L’Oréal si muove su più fronti e a suon di investimenti con uno stanziamento da 60 milioni di euro per il raddoppio delle produzioni di fragranze nell’impianto di Gauchy nel Nord della Francia e il programma L’AcceleratOR con il quale intende supportare l’attività di 13 startup.
Circolarità, dal packaging agli ingredienti
L’AcceleratOR prevede di porre a disposizione di queste nuove realtà un plafond da 100 milioni di euro in cinque anni grazie alla partnership stretta con l’Institute for sustainable leadership dell’Università britannica di Cambridge.
Le beneficiarie sono state scelte fra mille candidature da più di cento Paesi del mondo e le loro competenze spaziano dal packaging in materiali sostenibili come il legno allo sviluppo di ingredienti inediti a partire dalla riconversione dei rifiuti.
Come parte integrante del Sustainable innovation accelerator scheme, il piano di L’Oréal vuole essere un catalizzatore di soluzioni capaci di rispondere alle sfide ambientali e dell’economia circolare. Alle 13 prescelte è offerto il supporto dell’ateneo di Cambridge e pieno accesso alle risorse globali di L’Oréal stessa per tutta la durata dell’iniziativa.
La messa a punto e la presentazione dei primi progetti-pilota dovrebbe avere luogo nel volgere di sei o nove mesi. L’idea è che ognuno di essi possa poi essere adottato a livello internazionale dalle sedi del Gruppo in un’ottica di scalabilità.
Viste da vicino
Le magnifiche 13 selezionate da L’Oréal per L’AcceleratOR provengono da otto Paesi fra Europa, Asia, Stati Uniti e America Latina e posseggono vocazioni variegate. Sono basate nel Regno Unito Kelpi, Pulpex e Neutreeno. La prima fa tesoro delle alghe marine per produrre confezioni dalla ridotta impronta di carbonio e riciclabili; la seconda punta sulla realizzazione di una nuova generazione di bottiglie in carta; la terza è attiva nel digitale con un sistema di calcolo e taglio delle emissioni lungo la supply chain delle aziende.
La statunitense Oberon Fuels è impegnata nel recupero degli scarti di legno e cellulosa e nella loro trasformazione in ingredienti rinnovabili per formule spray; la sua connazionale P2Science opera nel settore della chimica verde.
La sola giapponese del raggruppamento, Bioworks, realizza bioplastiche partendo da canna da zucchero e altre materie prime vegetali; l’estone Raiku trae dal legno uno speciale materiale protettivo antiurto per il confezionamento; la brasiliana Gas Verde si occupa di biometano.
Due le nomination francesi. Replace promette di convertire in nuovi oggetti durevoli i rifiuti multistrato complessi in un solo passaggio; Biosynthis vuol dar vita materie prime rinnovabili e biodegradabili.
Delle proprietà dei funghi fa tesoro la belga Novobiom con l’obiettivo di ottenere prodotti a valore da rifiuti complessi; nei processi per il packaging in carta e nelle chiusure e tappi in fibra sono, infine, impegnate rispettivamente le due svedesi Pulpac e Blue Ocean Closures.
L’investimento a Gauchy
Non molto tempo prima del varo di questa strategia L’Oréal aveva invece deciso di potenziare le attività del suo sito di Gauchy (Alta Francia) con un budget da 60 milioni di euro.
Interamente alimentato con fonti rinnovabili, lo stabilimento è specializzato nella produzione di profumi e fragranze per la Luxe Division aziendale e marchi quali Armani, YSL, Valentino e Prada, giusto per citarne alcuni.
Impiega 230 addetti e conserva un legame solido con le comunità locali che si esprime attraverso la collaborazione con le scuole e centri di ricerca della regione e che il recente finanziamento e restyling vogliono ulteriormente rafforzare.
Solamente negli ultimi tre anni L’Oréal ha investito in Francia circa 500 milioni di euro, parte dei quali indirizzate ai comparti dermocosmetico e skincare.











