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Elena Pascucci

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Tecnologia di elaborazione delle immagini digitali 3D per il packaging

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Con il rapido sviluppo dell’economia globale, i sistemi di imballaggio sono diventati una componente indispensabile e cruciale sia nel lavoro sia nella vita quotidiana.

Il packaging moderno sfrutta processi avanzati, incorporando linee di produzione automatizzate e intelligenti, preziose nell’aumentarne significativamente efficienza e qualità.

Enfatizza, inoltre, la sostenibilità ambientale, abbracciando l’uso di materiali ecocompatibili e tecnologie naturali per ridurre l’inquinamento e la generazione di rifiuti.

Rispetto alle confezioni tradizionali, quelle moderne danno priorità alla sicurezza del prodotto durante le fasi di trasporto, stoccaggio e utilizzo, sposando al contempo innovazione e design personalizzato, per migliorare l’immagine del marchio e la competitività sul mercato.

Packaging moderno e packaging tradizionale a confronto

Con il progresso dell’industrializzazione e dell’informatizzazione, anche l’impiego della tecnologia di elaborazione delle immagini 3D digitali sta diventando sempre più popolare.

Tali sistemi permettono di ottenere, elaborare e analizzare informazioni sulle immagini 3D, fornendo un supporto più accurato ed efficiente per la progettazione e la produzione di moderni metodi di confezionamento.

Secondo le ricerche disponibili in letteratura, le applicazioni pratiche delle tecniche di elaborazione digitale delle immagini 3D sono tuttavia limitate e la velocità di elaborazione è lenta, soprattutto per oggetti di grandi dimensioni.

Il presente lavoro, pubblicato su Systems and Soft Computing, prende in esame un moderno sistema di packaging basato sulla tecnologia di elaborazione digitale delle immagini 3D.

Il progetto comprende l’ottimizzazione del processo, la creazione di modelli 3D e l’esposizione del packaging del prodotto, supportata da molteplici esperimenti di simulazione che adoperano la tecnologia di stampa 3D per verificarne l’efficacia. Lo studio considera la selezione dei materiali e l’integrità strutturale del packaging finito.

Presenta, dunque, risultati sperimentali che confrontano le prestazioni dell’imballaggio di nuova progettazione con le procedure tradizionali, rapportando parametri quali chiarezza, costo, resistenza alla compressione e agli urti. Da ultimo discute le direzioni future per un ulteriore perfezionamento.

Opportunità e sfide future

Il sistema proposto raggiunge prestazioni superiori in termini di economicità, chiarezza e resistenza alla pressione. Tali risultati ne confermano l’elevata fattibilità e applicabilità, in particolare in ambito cosmetico e ne sottolineano l’ingente potenziale nel rivoluzionare i packaging moderni.

D’altro canto, la dipendenza da software e attrezzature specializzati pone delle sfide per le piccole e medie imprese a causa dei costi elevati, limitandone l’adozione diffusa. In aggiunta, sebbene la tecnologia di elaborazione digitale delle immagini 3D funzioni bene in condizioni controllate, le sue prestazioni in scenari reali con diversi fattori ambientali rimangono non testate.

Indagini future dovrebbero vagliare alternative economicamente vantaggiose per hardware e software e condurre esperimenti sul campo, per saggiarne robustezza e adattabilità in contesti operativi differenti.

Lan Guo, Weiquan Fan. Design of modern furniture packaging system based on digital 3D image processing technology. Systems and Soft Computing, Volume 7, 2025, 200301, ISSN 2772-9419, https://doi.org/10.1016/j.sasc.2025.200301.

Fragranze: profilo di evaporazione in base a tipo di pelle e chimica delle molecole odorose

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La cute non è una superficie inerte: interagisce con le molecole e ne influenza in varia misura l’evaporazione. Comprendere la relazione reciproca tra pelle e molecole cosmetiche diventa pertanto fondamentale per sviluppare formulazioni altamente personalizzate ed efficaci.

La permanenza e l’evaporazione delle fragranze sulla cute rimangono, tuttavia, relativamente poco esplorate e non completamente comprese.

Capire come le molecole odorose interagiscono con la pelle, per quanto tempo persistono e in che modo evaporano a seconda delle differenti tipologie cutanee rappresenta una sfida considerevole.

Relazione pelle-molecole odorose: lo studio

Il presente lavoro, pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science, esplora il profilo di evaporazione delle fragranze in base alla chimica delle molecole odorose e al tipo di pelle di ciascun individuo.

La ricerca è stata effettuata sulla cute di dieci volontari: quattro giovani donne (età media 28,8 ± 3,6 anni), due donne di mezza età (età media 59,0 ± 4,2 anni), tre giovani uomini (età media 28,7 ± 0,6 anni) e un uomo anziano (51 anni), senza segni apparenti di patologie cutanee.

L’evaporazione dall’epidermide è stata confrontata con l’evaporazione totale da una superficie inerte, evidenziando potenziali interazioni tra profumazioni e pelle umana.

Attraverso un’analisi semi-quantitativa, i soggetti sono stati classificati in gruppi in funzione della variazione dei tassi di evaporazione. Un’indagine statistica ha, infine, permesso di chiarire con quali modalità sia la tipologia di pelle sia le proprietà intrinseche delle molecole odorose contribuiscano alle variazioni osservate nella velocità di evaporazione.

Un rilascio guidato

Lo studio soprariportato offre risultati promettenti per ampliare la comprensione dell’evaporazione delle molecole profumate e della sua relazione con le peculiarità fisico-chimiche della pelle e con le caratteristiche intrinseche delle fragranze stesse.

Le proprietà della cute, in particolare l’idratazione, la perdita d’acqua transepidermica (TEWL) ed eventuali rugosità, impattano significativamente sul rilascio delle molecole odorose.

Queste ultime si comportano in modo diverso anche a seconda delle proprie qualità intrinseche. Poiché anche la composizione chimica della pelle può svolgere un ruolo chiave nello spiegare l’evaporazione di ciascuna molecola, concentrarsi esclusivamente sui suoi parametri fisici non è sufficiente.

La ricerca ha permesso di distinguere diversi cluster di composti profumati. Nello specifico, sono stati identificati due modelli di comportamento: costituenti più volatili, la cui evaporazione aumenta con la rugosità superficiale della pelle; componenti meno volatili e più lipofili, condizionati dall’idratazione cutanea e dalla perdita d’acqua transepidermica.

Estendere la valutazione ed includere altre aree della pelle (ad esempio, fronte e viso), ognuna con la propria distinta composizione chimica del film idrolipidico e con la propria tipica texture, potrebbe rafforzare ulteriormente le conclusioni e far luce su proprietà cutanee aggiuntive, capaci di guidare il rilascio delle molecole odorose.

Hadjiefstathiou E, Savary G, Malhiac C, Terescenco D, Picard C. Exploring the impact of fragrance molecular and skin properties on the evaporation profile of fragrances. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–15. https://doi.org/10.1111/ics.13085

Avena fermentata: proprietà lenitive e di ripristino della barriera cutanea

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L’avena (Avena sativa L.), un’erba annuale della famiglia delle Poaceae, è rinomata per la ricca composizione nutrizionale, che comprende proteine, peptidi, polifenoli (come i flavonoidi), lipidi e β-glucano.

Tali componenti bioattivi vantano proprietà antinfiammatorie, antiprurito e idratanti, che li rendono efficaci nell’alleviare la secchezza e l’irritazione della pelle e nel rafforzare l’integrità della barriera cutanea.

Gli ingredienti derivati dall’avena, di conseguenza, in particolare l’avena colloidale e gli estratti, sono sempre più utilizzati nelle formulazioni per la personal care.

Bioattivi e benefici cutanei da fermentazione

Scomponendo enzimaticamente i substrati, la fermentazione non solo aumenta la resa dei bioattivi dell’avena, ma facilita anche la detossificazione e la degradazione di composti indesiderati presenti nelle materie prime, come fitati e tannini, con una migliore biodisponibilità.

La fermentazione microbica libera il pieno potenziale dell’avena ottimizzandone il profilo bioattivo, la sicurezza e la compatibilità cutanea, posizionandola come approccio trasformativo per formulazioni skincare avanzate.

Il presente lavoro, pubblicato sul Journal of Dermatologic Science and Cosmetic Technology, caratterizza i bioattivi e i benefici cutanei dell’avena fermentata, sottoposta a idrolisi enzimatica seguita da fermentazione con Saccharomyces cerevisiae.

Per valutare le proprietà lenitive dell’ingrediente in questione, sono stati condotti esperimenti per inibire il legame di TNF-α/TNFR1, il rilascio di ossido nitrico nelle cellule macrofagiche RAW264.7 e l’aggregazione dei neutrofili negli embrioni di pesce zebra.

Lo studio ha, inoltre, analizzato la secrezione dei fattori infiammatori, la funzione di barriera cutanea e gli effetti idratanti, utilizzando un modello di pelle irradiata con radiazioni ultraviolette di tipo UVB come surrogato della pelle fotodanneggiata.

Un fermentato dalla doppia azione

Il processo di fermentazione che coinvolge Saccharomyces cerevisiae è in grado di incrementare significativamente gli amminoacidi e i loro derivati ​​nell’avena fermentata. In particolare, β -glucano, proteine ​​totali e flavonoidi sono aumentati rispettivamente del 14,78%, 39,13% e 600%.

L’avena fermentata ha consentito il raggiungimento di un tasso di inibizione del legame TNF-α/TNFR1 del 79,87%. In aggiunta, ha ridotto il rilascio di ossido nitrico indotto da lipopolisaccaride nelle cellule RAW264.7 e inibito il reclutamento dei neutrofili negli embrioni di pesce zebra.

In un modello cutaneo stimolato con capsaicina, il 3,5% di avena fermentata ha soppresso l’espressione di TRPV1. In un modello cutaneo 3D irradiato con UVB, ha favorito la diminuzione della secrezione di citochine proinfiammatorie (IL-1α, IL-6, COX2, NF-κB) e potenziato in misura considerevole la regolazione di loricrina (128,57%), filaggrina (336,36%), transglutaminasi 1 (70,97%) e caspasi-14 (217,65%). Da ultimo, ha migliorato l’efficacia idratante con un impatto positivo sull’idratazione cutanea e i livelli di acquaporina-3.

Conclusioni

In conclusione, l’avena fermentata si configura come valido alleato nell’inibire l’espressione dei fattori infiammatori, nel migliorare la morfologia dei tessuti cutanei e nel favorirne l’idratazione, con molteplici effetti lenitivi e riparatori.

Gli estratti di avena fermentata da Saccharomyces cerevisiae rappresentano un promettente ingrediente innovativo, prezioso per le proprietà lenitive e protettive della cute.

Manman Liu, Lina Wang, Yue Li, Ping Zhang, Chuyang Wang, Yuxuan Wu, Yuyan Chen, Hu Huang, Xiang Li, Dual-action fermented oats (Avena sativa L.): Anti-inflammatory and skin barrier restoration, Journal of Dermatologic Science and Cosmetic Technology, 2025, 100103, ISSN 2950-306X, https://doi.org/10.1016/j.jdsct.2025.100103

Amidi da fonti botaniche: proprietà funzionali e meccaniche di formulazioni anidre body care

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Per anni, gli amidi hanno dimostrato di essere eccezionali modificatori reologici, agenti gelificanti e texturizzanti.

Nelle emulsioni, migliorano naturalmente la qualità e la stabilità, oltre a caratteristiche come spalmabilità, assorbimento dell’olio, capacità di formazione di film e resistenza al calore.

In quanto materia prima naturale, economica e vegana, l’amido si allinea bene all’attuale sviluppo di cosmetici naturali e packaging sostenibili.

La sua biodegradabilità e l’origine naturale comportano un impatto ambientale minimo durante la produzione e lo smaltimento.

Il valore dei cosmetici solidi: lo studio

Le lozioni corpo anidre, alternative solide e senza acqua alle creme idratanti tradizionali, offrono elevate concentrazioni di principi attivi. La forma solida ne consente il confezionamento in contenitori di carta.

Per sopperire all’eccessiva untuosità, allo scarso assorbimento o alla mancanza di stabilità strutturale, spesso associate all’elevato contenuto di oli tipico di preparati di questo tipo, l’amido può fungere da promettente additivo naturale.

Il presente lavoro, pubblicato su Polymers, prende in esame l’ottimizzazione di un’innovativa lozione anidra per il corpo a base di amido, da inserire nel contesto delle tendenze cosmetiche naturali, senza acqua e zero waste.

Il tutto è stato effettuato secondo criteri in grado di riflettere i parametri funzionali chiave dei prodotti finali (forma dei campioni commercialmente accettabile, durezza sufficiente a garantire facilità di applicazione, stabilità e untuosità e appiccicosità post uso ridotte).

Sono state eseguite analisi fisico-chimiche di amidi provenienti da diverse fonti botaniche (patata, mais, mais ceroso, riso e tapioca), insieme a valutazioni delle proprietà funzionali, meccaniche, reologiche e sensoriali delle formulazioni finali.

Il prodotto è stato progettato per contenere un’elevata percentuale di fase lipidica (burro di cacao) nella composizione, pur mantenendo stabilità e caratteristiche desiderabili, e per essere, infine, adoperato come lozione anidra per il corpo.

Il ruolo dell’origine botanica

I risultati dello studio soprariportato contribuiscono ad una più chiara comprensione dell’impatto degli amidi di varia origine botanica sulle proprietà funzionali e meccaniche di cosmetici anidri per il corpo.

L’origine botanica degli amidi non ha influenzato significativamente le peculiarità reologiche, che risentono, tuttavia, della presenza dell’amido stesso, con valori di viscosità apparente (1–300 Pa·s) costanti in tutti i preparati testati sia a 25 °C che a 32 °C. Tutte le formulazioni, inclusa quella senza amido, hanno mantenuto un’integrità strutturale e una fruibilità accettabili.

L’aggiunta di polveri di amido a basso contenuto di umidità e alta capacità di assorbimento degli oli può implementare la spalmabilità e ridurre l’untuosità. In base alla viscosità apparente e alla facilità di applicazione, una concentrazione di amido del 2,5% sembra essere ottimale.

Kulawik-Pióro A, Fryźlewicz-Kozak B, Tworzydło I, Kruk J, Ptaszek A. The Impact of Starches from Various Botanical Origins on the Functional and Mechanical Properties of Anhydrous Lotion Body Bars. Polymers. 2025; 17(13):1731. https://doi.org/10.3390/polym17131731.

Vinaccia d’uva: le potenzialità per balsami labbra

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La vinaccia d’uva è un sottoprodotto dell’industria vinicola. È composta principalmente da bucce, semi e raspi e rappresenta circa il 20-25% del peso dell’uva pressata per la produzione di vino.

I semi sono ricchi in antiossidanti fenolici estraibili, in primis acido fenolico, flavonoidi, procianidine e resveratrolo, mentre le bucce sono fonte di grandi quantità di antociani. Capaci di fornire un’ampia gamma di tonalità, questi hanno suscitato crescente interesse per l’impiego come coloranti cosmetici.

Oltre agli antiossidanti fenolici, il residuo in questione abbonda anche in lipidi, proteine, fibre indigeribili e minerali. In particolare, i semi d’uva contengono il 13-19% di olio, ricco di acidi grassi essenziali, circa l’11% di proteine, il 60-70% di carboidrati indigeribili e antiossidanti non fenolici, come tocoferoli e betacarotene.

L’uso della vinaccia d’uva come ingrediente cosmetico si configura pertanto come approccio sostenibile e rispettoso dell’ambiente, in linea con i principi dell’economia circolare.

Colore e proprietà antiossidanti: lo studio

Il presente lavoro, pubblicato su Sustainability, prende in esame le proprietà meccaniche selezionate di balsami labbra con diverse percentuali di vinaccia d’uva.

Nello specifico, per ciascun preparato allestito sono stati valutati l’attrito cinetico, la durezza, la forza di taglio massima e la resistenza alla penetrazione. Sono stati poi determinati l’attività antiradicalica contro il 2,2-difenil-1-picril-idrazile (DPPH) e il contenuto fenolico totale ed analizzati i parametri cromatici. Tutti i test sono stati condotti su prototipi di balsami labbra contenenti l’1, il 3 e il 5% di vinaccia d’uva e un campione di controllo.

Il valore dell’upcycling: le conclusioni

Le formulazioni a base di antocianine si sono dimostrate in grado di agire come antiossidanti, neutralizzando i radicali liberi nella matrice del balsamo labbra.

La più alta attività antiradicalica contro il radicale 2,2-difenil-1-picril-idrazile (DPPH) (64,44%) è stata osservata per il preparato con aggiunta del 5% di vinaccia. Al diminuire della percentuale, anche l’attività antiradicalica dei balsami è calata.

Lo studio soprariportato suggerisce il potenziale utilizzo delle antocianine come componenti biologicamente attivi per balsami labbra. Il contenuto fenolico più elevato è stato riscontrato nel campione con il 5% di vinaccia (0,103 mg). Anch’esso ha subito un decremento al ridursi del quantitativo di vinaccia inserita in formula.

Per quanto riguarda la valutazione delle proprietà fisiche, l’aggiunta di vinacce d’uva alla formulazione ha comportato lievi abbassamenti nei valori di attrito cinetico, forze di taglio e di penetrazione. Solo nel caso della massima forza di taglio e della massima forza di attrito la differenza tra i campioni è risultata statisticamente significativa, ad indicare che l’inserimento di vinacce può determinare fragilità nel prodotto finito. Il colore dei balsami labbra si è scurito con l’incremento della quantità di vinaccia.

Da ultimo, l’utilizzo delle vinacce d’uva come ingrediente per balsami labbra consente di sviluppare prodotti cosmetici con proprietà antiossidanti, sfruttando al contempo gli scarti dell’industria alimentare e contribuendo a ridurre l’impatto ambientale dell’industria cosmetica.

In conclusione, l’uso innovativo della vinaccia d’uva è in linea con lo sviluppo sostenibile e le sue proprietà potenziano l’efficacia dei balsami labbra.

Łusiak P, Kęska P, Mazur J, Wójcik M, Sobczak P. The Quality of Lip Balm Produced with Grape Pomace Addition. Sustainability. 2025; 17(13):6146. https://doi.org/10.3390/su17136146

Polveri di cellulosa per emulsioni cosmetiche: le proprietà fisico-chimiche

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L’uso di nanocristalli di carbossicellulosa di alta qualità, trasformati in polvere di cellulosa sferoidali di dimensioni micrometriche, si configura come promettente alternativa alle microplastiche sintetiche in ambito cosmetico.

I nanocristalli di cellulosa sono un moderno materiale polimerico di origine naturale ottenuto sfruttando tecnologie brevettate innovative da numerose piante e residui agricoli, come bambù, fibre di iuta e bucce di patate.

Le peculiarità fisiche e chimiche della cellulosa nanocristallina sono influenzate dalla fonte vegetale dalla quale viene estratta e dal metodo adoperato per isolare i nanocristalli. Questi ultimi assumono, di conseguenza, dimensioni e forme differenti (aghi, nanofibre, strutture sferoidali), che determinano in larga misura le possibilità e le direzioni applicative.

L’utilizzo di polveri di cellulosa sferoidali in formulazioni cosmetiche può non solo ridurre gli effetti negativi sull’ambiente acquatico, ma anche contribuire alla funzionalità del prodotto finito, migliorandone stabilità, spalmabilità e texture, o impattare positivamente sull’attenuazione di pori, cicatrici e rughe.

Sensorialità: l’impatto della granulometria

La consapevolezza della possibilità di perfezionare le caratteristiche funzionali delle emulsioni ha dato impulso allo sviluppo di creme viso a base di polveri di cellulosa sferoidali e alla valutazione delle qualità fisico-chimiche e funzionali del cosmetico finale.

Il presente lavoro, pubblicato su Polymers, esplora la fattibilità d’uso di polveri di cellulosa sferoidali con diverse granulometrie (2 e 7 µm) in creme per il viso e ne chiarisce l’effetto su specifiche proprietà fisico-chimiche e prestazionali.

Nello specifico, è stata allestita una serie di prototipi di creme per il viso con cellulosa sferoidale. Sono stati dunque condotti i seguenti test: stabilità, viscosità dinamica, analisi della texture, grado di idratazione cutanea ed esame dell’appeal sensoriale da parte dei consumatori.

Le conclusioni

Nessuno dei preparati ha mostrato instabilità nel tempo. L’aggiunta di polveri di cellulosa sferoidali ha aumentato la viscosità dinamica e la durezza e ridotto la forza di adesione delle emulsioni testate rispetto alla crema viso base. È stato osservato un effetto positivo correlato alla presenza di materie prime polimeriche sul livello di idratazione cutanea.

I risultati più favorevoli sono stati ottenuti con il prototipo E4, contenente polveri sferoidali con granulometria di 2 e 7 µm con un rapporto in peso di 2,5 a 2,5. Secondo i membri del panel sensoriale, la crema viso E4 si è rivelata la migliore e con benefici sensoriali.

In conclusione, le polveri di cellulosa sferoidali rappresentano una valida opzione biodegradabile alle microplastiche per applicazioni cosmetiche. Gli autori dello studio soprariportato intendono estendere la ricerca per dimostrarne l’impiego come potenziali ingredienti anti-age attraverso indagini diagnostiche sulle condizioni cutanee.

Klimaszewska E, Ogorzałek M, Okulska-Bożek M, Jabłońska E, Wyłup H, Nizioł-Łukaszewska Z, Tomasiuk R. Effect of Addition of Spheroidal Cellulose Powders on Physicochemical and Functional Properties of Cosmetic Emulsions. Polymers. 2025; 17(14):1926. https://doi.org/10.3390/polym17141926.

Scarti del tabacco come fonte di ingredienti cosmetici antiage

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Appartenente alla famiglia delle Solanacee, il tabacco (Nicotiana tabacum) rappresenta una risorsa di notevole importanza economica per molti Paesi, con sette dei maggiori produttori mondiali situati nel continente americano.

La produzione di sigarette da Nicotiana tabacum genera notevoli quantità di rifiuti, con circa 68,31 milioni di tonnellate di scarti pre e post raccolta ogni anno.

I sottoprodotti precedenti la raccolta includono le parti superiori della pianta, infiorescenze e brattee, che vengono rimosse per favorire la crescita delle foglie inferiori.

Tali residui potrebbero essere riutilizzati in prodotti per il personal care. Gli estratti di infiorescenze e foglie di tabacco sono, infatti, citati nel CosIng (Cosmetic Ingredient Database) come ingredienti cosmetici.

Il valore dei rifiuti pre-raccolta: lo studio

Il presente lavoro, pubblicato su Plants, esplora il potenziale lenitivo e antiage di estratti dalle foglie apicali di Nicotiana tabacum var. Virginia, scartate durante la fase di gemmazione (rifiuti pre-raccolta).

Nello specifico, le foglie sono state estratte adoperando solventi ecocompatibili (solventi naturali), tra cui acqua distillata (DW) e due Natural Deep Eutectic Solvents (NaDESs), uno costituito da zuccheri semplici, fruttosio, glucosio e saccarosio (FGS), e l’altro da cloruro di colina e urea (CU).

Le capacità lenitive e antiage degli estratti naturali ottenuti sono state valutate mediante l’inibizione di enzimi chiave correlati all’invecchiamento cutaneo.

Caratterizzazione chimica e attività antiage

Le attività della xantina ossidasi e della lipossigenasi sono state inibite principalmente dagli estratti in cloruro di colina e urea (CU) con valori di IC50 rispettivamente di 63,50 e 8,0 μg GAE/mL.

L’estratto in fruttosio, glucosio e saccarosio (FGS) ha mostrato la maggiore inibizione della ialuronidasi (49,20%), seguito da quelli in cloruro di colina e urea (CU) (33,20%) e in acqua distillata (DW) (20,80%).

Per quanto riguarda l’inibizione di elastasi e collagenasi, per l’estratto in cloruro di colina e urea (CU) è stata osservata la più ingente inibizione dell’elastasi, mentre tutti gli estratti hanno inibito l’attività della collagenasi, con valori superiori al 65%.

Ogni estratto è risultato caratterizzato da un profilo chimico distinto, determinato mediante metodi LC-ESI-QTOF-MS/MS (cromatografia liquida, ionizzazione elettrospray, quadrupolo tempo di volo, spettrometria di massa tandem) e spettrofotometrici, con diversi composti in comune presenti in proporzioni diverse.

L’estratto in cloruro di colina e urea (CU) si è contraddistinto per le elevate concentrazioni di rutina, nicotiflorina e acido azelaico, mentre quelli in fruttosio, glucosio e saccarosio (FGS) e in acqua distillata (DW) per la condivisione di composti chiave come acido chinico, fruttosil piroglutammato, acido malico e acido gluconico.

Il test di Ames e il test su Caenorhabditis elegans hanno confermato la non tossicità alle concentrazioni connesse all’attività biologica.

In conclusione, i risultati dello studio soprariportato supportano il potenziale anti-age degli estratti di Nicotiana tabacum ottenuti con Natural Deep Eutectic Solvents (NaDESs) e ne suggeriscono applicazioni promettenti nell’industria cosmetica e cosmeceutica.

Sono, tuttavia, auspicabili, ulteriori approfondimenti sugli ingredienti naturali in questione, mediante saggi cellulari in vitro o modelli in vivo.

Leal M, Moreno MA, Orqueda ME, Simirgiotis M, Isla MI, Zampini IC. Green Extract from Pre-Harvest Tobacco Waste as a Non-Conventional Source of Anti-Aging Ingredients for Cosmetic Applications. Plants. 2025; 14(14):2189; https://doi.org/10.3390/plants14142189.

Cheratina incapsulata in liposomi cationici per i capelli fotodanneggiati

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Il fotodanno causato dalle radiazioni ultraviolette (UV) derivanti dall’esposizione quotidiana alla luce solare può portare a sostanziali cambiamenti fisici e chimici nei capelli umani, che si manifestano con secchezza, fragilità e sbiadimento del colore.

I raggi UVB scindono le proteine delle fibre capillari, in particolare la cheratina, rompendo i legami disolfuro interni e causando danni agli strati esterni.

Al contrario, i raggi UVA colpiscono principalmente il colore e la pigmentazione delle chiome: scompongono la melanina portando allo sbiadimento delle colorazioni, soprattutto nei capelli più chiari o trattati chimicamente, penetrando in profondità nel fusto, con successiva generazione di radicali liberi, responsabili dei danni immediati.

Le radiazioni UV possono, inoltre, innescare l’ossidazione dei lipidi presenti nel capello, componenti chiave per l’idratazione e la morbidezza, con conseguenti secchezza, effetto crespo e consistenza ruvida, rendendoli più suscettibili a ulteriori danni dovuti a stress meccanici, come la spazzolatura.

Cheratina incapsulata: lo studio

I liposomi cationici sono vescicole a base lipidica con una carica positiva che consente loro di interagire con le superfici dei capelli caricate negativamente. Tale peculiarità non solo facilita una più agevole adesione, ma promuove anche una penetrazione profonda della cheratina incapsulata. L’incapsulamento dei principi attivi nei liposomi ne migliora stabilità, biodisponibilità e permeabilità.

Il presente lavoro, pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science, prende in esame la cheratina incapsulata in liposomi cationici per favorire il recupero dei capelli fotodanneggiati.

Nello specifico, la cheratina è stata incorporata in liposomi cationici mediante omogeneizzazione ad alta pressione. Ne sono state valutate le proprietà fisiche tramite analisi idrodinamiche di dimensioni, potenziale zeta, microscopia elettronica e diffrazione dei raggi X.

Il livello di danno fisico e chimico dei campioni di capelli pre e post trattamento, in primis la morbidezza, la degradazione proteica e la perossidazione lipidica, è stato successivamente vagliato utilizzando la microscopia elettronica e diverse spettroscopie.

Recupero fisico e chimico

Per i liposomi cationici allestiti con il metodo dell’omogeneizzazione ad alta pressione sono state rilevate strutture combinate unilamellari e multilamellari.

Rispetto alla soluzione, la sospensione di liposomi cationici ha potenziato significativamente la permeazione della cheratina nella corteccia durante un’incubazione di ventiquattro ore.

In aggiunta, per le chiome esposte ai raggi UV per 24 e 48 ore è stato riscontrato un recupero più efficiente quando incubate con liposomi di cheratina per 24 ore, come evidenziato dall’osservazione con microscopia elettronica di una superficie del capello più liscia.

Da ultimo, il trattamento oggetto d’indagine ha ridotto significativamente la denaturazione proteica e la perossidazione lipidica nelle fibre capillari fotodanneggiate.

In conclusione, la somministrazione di cheratina assistita da liposomi cationici può rappresentare un metodo efficace per ripristinare i capelli danneggiati dalla luce, dal punto di vista sia fisico che chimico.

Bui H-T, Kim SJ, Jang J, Lee JB, Yoo HS. Recovery and protection of photo-damaged hairs with keratin-encapsulated cationic liposomes. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–10. https://doi.org/10.1111/ics.13080

Caffeina e adenosina: effetti su microbioma e lipidoma del cuoio capelluto

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I cosmetici per il cuoio capelluto a base di sostanze naturali possono fornire un valido supporto contro la caduta dei capelli.

La caffeina, l’alcaloide metilxantina, è un inibitore della fosfodiesterasi che promuove la proliferazione cellulare nei cheratinociti della matrice e nei follicoli piliferi.

Inverte, inoltre, l’effetto inibitorio del testosterone/diidrotestosterone sulla proliferazione dei cheratinociti, migliora l’allungamento del fusto del capello e aumenta la durata della fase anagen.

Diversi studi in vivo e in vitro hanno dimostrato che la caffeina topica può essere assorbita efficacemente dai follicoli del cuoio capelluto, con evidenti benefici anticaduta.

Generata dalla defosforilazione dell’adenosina trifosfato, l’adenosina è un vigoroso regolatore fisiologico e farmacologico.

L’attivazione del recettore dell’adenosina stimola l’espressione del fattore di crescita dei fibroblasti nel cuoio capelluto.

Target: microbioma e lipidoma

La caduta dei capelli è un processo multifattoriale complesso. Negli ultimi anni, i meccanismi con cui la caffeina e l’adenosina agiscono per contrastarlo sono stati ampiamente indagati. Il loro impatto sul lipidoma e sul microbioma del cuoio capelluto rimane, tuttavia, poco compreso.

Il presente lavoro, pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science, valuta l’effetto di uno shampoo contenente caffeina e adenosina sul microbioma e sul lipidoma del cuoio capelluto in soggetti di età compresa tra i 18 e i 60 anni con caduta dei capelli.

Nello specifico, si tratta di uno studio di confronto randomizzato, in singolo cieco e parallelo, condotto su trenta partecipanti, che ha coinvolto il trattamento completo del cuoio capelluto. I campioni sono stati raccolti al basale e a dodici settimane (±3 giorni).

Il microbioma è stato analizzato tramite sequenziamento del 16S rDNA e ITS1. L’esame del lipidoma è stato effettuato mediante cromatografia liquida ad altissime prestazioni-spettrometria di massa tandem (UPLC-MS/MS).

Alleati anticaduta: le conclusioni

A dodici settimane, sono state rilevate evidenti caratteristiche cliniche indicanti un effetto anticaduta sulle chiome. I quantitativi di Pseudomonas, Escherichia-Shigella e Malassezia sono tutti diminuiti nel gruppo sperimentale. Al contrario, quelli di Talaromyces e Cutibacterium sono aumentati.

I livelli di trigliceridi (TG), digliceridi (DG), ceramide (Cer) e ceramide-1-fosfato (CerP) sono stati tutti influenzati in misura considerevole.

Infine, le grandi disponibilità di metaboliti lipidici sono risultate strettamente correlate a quelle di Escherichia-Shigella e Talaromyces.

In conclusione, in virtù dell’azione sul lipidoma e sul microbioma del cuoio capelluto, caffeina e adenosina si configurano come promettenti alleati nel contrastare la caduta dei capelli.

Li F, Liu S, Han Z, Li Y, Chen H, Shi Q, et al. The effects of caffeine and adenosine on the microbiome and lipidome of the scalp. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–15. https://doi.org/10.1111/ics.13072

Estratti di semi di Medicago sativa: gli effetti anti-melanogenici

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L’erba medica (Medicago sativa), della famiglia delle Fabaceae, è stata ampiamente utilizzata come trattamento a base di erbe in tutti i Paesi asiatici.

Ricerche disponibili in letteratura hanno dimostrato che i suoi estratti da semi, foglie e fiori vantano un ingente contenuto in bioattivi quali flavonoidi, alcaloidi, saponine e composti fenolici e ne hanno sottolineato l’efficacia antiossidante e lenitiva.

Estratti di semi a confronto

Il presente lavoro, pubblicato sull’International Journal of Cosmetic Science, esplora gli effetti anti-melanogenici e i meccanismi molecolari di due diversi estratti di semi di erba medica: precipitato in etanolo di erba medica (AEP) e surnatante in etanolo di erba medica (AES).

Nello specifico, la composizione chimica dei due estratti è stata analizzata usando cromatografia a scambio anionico ad alte prestazioni con rivelazione amperometrica pulsata (HPAEC-PAD) e cromatografia liquida con spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS).

Per dimostrare l’effetto inibitorio sulla sintesi di melanina sono state impiegate cellule B16F10 e cellule MNT-1. L’espressione genica e i livelli proteici di tirosinasi, proteina correlata alla tirosinasi 1 (TRP1), dopacromo tautomerasi (DCT) e fattore associato alla microftalmia (MITF) sono stati confermati tramite RT-PCR semiquantitativa, Western Blot e immunocitochimica. I meccanismi alla base di questi fattori sono stati chiariti in B16F10. Da ultimo, l’effetto inibitorio sulla melanogenesi è stato convalidato su pelle artificiale 3D (MelanoDerm).

Opportunità dai meccanismi molecolari

Entrambi gli estratti hanno ridotto il contenuto di melanina nelle cellule B16F10 stimolate con ormone α-melanocita-stimolante (α-MSH) e, di conseguenza, favorito un decremento dei livelli di mRNA e proteine dei target correlati alla melanogenesi, tirosinasi, proteina correlata alla tirosinasi 1 (TRP1) e fattore associato alla microftalmia (MITF), come dimostrato da RT-PCR semiquantitativa e immunocitochimica.

Hanno, inoltre, determinato la diminuzione dei quantitativi proteici dei regolatori a monte del fattore associato alla microftalmia (MITF), come le proteine chinasi attivate da mitogeni (ERK), la proteina legante l’elemento di risposta al cAMP (CREB) e la β-catenina.

Una simile inibizione della produzione di melanina e una ridotta espressione della proteina tirosinasi e dell’mRNA e del fattore associato alla microftalmia (MITF) sono state confermate anche nelle cellule MNT-1.

Adoperando tessuto cutaneo umano artificiale (MelanoDerm), è stato osservato un significativo calo del contenuto di melanina.

In conclusione, gli estratti di semi di Medicago sativa esercitano un effetto inibitorio sul processo di produzione di melanina modulando l’attività delle proteine chinasi attivate da mitogeni (ERK), della proteina legante l’elemento di risposta al cAMP (CREB) e della β-catenina, sopprimendo così il fattore associato alla microftalmia (MITF) e riducendo i livelli di tirosinasi, proteina correlata alla tirosinasi 1 (TRP1) e dopacromo tautomerasi (DCT).

Nel complesso, i risultati ottenuti suggeriscono che gli ingredienti in questione potrebbero rappresentare una promettente strada per ulteriori ricerche e sviluppi nel settore cosmetico.

Kim CR, Woo J, Kim KL, Choi M, Shin HJ, Kim J, et al. Anti-melanogenic effects of Medicago sativa seed extracts on melanocytes. Int J Cosmet Sci. 2025; 00: 1–12. https://doi.org/10.1111/ics.13092

 

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