HELYX - KOSMETICA - in collaborazione con SulSerio Farm

L’avvio del 2026 ha confermato che l’incertezza non è più una fase congiunturale, ma una condizione operativa permanente. Con una crescita del PIL italiano stimata intorno allo 0,8% (fonte ISTAT/Confindustria), anche le imprese della cosmetica si devono muovere in un contesto segnato da aumento dei costi delle materie prime, tensioni sulle filiere di approvvigionamento, evoluzione normativa e consumatori sempre più attenti a sostenibilità, trasparenza e performance dei prodotti.

In questo scenario di policrisi, che combina volatilità energetica, nuove regole sovranazionali e instabilità geopolitica, il modello tradizionale di innovazione dell’industria mostra i suoi limiti. È qui che la startup innovativa assume un ruolo centrale: non come laboratorio creativo isolato, ma come strumento operativo per accelerare l’adattamento di brand e produttori a un mercato in rapido mutamento.

Oltre il mito della startup “creativa”

Nel 2026 guardare alle startup solo come fucine di nuove formule o concept di marketing è riduttivo. Per un imprenditore o un manager del settore, la startup rappresenta sempre più un modello esterno ad alta agilità, capace di intervenire su processi critici: dalla tracciabilità degli ingredienti alla compliance regolatoria, dalla digitalizzazione del laboratorio allo sviluppo di nuovi modelli di testing e validazione.

Collaborare con una startup consente alle aziende cosmetiche di accedere rapidamente a competenze e tecnologie che difficilmente potrebbero sviluppare internamente con la stessa velocità, soprattutto in organizzazioni strutturate, dove i processi decisionali e di validazione sono inevitabilmente più lenti.

Startup e cosmetica: innovare nella scarsità

Il valore delle startup in un contesto di incertezza economica risiede nella loro capacità di operare in condizioni di risorse limitate e di trasformare i vincoli in opportunità.

Nell’industria cosmetica questo significa, ad esempio, ripensare l’uso delle materie prime, ridurre gli sprechi, ottimizzare i cicli di sviluppo prodotto e accorciare il time-to-market.

Nel 2026 il vantaggio competitivo si gioca proprio sulla velocità: le startup B2B che operano a supporto del settore beauty lavorano con cicli iterativi che permettono di testare nuove soluzioni (ingredienti funzionali, packaging innovativi, sistemi di controllo qualità o strumenti digitali per il laboratorio) in tempi molto più rapidi rispetto ai tradizionali reparti R&D.

Questa agilità è un antidoto naturale all’incertezza. Se cambiano le richieste del mercato o il quadro normativo, la startup può adattare rapidamente il proprio modello. Non a caso, secondo i dati del Politecnico di Milano, le scaleup italiane registrano un tasso di crescita annuale composto dell’occupazione del 32%, contro lo 0,6% delle grandi imprese, evidenziando una dinamicità difficilmente replicabile dalle strutture più mature.

Le tecnologie chiave per il beauty del futuro

Oltre il 60% degli investimenti in startup nell’ultimo anno si è concentrato su ambiti come AI generativa, deep tech e scienze della vita. Per il settore cosmetico questi non sono trend astratti, ma leve concrete di innovazione: dall’intelligenza artificiale applicata alla formulazione e alla previsione delle performance, fino alle biotecnologie per ingredienti sostenibili e ad alta efficacia.

Per un’azienda del comparto cosmetico, approcciare queste tecnologie tramite una startup significa esternalizzare il rischio della sperimentazione, mantenendo il controllo sui benefici competitivi. È una logica sempre più rilevante in un settore regolato, dove l’innovazione deve essere rapida ma anche conforme. In questo senso, la visione promossa da SulSerio Farm sottolinea l’importanza di processi strutturati ma aperti all’innovazione di frontiera, anche nei comparti tradizionali del beauty.

SulSerio Farm e l’innovazione B2B

Secondo Andrea Marcarelli, co-founder di SulSerioFarm, l’innovazione attraversa tutti i settori, in particolare quelli maturi, dove piccoli cambiamenti di processo possono generare vantaggi competitivi rilevanti. Oltre il 90% delle startup incubate da Sulserio opera infatti nel B2B, spesso in collaborazione con grandi aziende strutturate.

Un esempio emblematico riguarda una startup che ha sviluppato una piattaforma digitale per la gestione e la tracciabilità dei dispositivi di protezione individuale. Tra i clienti figurano una delle prime dieci multinazionali mondiali per fatturato e una delle principali realtà della GDO italiana, che hanno ridotto i costi legati alla documentazione cartacea e migliorato la gestione dei processi.

L’evoluzione del progetto, con l’integrazione di sensori intelligenti per la sicurezza dei lavoratori, mostra come l’innovazione B2B possa avere un impatto diretto anche su ambienti produttivi tipici dell’industria cosmetica, come stabilimenti e laboratori.

Chi fonderà le startup nel 2026

Anche il profilo dello startupper sta cambiando. Nel 2026 si consolida la figura dello “startupper di seconda generazione”: ex manager, ricercatori senior, esperti di laboratorio e imprenditori seriali che portano con sé una profonda conoscenza dei processi industriali e regolatori del settore cosmetico.

Il report Business Angel in Italia (di Growth Capital, Italian Tech Alliance, Social Innovation Monitor del Politecnico di Torino e University of East Anglia) evidenzia che il 78% degli investitori che supportano queste realtà ha un background manageriale, favorendo una contaminazione di competenze fondamentale per lo sviluppo di progetti B2B complessi, in cui tecnologia, compliance e mercato devono procedere in modo coordinato.

Incentivi e investimenti: una leva ancora cruciale

L’ecosistema italiano delle startup ha raggiunto una maturità significativa, nonostante la mancata proroga degli incentivi fiscali agli investimenti in società innovative, scaduti a fine 2025. La detrazione del 30% per le persone fisiche e la deduzione Ires hanno rappresentato strumenti importanti anche per le aziende cosmetiche interessate a investire in innovazione funzionale al proprio core business.

Rimane, però, attiva la detrazione del 65% fino a 100 mila euro annui per le persone fisiche a valere sul de minimis aziendale, spiega Andrea Marcarelli, un’opportunità interessante per imprenditori del beauty che desiderano sostenere startup affini alla propria attività, con modelli di investimento strutturati o exit prefissate.

Ecosistema italiano e hub dell’innovazione

Secondo l’EY Venture Capital Barometer 2025, nel 2025 gli investimenti in startup in Italia hanno raggiunto 1,5 miliardi di euro, con un incremento del 32% su base annua. I dati del Mimit mostrano che le startup innovative in utile generano mediamente 32 centesimi di valore aggiunto per ogni euro di produzione, dimostrando che l’innovazione è un moltiplicatore di efficienza.

La Lombardia si conferma il principale hub, ma cresce un policentrismo che interessa anche territori rilevanti per la cosmetica e la chimica fine. In Italia operano oggi 239 incubatori e acceleratori, strutture sempre più qualificate che offrono supporto anche su temi chiave come la conformità normativa europea, inclusi i nuovi standard dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689).

Gli incubatori certificati dal Mimit offrono una garanzia di qualità e accesso a un network validato. Strutture come il PoliHub a Milano, l’I3P a Torino e la stessa SulSerio Farm, sono i luoghi dove l’idea si trasforma in asset aziendale pronto per il mercato.

Un mandato per le imprese cosmetiche

Nel 2026 l’incertezza non deve tradursi in immobilismo. Per l’industria cosmetica, investire in startup o costruire partnership strutturate di open innovation non è un atto di audacia, ma una scelta razionale per proteggere competitività, efficienza e capacità di innovazione nel lungo periodo.

L’investimento o la creazione di startup è oggi una soluzione concreta che viene supportata da diversi strumenti finanziari. L’importante, secondo Marcarelli, è affidarsi a chi si impegna di persona a sviluppare progetti sulle esigenze dell’azienda, accompagnando l’investitore nello studio del progetto per valutare in maniera chiara e netta opportunità, rischi, costi e benefici: «Il mondo imprenditoriale premia da sempre chi investe e si innova, ma ricompensa ancora di più chi attua il cambiamento e non lo subisce. Le imprese italiane sono attese da innumerevoli sfide e pensare che riescano da sole ad affrontare il mondo globalizzato è impensabile, per questo servono sempre più idee condivise, investitori e il know-how».

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