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Ilaria Borgna

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Dentifrici per bambini

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I dentifrici per bambini presentano differenti composizioni, con possibili impatti differenziali sulle cellule del tessuto molle orale. Diversi studi di citotossicità sono stati effettuati su dentifrici per adulti, mentre i corrispettivi studi non sono presenti per quel che riguarda i dentifrici per bambini. Nel presente studio, diciassette dentifrici commerciali per bambini fino a 12 anni di età sono stati valutati rispetto alla loro citotossicità in vitro su fibroblasti gengivali, cellule HSC-2 di carcinoma a cellule squamose orale, e L929 fibroblasti di topo, parallelamente a un’analisi degli indici di proliferazione. Dieci dentifrici per bambini hanno notevolmente ridotto la vitalità delle cellule con LC50 inferiori al 5%. Quattro dentifrici hanno mostrato una citotossicità moderata con LC50 tra 5 e 20%. Tre dentifrici hanno mostrato una quasi nulla citotossicità con LC50 superiore al 95%. I riscontri dei test di proliferazione supportano questi risultati. In conclusione si può affermare che la diversa composizione dei dentifrici per bambini si può tradurre in un diverso spettro di citotossicità in vitro su cellule della cavità orale e che questi dati in vitro forniscono la base scientifica per ulteriori ricerche in vivo per validare la rilevanza clinica dei risultati attuali.

Clinical Oral Investigations, 2017, Volume 21, Issue 1, pp 453–461.

di C. Lacapra e S.Rum

SPF: dibattito su prove dermiche

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Una recente ricerca pubblicata dal Journal of American Medical Association descrive uno studio online di 261 dermatologi ai quali i dati di protezione solare sono stati presentati in modi diversi. L’obiettivo era di vedere come veniva influenzata la loro percezione di efficacia della crema solare. È ben noto che un fattore di protezione solare (SPF) indica l’efficacia di un filtro solare nella prevenzione delle scottature. Da un punto di vista tecnico, le scottature dipendono dalla quantità di radiazione che inducono l’eritema (EIR) che raggiunge effettivamente la pelle; non la quantità assorbita dai filtri solari. Pertanto gli autori spiegano che raddoppiando un SPF da 30 a 60 non si dimezza, infatti, la percentuale di EIR trasmessa alla pelle; dal 3,3% al 1,7%. Per capire come i dermatologi interpretano l’efficacia della protezione solare, i ricercatori hanno presentato i valori di SPF di tre prodotti (SPF 15, 30 e 60), e l’assorbimento EIR e le percentuali di trasmissione EIR di ciascuno. Quando sono stati emessi i dati di SPF, i dermatologi hanno dato un feedback dell’efficacia della protezione solare che era leggermente più alta con l’aumentare dei dati di trasmissione dell’SPF. È interessante notare che, basse valutazioni di efficacia di protezione solare sono stati correlati con i dati di assorbimento. Il dibattito valutazione SPF e prove sulle creme solari vanno avanti da decenni. Intanto vi è un aumento delle percentuali di cancro della pelle in tutto il mondo, pertanto è necessario un nuovo protocollo di prova, un nuovo approccio alla protezione solare che ridefinisca la categoria di un prodotto solare.

Pepe rosa, frizzante sapore di mondi lontani

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Uno degli oli essenziali più utilizzati nel campo della profumeria, da sempre affascinante e magnetico per il suo inconfondibile odore e per la sua capacità di far sognare al primo impatto con le narici. Ormai la maggior parte delle nuove profumazioni alcoliche che ogni anno escono sul mercato non possono prescindere dalla presenza, in tracce o più significativa a seconda della tipologia di fragranza, del pepe rosa. Questo particolare olio essenziale si estrae dalle bacche dell’albero sempreverde Schinus Molle, alto dai 5 ai 7 metri e originario degli immensi altopiani di Bolivia, Perù e Cile, noto anche come falso pepe Le bacche di colore rosa – rosso carminio hanno un odore aromatico molto intenso e un sapore simile a quello del pepe, infatti vengono utilizzate come spezie in cucina, trovando diversi tipi di impieghi diversi. In Ecuador i grani di pepe rosa sono molto diffusi come condimento per le pietanze, ma anche per insaporire liquori e aceto, in Cile aromatizzano il vino, mentre in Messico è utilizzato nella preparazione del pulque, una bevanda alcolica molto antica considerata sacra. Le bacche vengono raccolte in piena maturazione, fine autunno, e sono fatte essiccare al sole per uso alimentare oppure si può procedere a processi di estrazione per ottenere l’olio essenziale, tra cui spicca la metodologia che impiega l’anidride carbonica come solvente in qualità di fluido supercritico e consente l’ottenimento della qualità più pregiata di olio, il Baies Rose Co2. Nella creazione dei profumi spesso i grandi nasi ricorrono all’utilizzo del pepe rosa, in virtù della sua nota fresca, solo leggermente speziata e molto pulita ed rotonda, se paragonata agli aspetti più grevi, per esempio, del pepe nero e del poivre blanc. Unito a note agrumate e fresche la presenza del pepe rosa ha un effetto booster che aumenta l’esplosività della fragranza, conquistando i consumatori e questo è il motivo perché lo si trova quasi ubiquitariamente nei nuovi edt dei vari marchi (Dior, Givenchy, Armani). Come tutte le note di testa, questa materia prima è difficile da dosare all’interno delle composizioni e il rischio di sovraddosaggio è dietro l’angolo e solo l’esperienza pluriennale di affermati nasi può arrivare a determinare una concentrazione di partenza consona al tipo di prodotto.

Una delle prime creazioni realizzate con uno straordinaria esaltazione delle qualità olfattive del pepe rosa è stata nel 1995 Pleasures di Estèe Lauder, creata dai profumieri della casa Firmenich, il profumo di una donna che vuole vivere i piccoli piaceri della vita giorno dopo giorno. Un bouquet fiorito e delicato fatto di peonie, gelsomino e dai seducenti fiori di Karo Karoundè viene combinato alla frizzantezza del pepe rosa, andando a realizzare un profumo adatto per ogni momento e per qualsiasi stagione. Un altro grande artista come Jean Claude Ellena amava utilizzare una materi prima come il pepe rosa nelle sue creazioni, come nel caso della fragranza Rose Poivrèe realizzata per The Different Company nel 2000, dove la ricchezza e la sensualità della rosa contrastano con i sentori speziati di pepe nero, pepe rosa e coriandolo per poi lasciare spazio alla componente legnoso-terrosa del vetiver e all’odore animale della civetta. È bello osservare come ai giorni nostri, spesso caratterizzati da pessimismo e ritmi frenetici, le frizzanti note di pepe rosa rappresentino una sorta di evasione e diano ottimismo al consumatore che lo sceglie.

di Luca Ilorini, chimico cosmetologo

Fisiologia e biochimica dello strato corneo in soggetti con cute sensibile

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Questo studio ha lo scopo di svelare i rapporti tra l’idrolasi bleomicina (BH) e la calpaina-1 (C-1), i livelli di acido piroglutammico (PCA), la maturazione dei corneociti, le transglutaminasi (TG) e le attività di plasmina sulle guance in soggetti con pelle sensibile. Quarantotto soggetti caucasici di sesso femminile, la pelle Fitzpatrick fototipi II-III, con la pelle del viso sensibile auto-percepita, sono stati valutati e sottoposti a un test di reattività alla capsaicina. Esperti del settore hanno condotto la classificazione sulla condizione della pelle, nonché la misura della perdita di acqua transepidermica (TEWL), e la capacità della cute, infine nello studio sono state valutate la coesione e l’integrità dello strato corneo. BH, C-1 e le attività della plasmina sono stati misurati così come i livelli PCA, e l’attività di TG. Circa il 52% dei soggetti ha reagito alla capsaicina. Non ci sono state differenze significative tra i soggetti capsaicina-sensibili e quelli non sensibili, con riferimento alla classificazione della pelle e la TEWL. I livelli di PCA e l’attività BH erano più bassi nel panel di soggetti capsaicina-sensibili (P <0.05) e sono stati correlati ai soggetti non sensibili (r = 0,72). L’attività di TG era significativamente più bassa (48%) nei soggetti capsaicina-sensibili (P <0,001) e i loro corneociti sono risultati meno maturi e più piccoli (P ≤ 0,05); infine, in tali soggetti è stata stimata la presenza di uno strato corneo più sottile (6,87 ± 0,28 vs 8,68 ± 0,26 micron; P = 0.001). Nonostante le somiglianze fisiologiche tra i due gruppi di soggetti con pelle sensibile, le differenze nella loro biochimica sono risultate chiaramente evidenti. Bassi livelli di PCA, BH e TG con un maggior numero di corneociti più piccoli e immaturi indicano inferiore maturazione dello strato corneo in soggetti capsaicina-sensibili. La maturazione ridotta dei corneociti e lo strato corneo più sottile probabilmente contribuiscono a una maggiore penetrazione di capsaicina, associata quindi a una maggiore sensibilità della pelle.

International Journal of Cosmetic Science – February 2017,Volume 39, Issue 1; Pages 1–107

di C. Lacapra e S. Rum

Dagli scarti del melograno ad alimenti funzionali e cosmetici

L’obiettivo di questo studio è stato quello di indagare il potenziale di recupero di antiossidanti polifenolici dagli scarti umidi del melograno, sottoprodotti ottenuti dopo la spremitura del succo. Questi sottoprodotti sono costituiti principalmente da membrane interne (endocarpo) e residui degli arilli che, anche se ancora commestibili, di solito sono scaricati durante la produzione del succo e, pertanto, rappresentano una sfida in un contesto industriale eco-sostenibile. Nel lavoro sono state applicate tecnologie verdi (utilizzando l’acqua come solvente) quali l’estrazione assistita da ultrasuoni (UAE) e l’estrazione assistita da microonde (MAE), sia in parallelo sia in serie, al fine di effettuare un confronto (anche con un metodo estrattivo convenzionale) e garantire estrazioni esaustive. L’estratto più promettente, in termini di resa in polifenoli totali e attività antiradicalica, è stato testato sia come potenziale additivo naturale sia come ingrediente funzionale mediante incorporazione in un vero e proprio modello alimentare e in una matrice cosmetica; dimostrando nuove applicazioni industriali degli scarti del melograno in un’ottica di «Responsible Care».

Pharmaceuticals 2016, 9, 63

di C. Lacapra e S. Rum

Combattere la rosacea con estratti di liquirizia

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liquirizia

I pazienti affetti da rosacea spesso mostrano sensibilità ai cosmetici o ai prodotti per la cura della pelle, cosa che può aggravare i sintomi.

Gli autori dello studio hanno cercato di determinare la compatibilità e l’efficacia di un regime di cura della pelle con Licochalcone A, un anti-irritante estratto dalla liquirizia (Glycyrrhiza inflata) e con 4-t -butylcyclohexanol (SymSitive®), una sostanza che agisce come regolatore della sensibilità, in donne che presentavano il sottotipo I di rosacea.

Trentadue soggetti con rosacea lieve o moderata si sono sottoposti a questo regime di cura della pelle ogni giorno per 8 settimane. Gli autori hanno eseguito la valutazione clinica dell’eritema, del malessere soggettivo nonché fotografie cliniche.

Le valutazioni cliniche e la risposta dei soggetti hanno confermato una buona tollerabilità del regime, con un miglioramento significativo (< 0.001) dell’eritema e della rugosità tattile alle settimane 4 e 8 e della telangiectasia alla settimana 8. Si è assistito inoltre a un miglioramento del rossore facciale in base al sistema colorimetrico L*a*b*.

Pertanto si può concludere che l’uso quotidiano di prodotti per la cura della pelle contenenti Licochalcone A e SymSitive® in pazienti con rosacea ha migliora l’aspetto generale della pelle e la qualità della vita dei pazienti.

Schoelermann et al., 2016. Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, DOI: 10.1111/jdv.13531

di A.Bulgarelli

3 eventi in 1

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L’1 e il 2 marzo si sono svolti simultaneamente tre importanti eventi, tutti e tre al National Exhibition Centre di Birmingham. Uno di questi era Packaging Innovations 2017, uno show che ogni anno coinvolge l’intera catena di distribuzione del packaging. Questa edizione ha visto partecipare oltre 350 espositori, il 25% dei quali provenienti da paesi non inglesi. Come sempre, il tema dell’evento è stato l’innovazione nella tecnologia e nel design. Oltre a un’area dedicata alla sostenibilità (Ecopack), quest’anno ha fatto la sua comparsa The Ideas Factory, una nuova sessione dove i visitatori hanno potuto approfondire nuove tecniche usate in altri settori per poterle poi applicare anche al packaging. Le altre due manifestazioni erano Empack 2017 e Label&Print 2017. La prima era dedicata a tecnologie e macchinari utilizzati nella filiera del packaging, la seconda alle ultime tecniche e finiture disponibili per la stampa e l’etichettatura.

Le diversità del colore dei capelli

Questo studio è stato messo a punto per studiare la diversità del colore naturale dei capelli umani, sia attraverso la valutazione visiva dei livelli di tono dei capelli, sia attraverso misure colorimetriche di ciocche di capelli raccolti da 2057 volontari di sesso maschile e femminile, provenienti da 23 regioni del mondo, al fine anche di stimare la correlazione tra le valutazioni visive e le misure colorimetriche. Le ciocche di capelli sono state analizzate da un spettrocolorimetro attraverso i parametri L *, a *, b * del sistema referenziale. I risultati mostrano che dal punto di vista tipologico, capelli neri o marroni scuri erano di gran lunga maggioritari tra i gruppi etnici studiati, mentre i soggetti caucasici e le popolazioni derivati​e mostravano la più ampia gamma di sfumature medie, spiegando in parte l’incrocio tra le diverse popolazioni. Le misurazioni strumentali confermano chiaramente che un dato colore di un capello pigmentato, con l’esclusione dei peli rossi, principalmente è governato da due componenti, L * e b *, rispetto ai valori L *, a *, b * del sistema di riferimento. Il confronto tra le valutazioni visive e strumentali dei dati dimostrano che questi appaiono strettamente collegati. I peli scuri mostrano variazioni sottili dei parametri L *, a *, b *, rendendo la loro differenziazione dei colori individuale, per miglioramenti tecnici nelle misure colorimetriche. Non si deve dimenticare che, questi ultimi, sono probabilmente governati anche da altri fattori fisici come la forma, il diametro e lucentezza.

International Journal of Cosmetic Science – February 2017,Volume 39, Issue 1; Pages 101-107

di C. Lacapra e S.Rum

Vetiver, forza e mistero dell’uomo moderno

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Questo magico legno è ancora oggi uno degli ingredienti naturali più usati in profumeria, poiché dona a ogni composizione una sfumatura affascinante, resinosa e sensuale. La profumeria maschile si caratterizza da sempre per l’impiego delle note legnose grazie alla loro grande capacità di dare corpo alla fragranza e di permettere la nascita di firme olfattive uniche, partendo dalla delicatezza del legno di sandalo per arrivare poi ai sentori decisi di legno patchouly e di vetiver.

Quest’ultimo è una pianta erbacea perenne della famiglia Poaceae, alta e verdissima, con lunghe radici spugnose aromatiche utilizzate in ingegneria per evitare l’erosione del suolo e dalle quali viene estratto l’olio essenziale per distillazione a vapore. Originario dell’India il legno vetiver viene ormai coltivato in molte regioni tropicali e fra le diverse qualità di olio essenziale naturale, proveniente da questa pianta, possiamo distinguere il Vetiver Giava, coltivato nelle isole dell’Indonesia e nelle isole Reunion e Seychelles, dal sentore affumicato, molto terroso e greve dal Vetiver Haiti, invece introdotto alle isole Bourbon dai commercianti francesi, dal sentore più caldo, deciso e balsamico e da un pregio maggiore sul mercato. L’olio essenziale estratto ha l’aspetto di un liquido marrone scuro molto viscoso e ricco di sesquiterpeni, alcuni dei quali con struttura policiclica elaborata. Le principali sostanze sono: vetiverolo, responsabile della tenace dolcezza e legnosità, α-vetiverone e β-vetiverone, che donano terrosità, khusimol e il nootkatone, isomero dell’α-vetiverone, costituente importante anche per l’aroma del pompelmo. Un capitoletto a parte è giusto destinarlo all’acetato vetiverile, nota di sintesi di comune impiego nelle note legnose presenti sul mercato. Nello speciifico questa materia prima è una frazione dell’olio di vetiver distillato e poi trattato con acido acetico a ottenere questa molecola, dal sentore più rotondo ed equilibrato rispetto all’olio essenziale stesso, come si può apprezzare nell’opera per la nicchia Escentric Molecules 03 della linea dell’artista Schoen, dove la nobile radice del vetiver viene celebrata, insieme a zenzero e iris, proprio grazie all’utilizzo di questa molecola che si apprezza sul fondo della composizione, lasciando iniziale spazio a effluvi di lime e ginger. Il profumo al vetiver per definizione che, primo tra tutti, ha lasciato un segno profondo è il Vetiver creato dal genio di Guerlian nel 1959, dove le sfaccettature di questo misterioso legno venivano esaltate e al tempo stesso bilanciate grazie a un sapiente utilizzo delle note agrumate-speziate, con tocchi di limone, noce moscata e pepe su una base tabacco- vetiver. È un profumo senza tempo che evoca il dualismo della natura: freschezza e calore, armonia e disordine. Gli effluvi della terra dopo la pioggia, l’aria fresca del primo mattino, oltre alle tracce di tabacco mescolato alle spezie. Nel 2000 il prodotto è stato rilanciato con un nuovo flacone e con colori diversi, giocando sempre su nuovi accordi agrumato-speziati ma senza tradire l’eleganza e il carattere deciso della versione iniziale. Tra i profumi più riusciti e legati alla presenza del legno vetiver merita una citazione Vetiver Extraordinaire di Frederic Malle, realizzato da Dominique Ropion, dove l’oeverture agrumata di bergamotto e arancio amaro prepara il naso alla ventata di vetiver, rinfrescato da sentori di chiodi di garofano e pepe rosa.

di Luca Ilorini, chimico cosmetologo

Studi in vitro per valutare la sicurezza di due filtri UV

Dalla Slovacchia arriva uno studio che verifica la sicurezza di due filtri anti UV, il Benzofenone 3 al 10% (BP3) e l’Etilexil Triazone al 5% (EHT), analizzandone la permeabilità percutanea. Lo studio è stato condotto in vitro, utilizzando la pelle dell’orecchio suino, mimando le condizioni di utilizzo del prodotto. L’emulsione utilizzata è una emulsione acqua in olio in base silicone. I ricercatori hanno stimato la SED per BP3 e EHT dopo l’applicazione di 1 mg di crema solare su 2 cm2, per 6 ore, sul solo viso e su tutto il corpo I valori di SED sono stati rispettivamente di 136 e 4200 μg/kg_bw/d per il BP3 e di 30 e 933 μg/kg_bw/d per l’EHT. Tali valori non cambiano in modo apprezzabile alla seconda applicazione. Questi dati mostrano che le due sostanza possono passare dalla cute: i riceratori hanno calcolato il Margine di Sicurezza delle due sostanze utilizzando le Linee Guida dell’Unione Europea, determinando che il BP3 potrebbe essere un problema per la sicurezza dei cittadini., anche alla concentrazione del 10%. La massima permessa. I ricercatori consigliano quindi di rivedere l’uso di questo filtro nei prodotti solari. E indicano anche che i prossimi filtri dovranno essere maggiormente delineati nelle loro specifiche caratteristiche chimico-fisiche.

Jarmila Hojerová, Zuzana Peráčková, Martina Beránková. Margin of safety for two UV filters estimated by in vitro permeation studies mimicking consumer habits: Effects of skin shaving and sunscreen reapplication. Food and Chemical Toxicology. Acceoted Manuscript. Doi: http://dx.doi.org/10.1016/j.fct.2017.02.013

di S.Somaré

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...