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Ilaria Borgna

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Coloranti per capelli

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Girls hair
Girls hair

La Commissione ha ritenuto 2,6-Dihydroxyethylaminotoluene, sicuro in coloranti per capelli a ossidazione alla concentrazione massima del 1%; HC Yellow n. 17, sicuro in coloranti per capelli non a ossidazione alla concentrazione massima dello 0,5%. È un forte sensibilizzante e quindi l’uso è stato minimizzato; 2,5,66-Triamino-4-pyrimidinol sulfate, sicuro in coloranti per capelli a ossidazione alla concentrazione massima dello 0,5% e HC Red n. 17, sicuro in coloranti per capelli non a ossidazione alla concentrazione massima dello 0,5%.

TTIP e cosmetici

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USA_EUROPAIn Europa, nei cosmetici, è vietato usare più di 1.328 sostanze considerate rischiose per la salute, negli Stati Uniti molte ma molte di meno.
Sono numeri che parlano chiaro: siamo distanti mille anni luce in questo settore, uno dei tanti coinvolti nelle trattative USA-UE in corso sul TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership, Trattato Transatlantico per il commercio e gli investimenti). Le dimensioni di questo patto, che ha l’obiettivo di standardizzare le regole per poter scambiare più merci e servizi, potrebbero essere enormi e la sicurezza di shampoo, dentifrici, trucchi e creme potrebbe andarci di mezzo, se non si dovesse puntare a una armonizzazione dei rispettivi standard.
In tante cose USA e UE sono troppo diversi per potersi uniformare. Quello delle sostanze non ammesse è solo il caso più eclatante.
Siamo più tutelati anche nell’etichettatura: in Europa le 26 fragranze considerate possibili allergeni devono essere indicate nella lista degli ingredienti, cosa che invece non accade negli States. Poi c’è la cautela maggiore su certe sostanze rischiose, come per esempio gli interferenti endocrini, capaci di alterare il sistema ormonale. L’Unione Europea, quantomeno, sta dando una stretta su queste sostanze, mettendole al bando dai cosmetici; gli Stati Uniti sembrano invece non avere interesse per questo tema.
Insomma, in UE tanti passi avanti sulla sicurezza li stiamo facendo: non sarebbe ammissibile che, con il TTIP, si facessero entrare prodotti che non rispettano le nostre regole, vanificando i progressi fatti fino a ora. La Commissione UE rassicura: i nostri standard non verranno scalfiti. Ma la verità, per ora, è che i testi su cui si negozia sono segreti. L’unica cosa che sappiamo con certezza, invece, è che le imprese fanno pressioni: è di recente pubblicazione una lettera all’Ue dell’associazione di produttori Cosmetics Europe che, vista l’«opportunità unica» per il mercato, chiede di «rinforzare» il team di negoziatori con esperti della sua industria.

Identità italiana

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Fantastic Design or art element for your projectsLa profumeria artistica italiana ha personalità e contenuti per parlare al pubblico interessato a creazioni olfattive uniche che, sempre più numeroso, cerca nel profumo la tensione estetica e le emozioni dell’arte. È il 1533, Caterina de’ Medici sposa Enrico d’Orleans, futuro re di Francia, e si trasferisce alla corte francese dove, più avanti alla morte di Francesco I, diventerà regina. Nata a Firenze, riceve un’educazione raffinatissima a Roma, presso la corte papale. Il suo ruolo in Francia non fu solo politico, a lei infatti si attribuisce l’introduzione nella corte francese delle ricercatezze della cucina medicea, dell’uso della forchetta nonché della consuetudine tutta italiana all’uso dei profumi. A questa personalità sofisticata e audace si ispira la neonata Associazione Caterina della profumeria artistica italiana. Un modo per affermare la paternità italiana di uno dei più celebrati simboli della tradizione francese? Ce ne parla la presidentessa Stefania Giannino.

Quali spinte hanno portato i produttori della profumeria artistica a costituirsi in associazione?
Essendo aziende molto piccole che fondano il proprio business sulla creatività abbiamo più motivi di dialogo che di competizione. Incontrandoci agli eventi di settore abbiamo condiviso una visione della profumeria artistica italiana e, soprattutto, la constatazione che è necessario lavorare per promuoverne la conoscenza e il riconoscimento proprio del valore artistico, laddove il mercato e la fama della profumeria artistica hanno come principale riferimento la Francia. La terminologia della profumeria è francese; mancano in Italia una scuola di riferimento e una fragrance society, invece presenti in altri paesi. La necessità di avviare un salto soprattutto culturale è un aspetto su cui siamo molto uniti e motivati, che rappresenta quindi il cuore del nostro lavoro e del nostro messaggio. Infatti la profumeria artistica vuole porsi non tanto come una branca della cosmetica, ma come una rappresentazione di mondi, quindi come una vera e propria forma d’arte.

Non siete quindi un’associazione di categoria…
Il nostro scopo non è dare alle aziende supporto nel campo tecnico-normativo, dove già abbiamo autorevoli e validi referenti. Il fatto di esserci riuniti in associazione contribuirà, però, a creare per la profumeria artistica quella massa critica che, lavorando insieme ad analoghe organizzazioni in Europa, ci permetterà di essere maggiormente ascoltati nelle discussioni sull’evoluzione normativa, per esempio sulle restrizioni all’uso di alcuni tipi di materie prime. Ci siamo comunque organizzati con uno Statuto e con organi associativi, tra cui un Comitato per la valutazione delle richieste di associazione, secondo criteri di creatività e di strategia a lungo termine di approccio al mercato.

Che obiettivi si propone l’Associazione Caterina?
Abbiamo capito che l’accento da porsi sulla profumeria artistica italiana deve essere innanzitutto di supporto alle creazioni affinché durino nel tempo: troppo spesso abbiamo visto che intuizioni di grande interesse creativo sono andate perdute per la mancanza di un sistema che le sostenesse a livello di immagine e marketing. Creare questo sistema significa innanzitutto coinvolgere tutti i marchi della profumeria artistica su questo obiettivo, anche quelli che al momento brillano di luce propria. L’Associazione quindi sta lavorando con attenzione proprio per diventare un riferimento per tutti. La profumeria italiana ha bisogno di una identità propria e riconoscibile: Caterina vuole costruirla con il contributo di tutti gli attori.

 Stefania Giannino
Stefania Giannino

Intorno a quali valori costruirete questa identità e con quali priorità lavorerete?
I punti sarebbero molti. Uno dei principali dovrebbe essere quello di creare un percorso formativo di livello post-universitario sulle tecniche formulative. Nella situazione italiana, tuttavia, al momento questo obiettivo è prematuro. Oggi la priorità è accendere i riflettori sulla profumeria italiana e sui suoi protagonisti. A questo scopo vogliamo organizzare una serie di iniziative culturali. In particolare, stiamo lavorando a una installazione che parli della profumeria artistica, da realizzarsi in collaborazione con un curatore scelto nel campo dell’arte contemporanea. I contenuti saranno in parte didattici e in parte artistici, con un percorso che muova dalla storia della profumeria italiana come introduzione a un’opera artistica che presenti una o più creazioni olfattive e che potrà cambiare di anno in anno o a seconda delle sedi espositive. L’intenzione è infatti quella di gestire una mostra itinerante, che viaggi in Italia e all’estero.

Perché la cornice dell’arte contemporanea?
Vogliamo catturare l’attenzione con un gesto eclatante e il gesto artistico ci sembra il più adatto. Ci sembra interessante essere veicolati attraverso un linguaggio diverso dal nostro ma a noi affine, anche per poter raggiungere un pubblico allargato, potenzialmente interessato all’arte nelle sue diverse espressioni. E poi perché l’Italia è il paese delle belle arti. C’è una forte attinenza fra la creazione olfattiva e le installazioni d’arte. La profumeria italiana ha in sé importanti contenuti: una «signature» artistica ci sembra un buon modo per comunicarli. Quello che non vogliamo è creare il solito evento olfattivo, ormai inflazionato e comunque lontano da un concept artistico. Lo scopo ultimo è arrivare al cuore di quei consumatori che cercano nel profumo qualcosa di non convenzionale, far loro capire che lo possono trovare anche in Italia.

Vi aspettate di trovare un pubblico in grado di seguire la profumeria artistica?
Il consumatore oggi vuole provare emozioni nuove e soprattutto sentirsi unico. E questo linguaggio delle emozioni è connaturato alla profumeria artistica, si tratta di avvicinarsi, proporsi al consumatore. Rispetto ad altri paesi, l’Italia ha già un pubblico, e un mercato, molto più sensibile e sofisticato. Lo dimostra il fatto che proprio in Italia si organizzano fiere di settore di portata internazionale aperte anche al pubblico, oltre che agli addetti. Un pubblico evoluto, che rifiuta l’omologazione del grande brand e apprezza l’unicità della creazione artistica, costretto a rivolgersi all’estero perché alla profumeria artistica italiana manca l’immagine.

Un pubblico raffinato richiede anche presentazioni non convenzionali. L’Associazione intende valorizzare anche un certo tipo di artigianalità italiana?
L’orientamento di questo mercato di nicchia è rivolto a presentazioni che siano frutto di una ricerca. Come associazione, riteniamo che la filiera che ruota intorno alle creazioni possa contribuire a valorizzare questa immagine di italianità che noi vogliamo costruire. L’Italia è depositaria di uno straordinario sapere artigiano, nel mondo delle materie prime e del packaging: piccole produzioni essenziere, vetro, tessuti, pelle, gioielli, filigrana, carta. Il contatto con un certo tipo di artigianalità rientra nei nostri obiettivi. Sempre con l’attenzione a produzioni di pregio artigiano, che affondino le radici in una tradizione del saper fare ancora molto viva nel nostro paese e che trova forme espressive che guardano all’arte. Non escludo iniziative, collaborazioni e sinergie con realtà artigiane di eccellenza come anche con un certo tipo di realtà della distribuzione, che si spendono per promuovere la profumeria artistica, nella realizzazione di eventi culturali.

UN SCUOLA ITALIANA DI PROFUMERIA?
«È un dato di fatto che oggi il giovane che aspirasse a diventare un naso o un esperto di profumeria incontra, in Italia, l’ostacolo della mancanza di una scuola –commenta Stefania Giannino. – I nasi italiani si sono formati con percorsi vari, in parte da autodidatti in parte nelle scuole francesi. Questa situazione toglie opportunità a potenziali talenti e immagine alla nostra profumeria artistica. Inoltre, lo sviluppo dei settori della moda e del food, dove brand esclusivi vogliono costruire proprie fragranze e marchi olfattivi, non trova in Italia le professionalità in grado di sviluppare questi progetti. Credo che l’iniziativa dovrebbe partire da un polo universitario con storica tradizione cosmetica, che possa raccogliere intorno a sé le numerose esperienze di formazione che proprio in questa fase si stanno moltiplicando. Solo all’interno dell’università è infatti possibile creare un idoneo percorso formativo tecnico-scientifico specialistico, a cui è comunque fondamentale affiancare un apprendistato pratico, in parte a fianco dei nasi e in parte nelle aziende produttrici, per imparare sia le raffinatezze della tecnica formulativa sia la fondamentale arte di relazionarsi con il cliente. Caterina e i suoi associati sono pronti a dare il proprio contributo per questo importante obiettivo».

di E. Perani

Protocollo di Nagoya

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(Foto di Carlo Mangano)
(Foto di Carlo Mangano)

L’implementazione in UE del Protocollo di Nagoya è stata formalizzata in Italia attraverso la pubblicazione Regolamento (UE) N. 511/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 sulle misure di conformità per gli utilizzatori risultanti dal Protocollo di Nagoya relativo all’accesso alle risorse genetiche e alla giusta ed equa ripartizione dei benefici derivanti dalla loro utilizzazione nell’Unione. La norma è definita più brevemente «Regolamento ABS» (Access to genetic resources and the fair and equitable Sharing of Benefits arising from their utilization).
La norma è entrata in vigore il 9 giugno 2014, ma le prescrizioni relative agli obblighi di due diligence degli utilizzatori, il monitoraggio e i controlli da parte delle autorità competenti sono entrati in vigore lo scorso 12 ottobre 2015.
Il protocollo di Nagoya introduce l’applicazione del terzo obiettivo di base della Convenzione sulla diversità biologica (CDB), relativo all’equa condivisione dei benefici (monetari e non monetari) derivanti dall’uso di risorse genetiche e delle conoscenze tradizionali a queste associate e detenute dalle comunità indigene e locali.
Il Regolamento ABS impone agli utilizzatori di accedere alle risorse genetiche (o alle conoscenze tradizionali a esse associate) in conformità con le regole di accesso definite dallo Stato che fornisce tali risorse, lasciando alla competenza di ogni singolo Stato membro sia la disciplina delle regole di accesso alle risorse, sia le modalità di condivisione dei benefici derivanti da detta utilizzazione.

Cosmetici contenenti una polvere composita multifunzionale

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La presente invenzione si riferisce a cosmetici contenenti una polvere multifunzionale avente le seguenti proprietà: (a) un’eccellente adesività, (b) un’eccellente spandibilità, (c) un adeguato effetto lucido, (d) una pellicola cosmetica omogenea, (e) un’appropriata capacità coprente, (f) la capacità di creare un film cosmetico non causando una mascheratura bianca, (g) un’elevata efficienza nel tono del colore, (h) un’eccellente capacità di soft-focusing, (i) un eccellente effetto protettivo ultravioletto, e altri ancora. La polvere composita multi-funzionale è costituita da uno «scale-like base material», con un gruppo di particelle comprendente biossido di titanio depositato, e una pellicola sottile di un ossido contenente titanio e ferro.
Brevetto numero US 9005638 B2- pubblicato il 14 aprile 2015

di Chiara Lacapra e Silvia Rum

Misura dell’illusione nelle dimensioni dell’occhio causata da eye-liner, mascara e ombretto

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Charming young woman applying blusher eyelid close up , on red background.
Charming young woman applying blusher eyelid close up , on red background.

Sono gli eyeliner, i mascara, e gli ombretti effettivamente in grado di rendere gli occhi più grandi di quello che realmente sono? In caso affermativo, in che percentuale? Questo lavoro ha avuto come scopo l’utilizzo di esperimenti psicofisici per rispondere a queste domande. Nell’esperimento 1 è stato valutato il grado di eyeliner (quattro livelli) e di mascara (cinque livelli), e sono state misurate le dimensioni degli occhi percepite per mezzo di una procedura psicofisica chiamata «il metodo scala». I risultati hanno mostrato che entrambi i prodotti sono in grado di rendere gli occhi apparentemente più grandi di quello che sono fino al 6% (13% in zona), ma i loro effetti non sono cumulabili; infatti gli eyeliner aumentano le dimensioni dell’occhio percepite solo in assenza di mascara. Nell’esperimento 2, è stata effettuata la misura in presenza o in assenza di ombretto e i risultati hanno dimostrato che le dimensioni degli occhi percepite aumentano, in presenza di ombretto, di circa il 5% (10% in zona). Questi risultati indicano come il trucco e i cosmetici possano alterare le apparenze facciali e indurre illusioni visive. Inoltre, si suggerisce che l’illusione riguardante le dimensioni dell’occhio causata da eyeliner, mascara, e ombretti utilizza lo stesso meccanismo di quello dell’illusione Delboeuf, un’illusione geometrica di assimilazione.
J Cosmet Sci. – 2015 May-Jun- 66(3):161-74
di Chiara Lacapra e Silvia Rum

Formaldeide negli indurenti per unghie

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La formaldeide sarà classificata ufficialmente CMR1B dal 1 gennaio 2016 e da quella data sarà vietato avere prodotti cosmetici sul mercato che la contengano. Le sostanze CMR 1 sono vietate nei prodotti cosmetici, però possono essere eccezionalmente impiegate se soddisfano le seguenti condizioni: sono conformi alle prescrizioni relative alla sicurezza di cui al Regolamento (CE) n. 178/2002; non sono disponibili sostanze alternative adeguate;l’applicazione è fatta per un uso particolare e sono state valutate e ritenute sicure da SCCS.
SCCS (Scientific Committee on Consumer Safety) ha valutato sicuro l’utilizzo della formaldeide nei prodotti per unghie alla concentrazione del 2,2%, però, secondo una relazione presentata dalle autorità norvegesi, sembrano esistere ingredienti alternativi, anche se con meccanismi d’azione diversi; L’industria cosmetica ha contestato tale posizione e durante l’ultimo WG Cosmetics ha presentato alla Commissione e agli Stati membri una relazione a sostegno della conferma del parere di SCCS.

Valutazione dell’effetto waterproof di eyeliner e mascara

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07215FCHI prodotti per il make-up degli occhi devono avere proprietà impermeabilizzanti, per assicurare che i loro colori non sfumino, e rimangano intatti nonostante l’acqua o il sudore. Fino a ora, la maggior parte della ricerca si è concentrata sulla composizione dei prodotti, e non sul livello di impermeabilizzazione degli stessi. Questo studio si propone di trovare metodi per valutare il grado impermeabile di eyeliner e mascara e determinare l’idoneità di questi metodi. Venti soggetti di sesso femminile sono stati selezionati per testare l’impermeabilità degli eyeliner, mentre 20 set di ciglia finte sono stati utilizzati per valutare l’impermeabilità dei mascara. Per valutare le proprietà resistenti all’acqua, dopo l’applicazione dei prodotti i siti di test su cui erano stati applicati eyeliner e mascara sono stati immersi in acqua e successivamente asciugati mediante essiccazione naturale per oltre 20 minuti; quindi, basandosi sui valori di prodotto applicato prima e dopo l’immersione, sono state calcolate le medie del rapporto di rimozione impermeabile in percentuale (% WPR). Un prodotto è stato ipotizzato essere resistente all’acqua se il valore della media % WPR era minore o uguale al 50%. In conclusione, nel presente lavoro sono state valutate le proprietà impermeabili analizzando le immagini fotografate dei siti di prova in cui erano stati applicati eyeliner e mascara, ottenendo un metodo valido per valutare questa caratteristica nei prodotti cosmetici.
Int J Cosmet Sci. (2015) – doi: 10.1111/ics.12288
di Chiara Lacapra e Silvia Rum

Biossido di titanio

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Nel 2013 diverse aziende americane e internazionali avevano ricevuto da alcuni studi legali californiani una Notice of Violation (NOV) della Proposition 65 che contestava la presenza sul mercato di cosmetici contenenti biossido di titanio senza l’avvertenza prevista dalla legge nel caso in cui sia: in particelle aeree (airborne), per esempio in aerosol o in polvere; respirabile (respirable), quindi con dimensioni inferiori a 10 micron; e non legato (unbound).
Il 28 luglio 2015, la California Superior Court for Alameda County ha stabilito che le aziende non hanno infranto la legge, poiché le evidenze portate dall’industria cosmetica dimostrano che il biossido di titanio è presente nei cosmetici in miscela con altri ingredienti che non lo rendono equiparabile alle caratteristiche individuate nella Proposition 65.

Idrossiapatite: opinione di SCCS

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Dental CareL’SCCS ha pubblicato lo scorso ottobre una valutazione sull’utilizzo di idrossiapatite nano nei prodotti di uso orale, quali dentifrici, collutori e paste sbiancanti. Dopo la valutazione dettagliata, l’SCCS ha concluso che le prove fornite, sia quelle previste nella presentazione sia quelle disponibili nella letteratura scientifica, non sono sufficienti per consentire di trarre una conclusione sulla sicurezza sulla nano-idrossiapatite. Questo perché i materiali di prova utilizzati negli studi tossicologici non dispongono d’informazioni sulla caratterizzazione; quasi tutti gli studi tossicologici non erano conformi alle linee guida; Nella maggior parte dei casi, i rapporti di studio inclusi nella presentazione forniscono soltanto una descrizione scarna degli studi; alcuni studi pubblicati in letteratura su materiali a base di idrossiapatite, indicano la possibilità che la nano-idrossiapatite possa esercitare effetti sistemici dopo esposizione orale. Dal momento che non esistono informazioni sull’ esposizione a lungo termine, non è possibile trarre alcuna conclusione.
Sulla base delle informazioni disponibili, SCCS ritiene sicuro l’utilizzo della nano-idrossiapatite, fino a una concentrazione del 10% nei prodotti cosmetici per via orale.

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...