Il settore cosmetico italiano continua a crescere, superando i 10 miliardi di euro, con fragranze e prodotti skincare protagonisti rispettivamente per crescita e rilevanza in un contesto in cui il consumo pro capite, pari circa 219 euro all’anno, è allineato alla media Europea ed evidenzia la rilevanza strutturale del comparto rispetto al PIL del Paese. Sono i dati diffusi dalla società di consulenze Bip nell’analisi La filiera italiana del beauty tra eccellenza e nuove sfide. 

La filiera cosmetica italiana allargata ha registrato un valore di 23,5 miliardi di euro nel 2024. Nel 2025 la sola industria cosmetica ha raggiunto un valore di 18 miliardi di euro, con una quota export in costante crescita (48% del fatturato dell’industria cosmetica). Il comparto impiega complessivamente circa 440.000 persone lungo tutta la filiera, di cui oltre 63.000 direttamente nell’industria cosmetica.

Nonostante la progressiva evoluzione dei canali di vendita digitali, l’esperienza fisica resta centrale, con circa il 74% delle vendite ancora realizzate in punti vendita fisici.

Investimenti e fusioni

Secondo i dati di Bip, il sistema cosmetico italiano continua ad attrarre investimenti lungo la filiera, confermandosi un polo di primo piano a livello internazionale. L’Europa è oggi l’area principale per le operazioni di M&A nel beauty, con l’Italia in posizione di leadership (8,9% dei deal sugli oltre 400 analizzati e 3,3 miliardi di dollari di valore nel 2025), seguita dall’Asia, dove Giappone, Corea del Sud e Cina stanno guadagnando rilevanza strategica.

Circa il 45% delle operazioni in Italia coinvolge tecnologia o sostenibilità, mentre il 42,5% delle operazioni riguarda skincare, fragranze e make-up. Le operazioni sono guidate principalmente dalle corporate (57,5%), con private equity e club deal orientati a strategie più selettive e di integrazione tra brand, industria e distribuzione.

Un settore in evoluzione

La sempre maggiore attenzione dei consumatori, la competitività internazionale e la continua evoluzione del quadro regolatorio accelerano la necessità di trasformazione del settore

In questo contesto l’AI rappresenta un fattore competitivo lungo l’intera filiera, con impatti su controllo qualità, agilità industriale e compliance regolatoria. Il valore, tuttavia, dipende dalla disponibilità di dati di qualità e da un adeguato livello di digitalizzazione, che rappresentano condizioni abilitanti fondamentali per la sua efficacia.

 

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