dovrebbero puntare a migliorare la cultura del profumo, anche perché si tratta di una caratteristica fondamentale del cosmetico, la prima che, all’apertura di un prodotto, perviene alla valutazione del consumatore. La connotazione olfattiva per il cosmetico è importante quanto il gusto per l’alimento. Per questo non si può prescindere da una preparazione specifica.

VALORIZZARE LA PROVENIENZA LOCALE CON IL CONSUMATORE
Proporre un cosmetico con ingredienti di esclusiva provenienza locale significa parlare al consumatore di agricoltura, di territorio e delle sue peculiarità ed eccellenze, e al contempo diffondere una maggiore conoscenza di base del cosmetico. Ne è convinto Andrea Faverio «al momento, la cultura del cosmetico è piuttosto scarsa: il consumatore sa poco di come è fatto, raramente si preoccupa di leggere gli ingredienti, la conoscenza anche rudimentale della nomenclatura INCI è poco diffusa. La scelta del prodotto è orientata dalla notorietà del brand, dal prezzo, dalla pressione pubblicitaria, da un complesso di fattori che solo raramente coinvolgono la qualità delle materie prime di cui il prodotto è composto. Vedo però nel mercato una tendenza a guardare oltre la presentazione e considerare la sostanza del prodotto: noi punteremo a questo target e anche a diffondere una cultura del cosmetico più attenta alla qualità dei suoi ingredienti. La comunicazione digitale, il web, i blog e i social media, stanno contribuendo al formarsi di un’opinione pubblica più critica, e sono sicuramente mezzi da presidiare per migliorare la cultura del prodotto».

 

di Elena Perani

Nuovo materiale poroso per packaging

Si chiama Nubiform® la nuova tecnologia lanciata da Porex Corporation nell’ambito delle soluzioni porose. Si tratta di un elastomero d’avanguardia, molto flessibile, che può essere utilizzato per creare forme 3D uniche. I suoi pori, inoltre, fanno sì che riesca a ottimizzare la scorrevolezza si un prodotto, rendendola uniforme, che possa proteggerlo dai microbi e che sia più traspirabile. In ambito cosmetico, Nubiform® è ideale per la produzione di applicatori cosmetici, per esempio per eye liner liquidi, ombretti e lip stain. Questo nuovo materiale è disponibile in diversi formati: in fogli sottili, in multistrato e in forme tridimensionali. Anche la dimensione dei pori può essere selezionata a seconda del prodotto che si vuole ottenere. Inoltre, Nubiform® può essere modellato con altre strutture plastiche. Tutto ciò lo rende un materiale interessante per i designer, anche perché trattiene i colori e non permette che schiariscano nel tempo. Molto utile per l’industria cosmetica anche il fatto che Nubiform® esiste nella versione Porex® Barrier Technology, ovvero potenziato con una protezione anti-microbica in grado di prevenire la crescita batterica e uccidere batteri pericolosi per la salute del consumatore. Questa caratteristica riduce quindi il rischio di contaminazione de prodotto.

Attivo dona una sensazione di calore

Symrise, nota per la sua capacità di sviluppare attivi sensoriali, amplia la sua offerta con Thermolat®, un agente con effetto riscaldante in grado di generare una piacevole sensazione di calore sulla cute. La sua efficacia è stata verificata in una combinazione di test in vitro e valutazioni sensoriali in vivo. Basato su un miglioramento della molecola VBE (Vanilly buthyl ether), questo attivo fornisce al prodotto una sensazione di calore controllata, senza che vi siano gli effetti collaterali comunemente descritti dall’uso di VBE da solo. Con Thermolat®, Symrise vuole aumentare il senso di benessere e confort del consumatore, creando una soluzione pronta all’uso per quei clienti che vogliano incrementare le caratteristiche sensoriali dei loro prodotti. La sensazione di calore sviluppata da Thermolat® può aiutare a rafforzare la percezione di efficacia di un prodotto per la cura personale: tale effetto può infatti essere facilmente associata alla sensazione di relax e comfort. Thermolat® può essere utilizzato nei prodotti per la cura della pelle, come creme, gel e maschere. Thermolat® inizia a sviluppare la sensazione di calore dopo cinque minuti dall’applicazione e può protrarsi fino a due ore.

 

Cappe sempre efficienti per la cura della propria salute

Spesso sottovalutate dagli operatori che le utilizzano, le cappe chimiche e le cabine di sicurezza microbiologica sono Dispositivi di Protezione Collettiva che, se ben installate, adoperate e manutenute, salvaguardano la salute di chi le utilizza e di chi frequenta il laboratorio. Affinché questo compito venga svolto a pieno, la cappa deve essere installata in un contesto che tenga conto delle correnti d’aria tangenti, della depressione all’interno del laboratorio, della disposizione degli arredi e degli spazi di passaggio del personale. Inoltre non basta ascoltare il «tiraggio» dell’aria o verificare che non vi siano allarmi acustici in funzione. Bisogna prevedere una manutenzione preventiva programmata e cadenzata dello strumento così da monitorare e confrontare gli aspetti cardine dettati dalle stringenti normative cogenti. Omicron Italia opera proprio in questo settore, offrendo un servizio di manutenzione ad alta specializzazione tecnica su cappe, armadi di sicurezza e braccetti aspiranti, emettendo verbali ideati con un approccio innovativo legato alla necessità e all’importanza di fornire protocolli che oltre a essere certi fossero anche chiari, «leggibili da tutti», capaci di diventare un valido strumento sia per i tecnici di laboratorio sia in caso di audit esterni.

Idratazione nei neonati e olio di girasole

La cura della pelle influenza la funzione barriera cutanea durante le prime settimane dopo la nascita. Sebbene l’uso di oli naturali in pretermine sia stato studiato, non esistono attualmente dati di confronto tra l’effetto dell’olio di girasole e un emolliente, sullo sviluppo della barriera nei neonati a termine e sani. In uno studio prospettico, randomizzato clinico, 50 neonati a termine, sani, di età ≤72 h sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: gruppo bambino lozione (L, n = 22) e l’olio di semi di girasole (SSO, n = 24). La funzione barriera della pelle è stata valutata in tre aree anatomiche (anteriore, addome e cosce) per la valutazione non invasiva della perdita di acqua transepidermica (TEWL), dell’idratazione dello strato corneo (SCH), del sebo, e del pH della pelle, all’inclusione e dopo cinque settimane. In entrambi i gruppi, il pH della pelle diminuiva e l’SCH aumentava in modo statisticamente significativo in tutte le aree valutate al W5 rispetto al basale. La TEWL diminuiva in modo statisticamente significativo sull’avambraccio in entrambi i gruppi, sulla parte superiore della gamba nel gruppo L, e sull’addome nel gruppo SSO. Entrambi i regimi di cura della pelle non danneggiano la funzione di barriera cutanea nei neonati a termine e sani, durante le prime cinque settimane di vita.

J Cosmet Dermatol. 2017 Jan 10. doi: 10.1111/jocd.12302

di C. Lacapra e S. Rum

Registrazione vegana

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La registrazione della The Vegan Society è relativa allo standard internazionale per prodotti 100% vegani. Essere certificati con questo marchio significa che i diversi prodotti cosmetici sono al 100% liberi da ingredienti di origine animale e che non sono testati sugli animali durante le fasi di sviluppo o di produzione. Inoltre, solo i clienti registrati con The Vegan Society hanno accesso al Marchio. Il marchio The Vegan Society è riconosciuto negli Stati Uniti, Europa, Canada, Australia e India, e viene assegnato oltre che alla categoria cosmetici a prodotti alimentari, detergenti e prodotti per la cura personale.

Un futuro brillante

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Il settore del make-up gode di un periodo di crescita impressionante, alimentata anche dalla diffusione alla rete, che favorisce la condivisione d’informazioni e il marketing via social media. Recenti stime mostrano che il mercato del make-up crescerà con un CAGR (Compound Annual Growth Rate) di circa il 6%, entro il 2020, a livello globale. Uno dei fattori chiave di questo fenomeno, è l’aumento della domanda per le creme multifunzioni, BB, CC cream e la loro evoluzione, la DD cream, (Dynamic-Do all cream), in tutto il mondo. L’incorporazione di più funzioni in un unico prodotto ha acceso l’interesse dei consumatori fin dal loro lancio sul mercato, soprattutto per quella fascia che non possono permettersi di acquistare cosmetici differenti per le diverse esigenze della pelle. Questa caratteristica è apprezzata anche per il fatto che riduce il tempo necessario a una persona per dedicarsi alla cura del proprio aspetto, rispetto all’uso di più cosmetici per ottenere lo stesso risultato. Inoltre, il contouring make-up, grazie alla popolarità che sta guadagnando, è una delle principali tendenze che si sta manifestando. I prodotti per il make-up hanno un vantaggio competitivo rispetto alle altre categorie, il loro uso ed effetto è osservabile, di conseguenza facilmente condivisibile sui social media, uno strumento che sta diventando sempre più determinante, dalle industrie, come strumento di marketing per far conoscere i propri prodotti e influenzare i consumatori.

Il mercato per aree geografiche
L’America del Nord, seguita dall’Europa, possiede il più grande mercato dei prodotti per il make-up grazie alle innovazioni di prodotto apportate, di conseguenza il lancio di nuovi prodotti più volte l’anno, al reddito disponibile dei consumatori, più elevato rispetto a altre aree. Regno Unito, Germania, Spagna e Stati Uniti, sono i paesi in cui la domanda per la colour cosmetics ha mostrato una crescita a due cifre. In generale, il segmento del make-up, si sta sviluppando maggiormente rispetto all’industria cosmetica nel suo complesso, questa crescita è trainata dalla regione medio orientale, dall’Africa e dall’Asia. In quest’ultima area geografica è previsto un alto tasso di crescita del mercato nei prossimi anni, grazie al contributo del boom demografico di India e Cina, e allo sviluppo economico di paesi come il Vietnam, Cambogia, Filippine, Myanmar e Indonesia che porta un incremento al reddito disponibile per i consumi. In particolare la Cina è destinata a diventare il più grande mercato della bellezza al mondo, entro il 2020. La crescente consapevolezza verso cosmetici per il trucco, soprattutto in India, può essere dovuto a un marketing efficace e alla commercializzazione di questi prodotti, che inseguono l’aumento della capacità di spesa del crescente numero di donne appartenenti alla classe operaia del paese. L’accesso a internet e l’aumento del livello di connettività nel Medio Oriente e in Africa sta diffondendo la conoscenza e, di conseguenza, la propensione all’acquisto di prodotti cosmetici per il make-up. La percentuale della popolazione che possiedono uno smartphone in Medio Oriente e in Africa è aumentato in pochissimi anni, dall’11% della popolazione nel 2010, al 46% nel 2015, nel 2020 si stima che tocchi il 70%, come nel caso dell’India, anche in Africa si assiste a un incremento della presenza femminile nelle classi lavoratrici, determinando un incremento della capacità di spesa. In sintesi nei paesi in via di sviluppo si assiste a una crescita più dinamica, ma con un contributo in valore più basso rispetto ai mercati sviluppati, in cui vi è una crescita costante nonostante le difficili condizioni di mercato e la forte concorrenza.

Gli elementi chiave della performance
L’innovazione di prodotto apportata nella cosmesi per il trucco, una maggiore capacità di spesa dei consumatori, un’accresciuta consapevolezza riguardo il proprio aspetto che conduce anche a una crescita della domanda di cosmetici per ridurre le imperfezioni della pelle legate all’età, sono i driver che stanno guidando il mercato colour cosmetics. Inoltre, il packaging attraente e le tendenze della moda, sempre più seguite, sono elementi che influiscono sulla dinamica del mercato. Tuttavia, gli effetti della crisi economica, che riverberano ancora oggi, l’alto costo delle materie prime di qualità, le severe legislazioni nazionali, sono alcuni dei fattori che incidono negativamente sulla crescita del settore.
L’industria rimane centrata sul mass market, tuttavia, le priorità dei consumatori nei mercati sviluppati sono in evoluzione e hanno dato grande impulso al premium market, in quanto si sta diffondendo uno stile di vita tra i consumatori che è quello di preferire prodotti di qualità, a discapito della quantità. L’atteggiamento mentale che circonda questo nuovo consumismo si presta al segmento premium, in cui i prodotti possiedono prezzi più elevati che riflettono la qualità superiore. Tutto ciò implica la necessità per gli acquirenti, di comperare meno frequentemente. Spendere meno, ma acquistare beni di elevata qualità, è destinato a diventare un comportamento standard. La crescente sofisticazione dei gusti guiderà la crescita del segmento premium nel quinquennio 2015-2020. Per tale anno, il maggior mercato colour cosmetics, l’America del Nord, sarà un mercato a prevalenza premium.

Il mercato in cifre
Per Euromonitor International, il 2015 ha registrato la crescita più importante dal 2010, nel settore colour cosmetics. In valore, il comparto è cresciuto del 7%, pari a 3.4 miliardi di dollari. Il mercato in esame, segmentato in make-up per occhi e viso, prodotti per labbra e unghie e cofanetti, nel 2015 ha registrato un fatturato, su scala mondiale di 56,6 miliardi di dollari, il segmento che ha ottenuto il risultato migliore è quello del make-up per il viso con circa 20,3 miliardi di dollari, seguito dai prodotti per il trucco degli occhi con circa 15 miliardi di dollari, i prodotti per le labbra si attestano a 12,6 miliardi di dollari. Il ruolo di cenerentole della cosmetica per il trucco spetta ai prodotti per le unghie con 5,9 miliardi di dollari e ai cofanetti, con 2,7 miliardi (fig.1).
Il 2016 ha sostanzialmente confermato le previsioni, il comparto è cresciuto in media del 3,7% rispetto all’anno precedente, le categorie che hanno ottenuto risultati sopra la media sono i prodotti per le labbra con un 4,51% e il make-up per il viso con il 4,4%. Il settore dei prodotti per le unghie è quello che è cresciuto di meno, registrando l’1,44% (tab.1).

Conclusioni
Il comparto colour cosmetics si configura come un mercato fiorente con elevate aspettative di crescita. I consumatori esplorano nuovi look e i produttori sviluppano formule più piacevoli e texture per soddisfare la crescente domanda. Nell’ultimo decennio il make-up è stato al centro di molti cambiamenti, primo fra tutti le cosiddette alphabet cream, sviluppate a partire da precise richieste del mercato. Oggi tali cosmetici possono essere considerati delle piattaforme da cui partire, per migliorare e sviluppare nuovi prodotti. Infine, i consumatori di sesso maschile rappresentano un nuovo target, per le imprese, a cui offrire le alphabet cream. Il futuro sarà sempre più in mano a prodotti multifunzione, che abbinano le caratteristiche di make-up e skin care.

CONTOURING
Uno stile che utilizza diversi tipi di sfumature per evidenziare le caratteristiche del viso, è ampiamente utilizzato dai consumatori in tutto il mondo. Ciò è dovuto in gran parte all’influenza di celebrità, testimonial e internet. Il contouring e sta ridefinendo il trucco. Per i marchi di bellezza è essenziale capire l’impatto delle evoluzioni sociali, perché stanno trasformando non solo il modo di fare shopping, ma anche come viene percepita la bellezza e la perfezione.

FORMULAIZONI MIRATE
Si sta manifestando una visione olistica del benessere che riverbera anche nella cosmesi per il trucco, in particolare traendo ispirazione dallo skin care, per creare formulazioni adatte a uno stile di vita urbano. Il make-up rimarrà la categoria leader, inglobando queste nuove influenze.

Bibliografia
-Euromonitor International. Colour Cosmetics in Asia Pacific. 2017 http://www.euromonitor.com/colour-cosmetics-in-asia-pacific/report
-Euromonitor International. Colour Cosmetics Make A Bid For Staple Status: New Growth Concepts Drive Demand. 2017 http://www.euromonitor.com/colour-cosmetics-make-a-bid-for-staple-status-new-growth-concepts-drive-demand/report
-L2inc. Beauty China 2017 https://www.l2inc.com/research/beauty-china-2017

 

di Marco Colombini, in collaborazione con Euromonitor International

Dalla plastica sulla spiaggia allo shampoo

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Ultimamente alcune aziende si sono impegnate a sensibilizzare il grande pubblico sul tema dell’inquinamento dei mari e degli oceani. Adidas, ad esempio, ha prodotto delle scarpe fatte con i rifiuti marini; Pharrell Williams, pop star ma anche imprenditore e stilista, ha inserito nella sua linea di abbigliamento un denim contenente plastica raccolta dall’oceano. Anche Procter & Gamble, multinazionale della cosmetica e dei beni di consumo, ha avviato un’iniziativa di questo tipo, in partnership con l’americana TerraCycle, specializzata nel riciclo dei rifiuti, e con la multiutility francese Suez. Si tratta della produzione di un flacone per lo shampoo Head & Shoulders (marchio di proprietà P&G) fatto con il 25% di plastica rigenerata da rifiuti raccolti sulle spiagge francesi. Sarà un’edizione in tiratura limitata e sarà disponibile dalla prossima estate, commercializzata in Francia dai supermercati Carrefour. Non solo, la multinazionale si è presa un altro impegno: entro la fine del 2018 distribuirà in Europa mezzo miliardo di flaconi prodotti con almeno il 25% di plastica riciclata post-consumo. Trattandosi del 90% dei volumi complessivi, è un progetto che richiederà circa 2.500 tonnellate di plastica riciclata.

Formulazione solare a base di ingredienti naturali

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La presente invenzione si riferisce, nel campo della tecnologia cosmetica, a un pianta inserita in una formulazione solare, e in particolare nello studio è stata studiata sia la formulazione sia l’applicazione del preparato. La pianta presa in esame riguarda la foglia del fico d’India insieme alla buccia del mangostano. Valutando la presente invenzione, utilizzando la composizione in una formulazione per la protezione solare a concentrazioni note, secondo un determinato rapporto, è statoa riscontrata una buona capacità di assorbimento, a lungo, dei raggi UV, associata a un’ottima capacità antiossidante, valutando un ottimo potenziale di applicazione in prodotti cosmetici.

Faming Zhuanli Shenqing (2016), CN 106176478 A 20161207

di C. Lacapra e S. Rum

3D bioprinter per stampare pelle umana

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Gli scienziati della Universidad Carlos III de Madrid (UC3M), CIEMAT (Centro per l’Energia, l’Ambiente e laTecnologica), General Hospital Universitario Gregorio Marañón, in collaborazione con BioDan Group, hanno presentato un prototipo di bioprinter 3D che può creare totalmente pelle umana funzionale. Questa pelle è sufficiente per il trapianto per i pazienti o per scopi di ricerca o la sperimentazione di cosmetici, sostanze chimiche e prodotti farmaceutici. Questa nuova pelle umana è uno dei primi organi viventi umani creati utilizzando bioprinting a essere introdotto sul mercato. Si replica la struttura naturale della pelle, con un primo strato esterno, l’epidermide con il suo strato corneo, che funge da protezione contro l’ambiente esterno, insieme a un altro, strato più profondo più spesso, il derma.

Quest’ultimo strato è costituito da fibroblasti che producono collagene, la proteina che conferisce elasticità e resistenza meccanica alla pelle. I Bioinks sono fondamentali per la 3-D bioprinting. Quando si crea la pelle, invece di cartucce e inchiostri colorati, vengono utilizzati iniettori con componenti biologici. Juan Francisco del Cañizo, ricercatore,del General Hospital Universitario Gregorio Marañón e Universidad Complutense de Madrid indica che è importante saper mescolare i componenti biologici, sapere in quali condizioni lavorare in modo che le cellule non si deteriorino, inoltre come depositare correttamente il prodotto è fondamentale per il sistema.

L’atto di depositare questi bioinks, che sono brevettati da CIEMAT e concessi in licenza da parte del Gruppo BioDan, è controllato da un computer, che li deposita su un letto di stampa in modo ordinato per poi produrre la pelle. Il processo per la produzione di questi tessuti può essere effettuato in due modi: per produrre pelle allogenica, da uno stock di cellule, fatto su larga scala, per processi industriali; e per creare la pelle autologa, che è fatta caso per caso dalle cellule del paziente, per uso terapeutico, come per esempio nel trattamento delle ustioni gravi. Con questa tecnica si utilizzano solo cellule umane e componenti per la produzione della pelle bioattivi che può generare un proprio collagene umano, evitando così l’uso di collagene animale che si trova in altri metodi. Attualmente, questi processi 3-D sono in fase di approvazione da parte di diverse agenzie normative europee per garantire che la pelle che viene prodotta sia adeguata per l’uso in trapianti su pazienti ustionati e con altri problemi della pelle. Inoltre, questi tessuti possono essere utilizzati per testare prodotti farmaceutici, prodotti chimici di consumo, nonché prodotti cosmetici dove le normative vigenti richiedono test che non utilizzano animali.

di Giusy Chiricosta e Francesco Legrenzi 

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...