Diminuiscono gli animali usati nella ricerca italiana

Ricer.CARE è un progetto che vede in prima linea cittadini e ricercatori convinti che l’uso di animali nella sperimentazione scientifica sia non solo “non etico”, ma anche arretrato e poco efficace.

Tra le attività portate avanti dal gruppo vi sono l’informazione diretta alle persone circa il valore della sperimentazione “in vitro”, e comunque “animal free”, tramite tavoli e banchetti e il recupero di animali già acquistati per sperimentazioni mai partite, oppure nati negli stabulari o, ancora, sopravvissuti alle sperimentazioni stesse: questi animali vengono salvati, riabilitati e, se possibile, reinseriti nel contesto sociale tramite adozioni, oppure accuditi in appositi rifugi specializzati.

Il numero di animali salvati sin qui da ricer.CARE è elevato, pari a 20.475, tra cavie, ratti, topi, conigli e altre specie.

Questi numeri parlano di un’evoluzione del sistema di ricerca italiano che, nel tempo, sta iniziando ad abbandonare la sperimentazione animale per sostituirla o affiancarla con strumenti differenti: la ricerca ha infatti permesso di ideare e validare forme alternative di sperimentazione e ancora oggi prosegue nel suo intento.

In questo, ricer.CARE non è sola, perché sono tante le realtà mondiali che oggi credono in una ricerca senza uso di vita animale. E non solo in ambito tossicologico e cosmetico, ma anche in ambito medico e farmacologico.

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