Le microemulsioni hanno mostrato un significativo interesse a causa delle loro eccellenti caratteristiche, legate alla loro stabilità, e alla semplicità di formulazione. L’applicazione di microemulsioni non è limitata alla somministrazione di farmaci per via orale, topica o oculare, ma risulta essere molto promettente in campo cosmetico. L’obiettivo di questo lavoro è quello di discutere brevemente le applicazioni delle microemulsioni nei diversi campi. Da Artificial Cells, Nanomedicine, and Biotechnology (2016), 44(4), 1127-1132
È l’informazione che guida il consumatore verso i prodotti biologici e a prevalenza vegetale, una preferenza fondata su conoscenze sempre più approfondite degli ingredienti e dei criteri produttivi
Naturale e bio non sono solo attributi alla moda del prodotto cosmetico o, comunque, lo sono sempre meno. L’attenzione alla composizione e alla sostenibilità ambientale dei cosmetici si sta diffondendo fra i consumatori come bisogno profondo, che reclama e premia le proposte coerenti. Trattiamo di evoluzione della domanda e dei prodotti nell’area del biologico a colloquio con Gianluca Angioletti, Marketing & Sales Manager di MGA, produttore italiano di cosmetici che da alcuni anni ha deciso di puntare tutto sul proprio brand Omia Laboratories. I canali di vendita sono quelli che contattano la maggior parte della popolazione: grande distribuzione e superfici specializzate. La gamma è arrivata ad ampliarsi a 60 referenze, che coprono le principali categorie di cosmetici, e vive una crescita a doppia cifra che nel 2015 ha registrato un incremento di +33%.
Come si stanno evolvendo le richieste del consumatore nell’area dei prodotti naturali e biologici?
Nell’era di internet la ricerca e lo scambio d’informazioni non hanno confini; esperienze vissute in altri luoghi diventano bene comune. Il consumatore è informato, appassionato e spesso più competente degli operatori commerciali del settore, un fenomeno inedito. Fino a ieri l’industria controllava l’informazione sul prodotto: i suoi commerciali trasferivano il valore dei prodotti ai distributori e negozianti e la pubblicità era la fonte d’informazioni per i consumatori. Oggi questo flusso si è invertito. Non è più l’industria a suggerire ai consumatori cosa acquistare, anzi, al contrario, deve proporre quello che loro chiedono. In tal senso, il marketing dei prodotti naturali e biologici deve fare un cambio di prospettiva totale, in relazione a un consumatore maturo, spesso capace di discriminare con precisione quasi tecnica i prodotti naturali e biologici veri da quelli che invece pretendono di esserlo. Il consumatore acquista con maggiore entusiasmo quei prodotti che reputa vengano studiati e realizzati aderendo al suo sistema di valori nei riguardi dell’ambiente, degli animali e, naturalmente, della pelle.
Gianluca Angioletti
Quali caratteristiche dei prodotti sono interessanti per questi consumatori?
La richiesta è di prodotti credibili. Sarà in grado la distribuzione di selezionarli? Prodotti verdi solo nell’etichetta rimangono sugli scaffali. Il consumatore si rivolge ai canali che professionalmente selezionano e acquistano prodotti seri: le bio-profumerie sono una realtà in ascesa. Oggi il consumatore arriva davanti alla faccia del produttore attraverso informazioni da fonti esterne alle aziende, che non hanno più il controllo totale sulla propria reputazione. Per questo è importantissima la coerenza fra ciò che si dice e ciò che si fa. Naturale e bio non possono essere solo claim, ma devono corrispondere a un contenuto in ingredienti, a una funzionalità reale a una praticità di utilizzo. Intercettare questi interessi e dare risposte concrete è compito e responsabilità dell’industria.
Il consumatore attribuisce valore alle certificazioni di connotazione ambientale?
Esiste il consumatore informato, che sa cosa vuole e cosa non vuole, ha già gli strumenti critici necessari e conosce il valore delle certificazioni. La maggior parte dei potenziali acquirenti, tuttavia, è semplicemente curiosa e disponibile a provare i prodotti nel campo del naturale e biologico: per loro, scegliere non è un compito facile. In una giungla di etichette verdi, la certificazione facilita la scelta, garantisce e rassicura, soprattutto quando il marchio dell’ente certificatore è noto e riconoscibile, per esempio perché presente nel campo alimentare. Un’azienda certificata è di fatto trasparente, perché apre le sue porte all’organismo certificatore, un segnale che i consumatori sempre più imparano a riconoscere e ad apprezzare
Come sono cambiate le richieste e specializzazioni per i cosmetici naturali e biologici nel comparto del private label?
Il terzista che fa il naturale riceve molte richieste dalla distribuzione, perché l’industria ancora in questo campo non ha dato tutte le risposte. Il mondo del naturale si arricchisce ogni giorno di ingredienti nuovi che devono essere provati nelle formulazioni, necessitando di combinazioni e processi del tutto diversi dagli ingredienti tradizionali, quindi di investimenti nello sviluppo prodotti per includere questi ingredienti innovativi. Le linee certificate biologiche si moltiplicano nelle proposte delle maggiori insegne di distribuzione: la linea Bio Iper del gruppo FINIPER, Natural Line di Conad, Giardino cosmetico di CRAI, e molte altre. C’è poi chi ha scelto la via dell’erboristico, senza certificazione bio, come Verde Vera sviluppata da ASPIAG/Despar oppure Vivi Verde di Coop, quest’ultima di grande successo perché gestita come un brand, con una comunicazione strutturata delle scelte etiche della marca. Il private label nel biologico e naturale è certamente un mercato in espansione per l’industria cosmetica perché molte insegne distributive, anche diverse dal canale GDO, sono interessate a proporre linee cosmetiche di questo tipo.
Comunicare con il proprio consumatore di riferimento: quali sono i presupposti per creare un rapporto di fiducia?
OMIA ha deciso di essere una marca trasparente, aprendo ai controlli in diversi ambiti della propria attività. I prodotti Omia sono infatti certificati per la Cosmesi Bio-Eco; inoltre MGA è certificata per i sistemi di gestione ISO 9001 e ISO 14001 nonché per l’applicazione delle GMP cosmetiche ISO 22716. Inoltre, le linee Eco bio Sun ed Eco bio Visage hanno ricevuto l’approvazione di AIDECO (Associazione Italiana di Dermatologia e Cosmetologia). Collaborare con un’associazione scientifica che ha come scopo primario la tutela del consumatore è stato entusiasmante. AIDECO controlla, contribuisce e approva i contenuti di tutto il materiale informativo, dalle etichette a tutta la comunicazione al buyer e al consumatore. Questi «controllori» non sono un problema, ma costituiscono stimoli per crescere nel confronto. Questi sforzi, che in parte vengono comunicati esplicitamente, arrivano al cuore di chi sceglie questo tipo di prodotti.
Quali mezzi privilegiate per la comunicazione?
Internet è uno strumento di condivisione della conoscenza dal quale non si può più prescindere. Sul Web il consumatore partecipa attivamente alla comunicazione, la può contestare o sostenere. Si confronta alla pari con altre persone che hanno fatto le stesse esperienze di acquisto e di consumo. La rete moltiplica i punti di contatto tra prodotto e consumatore. I media tradizionali -giornali, radio, TV, affissioni, sponsorship- sono utilissimi per la conoscenza di una proposta commerciale, ma i produttori non possono più rimanere sul piedistallo della pubblicità, devono anche scendere tra chi acquista e consuma i loro prodotti e per fare questo la rete è lo strumento elettivo. Gli investimenti futuri riguarderanno l’aggiornamento del nostro sito internet con strumenti di divulgazione e di interscambio di opinioni con i consumatori; inoltre la formazione del personale che si relaziona con il pubblico sui canali social, Instagram in primo luogo, e al customer care e numero verde.
COSA VUOL SAPERE IL CONSUMATORE BIO
«I temi di interesse per il consumatore sono le caratteristiche del prodotto, in particolare l’ingredientistica –afferma Gianluca Angioletti di MGA. -Nell’area del cosmetico ecologico e biologico, l’assenza di ingredienti come i siliconi, i derivati dal petrolio ecc. è fondamentale per il consumatore, come anche i test di controllo per la presenza di metalli potenzialmente allergizzanti: nichel, cromo e cobalto. Le certificazioni muovono anch’esse la curiosità del pubblico. La tematica del cruelty free, infine, continua a essere di massima importanza, oggetto di specifiche richieste dei consumatori, che vogliono rassicurazioni esplicite sull’origine vegetale degli ingredienti, sull’assenza di test su animali, sull’assenza di ingredienti ottenuti tramite il maltrattamento o l’uccisione di animali. Per quanto la normativa ci impedisca di sottolineare l’assenza di test su animali, comunichiamo l’adesione al programma LAV per evidenziare il nostro impegno nel finanziare la ricerca sui test alternativi, nel verificare con i fornitori di materie prime l’assenza di test su animali, nel sostegno alle associazioni che lavorano perché il divieto sia efficace».
La produzione di pigmenti da funghi filamentosi risulta essere molto interessante a causa del loro utilizzo come coloranti alimentari, cosmetici e tessili. Questo lavoro ha avuto come obiettivo la selezione dei funghi produttori di pigmenti e la loro identificazione, sulla base di sequenze trascritte e distanziatori interni; è stata inoltre valutata la crescita e la produzione dei ceppi selezionati su quattro diversi media, e la caratterizzazione dei principali metaboliti di colore. Tra i ceppi fungini selezionati, otto sono stati identificati: Aspergillus sydowii (CML2967), Aspergillus aureolatus (CML2964), Aspergillus keveii (CML2968), Penicillium flavigenum (CML2965), Penicillium chermesinum (CML2966), Epicoccum nigrum (CML2971), Lecanicillium aphanocladii (CML2970)e Fusarium sp. (CML2969). La produzione di pigmento è stata influenzata da alcuni componenti come il destrosio di patata e di malto. Questi risultati indicano che i ceppi fungini selezionati possono servire come nuove fonti di pigmenti utilizzabili in diverse applicazioni industriali. Microbiology (London, United Kingdom) (2016),162(1),12-22
Dichiarazione d’Intenti volta ad aggregare soggetti pubblici e privati, e creata con l’obiettivo di aumentare la sensibilità sul mercato italiano intorno ai temi legati alla sostenibilità dell’intera filiera dei packaging cellulosici.
Green Management Institute, promotore dell’iniziativa nel nostro Paese, ha lanciato a Milano, presso Palazzo Marino, la Dichiarazione “Forest For Future” per la promozione di un equilibrio che vada dalla conservazione e sfruttamento sostenibile delle foreste, alla lavorazione del materiale, fino alla diffusione di packaging sostenibili e all’educazione a un loro corretto riciclo. I soggetti che hanno condiviso o condivideranno “Forest For Future” si impegneranno a una attività di comunicazione finalizzata alla conversione delle filiere del packaging verso una maggiore sostenibilità.
“Forest For Future” ha già al suo attivo alcuni partner che hanno mostrato interesse alla promozione di una cultura sostenibile della filiera del packaging, tramite lo sviluppo e la diffusione di attività di ricerca per la diffusione di una cultura dell’imballaggio che tenga in forte considerazione gli impatti economici, sociali e ambientali. La produzione e il consumo in ogni società, infatti, ha notevolissime ripercussioni in termini di sfruttamento delle risorse. Lo sviluppo dei mercati globali e le esigenze di legalità e conformità della produzione hanno comportato una forte attenzione verso la produzione di packaging, spesso costituito da materiali non riciclabili o con difficoltà tecniche di recupero.
In Italia l’utilizzo di imballaggi cellulosici è superiore a 4 milioni di tonnellate l’anno di cui il 57% riferito a usi alimentari; si producono 337 mila tonnellate imballaggi flessibili da converter (poliaccoppiati flessibili in carta e plastica) delle quali oltre il 90% utilizzate come packaging alimentare, che garantiscono l’igiene degli alimenti ma che spesso creano problemi in fase di differenziazione e riciclo dei rifiuti. L’utilizzo della plastica nell’imballaggio, in particolare quello alimentare, è ancora largamente diffuso e quello relativo al food&beverage rappresenta il 77% del totale degli imballaggi in plastica utilizzati in Italia. Sono, però, oggi disponibili tecnologie e materiali rinnovabili per il packaging, in grado di garantire la sicurezza dei consumatori, la tutela dell’ambiente e una corretta gestione del rifiuto a valle.
Il laboratorio di riferimento dell’Unione Europea per le Alternative alla Sperimentazione Animale (EURL ECVAM) ha appena pubblicato il suo rapporto presentando opzioni scientifiche per evitare il test di tossicità acquatica sulla base di incrocio di dati e di estrapolazione dei dati a supporto esistenti. La valutazione della tossicità acquatica è una componente importante della valutazione del rischio ambientale di tutti i tipi di prodotti chimici, ed è, pertanto, inclusa in diverse parti della legislazione UE sulle sostanze chimiche. La tossicità acquatica si riferisce agli effetti delle sostanze chimiche sugli organismi viventi in acqua ed è di solito determinata da test sugli organismi che rappresentano i tre livelli trofici, vale a dire le piante (o alghe), invertebrati (crostacei come Daphnia spp.) e vertebrati (pesci). Alla luce della direttiva UE 2010/63 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e la strategia EURL ECVAM per sostituire, ridurre l’uso di pesce nei test per determinare la tossicità acquatica e la sperimentazione di bioaccumulo, lo studio effettuato esamina se le estrapolazioni di dati dai test a oggi fatti possono sostenere scientificamente l’eliminazione del test in oggetto. I risultati di questa analisi indicano che diversi tipi di dati sulla tossicità acquatica possono essere utilizzati per valutare la potenziale tossicità cronica pesci. In particolare, estrapolazioni basate su dati invertebrati (Daphnia), e le estrapolazioni acute-to-cronica da dati di tossicità acuta per i pesci esistenti, sono raccomandati come mezzo di raccolta d’informazioni sulla tossicità cronica acquatica senza la necessità di effettuare prove aggiuntive su animali.
Accademia del Profumo inaugura presso l’Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano Straordinario sentire: Trilogia del profumo in tre atti. L’iniziativa, gratuita e aperta al pubblico, rientra in un progetto triennale che porta nelle suggestive location degli orti botanici delle principali città italiane un innovativo evento di immagine, comunicazione ed emozione.
Un ricordo, un momento magico, una sensazione. Questa è l’esperienza che da giovedì 16 a domenica 19 giugno 2016 si può vivere visitando il percorso olfattivo, articolato in tre atti:
– Atto I, Emozione – Che profumo hanno i ricordi? Il suggestivo allestimento permette al visitatore di “entrare” nel profumo e ripercorrere la cronologia della vita attraverso i profumi dell’infanzia, dell’adolescenza, della maturità o, ancora, le esperienze olfattive legate ai viaggi, alle esplorazioni, ai momenti passati in relax.
– Atto II, Evoluzione – Che profumo ha la storia? L’esperienza prosegue con il racconto della profumeria moderna presentata da un punto di vista coinvolgente: il profumo, testimone del suo tempo, riporta infatti il visitatore in recenti epoche caratterizzate da particolari momenti sociali, storici e politici che si sono riflessi in nuove scelte olfattive da parte dei consumatori
– Atto III, Conoscenza – Cosa c’è dietro al profumo? Nel “backstage” del profumo per scoprire cosa c’è dietro questo mondo: dal primo briefing alla creazione vera e propria della fragranza, dallo studio del packaging al posizionamento di comunicazione, fino ad arrivare allo scaffale in profumeria. Senza trascurare la ricerca, lo sviluppo e le iniziative legate al fair trade, all’ethical sourcing, alla biodiversità, al recupero delle risorse
«Con il percorso olfattivo realizzato da Accademia, l’Orto Botanico di Brera si trasforma in un luogo incantato dove si “respira” il profumo e si narra una storia pensata per coinvolgere ed emozionare, per esaltare le unicità e le straordinarietà proprie dell’intera filiera della profumeria – commenta Luciano Bertinelli, presidente di Accademia del Profumo – La scelta degli orti botanici quali location del percorso olfattivo itinerante è stata dettata sia dall’ambiente stesso che richiama le materie prime impiegate nei profumi, sia da un aspetto etico: il lusso che Accademia del Profumo rappresenta vuole farsi portavoce e richiamare l’attenzione verso luoghi talvolta sconosciuti agli stessi cittadini o trascurati».
«L’Orto Botanico di Brera è un luogo raccolto, che comunica al visitatore emozioni e sensazioni, anche attraverso i suoi peculiari profumi – commenta Martin Kater, Direttore dell’Orto Botanico di Brera dell’Università degli Studi di Milano – A giugno il visitatore può riconoscere i noti profumi delle rose e dell’intenso gelsomino, e provarne di meno noti, come quello del calicanto estivo o del fiore dell’angelo. In tutte le stagioni, il giardino offre con i suoi profumi un’esperienza di richiamo a personali ricordi, in perfetta sinergia con gli obiettivi del progetto di Accademia del Profumo che siamo particolarmente lieti di accogliere».
Zahnradzacken – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org
Nel presente studio, sono state sintetizzate nanoparticelle d’argento (AGNPS) utilizzando estratti della radice di Rheum palmatum e, queste, sono state caratterizzate mediante vari metodi spettroscopici. Le nanoparticelle sono risultate di forma esagonale e sferiche. La dimensione media delle particelle è risultata essere 121 ± 2 nm con valori di potenziale zeta di -21.6 mv, misurati con il metodo della dispersione della luce dinamica (DLS). I composti, inoltre, sono stati analizzati mediante gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS), riscontrando la presenza di 35 composti. Le AGNPS sintetizzate hanno mostrato significativa attività contro lo Staphylococcus aureus e lo Pseudomonas aeruginosa, con valori di IC90 di 15 mcg/ml e di 7,5 mg/ml, rispettivamente. Nei batteri trattati con AGNPS il livello di perdita delle proteine era elevato e sono stati osservati cambiamenti morfologici.
Il sistema endocrino ha la capacità di inibire i normali livelli ormonali e può esercitare una serie di conseguenze ostili per la salute umana. Questa review riassume una recente segnalazione sulla possibile interferenza endocrina e in particolare sugli effetti indotti dai parabeni presenti nei prodotti per la cura personale e nei cosmetici. Viene, inoltre, descritta una raccomandazione sull’utilizzo di tali EDC, per meglio soddisfare le esigenze dei consumatori, evitando questi modificatori.
Acqua, Aria, e l’inquinamento del suolo (2016), 227 (6), 1-10.
La luce blu emessa dagli schermi dei nostri computer o smartphone è un fattore di invecchiamento della pelle. Il fenomeno riguarda le persone di tutte le età e di tutti i continenti. Naturalmente, questo problema universale ha catturato l’attenzione dei produttori di cosmetici e di fornitori di ingredienti che hanno già sviluppato proposte. Nella maggior parte dei mercati, la ricerca di formule anti-invecchiamento in grado di proteggere la pelle contro gli effetti nocivi dovuti all’esposizione rimane uno dei principali obiettivi. Oltre a UVA, UVB e infrarossi, la luce blu è ora considerata come nuovo fattore infiammazione cui la pelle deve essere protetta. L’esposizione eccessiva accelera il processo di ossidazione, stimola i cheratinociti e agisce sulla melatonina causando macchie. L’inserimento in formula anche di un antiossidante che stimola i sistemi di disintossicazione cellulare e protegge da infiammazione, previene il fotoinvecchiamento della cute. Per esempio un estratto di fiori di Buddleja officinalis, o butterflybush, proveniente dalla provincia cinese di Sichuan riduce la produzione di radicali liberi indotti dai raggi di luce blu (da LED, smartphone, schermi ecc.) e combatte, quindi, l’invecchiamento precoce.
Questo lavoro riguarda i tamponi citrato e acetato, studiati come neutralizzatori dei sali di chitosano al fine di fornire film biocompatibili e stabili. In questo studio, è stato neutralizzato il sistema, con e senza il glicerolo come plasticizzante; i campioni sono stati preparati e caratterizzati in base a spessore, contenuto di umidità, grado di rigonfiamento. I film di chitosano neutralizzati con il tampone citrato hanno mostrato una maggiore integrità e spessori maggiori, ma un’umidità inferiore, una minore tendenza alla solubilizzazione in ambiente acido, e una migliore capacità di rigonfiamento. Secondo analisi termiche, questi film presentavano maggiore interazione con l’acqua, e questa è considerata una caratteristica importante per applicazioni cosmetiche. Le pelli trattate con questi film, con o senza acido ialuronico, mostravano idratazione in dieci minuti. I risultati suggeriscono un effetto cosmetico per l’esfoliazione della pelle in presenza o in assenza di acido ialuronico. Materials Science & Engineering, C: Materials for Biological Applications (2016),67,115-124