Aesculus hippocastanum …un freno alla cellulite

Aesculus_hippocastanum_fruit
(Wikipedia)

L’ippocastano riduce il ristagno di liquidi, incrementando la permeabilità dei vasi capillari e, conseguentemente, permette il riassorbimento dei fluidi in eccesso da parte del sistema circolatorio. L’ippocastano è molto utilizzato in cosmetica per le sue proprietà tonificanti sulle pareti dei vasi sanguigni e per la circolazione sanguigna. Queste peculiarità lo rendono molto usato nei cosmetici che contrastano la cellulite.

Proprietà benefici
L’ippocastano vanta proprietà astringenti e anti-infiammatorie che aiutano a mantenere toniche le pareti dei nostri vasi sanguigni. Difatti è provata scientificamente l’efficacia per combattere le vene varicose. Riduce il ristagno di liquidi, incrementando la permeabilità dei vasi capillari e, conseguentemente, permettendo il riassorbimento dei fluidi in eccesso da parte del sistema circolatorio. Essendo potenzialmente tossico, non se ne dovrebbe fare un uso interno se non dietro stretta supervisione da parte di un medico. La corteccia possiede virtù anti-infiammatorie, astringenti, diuretiche, vasocostrittive e antipiretiche. Viene raccolta in primavera e viene fatta essiccare per usi successivi. Fra i suoi metodi di utilizzo citiamo gel e lozioni per uso esterno, preparazioni naturali da utilizzare nel trattamento di lupus e ulcere, mentre un tè fatto con le foglie (dietro supervisione medica) è tonico ed è usato come sedativo in caso di tossi secche e stati febbrili; il tè derivato dalla corteccia viene inoltre considerato utile nei casi di malaria e dissenteria. I semi, trattati e usati esternamente, sono decongestionanti, espettoranti e tonici, e in passato venivano usati nel trattamento di reumatismi, nevralgia ed emorroidi. L’olio estratto dai semi dà sollievo topico ai sintomi dei reumatismi. Gli impacchi con polvere di radici dell’ippocastano sono analgesici, e venivano usati anche in passato per i dolori al petto.

Costituenti fondamentali
Dai semi e dalla corteccia si estraggono le saponine, la cui miscela è costituita da escina, glucosidi cumarinici e triterpenici, tra cui l’esculina, procianidine tannini e flavonoidi, amidi e grassi insaturi. Ma, proprio le saponine potrebbero determinare gravi effetti collaterali se ingerite. Infatti, queste potrebbero causare tossicità. Anche se, per fortuna, il sapore sgradevole rende difficile pensare a un’ingestione volontaria di parti di ippocastano senza alcuna prescrizione o supervisione medica, è altresì vero che ingestioni involontarie di saponina, anche in dosi molto ridotte, provocano disturbi molto fastidiosi, tra i quali vomito e forti nausee e, se per qualche ragione si dovesse assumere una dose massiccia di semi non lavorati e non trattati in modo adeguato, senza una prescrizione da parte di professionisti specializzati nel settore delle medicine e nei rimedi naturali, sarà di vitale importanza rivolgersi al più presto al più vicino Pronto Soccorso, perché l’insorgere di emorragie interne è alquanto probabile.

fig1-2Escina
La tradizione terapeutica dell’escina, principio attivo dell’estratto di ippocastano, risale alla medicina del ’500, in cui i semi e le ghiande di Aesculus hippocastanum trovavano largo impiego, per le loro virtù decongestionanti. Nel ‘700 l’ippocastano era diffuso in tutta Europa e alle gemme erano attribuite, fin dal 1720, proprietà antipiretiche simili a quelle del chinino, nozione che fu confermata nel corso del secolo da vari medici, che la usavano nella loro pratica medica. Questo rimedio terapeutico, gradualmente abbandonato, conobbe in seguito momenti di rinnovato interesse, come nel 1896, quando ne furono vantate le proprietà antiemorroidarie. Nel XIX secolo, con il fiorire degli studi di chimica, anche l’ippocastano fu oggetto di indagini, e se ne isolarono varie saponine, glicosidi ampiamente distribuiti nel mondo vegetale. Ogni saponina è costituita da una sapogenina (l’aglicone) e da uno zucchero (fig.1). L’aglicone può essere una molecola steroidea o un triterpene e lo zucchero può essere glucosio, galattosio, pentosio o metilpentosio. Le sapogenine sono, in generale, emolitiche anche ad alte diluizioni. Nel caso dell’Aesculus hippocastanum, l’idrolisi della saponina generava un composto chiamato “escigenina”, considerato un “terpenoide pentaciclico”. Nel 1953 dalla saponina di ippocastano fu possibile isolare due prodotti in forma cristallina, che furono denominati escina (emolitica) e prosapogenina (non emolitica). In seguito al perfezionamento delle metodiche chimiche di purificazione, si arrivò alla determinazione che l’escina esiste sotto due forme: l’α-escina e la β-escina, distinguibili per alcune caratteristiche chimiche e per l’indice emolitico (l’α-escina si forma per riscaldamento a 100 °C della β-escina). L’escina, la cui formula di struttura è riportata in figura 2 viene ottenuta in forma cristallina scarsamente solubile in acqua. Pertanto la forma farmacologica per somministrazione parenterale consiste in un sale (escinato di sodio) che si presenta in forma liofilizzata per assicurarne la stabilità. È possibile convertire l’escina cristallina in un’escina amorfa, la cui solubilità in acqua aumenta di almeno 200 volte, senza che la struttura molecolare si alteri: l’escina amorfa viene usata nelle formulazioni orali, per assicurare un consistente assorbimento gastroenterico della sostanza. L’escina rappresenta il principio attivo più importante e insieme ai flavonoidi, sostanze universalmente note per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e vasoprotettive, conferisce alla pianta proprietà antiedemigena e vasocostrittrice. L’escina è presente come componente in molti farmaci che trovano indicazione, per uso sia topico che sistemico, nelle patologie in cui esista, come momento patogenetico, un’alterazione della resistenza e della permeabilità capillare. Questo prezioso principio attivo è in grado di ridurre l’attività dell’elastasi e della ialuronidasi, due enzimi che attaccano l’endotelio dei vasi e la matrice extracellulare, indebolendone la struttura. Riducendo l’attività di questi enzimi, i vasi riacquistano la normale resistenza e permeabilità. Sono state evidenziate proprietà vasoprotettive, antiessudative e antiedemigene. Un forte e duraturo effetto flebotonico e linfagogo che si è dimostrato dose-dipendente. Inoltre, sempre dose-dipendente è un’azione moderatrice dell’iperpermeabilità capillare prodotta dall’istamina e dalla serotonina. L’attività antiedemigena veniva, però, dimostrata anche in caso di blocco meccanico del drenaggio linfatico procurato sperimentalmente. Infine, l’estratto di ippocastano ha un effetto antiossidante, documentato anche in vivo, antagonizzando l’azione dei radicali liberi in diversi modelli di stress ossidativo usati in laboratorio. Ormai studi farmacologici hanno determinato l’uso dell’escina nel trattamento dell’insufficienza venosa, di natura varicosa e non varicosa. Sono stati effettuati trial randomizzati a doppio cieco su pazienti portatori di stasi cronica, utilizzando una posologia di escina somministrata per via orale pari a 100-150 mg al dì, e ne sono stati documentati gli effetti benefici sia sui sintomi che su alcuni rilievi obiettivi (edema, circonferenza dell’arto). Le azioni svolte dall’escina sono: – Azione vasocostrittrice agisce come un potente vasocostrittore periferico senza indurre ipertensione ma aumentando la diuresi con escrezione di sodio e cloruri. Grazie all’aumento del tono venoso, le varici dilatate e tortuose si restringono e il loro percorso tende a distendersi. – Azione sul microcircolo: l’escina è in grado di diminuire sia il numero che il diametro dei “pori” delle pareti capillari arteriose riducendo il passaggio di liquidi dal capillare ai tessuti. Rimane al contrario inalterato il riassorbimento di liquidi attraverso i capillari venosi manifestando così un drenaggio del liquido edematoso. Vengono così riassorbiti anche i metaboliti tossici capaci di generare dolore locale. L’azione dell’escina è sinergizzata dall’azione vitaminica P dei glicosidi flavonolici presenti nell’ippocastano: il loro effetto capillarotropo si manifesta con una riduzione della permeabilità e della fragilità capillare. L’azione sul microcircolo, capillaro-protettiva e decongestionante, si esplica nel miglioramento dell’attività della microcircolazione mediante la riduzione della permeabilità dei capillari, favorendo così il drenaggio linfatico. Un minore ristagno di sangue in periferia significa gambe meno gonfie e pesanti e costituisce un’ottima azione preventiva contro la – Azione anti-infiammatoria/anti-edemigena: nella corteccia surrenale l’escina viene trasformata in una sostanza ad attività similcorticoide svolgendo una notevole azione riparatrice in edemi ed ematomi di origine traumatica o allergica. Gli estratti di ippocastano sono ampliamente utilizzatati nel trattamento delle malattie rettali come emorroidi e ragadi, e in particolare nei disturbi circolatori nelle condizioni di insufficienza venosa periferica e nelle sindromi flebitiche. I sintomi dell’insufficienza venosa cronica includono la comparsa diun senso di pesantezza, gonfiore e prurito alle gambe, spesso accompagnato a crampi notturni. Anche il gemmoderivato, ottenuto dalle gemme dell’albero, viene utilizzato per la stasi e congestione venosa; non ha soltanto svolge un’azione vasoprotettrice flebotonica e antinfiammatoria, ma il suo meccanismo d’azione è simile a un salasso incruento, perché l’effetto decongestionante avviene anche mediante il miglioramento della funzione circolatoria alterata e ciò permette un miglior deflusso ematico dai vasi venosi congestionati. Favorisce l’aumento del tono venoso, contribuendo al restringimento delle varici dilatate e tortuose. Può migliorare la microcircolazione, oltre ad avere proprietà_antiemorragiche, e possiede proprietà riparatrice in edemi ed ematomi di origine traumatica o allergica. Combatte la ritenzione idrica di sodio e cloruri, stimolando la diuresi, attraverso un’azione drenante. Essenzialmente l’escina viene utilizzata contro la cellulite.

fig.3“Fenomeno” cellulite
Etimologicamente, il termine “cellulite”, cellule + ITE (in medicina il suffisso –ITE, indica un’infiammazione, o una malattia caratterizzata da infiammazione), suggerisce una patologia tissutale di origine infiammatoria. In realtà, questo tipo di lesione, prima estetica, poi funzionale, è sostenuta solo in un secondo tempo da fattori irritativi e infiammatori. Questa parola, anche se non esatta, è ormai entrata nel linguaggio comune, e da tutti accettata per indicare un particolare tipo di problema che coinvolge il pannicolo adiposo: l’ipertrofia pannicolo-lobulare o pannicolopatia edemato-fibrosclerotica o liposclerosi. Possiamo scientificamente dire che la cellulite è caratterizzata da un abnorme accumulo di grasso in particolari distretti corporei (preferenzialmente natiche, cosce, ginocchia e braccia), dove, per difficoltà primarie o secondarie, si ha un rallentamento della circolazione emolinfaatica. Ad oggi, sembra portare a dire che l’insorgenza della cellulite dipende da più fattori che contribuiscono a determinarla, ed è difficile stabilire una priorità o una sequenzialità tra di loro, perché legata a caratteristiche individuali (tab.1). Certamente squilibri ormonali e disturbi circolatori, evidenziati dalle due teorie, precedentemente descritte, sono le principali cause di questa patologia. Si verifica così una tendenza al ristagno delle scorie metaboliche, con iniziale intossicazione locale e conseguente infiammazione. Quando i vasi venosi non svolgono perfettamente la loro funzione di riportare il sangue al cuore, trasudano, lasciando passare del liquido negli spazi interstiziali del tessuto sottocutaneo che si gonfia come una spugna (edema). Il liquido, esercitando una grande pressione sugli adipociti, li allontana tra di loro e dai capillari, ostacolando gli scambi di ossigeno, sostanze nutritizie e di rifiuto da e verso il sangue. Come conseguenza si instaurano lentamente una serie di complesse modificazioni che portano alla comparsa di sostanze, prima assenti, che provocano dolore e permeabilizzano maggiormente i vasi, aumentando l’edema e instaurando un circolo vizioso. Il tessuto connettivo, asfittico, imbibito da liquidi e con presenza di sostanze infiammatorie, si irrita e reagisce, cercando di ridurre i danni. Aumenta così il volume delle sostanze che lo costituiscono, attraverso la polimerizzazione di acido ialuronico e condroitinsolforico, provocando un addensamento e un ispessimento della sostanza fondamentale. Si forma di conseguenza una gelatina dura che avvolge e blocca tutte le sostanze e i liquidi, e la struttura del tessuto adiposo sottocutaneo si modifica. Si possono identificare tre stadi evolutivi che portano alla comparsa della cellulite (fig. 3): – Stadio I: cellulite in fase iniziale viene definita “dura” o “compatta”, ed è sicuramente quella che meglio risponde alle terapie. Il tessuto è aderente alla muscolatura e, preso tra le dita, non forma pieghe, le zone colpite risultano dolenti e dure, la pelle è lucida e presenta solo leggermente l’aspetto a “buccia d’arancia”. – Stadio II: in questa fase, che rappresenta l’aspetto più diffuso e frequente della cellulite, i capillari non sono più visibili, e si evidenziano solo vasi più grandi e vene dilatate tra i noduli. Quasi sempre le donne accusano una varicosità estesa delle cosce, e l’area colpita ha una consistenza gommosa con aspetto a buccia d’arancia, che diviene più evidente man mano che i noduli si fanno più superficiali. – Stadio III: si tratta di uno stadio avanzato o terminale, la cellulite si manifesta con la presenza di micronoduli di dimensione variabile, formati da grasso e circondati da capsule di fibre connettivali fittamente stipate. Sono presenti anche aderenze fibrose che ancorano i noduli alla pelle sovrastante e ai muscoli, situati al di sotto. Il tessuto connettivo prolifera ovunque e distrugge tutte le strutture che formavano il tessuto sottocutaneo, spremendo fuori da esso anche l’acqua. Quando l’acqua non c’è più il tessuto connettivo sclerotizza e si ritrae, lasciando delle porzioni di tessuto flaccido, coperto dalla pelle ispessita.tab1-2

Come curare la cellulite
Da quanto detto sulla complessità di questa patologia e sui numerosi fattori che hanno un certo peso nel determinarne l’insorgenza e l’aggravamento, è evidente che la terapia non è semplice da attuare e deve essere volta a ridurre le cause determinanti e favorenti. La cellulite non può essere curata solo per periodi di tempo brevi, in prossimità delle vacanze, ma deve essere trattata in tempi lunghi, e i risultati saranno migliori quanto più tempestivamente si interviene su di essa. L’esito è generalmente molto buono se si agisce su una cellulite al primo stadio, buono al secondo stadio, scarso per quella terminale, su cui di solito si opera anche chirurgicamente. Fondamentale è modificare lo stile di vita che predispone allo sviluppo della cellulite, ma molti altri interventi possono essere effettuati, da soli o in sinergia tra di loro, scegliendoli in base allo stadio di sviluppo della cellulite (tab.2). L’utilizzo dei prodotti cosmeceutici, inserito in un programma di cura più ampio, ed effettuato con costanza, migliora sicuramente, e senza rischi, lo stato della cellulite: i risultati sulla “buccia d’arancia” e i cuscinetti adiposi, soprattutto negli stadi iniziali, saranno evidenti. Sul mercato sono presenti molti prodotti cosmetici diversamente formulati, contenenti sostanze con efficacia differente e specifica verso alcune delle cause che determinano la comparsa del quadro cellulitico; è perciò basilare conoscerne la modalità di azione, per scegliere il prodotto più mirato. È importantissimo sapere che: perché un prodotto sia efficace non deve solo contenere principi attivi, ma ne deve avere dentro la “dose giusta”; per effettuare un corretto dosaggio è quindi indispensabile che gli estratti utilizzati siano sempre titolati. Se la causa principale è una cattiva circolazione sanguigna e linfatica con ristagno di liquidi negli arti inferiori, è di grande interesse la presenza di sostanze vegetali che migliorino la microcircolazione e favoriscano l’eliminazione dell’edema e delle tossine: gli estratti ippocastano, centella, rusco ed edera sono tra queste. Gli estratti di ippocastano ed essenzialmente l’escina sembrano intervenire direttamente sulla cellulite. Sapendo che l’escina agisce sulle membrane dei capillari aumentandone la resistenza e normalizzandone la permeabilità, riducendo così la fuoriuscita di liquidi negli spazi interstiziali: ha un effetto “sigillante”. Nelle persone che presentano problemi circolatori alle gambe e varici, l’escina agisce sulla permeabilità capillare direttamente a livello dei pori presenti sulla parete dei vasi, riducendo il numero e il diametro di quelli localizzati sull’endotelio dei capillari arteriosi, ma non di quelli venosi. Viene limitato così il passaggio dell’acqua verso i tessuti, lasciando invece invariato quello in senso inverso, favorendo il ritorno del sangue verso il cuore. Il riflusso sanguigno è facilitato anche da un innalzamento del tono della parete venosa. Le saponine, producono schiuma come il sapone, diminuendo la tensione superficiale dell’acqua, cioè aumentandone “l’effetto bagnante” delle superfici. L’escina agisce allo stesso modo sulle pareti dei capillari venosi: l’irrorazione di questi aumenta e ciò facilita la diffusione dei liquidi tissutali verso l’interno dei vasi. Quest’attività migliora anche il fastidio legato all’eccesso di stasi di liquidi, determinato da un’insufficienza venosa e linfatica, che provoca un senso di pesantezza alle gambe e dolore (l’accumulolocale di scorie e CO2 scatena la liberazione di sostanze chimiche che stimolano le terminazioni nervose). Numerosi studi clinici attestano l’efficacia di prodotti a uso topico, lozioni, creme o gel, contenenti escina, nel trattamento dell’insufficienza venosa cronica, edemi, crampi ai polpacci, pesantezza delle gambe, vene varicose e gonfiori dei tessuti molli. Viene stimolata la microcircolazione del derma, consentendo un migliore drenaggio dei tessuti e la eliminazione di tossine e acqua in eccesso. Questa spiccata attività antiedemigena degli estratti di frutti di ippocastano permette di avere soddisfacenti risultati nel trattamento della cellulite, soprattutto ai primi stadi, dove è evidente l’edema interstiziale dovuto all’aumento della permeabilità capillaro-venulare.

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di P.Ponzo, biologa molecolare