Animali e ricerca: un report di FRAME

Anche se lentamente, nel mondo sono sempre di più i ricercatori che studiano alternative alla sperimentazione animale, non solo in ambito cosmetico, ma anche in settori come quello farmaceutico e delle Scienze Umane. L’assunto è che una ricerca che utilizzi metodi in vitro, in silico e in chemico, basati sull’uomo, possa dare esiti più certi di studi condotti su modelli animali. Parallelamente, si lavora per ridurre il numero di animali coinvolti nella ricerca e per migliorare la loro qualità di vita.

Un recente documento prodotto dall’associazione inglese FRAME, intitolato “Home Office’s Annual Statistics report”, racconta i dati relativi al Regno Unito, dove nel 2020 si è vista una riduzione del 15% rispetto al 2019 delle procedure scientifiche condotte su animali. In tutto sono stati 2.88 milioni gli individui coinvolti, la metà dei quali per lo sviluppo e allevamento di animali geneticamente alterati. Per il 92% le specie utilizzate sono state topi, pesci e ratti, ma non sono mancati cani, gatti e conigli, per portare qualche esempio. Anche se il numero totale è diminuito, l’uso di alcune specie è invece aumentato: ciò accade per ratti, conigli, cani e gatti… per le prime due specie l’incremento è stato di quasi il 20%, mentre per i gatti dell’11% e per i cani del 3%.

A decrescere sono stati soprattutto i pesci, passati da 480.000 del 2019 a 275.000 del 2020, e le scimmie, scese da 3.000 a 2.400.

Questi trend possono essere in parte spiegati anche con l’avvento della pandemia da Sars-Cov-2 che ha ridotto le attività di ricerca nei primi mesi del 2020. Inoltre, questo evento globale ha anche spinto molti ricercatori a lavorare per individuare vaccini e farmaci contro la patologia, di fatto influenzando la scelta della specie animale da utilizzare.

https://frame.org.uk/latest/annual-statistics-of-scientific-procedures-on-living-animals-in-great-britain-2020

 

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