Nel calendario della settimana milanese dedicata alle fragranze, Olfactory Signals si è affermata come una delle iniziative più orientate alla contaminazione tra discipline. La terza edizione, ospitata dal 3 al 7 giugno negli spazi di 10 Corso Como in concomitanza con Esxence, ha portato a Milano marchi internazionali, designer, operatori dell’hospitality e professionisti provenienti da diversi ambiti creativi.
Nato dalla collaborazione tra 10 Corso Como e il team di Olfactory Signals, il progetto indaga le applicazioni dell’olfatto in ambiti che spaziano dall’architettura all’interior design, dalla moda all’arte contemporanea.
Un format che guarda oltre la profumeria
Fin dalla sua nascita, Olfactory Signals ha scelto di distinguersi dalle tradizionali fiere dedicate alle fragranze. Più che una vetrina di novità, l’evento si presenta come una piattaforma di ricerca e confronto sul ruolo che il profumo può assumere nella costruzione di esperienze e ambienti.
L’edizione 2026 ha riunito una selezione internazionale di marchi provenienti da contesti differenti. Accanto a realtà della profumeria personale come Arpa Studios, Neandertal, Son Venïn, Abel, Frassai e Björk and Berries, erano presenti anche marchi attivi nella profumazione degli ambienti e nel design olfattivo, tra cui Ahare e Nippon Kodo.
La compresenza di profumi personali, fragranze per la casa e progetti legati al design sensoriale riflette la volontà di osservare il profumo da prospettive differenti, mettendone in evidenza le applicazioni che vanno dall’oggetto al progetto, fino alla definizione dell’identità di uno spazio.
L’installazione di Sissel Tolaas e Octave Perrault
Tra i progetti più significativi dell’edizione 2026 figurava Open Air, l’installazione site-specific realizzata da Sissel Tolaas e Octave Perrault.
Presentata sul rooftop di 10 Corso Como, l’installazione prendeva spunto dall’aria come elemento invisibile ma condiviso, esplorando il modo in cui gli odori influenzano la percezione dell’ambiente e il rapporto tra individui e spazio.
Da anni Tolaas studia gli odori come strumento di lettura della realtà sociale e urbana, mentre Perrault sviluppa progetti che mettono in relazione design, architettura e percezione sensoriale. L’intervento si inseriva così nel tema centrale della manifestazione, dedicato alle connessioni tra esperienza sensoriale e progettazione contemporanea.
Design e ospitalità: il ruolo delle fragranze negli spazi
Tra i temi centrali dell’edizione 2026 figurava il crescente utilizzo delle fragranze nella progettazione degli spazi. Sempre più strutture ricettive, spazi commerciali e progetti di interior design utilizzano infatti il linguaggio olfattivo come parte della propria identità, affiancandolo ad elementi come architettura, materiali, illuminazione e suono.
In questo contesto, il profumo contribuisce a definire l’esperienza del visitatore e la percezione di un luogo. Gli incontri e le conversazioni ospitati durante l’evento hanno approfondito temi come scent branding, progettazione multisensoriale e identità dei luoghi, mostrando come il profumo venga sempre più spesso utilizzato come elemento progettuale e non soltanto come prodotto destinato alla persona.
Una piattaforma per la cultura olfattiva
Con la sua terza edizione, Olfactory Signals conferma una tendenza che attraversa l’intero settore: l’espansione del ruolo delle fragranze in ambiti che spaziano dagli interni all’ospitalità, fino alla ricerca artistica. Più che un evento dedicato ai lanci di prodotto, Olfactory Signals si propone come un osservatorio sulle relazioni tra olfatto, design e cultura contemporanea, mettendo in evidenza il crescente ruolo delle fragranze nella progettazione di spazi ed esperienze.











