Il profumiere del mese: François Robert

Molto spesso è difficile convivere con eredità pesanti, essere figli di grandi talenti in un mestiere e provare a seguire le orme di un padre artista, senza correre il rischio di essere consumato e cercando di differenziarsi per fare emergere il proprio talento.

Proprio questo è il caso del profumiere francese François Robert, figlio del grande Guy Robert e rappresentante della quarta generazione dei Robert creatori di profumi.

Il padre ha realizzato capolavori senza tempo per case di moda come Chanel, Chanel N°19 e Chanel Cristalle, e Dior, tra cui spicca DiorEssence, e il figlio ha cercato di solcare le onde paterne, cercando la propria strada attraverso collaborazioni di prim’ordine con case di moda come Londoner, fondata da Rebecca Goswell, e Parfums de Rosine fino ad arrivare alla creazione della sua fragrance house Quintessence, situata a Brighton nel profondo sud dell’Inghilterra.

La vita avventurosa ha portato Robert a visitare diversi stati, conoscere diverse culture con i propri odori e sentori che ne hanno caratterizzato la crescita professionale e proprio in tal senso va ricondotta la passione di François per le note aromatiche fresche, con l’uso frequente del cardamomo, per le sue eccezionali proprietà di essere un booster di freschezza in ogni composizione e di cui il profumiere si è innamorato bevendo un tè in Rajastan durante la sua permanenza in India, o la sua signature spesso intrisa di ginger, usato già nella sua prima creazione del 1990 per Roland Garros for Men.

Parte importante della sua vita sono state le lunghe permanenze dell’artista in Grecia e Corsica, con gli immancabili odori di cisto, finocchio, timo e rosmarino. La sua creazione più recente è stata realizzata per la maison Charlotte Tilbury, Scent of a Dream, fragranza femminile del gruppo chypre-orientale con note di testa di limone, pesca, mandarino e una base floreale molto varia con violetta, gelsomino e la sensuale tuberosa, a preludio del delicato fondo di ambroxan, muschi bianchi e legni dolci.

di L. Ilorini

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