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Elena Pascucci

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Stabilità delle emulsioni cosmetiche: un nuovo approccio

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La stabilità fisico-chimica delle emulsioni cosmetiche è fondamentale per il successo del prodotto e per la soddisfazione del consumatore. La norma ISO/TR 18811:2018 delinea un protocollo di studio per determinare la stabilità delle emulsioni cosmetiche, enfatizzando test specifici in diverse condizioni di conservazione (ISO/TR 1881:2018, 2018).

L’analisi sensoriale nel tempo di emulsioni conservate a differenti temperature consente l’osservazione di cambiamenti visibili e percettibili nella struttura e nell’aspetto dei preparati. Anche la reologia, la turbidimetria e la granulometria sono strumenti chiave per studiare l’evoluzione dinamica delle formulazioni emulsionate nel tempo.

Reologia, turbidimetria e granulometria: il valore dell’integrazione

Il presente lavoro, pubblicato sull’Internation Journal of Cosmetic Science, propone un protocollo innovativo che combina reologia, turbidimetria e granulometria per prevedere la stabilità delle emulsioni cosmetiche in modo più efficiente.

Nello specifico, sono state selezionate emulsioni industriali, inclusi alcuni prodotti commerciali, per confrontare campioni stabili e instabili con minime differenze formulative. I ricercatori hanno impiegato valutazioni granulometriche, turbidimetriche e reologiche per esaminare le proprietà fisiche e strutturali. I dati raccolti sono stati sottoposti ad analisi statistica avanzata adoperando metodi di progettazione sperimentale.

Granulometria, turbidimetria e reologia hanno permesso di distinguere efficacemente le emulsioni stabili da quelle instabili. I campioni stabili hanno mantenuto una dimensione mediana costante delle particelle, mentre per quelli instabili sono stati riscontrati aumenti significativi. Variazioni di viscosità sono state osservate solo nelle emulsioni instabili. La turbidimetria ha mostrato un indice di stabilità Turbiscan (TSI) >3 per le emulsioni instabili e <3 per quelle stabili.

In particolare, questo protocollo combinato ha identificato l’instabilità già dopo otto giorni, molto più velocemente rispetto alle procedure ISO standard, che richiedono fino a trenta giorni.

Verso una caratterizzazione multidimensionale

L’integrazione di granulometria, turbidimetria e reologia con l‘analisi avanzata dei dati consente una previsione rapida, affidabile e sensibile della stabilità delle emulsioni cosmetiche. Questo approccio supera i limiti dei test tradizionali, consentendo una rilevazione precoce dell’instabilità, con un impatto positivo sullo sviluppo delle formulazioni, sul controllo qualità e sul time-to-market.

Una strada particolarmente promettente per la ricerca futura risiede in un esame più approfondito della fase di conservazione iniziale, che potrebbe contenere indicatori chiave della stabilità a lungo termine. Questa prospettiva è in linea con le esigenze pratiche dello sviluppo di prodotti industriali, che considera le informazioni predittive precoci inestimabili.

Il protocollo discusso nel lavoro soprariportato non solo accelera i tempi di valutazione della stabilità, bensì offre anche una solida strategia di caratterizzazione multidimensionale. In quanto tale, apre la strada ad uno screening di formulazione più efficiente, ad un processo decisionale più veloce e ad una migliore modellazione predittiva del comportamento delle emulsioni in applicazioni reali.

Viton A, Coatmeur R, Anthouard B, Claeys-Bruno M, Piccerelle P. Anticipating cosmetic emulsion stability using a novel multi-analytical approach. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–11. https://doi.org/10.1111/ics.70047

Citrato di pantenolo: biomateriale per la fotoprotezione

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I recenti progressi nei biomateriali hanno portato allo sviluppo di composti multifunzionali con potenziale fotoprotettivo della pelle. Tra questi, gli antiossidanti svolgono un ruolo fondamentale nel contrastare lo stress ossidativo cutaneo causato dai raggi ultravioletti (UV).

Antiossidanti naturali, quali le vitamine C ed E e i flavonoidi, sono stati ampiamente studiati per la capacità di neutralizzare le specie reattive dell’ossigeno (ROS), riducendo il danno cellulare, l’infiammazione e il fotoinvecchiamento.

Un biomateriale innovativo dall’acido citrico

Il pantenolo o provitamina B5 è noto per gli effetti idratanti e lenitivi sulla cute. La reazione del pantenolo con l’acido citrico forma il citrato di pantenolo (PC), un nuovo biomateriale con proprietà fluorescenti e di assorbimento delle radiazioni UV.

Il presente lavoro, pubblicato su ACS Applied Materials & Interfaces, indaga le attività fotoprotettive e antiossidanti del citrato di pantenolo utilizzando un modello di pelle umana ex vivo che consente la valutazione controllata del danno indotto dalle radiazioni UV e degli effetti protettivi dei composti candidati.

I ricercatori hanno esaminato le potenzialità del citrato di pantenolo di assorbire le radiazioni UV, neutralizzare le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e prevenire danni strutturali e cellulari nella pelle umana a seguito dell’esposizione ai raggi. Hanno, inoltre, confrontato le prestazioni dell’ingrediente in questione in diversi sistemi di trasporto per ottimizzarne l’uso e l’efficacia.

Fotoprotezione di ultima generazione

Il citrato di pantenolo ha dimostrato una robusta attività antiossidante, eliminando i radicali liberi, chelando gli ioni ferro e inibendo la perossidazione lipidica, con un’efficacia paragonabile o superiore a quella dell’acido L-ascorbico.

Il trattamento con l’ingrediente oggetto di studio ha ridotto significativamente il danno al DNA indotto dai raggi UV, come confermato dalla diminuzione della colorazione con 8-OHdG (8-idrossi-2’-deossiguanosina) e dall’inibizione dell’apoptosi, evidenziata da livelli inferiori di cellule caspasi-3-positive.

L’analisi istologica ha rivelato che il citrato di pantenolo ha preservato la struttura cutanea e ridotto i nuclei picnotici causati dall’esposizione ai raggi UV. Tali effetti protettivi sono stati osservati sia su vettori idrofili (glicerolo) sia su vettori idrofobici (olio di cocco), evidenziandone la versatilità nello sviluppo formulativo.

Nel complesso, i risultati ottenuti inquadrano il citrato di pantenolo come agente fotoprotettivo multifunzionale con un potenziale significativo nel mitigare lo stress ossidativo indotto dalle radiazioni UV e nel promuovere la salute della pelle. La ricerca apre, dunque, la strada alla sua integrazione in prodotti skincare avanzati, al fine di incentivarne l’attività fotoprotettiva.

Studi in vivo saranno essenziali per confermare le peculiarità protettive del citrato di pantenolo, oltre al modello di cute umana ex vivo. Da ultimo, anche l’esplorazione di eventuali interazioni sinergiche con i filtri UV esistenti potrebbe offrire preziose informazioni.

Huifeng Wang, Ruyue Luo, Chongwen Duan, Ophelia Tong, Yuan-Ho Chin, Bethany E. Perez White, and Guillermo A. Ameer, Panthenol Citrate: A Photoprotective Antioxidative Molecule for Shielding Skin against UV Radiation, ACS Applied Materials & Interfaces 2025 17 (26), 37500-37509, doi: 10.1021/acsami.5c05441

Estratto di foglie di noce in creme skincare: effetti reologici e sensoriali

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Le caratteristiche sensoriali influenzano significativamente le preferenze dei consumatori e l’accettabilità del cosmetico. Attributi come spalmabilità, texture, appiccicosità e percezione del film residuo svolgono un ruolo fondamentale nell’esperienza complessiva dell’utente. La valutazione sensoriale convenzionale, basata su panel addestrati, è l’approccio tradizionale per indagare le proprietà sopramenzionate.

Le analisi sensoriali sono, tuttavia, spesso associate a limitazioni, tra cui lo stato fisiologico dell’organismo, le condizioni della pelle, la soggettività intrinseca, un investimento di tempo significativo e costi considerevoli, peculiarità che le rendono meno accessibili per lo sviluppo di prodotti di routine e il controllo qualità.

L’uso di misurazioni strumentali correlate agli attributi sensoriali potrebbe consentire uno sviluppo cosmetico più celere ed economico durante il ciclo di pre-formulazione. Sarebbe, inoltre, di grande valore per il controllo qualità e per prevedere la soddisfazione dell’utilizzatore.

In quanto disciplina chiave per lo studio della deformazione e del flusso dei materiali, la reologia può essere adoperata per integrare i risultati delle valutazioni sensoriali e fungere da alternativa agli studi sensoriali, fornendo misurazioni oggettive e riproducibili.

Tra sensorialità e reologia

Il presente lavoro, pubblicato su Cosmetics, indaga il legame tra attributi sensoriali e parametri reologici per quattro creme a base di estratto di noce a diverse concentrazioni.

La materia prima in questione è stata selezionata per il potenziale d’uso cutaneo, mentre la sua influenza sul profilo sensoriale e reologico dei preparati rappresenta un’area di particolare interesse. Attraverso la correlazione sistematica di misurazioni strumentali con valutazioni sensoriali in tre fasi chiave dell’applicazione – al momento del prelievo dal contenitore (texture), durante l’applicazione (spalmabilità e appiccicosità) e post uso (sensazione di film residuo, untuosità) – la ricerca si propone di stabilire relazioni quantitative che possano ridurre la dipendenza da panel umani.

In definitiva, l’approccio discusso mira ad accelerare lo sviluppo delle formulazioni e garantire una qualità costante del prodotto attraverso un esame predittivo del profilo sensoriale mediante strumenti.

Quattro emulsioni (F1–F4) contenenti 0%, 1%, 3% e 5% di estratto di foglie di noce sono state allestite con Olivem 1000 e Olivem 300 come emulsionanti. Le misurazioni reologiche hanno incluso scansioni in ampiezza, curve di flusso, scansioni in frequenza e prove di tissotropia per vagliare viscoelasticità, comportamento di flusso e recupero strutturale. Una valutazione sensoriale è stata condotta da panelisti qualificati per collegare i parametri reologici con gli attributi percepiti di prodotto.

L’impatto della concentrazione

Tutte le formulazioni hanno mostrato un comportamento pseudoplastico e di assottigliamento per taglio in emulsioni cosmetiche ben strutturate durante l’applicazione. L’aggiunta di estratto di noce ha modificato significativamente le risposte reologiche: alla concentrazione dell’1%, un aumento del modulo di conservazione (G′) e del rapporto di assottigliamento per taglio (η 0 /η∞) ha indicato un rinforzo strutturale e una migliore spalmabilità, mentre concentrazioni più elevate (3–5%) hanno portato ad un ammorbidimento strutturale e ad un recupero tissotropico più rapido.

L’analisi della frequenza ha rivelato uno spostamento, dipendente dalla concentrazione, da un comportamento a predominanza elastica a uno a predominanza viscosa. La valutazione sensoriale ha confermato queste tendenze, con livelli di estratto più elevati in grado di ridurre appiccicosità ed untuosità, incentivando al contempo l’assorbimento.

Un ingrediente che incontra le esigenze dell’utilizzatore

In conclusione, l‘estratto di foglie di noce ha mostrato un impatto dipendente dalla concentrazione sul comportamento reologico delle emulsioni, rafforzando la struttura reticolare a livelli bassi e promuovendo l’ammorbidimento e un recupero strutturale più veloce in quantitativo più elevato.

La forte relazione tra parametri reologici e sensoriali ne sottolinea il potenziale come ingrediente multifunzionale per la progettazione di creme cosmetiche ben strutturate, non grasse e preferite dai consumatori.

Adamovic M, Adamovic A, Barjaktarevic A, Kostic M, Kostic O, Pecarski D, Andjic M, Dimitrijevic J, Zivkovic J, Tomovic M. Concentration-Dependent Rheological and Sensory Effects of Walnut Leaf Extract in Cosmetic Emulsion Creams. Cosmetics. 2026; 13(1):6. https://doi.org/10.3390/cosmetics13010006

Percezione aptica per la valutazione tattile del cosmetico

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La percezione tattile è un complesso processo fisiologico e psicologico che inizia con la stimolazione dei meccanorecettori e culmina nell’integrazione dei segnali nervosi da parte del cervello. Il processo descritto genera sia risposte riflesse, cosiddette oggettive, sia risposte intrinsecamente soggettive, profondamente influenzate dall’esperienza, dalla cultura e dallo stato emotivo del valutatore. È proprio questa soggettività che rende la valutazione della texture nei cosmetici una sfida scientifica multidimensionale e spesso sfuggente.

Esperienza tattile e sviluppo cosmetico

L’analisi sensoriale è un pilastro dello sviluppo cosmetico. A causa del suo frequente confinamento all’uso interno o industriale, rimane, tuttavia, sottorappresentata nella letteratura peer-reviewed.

Il presente lavoro, pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science, esplora le molteplici dimensioni dell’aptica come l’analisi sensoriale tattile in cosmetica, sottolineandone il ruolo centrale nello sviluppo del prodotto.

La pelle, organo primario del tatto, è indagata in dettaglio insieme all’occhio, che svolge una funzione secondaria nella percezione delle formulazioni per la personal care. La revisione pone particolare enfasi sui meccanismi biologici alla base dell’esame sensoriale, in particolare sul compito dei meccanorecettori e dei fotorecettori nella rilevazione degli stimoli, nella trasmissione neurale e nella generazione della risposta sensoriale. Tali reazioni, vagliate da valutatori esperti, costituiscono il fondamento di protocolli sensoriali standardizzati.

La review copre le metodologie chiave, dai test discriminatori ed edonistici all’analisi sensoriale descrittiva, sviscerandone punti di forza ed eventuali limiti. Da ultimo, evidenzia le innovazioni emergenti.

Dai metodi convenzionali alle tecnologie emergenti

La profilazione sensoriale convenzionale rimane solida, ma richiede molto tempo e risorse, suscitando interesse per alternative più rapide, quali la profilazione a scelta libera o il flash profiling. Pur essendo più flessibili, i metodi in questione pongono sfide in termini di variabilità e interpretazione dei dati.

Tecniche strumentali, ad esempio l’analisi della texture, la reologia e gli approcci biometrologici, vengono sempre più integrate come proxy per fornire dati quantitativi correlati con valutazioni sensoriali standardizzate. Questi strumenti migliorano l’accuratezza analitica e consentono di testare i prodotti in contesti in cui la sperimentazione umana potrebbe non essere fattibile.

Realtà virtuale e aumentata, intelligenza artificiale e dispositivi di rilevamento elettronici stanno rimodellando il panorama della valutazione sensoriale. Tali tecnologie supportano la modellazione predittiva e la valutazione oggettiva, sebbene la loro implementazione sollevi nuove sfide, in primis la modulazione artificiale della percezione e il controllo ambientale.

La revisione pedagogica soprariportata fornisce una panoramica completa dell’analisi sensoriale tattile nei cosmetici, collegando i metodi tradizionali con innovazioni all’avanguardia e offrendo indicazioni per la ricerca e le applicazioni future.

Postec M, Terescenco D, Gore E. The hidden science of haptics: A pedagogical review of tactile evaluation in cosmetics. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–35. https://doi.org/10.1111/ics.70048

Coloranti naturali ecosostenibili da polichetidi microbici

Le strategie di marketing spesso sfruttano le caratteristiche fisiche dei beni di consumo per suscitare risposte emotive e attrarre i consumatori. Il colore è uno dei principali fattori che contribuiscono all’acquisto di un prodotto.

Il fungo filamentoso Talaromyces amestolkiae produce coloranti polichetidici dal giallo al rosso dell’elevato potenziale industriale. Questi coloranti naturali sono particolarmente preziosi come alternative ai coloranti azoici.

Il loro utilizzo è conforme agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, promuovendo la salute, il consumo responsabile e la protezione dell’ecosistema. In aggiunta, è in linea con la commerciabilità dei prodotti e con le preferenze dei consumatori per beni attenti al benessere.

Polichetide azaphilone liofilizzato da Talaromyces amestolkiae

Il presente lavoro, pubblicato su ACS Omega, esplora lo sviluppo di creme per il viso, shampoo e formulazioni di stick in gel multifunzionali che incorporano il colorante rosso polichetide azaphilone liofilizzato prodotto da Talaromyces amestolkiae.

L’estratto liofilizzato è stato caratterizzato circa l’attività antiossidante, la citotossicità, l’influenza sulle proprietà fisico-chimiche (pH, granulometria, reologia e analisi della consistenza) e la stabilità del colore nel tempo in diverse condizioni (presenza e assenza di luce e 40 °C) delle formulazioni cosmetiche.

Coloranti microbici come alternativa ecosostenibile

Lo studio soprariportato sottolinea il potenziale dell’estratto liofilizzato contenente il colorante polichetidico naturale generato tramite bioprocesso come alternativa ecosostenibile in ambito cosmetico, con vantaggi sia funzionali sia ambientali rispetto ai coloranti sintetici convenzionali.

A concentrazioni dell’1% e del 5% in peso, l’estratto liofilizzato, prodotto da Talaromyces amestolkiae, ha dimostrato capacità antiossidante, determinando un decremento dei livelli di specie reattive dell’ossigeno (ROS) di oltre il 75% in condizioni di stress ossidativo, mantenendo al contempo una vitalità cellulare superiore al 60%.

Per i preparati contenenti l’estratto liofilizzato sono stati riscontrati valori di pH adeguati, con analisi reologiche e di texture che ne hanno confermato caratteristiche applicative desiderabili.

L’analisi della texture ha indicato una migliore spalmabilità grazie alle ridotte adesività e durezza, in particolare con una concentrazione di estratto liofilizzato dell’1% in peso. Le valutazioni di stabilità hanno confermato che la degradazione del colore è condizionata principalmente dalla temperatura, con un effetto minore della luce ultravioletta (UV).

L’analisi SWOT ha identificato i coloranti microbici come promettenti alternative sostenibili, nonostante gli attuali limiti di stabilità e gli ostacoli normativi.

Juliana Barone Teixeira, Pedro Garcia Pereira Silva, Júlio Gabriel Oliveira de Lima, Matilde Carvalho, Lídia M. Gonçalves, Nathalia Vieira Porphirio Veríssimo, Joana Marques Marto, and Valéria C. Santos-Ebinuma, Redefining Red: Microbial Polyketides in Eco-Friendly Cosmetic Development, ACS Omega, DOI: 10.1021/acsomega.5c10255

Passaporto digitale dei cosmetici: come implementarlo

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La duplice transizione, che coniuga digitalizzazione e sostenibilità, si è affermata come motore strategico di competitività ed elasticità all’interno dei sistemi industriali. I passaporti digitali dei prodotti (DPPs) costituiscono uno strumento cardine in questa trasformazione, offrendo dati sul ciclo di vita che facilitano trasparenza, tracciabilità e piani circolari.

Concepiti come “carte d’identità digitali”, tali sistemi raccolgono, strutturano e comunicano informazioni verificate e specifiche per bene di consumo, di modo da abilitare programmi circolari e garantire l’allineamento con i quadri di sostenibilità in evoluzione.

L’importanza decisiva dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) è stata istituzionalizzata attraverso importanti iniziative politiche dell’Unione Europea (UE), tra cui il Green Deal, il Piano d’azione per l’economia circolare e il Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR).

Strumenti digitali e competenze umane

Il successo dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) dipende non solo dall’integrazione tecnica, ma anche dall’usabilità, dalla pertinenza e dalle strategie di comunicazione che promuovono il coinvolgimento dei consumatori. A questo proposito, sono riconosciuti come strumenti determinanti per il raggiungimento dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile (SDG) 12.

Il presente lavoro, pubblicato sul Journal of Environmental Management, esplora l’implementazione dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) nell’industria cosmetica, basandosi sul punto di vista di esperti aziendali e consumatori, con implicazioni dirette per la salute umana e la sicurezza.

La metodologia impiegata contribuisce al progresso dell’SDG 12, valutando sia la prospettiva del produttore sia quella del cliente, sfruttando metodi decisionali multicriteriali (ad esempio, il processo analitico gerarchico (AHP), la tecnica per ordine di preferenza per similarità alla soluzione ideale (TOPSIS), VIKOR) e un sondaggio online.

I ricercatori hanno preso in esame l’identificazione dei requisiti di dati chiave per il potenziamento dei passaporti digitali dei prodotti (DPPs) nel settore della bellezza e la definizione di quadri di competenze per la gestione dei flussi informativi e delle infrastrutture collaborative a supporto della doppia transizione.

Favorire trasparenza, fiducia e vantaggio competitivo

I risultati ottenuti hanno rivelato che la familiarità con gli strumenti digitali influenza significativamente il comportamento dei potenziali acquirenti: quelli digitalmente alfabetizzati attribuiscono ai passaporti digitali dei prodotti (DPPs) un valore che trascende le informazioni tecniche, considerandoli un simbolo di trasparenza, sostenibilità e responsabilità sociale.

Quest’impressione rafforza la fiducia nel marchio e favorisce decisioni d’acquisto più consapevoli e orientate al valore. In quest’ottica, i sistemi in questione emergono non solo in qualità di mera risorsa informativa, bensì come leva programmata per le aziende cosmetiche, in grado di allineare l’innovazione tecnologica alle aspettative etiche dei consumatori digitali.

È auspicabile che i manager investano in infrastrutture digitali e nelle competenze umane necessarie per interpretare, comunicare e capitalizzare i passaport05i digitali dei prodotti (DPPs), per un asset strategico capace di favorire trasparenza, fiducia e vantaggio competitivo.

Alessandro Cascavilla, Idiano D’Adamo, Chiara Grosso, Cecilia Trusiani, Bridging digital tools and human skills: A sustainable competence framework for implementing digital product passports in the cosmetics industry, Journal of Environmental Management, Volume 397, 2026, 128281, ISSN 0301-4797, https://doi.org/10.1016/j.jenvman.2025.128281

Cannabidiolo nei prodotti skincare: proprietà e legislazione

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Il cannabidiolo (CBD) è un importante cannabinoide non psicotropo presente nella pianta di Cannabis sativa L. Esercita i suoi effetti attraverso molteplici meccanismi, tra cui la modulazione del sistema endocannabinoide.

Interagisce con i recettori cannabinoidi CB1 e CB2, sebbene con bassa affinità, e influenza vari recettori non cannabinoidi come il recettore della serotonina 1A, il recettore 5-HT1A e i canali del potenziale recettoriale transitorio (TRP). L’integrazione del cannabidiolo (CBD) nei cosmetici sta riscuotendo crescente interesse grazie ai potenziali benefici per la pelle.

Vanta infatti proprietà:

  • lenitive: la capacità di modulare le risposte infiammatorie lo rende adatto al trattamento di condizioni cutanee come acne, eczema e psoriasi;
  • antiossidanti: protegge la pelle dai danni causati dai radicali liberi e dai raggi ultravioletti UVA e UVB, rallentando il processo di invecchiamento e contrastando la formazione di rughe e linee sottili;
  • seboregolatrici: può influenzare la produzione di sebo, aiutando nel preservare un’idratazione cutanea equilibrata e prevenendo la comparsa di acne;
  • di mantenimento della funzione di barriera cutanea: migliora la funzione di barriera cutanea, fondamentale per mantenere l’idratazione e proteggere dagli stress ambientali, concorrendo alla salute generale della pelle.

Potenzialità cosmetiche e sfide legislative

Il presente lavoro, pubblicato su Plants, sintetizza la letteratura attuale che esplora il ruolo del cannabidiolo (CBD) come ingrediente cosmetico antiossidante e lenitivo e il suo impatto sulla salute cutanea.

I motori di ricerca utilizzati sono stati Google Scholar, Scopus e PubMed. L’indagine è stata effettuata usando le parole chiave principali “CBD liposomiale e cheratinociti”, “proprietà antiossidanti di CBD e cheratinociti”, “attività lenitiva di CBD e cheratinociti”, “CBD e cosmetici”, “CBD e prodotti skincare” e “regolamentazione di CBD e prodotti cosmetici” per il periodo 2018-2025. La tempistica di analisi bibliografica è stata scelta considerando la legalizzazione della cannabis terapeutica.

Nello specifico, la revisione si apre con una panoramica sugli effetti antiossidanti e lenitivi del cannabidiolo (CBD) sui cheratinociti. Ne sono dunque discussi i sistemi di somministrazione, con un focus particolare sul meccanismo di trasporto dai liposomi alla membrana cellulare. Termina con uno sguardo alle normative legislative nei vari continenti e paesi.

Opportunità e sfide future

La natura non psicoattiva e il favorevole profilo di sicurezza rendono il cannabidiolo (CBD) un candidato interessante per l’inclusione in formulazioni skincare, alla ricerca di soluzioni antiossidanti naturali ed efficaci.

Per quanto riguarda il cannabidiolo (CBD) liposomiale, in primo luogo, aggira i problemi di insolubilità dei radicali liberi e, in secondo, protegge la materia prima dagli agenti ossidanti esogeni, salvaguardandone l’attività.

Nonostante gli innumerevoli benefici, l’uso dell’ingrediente in questione nei cosmetici non è però privo di sfide. Il differente status giuridico del cannabidiolo (CBD) nelle diverse giurisdizioni crea confusione sia per l’industria cosmetica che per i consumatori.

Alcune ne consentono l’estrazione dalla canapa, altre ne vietano l’uso. Lo status legale e normativo del cannabidiolo (CBD) è una questione in continua evoluzione.

Nel complesso, sebbene il cannabidiolo (CBD) mostri un forte potenziale meccanicistico nella gestione dello stress ossidativo e dell’infiammazione nella pelle, sono necessari ulteriori studi standardizzati e controllati sull’uomo per confermarne il valore cosmetico.

Fafaliou M, Papadopoulos A, Pavlou P, Varvaresou A. Cannabidiol’s Antioxidant Properties in Skin Care Products and Legislative Regulations. Plants. 2025; 14(22):3521. https://doi.org/10.3390/plants14223521

Creme cosmetiche con solventi eutettici naturali a base di acido caprilico

Trasparenza, responsabilità ecologica e sicurezza dei prodotti sono ora aspetti centrali nelle decisioni d’acquisto dei consumatori, che incoraggiano una nuova ondata di innovazione nel settore cosmetico. In questo contesto, i solventi eutettici naturali (NES) sono emersi come una promettente classe di materie prime in linea con i principi della formulazione sostenibile. Sono costituiti da composti naturali quali acidi organici, amminoacidi, acidi grassi e zuccheri che, combinati in specifici rapporti molari, danno lugo a miscele eutettiche stabili, caratterizzate da un punto di fusione inferiore rispetto a quello di ciascun ingrediente. Sono biodegradabili, biocompatibili e spesso derivati ​​da risorse rinnovabili, il che li rende un’opzione interessante per i formulatori eco-consapevoli che mirano alla riduzione dell’impatto ambientale.

Meno studiati degli equivalenti idrofili, i solventi eutettici naturali idrofobici (HNES) sono in grado di dissolvere attivi scarsamente solubili in acqua, come vitamine, oli essenziali e antiossidanti, migliorandone stabilità e biodisponibilità. Quelli conformi alla normativa cosmetica europea sono solitamente formati da acidi grassi a catena media (ad esempio acido caprilico, acido caprico e acido laurico), terpeni (mentolo e timolo), alcano dioli (propandiolo e ottandiolo) e più raramente da amminoacidi.

Solventi eutettici naturali idrofobici a confronto

Recentemente, i solventi eutettici naturali idrofobici (HNES) si sono rivelati una grande promessa in campo cosmetico per la preparazione di estratti pronti all’uso contenenti molecole apolari di interesse quali licopene, esteri dell’astaxantina, carotenoidi o acidi grassi liberi da biomasse vegetali o microalgali.

Il presente lavoro, pubblicato sull’international Journal of Cosmetic Science, prende in esame l’impatto di una selezione di solventi eutettici naturali idrofobici (HNES) sulla stabilità, sul comportamento reologico e sulle proprietà sensoriali di creme cosmetiche.

L’obiettivo è valutarne il potenziale come ingredienti innovativi e sostenibili, introdotti direttamente nella fase oleosa di un’emulsione olio in acqua prima dell’emulsionamento.

Nello specifico, sono stati esplorati gli effetti di quattro combinazioni di solventi eutettici naturali (NES) composti da ingredienti cosmetici appartenenti alle tre principali classi di componenti neutri dei solventi eutettici naturali idrofobici (HNES).

A scopo di confronto, poiché tutti i solventi eutettici naturali (NES) testati erano basati sull’acido caprilico (C8), un acido grasso a catena media, è stato scelto come controllo un trigliceride a catena media (MCT): una miscela standard composta prevalentemente da acido caprilico (C8, 50-80%) e acido caprico (C10, 20-50%) sotto forma di trigliceridi purificati, utilizzata in veste di costituente principale della fase oleosa.

Quattro formulazioni di solventi eutettici naturali (NES), formate da acido caprilico, acido laurico, mentolo e 1,3-propandiolo, sono state incorporate al 10% in peso in una base di crema consona allo standard COSMOS.

Le creme ottenute sono state valutate per la stabilità fisica mediante la diffusione multipla statica della luce, il comportamento reologico tramite test di taglio e oscillazione e le caratteristiche sensoriali attraverso un panel addestrato.

Multifunzionalità ed ecocompatibilità

Tra le quattro creme formulate con solventi eutettici naturali (NES), tre hanno dimostrato una stabilità fisica soddisfacente per trenta giorni in condizioni di invecchiamento accelerato. Il solvente a base di mentolo ha indotto una separazione di fase, correlata ad un aumento delle dimensioni delle goccioline e a valori più elevati dell’indice di stabilità, esplorato con diffusione multipla statica della luce.

Tutte le creme hanno mostrato un comportamento di shear-thinning, con profili di viscosità e stress di snervamento variabili a seconda della composizione del solvente eutettico naturale (NES). L’analisi sensoriale ha evidenziato che il solvente eutettico naturale ha influenzato significativamente attributi chiave, in primis intensità dell’odore, spalmabilità, pick-up e texture.

In conclusione, i solventi eutettici naturali idrofobici (HNES) possono essere integrati con successo nella fase interna di creme cosmetiche, influenzandone sia le peculiarità strutturali sia quelle sensoriali. Questi risultati ne sottolineano il potenziale come ingredienti multifunzionali ed ecocompatibili per formulazioni per la personal care, supportando lo sviluppo di prodotti skincare più sostenibili e performanti.

Verger A, Grard R, Pradel C, Perse X, Bouderbala S, Despres A, et al. Cosmetic creams with caprylic acid-based Natural Eutectic Solvents: Stability, rheology and user perception. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–11. https://doi.org/10.1111/ics.70051

Foglie e steli di Rubus caesius per prodotti skincare antiage

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Il regno vegetale offre all’industria cosmetica un’ampia gamma di composti biologicamente attivi con effetti multifunzionali. L’uso di estratti vegetali come fonti di preziosi metaboliti secondari da impiegare in prodotti per la personal care ha attirato negli anni un crescente interesse.

Le proprietà antiossidanti e antibatteriche di tali materie prime sono spesso associate all’effetto lenitivo. Una caratteristica molto ricercata è l’inibizione degli enzimi responsabili della degradazione delle macromolecole nella matrice extracellulare (ECM).

Gli estratti vegetali ricchi in molecole biologicamente attive possono proteggere efficacemente la pelle e le sue macromolecole strutturali dalla degradazione esterna.

Estratti in etanolo e acqua da Rubus caesius

Il Rubus caesius L. (Rosaceae), o rovo bluastro, è un piccolo arbusto, comune in gran parte dell’Europa e dell’Asia orientale e centrale. In etnomedicina, le sue parti venivano utilizzate per scopi medicinali, sia per via orale sotto forma di infusi sia esternamente come unguenti o cataplasmi applicati sulla cute.

La composizione qualitativa e quantitativa dei principi attivi può variare significativamente tra le diverse porzioni di Rubus caesius e tra le specie correlate come Rubus idaeus.

Il presente lavoro, pubblicato su Pharmaceutical Biology, si propone di identificare l’estratto biologicamente più attivo tra quelli in etanolo e acqua di foglie e steli di Rubus caesius raccolti in primavera.

Nello specifico, estratti acquosi ed etanolici da foglie e steli di Rubus caesius L. (Rosaceae) sono stati testati per le capacità antiossidanti, gli effetti protettivi contro ceppi batterici patogeni e l’influenza sull’azione di tirosinasi e collagenasi.

I preparati biologicamente più attivi sono stati selezionati e analizzati mediante cromatografia liquida ad alte prestazioni (HPLC) per stimare il contenuto dei principali acidi fenolici e la loro attitudine a penetrare nella pelle suina dagli idrogel.

Potenzialità cosmetiche dagli acidi fenolici

Gli estratti in etanolo da Rubus caesius L. hanno dimostrato una significativa funzionalità biologica, in particolare per quanto riguarda l’eliminazione del radicale ABTS e l’inibizione dell’attività di tirosinasi e della collagenasi.

Si sono, inoltre, rivelati efficaci contro i batteri patogeni, ma non verso il microbiota cutaneo commensale. Gli estratti in etanolo da foglie e steli sono risultati abbondanti in acidi fenolici. L’esperimento di permeazione attraverso la pelle suina da idrogel ha evidenziato che l’acido gallico e l’acido neoclorogenico dall’estratto di foglie in etanolo hanno mostrato la più elevata capacità di permeazione.

In conclusione, l’estratto etanolico ha dimostrato una notevole attività protettiva della pelle contro agenti patogeni, stress ossidativo e degradazione macromolecolare. Lo studio soprariportato ha poi confermato la presenza e la permeabilità transdermica degli acidi fenolici.

I risultati ottenuti sottolineano l’ingente potenziale dell’estratto etanolico di foglie di Rubus caesius per l’inclusione in formulazioni cosmetiche e dermocosmetiche e la necessità di ulteriori approfondimenti in vivo.

Hering A, Nowak A, Muzykiewicz-Szymańska A, Hałasa RT, Kucharski Ł, Ossowicz-Rupniewska P, Kastsevich A, Ivashchanka Y, Stefanowicz-Hajduk J. Rubus caesius leaves and stems in antiaging skin care products: antityrosinase, anticollagenase, antimicrobial activity, and transdermal distribution of main phenolic acids. Pharm Biol. 2025 Dec;63(1):731-753. doi: 10.1080/13880209.2025.2576002

 

Concentrazione micellare critica di SLES nelle formulazioni di shampoo

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Nella scienza applicata, la distinzione tra sintesi chimica e formulazione del prodotto rappresenta una divisione fondamentale. La prima si concentra sulla creazione di nuove entità molecolari, mentre la seconda riguarda l’ingegnerizzazione sofisticata di componenti esistenti in prodotti stabili e funzionali con caratteristiche prestazionali ottimizzate.

Questa distinzione è particolarmente cruciale nel settore della cura della persona, dove formule come shampoo, creme e lozioni devono bilanciare efficacia, stabilità, sicurezza e attrattività per il consumatore.

I tensioattivi costituiscono la base fondamentale dei detergenti, fungendo da agenti primari per la rimozione di sporco, oli e detriti da pelle e capelli. La concentrazione micellare critica (CMC) è una proprietà fisico-chimica chiave che regola il comportamento di tali ingredienti ed è definita come la soglia di concentrazione specifica alla quale i monomeri dei tensioattivi subiscono l’autoassemblaggio in strutture micellari organizzate.

Bioattività migliorata

I recenti progressi nella scienza dei colloidi e delle interfacce hanno consentito di indagare l’intricata relazione tra organizzazione dei tensioattivi e attività biologica. L’impatto specifico della formulazione mirata alla concentrazione micellare critica (CMC) sull’efficacia dei componenti bioattivi in ​​sistemi complessi multi-ingrediente rimane sostanzialmente inesplorato.

Il presente lavoro, pubblicato su Next Materials, prende in esame la formulazione di precisione alla concentrazione micellare critica (CMC) del tensioattivo primario per produrre uno shampoo con prestazioni fisico-chimiche paragonabili alle formulazioni convenzionali ad alto tenore di tensioattivi, potenziando l’efficacia biologica degli attivi incorporati attraverso un’architettura micellare ottimizzata.

Nello specifico, è stato ipotizzato che la determinazione della concentrazione micellare critica (CMC) di sodium laureth sulfate (SLES) e la formulazione di uno shampoo a questa precisa concentrazione possano garantire prestazioni di pulizia e schiumogene equivalenti ad un preparato convenzionale ad alto contenuto di tensioattivi, migliorando al contempo la biodisponibilità e l’efficacia dei bioattivi incorporati, con conseguenti azioni antiossidanti e lenitive superiori.

La concentrazione micellare critica (CMC) del sodium laureth sulfate (SLES) è stata determinata tramite misurazioni di conduttività. Sono stati formulati due shampoo: un benchmark convenzionale con il 15% p/p di sodium laureth sulfate (SLES) e una versione ottimizzata utilizzando il tensioattivo in questione alla sua concentrazione micellare critica (CMC) determinata sperimentalmente.

Entrambi sono stati valutati per le principali proprietà fisico-chimiche (capacità di formare schiuma, dispersione dello sporco, tempo di bagnatura, viscosità, pH). Le attività biologiche sono state vagliate mediante saggi di scavenging dei radicali DPPH (2,2-difenil-1-picril-idrazile) e ABTS (2,2′-azino-bis (acido 3-etilbenzotiazolin-6-solfonico)) per il potenziale antiossidante e un saggio di inibizione della denaturazione dell’albumina sierica bovina (BSA) per le potenzialità lenitive.

Ottimizzazione degli ambienti micellari

La concentrazione micellare critica (CMC) di sodium laureth sulfate (SLES) è stata accuratamente determinata a 0,0013 mol/L (0,049% p/p). La formulazione a questa concentrazione ha prodotto uno shampoo con proprietà fisico-chimiche (volume di schiuma, potere detergente, viscosità) comparabili e accettabili, in linea con le prestazioni del benchmark ad alto tensioattivo.

La formulazione alla concentrazione micellare (CMC) ha mostrato un’attività biologica significativamente migliorata, con una IC50 inferiore nei test DPPH (118 µg/mL vs. 139 µg/mL) e ABTS (490 µg/mL vs. 595 µg/mL) e una maggiore inibizione della denaturazione proteica (65,2% vs. 58,1%).

In conclusione, lo studio soprariportato dimostra che l’applicazione strategica della concentrazione micellare critica (CMC) è un potente strumento per lo sviluppo di cosmetici a base di tensioattivi efficienti e ad alte prestazioni con un ridotto apporto di materie prime.

Mohammed Islam Charaf Eddine Hasnaoui, Abdelaali Belaid, Souheyla Bouayed-Agha, Hafsa Dellaoui, Oussama Bouras, Ahmed Chelihi, Brahim Bouras, The critical micelle concentration as a key determinant in shampoo formulations: Enhanced bioactivity with maintained performance, Next Materials, Volume 10, 2026, 101381, ISSN 2949-8228, https://doi.org/10.1016/j.nxmate.2025.101381

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