È stata annunciata la fusione di due società che consentirà una produzione congiunta di due miliardi di tubetti all’anno. Alltub è uno dei maggiori produttori di tubetti e aerosol in alluminio, è proprietà di Aurora Capital Group e possiede quattro stabilimenti di produzione in Francia, Italia, Repubblica Ceca e Messico. La compagnia ha acquisito Karl Höll, azienda fornitrice di tubetti per i settori farmaceutico, alimentare e cosmetico, con due moderni siti produttivi in Germania. La nuova entità si propone di ampliare la propria offerta di prodotti in tutti i segmenti, ampliare il proprio know-how e aumentare la forza vendita internazionale. Le aspettative sono alte: fornire più di 650 clienti in tutto il mondo e superare i 150 milioni di euro di vendite annuali. Oliver Höll, discendente di quinta generazione del fondatore Karl Höll, è stato nominato Amministratore Delegato di Alltub.
Ilaria Borgna
Peptidi a uso topico
I peptidi sono noti avere diversi ruoli biologici, il più prominente come molecole segnale/molecole regolatrici in una vasta gamma di processi fisiologici, tra cui la difesa, l’immunità, lo stress, la crescita, l’omeostasi e la riproduzione. Questi aspetti sono stati utilizzati nel campo della dermatologia e della cosmetologia per produrre peptidi, stabili e sintetici, per la sintesi della matrice extracellulare, il controllo della pigmentazione e l’infiammazione. L’evoluzione dei peptidi nel corso del secolo, negli ultimi anni, ha esteso il loro utilizzo nei cosmeceutici: i peptidi cosmeceutici possono agire come modulatori della componente segnale della matrice extracellulare, come peptidi strutturali, peptidi carrier e modulatori dei neurotrasmettitori. La veicolazione transdermica dei peptidi può essere resa più efficace da parte di esaltatori della penetrazione, da una loro modificazione chimica, o grazie al processo di incapsulamento. I vantaggi nell’utilizzo dei peptidi nei cosmetici includono il loro coinvolgimento in molte funzioni fisiologiche della pelle, la loro selettività, la loro mancanza di immunogenicità e l’assenza di requisiti normativi per il loro uso. Tuttavia, si può far riferimento ad alcuni svantaggi: le evidenze cliniche per l’efficacia sono spesso deboli, l’assorbimento può essere scarso a causa della scarsa lipofilia e dell’alto peso molecolare, e i prezzi possono essere molto elevati.
Indian J Dermatol Venereol Leprol. 2016 Jul 18. doi: 10.4103/0378-6323.186500
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Agenti biopolimerici per il trattamento delle rughe
L’invecchiamento della pelle è causato da diversi fattori in grado di deteriorare la matrice dermica, ed è visibilmente connotato dal colore della pelle e dal contorno delle deformità cutanee. Oltre alla prevenzione dell’invecchiamento cutaneo, mediante l’applicazione di antiossidanti e filtri solari, è possibile il trattamento delle rughe della pelle con filler dermici. In questo articolo sono riassunti i polimeri biodegradabili, come fibre elastiche cutanee e mimetici della matrice dermica, che possono essere utilizzati per il trattamento delle rughe cutanee, e inoltre è sottolineata l’importanza di aminoacidi, enzimi e proteine. Infine, nel lavoro, sono presentati i peptidi naturali candidati, provenienti da fonti marine, per ampliare la scelta nell’applicazione dei principi attivi per il trattamento dell’invecchiamento.
J Cosmet Laser Ther. 2016 Oct;18(5):301-10. doi: 10.3109/14764172.2016
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Peptidi, proteine e fattori di crescita
Recenti progressi della ricerca nei processi molecolari e biochimici coinvolti nella guarigione delle ferite e nell’invecchiamento della pelle hanno portato allo sviluppo di cosmeceutici innovativi che si basano su peptidi, proteine e fattori di crescita per migliorare la salute della pelle. Anche se i benefici a lungo termine di questi prodotti non sono stati completamente testati e valutati, la prova dei benefici derivanti dal loro uso è in costante crescita. Questo studio descrive alcuni peptidi, proteine, e fattori di crescita che sono frequentemente utilizzati per prodotti cosmeceutici, e discute i loro potenziali benefici e l’uso pratico in dermatologia.
J Cosmet Dermatol. 2016 May 3. doi: 10.1111/jocd.12229.
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Nuovi sbiancanti cutanei
L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di esaminare la capacità di sbiancamento cutaneo di composti della via dell’acido shikimico, e trovare la molecola più efficace per essere utilizzata come principio attivo per la pelle in prodotti sbiancanti. Lo sbiancamento della pelle è la pratica di usare sostanze chimiche per schiarire il tono della pelle e per diminuire la concentrazione di melanina. L’efficacia nello sbiancamento dei composti della via dell’acido shikimico è stata valutata nel seguente modo: innanzitutto sono stati scelti per questo studio otto composti nella via ossia acido benzoico, acido p-cumarico, acido vanillico, acido siringico, acido chinico, acido shikimico, orcinolo monoidrato e fenil acido piruvico. I ricercatori hanno misurato la capacità inibitoria della tirosinasi dei composti, anche valutando le attività anti-ossidanti degli stessi. L’acido shikimico è risultato essere il più potente inibitore, e il composto più efficace da usare come ingrediente attivo per lo sbiancamento della pelle, rivelando anche una buona attività antiradicalica con tossicità cellulare bassa.
Eur Rev Med Pharmacol Sci. 2016;20(6):1214-20.
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Legionella: modifiche operative

L’Istituto Superiore di Sanità ha emesso il documento Procedura integrativa al metodo ISO 11731-2: 2004 a supporto del metodo ISO 11731-2:2004 per permettere ai laboratori di eseguire la ricerca, quantificazione e identificazione di Legionella secondo le indicazioni riportate nel documento Linee Guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi (79/CSR del 7/5/2015). La Legionella è un microrganismo appartenente al gruppo 2 di rischio come indicato nel Titolo X del D. Lgs n. 81/2008 e s.m.i. Considerando che la modalità di trasmissione dell’infezione è attraverso inalazione di aerosol si deve valutare attentamente qualsiasi fase della prova che generi aerosol. I campioni in cui Legionella può essere presente, devono essere maneggiati da personale esperto operando con appropriati dispositivi di protezione individuale (maschere, guanti, occhiali; vedi caratteristiche nel paragrafo DPI del capitolo 6. «Rischio legionellosi associato ad attività professionale») e in laboratori adeguatamente attrezzati e dotati di cappe Biohazard di classe II con certificazione di conformità alla norma tecnica EN 12469 (D.Lgs 81/2008 e s.m.i., Linee guida recanti indicazioni ai laboratori con attività di diagnosi microbiologica e controllo ambientale della legionellosi – G.U. N. 29 del 5 febbraio 2005). In aggiunta alla protezione individuale, l’operatore, durante l’esecuzione della prova, deve prestare la massima attenzione a mantenere le condizioni di sterilità del campione eliminando qualsiasi possibilità di cross-contaminazione con eventuali altri campioni attraverso per esempio imbuti e/o porta filtro della rampa o altro sistema filtrante utilizzato, pinzette ecc.
Cosmeceutici
Il ringiovanimento del viso è da sempre alla base dei processi di ricerca e sviluppo dei cosmeceutici, ed è finalizzato ad affrontare i principali segni del «fotoaging», rughe e discromie, per esempio. La valutazione del fotoinvecchiamento si presenta in forme cliniche e fotografiche; alcuni studiosi hanno messo a punto, una scala fotonumerica per assicurare la validità e l’affidabilità per la valutazione della gravità del fotoinvecchiamento in studi qualitativi. I trattamenti contro il fotoinvecchiamento possono essere suddivisi in due categorie: prevenzione ed «inversione» dei segni. Mentre i prodotti solari sono i prodotti più efficienti ed essenziali nella fase di prevenzione, l’inversione può essere ricercata mediante l’uso di prodotti specifici, tenendo presente che la ricerca e lo sviluppo di cosmeceutici per il ringiovanimento del viso è stata robusta, anche grazie a diversi studi punto di riferimento negli ultimi cinquant’anni (la ricerca sulle cellule staminali rimane il precursore corrente della ricerca in materia). Tuttavia, studi randomizzati controllati di alta qualità, rimangono scarsi all’interno della letteratura contemporanea, e la ricerca e la sperimentazione senza finanziamenti da parte del settore sono tenuti a dare origine a confronti imparziali tra i vari prodotti cosmeceutici.
J Cosmet Dermatol. 2016 Aug 6. doi: 10.1111/jocd.12261.
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Tiazolinoni: allergie da contatto
Lo scopo del presente lavoro è stato quello di studiare la prevalenza delle allergie da contatto al metilisotiazolinone e al meticloroisotiazolinone valutando i pazienti attraverso patch tests. Innanzitutto nello studio è stata effettuata una revisione delle cartelle cliniche di tutti i pazienti (n = 703) che presentassero una possibile dermatite allergica da contatto e, successivamente, i pazienti sono stati sottoposti a patch test tra il 2012 e il 2014, utilizzando concentrazioni di MCI-MI di 100 ppm, e aumentando la concentrazione di MI della serie di screening da 200 a 2000 ppm nel gennaio 2013. L’analisi dei dati, effettuata dal 1° dicembre 2014 fino al 31 gennaio 2015, ha definito che dei 703 pazienti sottoposti a patch test, l’allergia da contatto al MI e / o MCI-MI si era verificata in 57 pazienti (8,1%), con 35 reazioni al solo MI, 5 reazioni alla miscela MCI-MI, e 17 reazioni in entrambe le prove, con un aumento della prevalenza dal 2012 al 2014. Le sedi più frequentemente colpite erano le mani e il viso, e in 4 casi l’allergia era collegata alla professione. Le fonti identificate sono state diversi cosmetici, tra cui saponi e detergenti (anche salviettine umidificate) e prodotti per la cura dei capelli. Si deve ricordare che recenti normative, emesse dalla Commissione Europea, hanno vietato l’uso di MCI-MI in tutti i prodotti leave-on per il corpo, a partire dal 16 luglio 2015.
JAMA Dermatol. 2016 Jan;152(1):67-72.
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Il trattamento dell’acne
Il trattamento convenzionale dell’acne presenta diverse sfide, come la presenza di effetti collaterali intollerabili e la resistenza agli antibiotici; per questo motivo i trattamenti dermocosmetici possono essere utilizzati per ridurre alcuni effetti indesiderati. Questi trattamenti comprendono detergenti per la pelle, sebo-regolatori, antimicrobici, agenti anti-infiammatori, creme idratanti, creme solari e prodotti di «camuffamento». L’uso appropriato di questi prodotti può aiutare ad aumentare il beneficio del trattamento dell’acne, ridurre al minimo gli effetti collaterali, e ridurre la necessità di antibiotici topici. Questo articolo passa in rassegna le prove di dermocosmesi verso l’Acne Vulgaris (AV) e fornisce raccomandazioni pratiche, come discusso durante il quarto Asia-Pacific Acne Leaders’ Summit tenutosi a Bangkok, in Thailandia, il 7 e 8 febbraio 2015. Un gruppo di esperti espone pertinenti raccomandazioni sul ruolo della dermocosmesi, e sulle modalità per coadiuvante il trattamento di AV.
J Cutan Aesthet Surg. 2016 Apr-Jun;9(2):85-92. doi: 10.4103/0974-2077.184043.
di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Vitamin A (retinol, retinyl acetate, retinyl palmitate)
SCCS ha giudicato sicuro l’utilizzo della vitamina A in lozioni per il corpo allo 0,05%, in creme per le mani allo 0,3%, in creme per il viso allo 0,3% e in prodotti rinse-off allo 0,3%. In questo parere non è stata valutata la sicurezza nei prodotti solari, in quanto la vitamina A non viene utilizzata in questa tipologia di prodotti. Retinyl linoleate e Retinal non sono stati valutati in quanto non sono stati consegnati dati scientifici su questi ingredienti. Non sono stati forniti dati sulle impurezze, però dato che l’acido retinoico è un ingrediente vietato è opportuno valutare attentamente questa impurezza.












