L’utilizzo della protezione solare è in crescente aumento ma, nonostante questo, l’incidenza dei tumori della pelle non diminuisce. Gli studi scientifici condotti in questa materia hanno dimostrato che i prodotti solari non si applicano nella corretta quantità e non si riapplicano adeguatamente. Inoltre, l’uso delle mani non permette di distribuire uniformemente il prodotto e di coprire tutte le parti del corpo.
Solari: la dose giusta
Le avvertenze riportate sull’etichetta non sono sufficientemente chiare, di conseguenza, senza un’accurata informazione molto spesso il prodotto non viene applicato nella quantità e nella modalità corretta per garantire un’adeguata protezione. Uno studio condotto in Danimarca ha valutato la quantità di prodotto applicata dai consumatori seguendo un’indicazione precisa: riempire il palmo della mano con il prodotto solare per poi spalmarlo su tutto il corpo; ripetere l’applicazione per una seconda volta; misurare la quantità di prodotto applicata. Il risultato che ne è seguito è il seguente.
Durante la prima applicazione la media della quantità del prodotto applicato è di 0,87 mg/cm2, mentre nella seconda applicazione la quantità raggiunge un valore medio di mentre di 1,10 mg/cm2. Naturalmente, in base a questa prima indicazione, il valore protettivo ne risulta diverso.
Se la media del valore SPF è pari a 3,7 dopo la prima applicazione, nella seconda questo valore sale al 5,2. Ben lontani da quanto ci si aspetta. Lo studio ha poi messo in evidenza un altro aspetto non trascurabile: solo alcune parti del corpo erano state coperte in modo corretto, mentre in altre aree (tronco posteriore soprattutto) la quantità di prodotto presente era scarsa. Circa un quinto del corpo rimaneva completamente scoperta dopo la prima applicazione, contro il 9% dopo la seconda applicazione.
Riapplicare il prodotto sembra, dunque, una buona cosa. Il dato che emerge è il seguente: si ottiene una protezione soddisfacente del corpo solo a cominciare dalla seconda applicazione. Il formulatore, dunque, ha il compito di agevolare il consumatore nella riapplicazione del prodotto.
La prima operazione che risulta evidente è l’informazione. È necessario che l’etichetta dia al consumatore un’informazione adeguata. Il secondo elemento su cui il formulatore si deve focalizzare è l’ottenimento di texture leggere, gradevoli, facili da applicare, possibilmente con un sistema di erogazione che permetta di raggiungere tutte le aree del corpo, anche quelle più difficili come la schiena.
Ora, è evidente che più è alto il valore di SPF, più la texture risulta pesante, unta o frenata nella sua applicazione. La ragione di questo inconveniente è legata alla quantità dei filtri presenti nel prodotto, che in genere sono di natura lipofila, nel caso si usino filtri organici, e in polvere, dunque poco scorrevoli, nel caso si usino filtri minerali.
Vanno anche selezionati molto bene gli oli necessari per sciogliere i filtri organici che si presentano in forma solida: devono essere inseriti nella giusta quantità e devono avere un tocco asciutto e il corretto grado di scorrevolezza. I filtri minerali sono molto richiesti per la loro origine naturale e l’ottimo profilo tossicologico. Inoltre, sono considerati sicuri per l’ecosistema marino, ma il loro utilizzo è tutt’altro che semplice.
I maggiori svantaggi sono legati all’impatto sulle caratteristiche estetiche del prodotto finito, poiché devono essere inseriti in elevate quantità: texture ed effetto bianco sono gli svantaggi più evidenti. Per evitare questi problemi si riducono le dimensioni delle particelle, arrivando alla dimensione nano che tutt’oggi è ancora dibattuta per il rischio di penetrazione cutanea.
Il formulatore ha, dunque, un compito arduo: riuscire a trovare il giusto equilibrio tra le aspettative del mercato e l’efficacia del prodotto. Nel booster di SPF è possibile trovare una soluzione. Ne deriva un uso minore di filtri e una conseguente praticità d’uso del prodotto solare.
Un altro modo per rafforzare la protezione è l’uso di ingredienti naturali che presentino nella loro struttura anelli aromatici (flavonoidi o polifenoli), i quali, comportandosi come filtri, poiché assorbono la radiazione UV, riducono le scottature e hanno allo stesso tempo attività antiossidante e antinfiammatoria (per questi motivi sono molto utilizzati nelle formulazioni solari).
Per quanto riguarda i filtri solari idrosolubili, questi sono molto utili per rendere la texture più leggera, ma le molecole con questa caratteristica sono poche e con costi, a volte, elevati. Troviamo una soluzione nei filtri liposolubili veicolati nella fase acquosa. Due esempi interessanti sono i filtri predispersi o incapsulati in matrici che favoriscono la loro veicolazione nell’acqua per seguire il trend coreano della Water Sun.
La compliance riveste un ruolo molto importante per l’adesione alle indicazioni. Per questo motivo alcune tipologie di formulazioni sono molto più indicate per ottenere un buon risultato: la mousse solare rappresenta una formulazione ideale grazie alla sua gradevolezza nell’applicazione che rende più semplice anche la seconda applicazione. La presenza del propellente riesce ad aumentare notevolmente la superficie specifica del prodotto e favorisce, così, un’applicazione omogenea della protezione sulla pelle. La schiuma, soffice e morbida, permette una più facile e gradevole applicazione.
Riapplicazione
La riapplicazione del prodotto solare è necessaria perché si stima che la protezione abbia una durata media di circa due ore. Molti sono i fattori che la influenzano: può essere dilavata con il bagno in mare, con il sudore o dopo aver tamponato il corpo con l’asciugamano. Risulta evidente la necessità di produrre formulazioni WR (water resistant) per garantire una protezione anche dopo il bagno, la doccia o in caso di sudorazione dovuta allo svolgimento di attività sportive.
I polimeri per la water resistance mantengono i filtri adesi alla pelle e svolgono contestualmente anche un importante ruolo nella tutela ambientale, perché riducono la quantità di filtri che finiscono direttamente in mare. Oggi sono disponibili nuovi polimeri di origina naturale che non ricadono nella categoria delle microplastiche. Essi sono in grado di conferire WR ad una percentuale che arriva solo al 2% e possono avere anche una sensorialità morbida e setosa che aiuta a migliorare la gradevolezza del prodotto finito.
Per finire, il formulatore, deve andare alla continua di ricerca di ingredienti multifunzionali, poiché essi permettono di ridurre il numero di ingredienti da inserire nella formulazione con conseguente ottenimento di texture più leggere.
Uso delle mani
L’applicazione del prodotto solare attraverso l’uso delle mani non è il modo migliore per ottenere una copertura uniforme di tutta la superficie corporea. Ancora più complicato se si considerano parti del corpo difficili da raggiungere, come la schiena. La scelta del packaging è un punto su cui il formulatore deve lavorare. Gli stick, gli aerosol e packaging con applicatore incorporato sono alcuni esempi.
Lo stick è una forma cosmetica che sta prendendo sempre più piede nel settore cosmetico, e in particolare nei prodotti solari, perché risponde a diversi bisogni che il mercato oggi richiede: non è necessario l’uso delle mani (che rimangono pulite) e si tratta di formulazioni anidre e con buona WR intrinseca.
L’assenza di acqua è un fattore da prendere in considerazione. Primo fra tutte, si risparmia questa risorsa, nel formulare lo stick non è necessario l’utilizzo di conservanti né di emulsionanti che favoriscono il dilavamento del prodotto. Infine, l’assenza d’acqua permette l’utilizzo di packaging molto sostenibili, come quelli di carta. E questo è un fattore sempre più importante per il consumatore.
D’altra parte, bisogna prestare molta attenzione alla selezione degli oli e dei fattori di consistenza per ottenere un prodotto che non unga né risulti pesante e che mantenga la propria consistenza anche nelle calde giornate estive.
Gli aerosol riescono a nebulizzare i prodotti. In questo modo permettono una distribuzione omogenea anche su superfici irregolari come la nostra pelle. Questa tecnologia è molto utilizzata in diversi settori e in cosmetica trova largo spazio nei prodotti solari, i quali hanno l’esigenza di arrivare in tutte le parti del corpo. Inoltre, l’uso delle mani viene quasi completamente eliminato. Tuttavia, formulare un prodotto idoneo a essere nebulizzato presenta alcune difficoltà, prima fra tutte trovare il giusto compromesso tra la bassa viscosità, idonea per permettere la nebulizzazione, e la stabilità. In aggiunta, l’assenza di formazione di agglomerati all’interno della formula può compromettere l’erogazione.
Il prodotto in aerosol presente anche il problema delle particelle potenzialmente inalabili, rischio che si può ridurre selezionando idonee valvole ed erogatori e prediligendo la tecnologia BOV rispetto all’aerosol con propellente gassoso. Una nuova frontiera nell’uso di questa tecnologia è quella di utilizzare un aerosol caricato elettrostaticamente. Uno studio dimostra la migliore distribuzione sulla pelle attraverso l’uso di un particolare erogatore.
Si possono, infine, prediligere packaging che presentino applicatori incorporati come flaconi dispenser con pennello incorporato, che agevolano un’uniforme applicazione. In definitiva, la figura del formulatore è il centro sul quale si dirigono molte aspettative. Le sue conoscenze e competenze sono necessarie per garantire una corretta protezione.
Bibliografia
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