L’articolo è uscito sul numero di dicembre di Kosmetica

Nel 1947, il profumiere francese Jean Carles (1892–1966) propose per la prima volta una struttura descrittiva del profumo che avrebbe segnato profondamente tutto il XX secolo: la piramide olfattiva. Formulatore di alcune fragranze iconiche per Carven, Dana e Ma Griffe, Carles fu anche un grande didatta e il suo schema piramidale, con note di testa, di cuore e di fondo, diventò il riferimento universale per spiegare l’evoluzione temporale di un profumo, il sistema scolastico più immediato e chiaro.

È così che la studiai anch’io, nel 2001, durante il mio percorso all’ISIPCA, la prestigiosa scuola di profumeria di Guerlain a Versailles. All’epoca era la base, la grammatica indispensabile per leggere e costruire una fragranza. La piramide ci insegnava l’ordine, la misura, il tempo; era lo spartito su cui avremmo poi imparato a improvvisare. Oggi però qualcosa è cambiato, o meglio: tutto è cambiato.

Nel mondo della profumeria contemporanea, la piramide olfattiva inizia a sembrare una struttura troppo rigida per contenere la complessità e la libertà espressiva che i profumieri si concedono. Con l’avvento di molecole sintetiche straordinarie, la composizione di una fragranza non è più vincolata all’ordine evaporativo dei materiali naturali: infatti, molecole come Iso E Super, Ambroxan, Cashmeran, Timbersilk, ma anche nuove tecnologie di incapsulazione e fissazione, hanno rivoluzionato le regole del gioco. Oggi possiamo percepire note legnose o ambrate già nei primi istanti o mantenere freschezze agrumate fino in fondo, sovvertendo ogni previsione.

Sfidando le regole

Non sono pochi i profumi che, negli ultimi anni, hanno fatto a meno della piramide per raccontarsi in modo più immediato, più puro, più concettuale. Escentric Molecules 01, per esempio, ha segnato un’epoca: una fragranza che ruota quasi interamente attorno a una singola molecola, Iso E Super, e che non si sviluppa secondo una narrazione classica. È un profumo che pulsa, compare e scompare sulla pelle, come un’ombra o un’eco. In modo diverso, anche Santal 33 di Le Labo propone un’esperienza lineare e coerente: il sandalo cremoso si fa sentire fin dall’inizio, accompagnato da un’aura quasi costante, persistente, che rimane per ore senza stratificarsi in modo prevedibile.

Poi c’è Gypsy Water di Byredo, dove note fresche e balsamiche convivono fin da subito con sentori più dolci e caldi, sfumandosi insieme in una struttura circolare, più vicina a una sensazione che a una sequenza. Questi profumi non evolvono, ma esistono e basta, e questo è forse il loro atto più radicale.

Verso un nuovo linguaggio

Molti nasi contemporanei parlano oggi di fragranze lineari o sferiche, in cui le note convivono in simultaneità anziché succedersi nel tempo. La gerarchia della piramide lascia spazio a una visione più fluida, organica, personale.

«Un profumo oggi non deve necessariamente raccontare una storia con un inizio, uno svolgimento e una fine. Può essere un istante congelato nel tempo», diceva Dominique Ropion. E ancora: «Non mi interessa più tanto costruire una piramide. Preferisco lavorare sull’impressione generale, come fa un pittore con una pennellata», proferiva Christine Nagel (Hermès).

Questo approccio si riflette anche nella comunicazione olfattiva: molti brand di nicchia (e non solo) non parlano più di note in modo tradizionale, ma usano immagini, esperienze sinestetiche, sensazioni astratte, e trovo questo nuovo modo di comunicare meraviglioso, più ampio, non stretto da limiti imposti. Un esempio? Maison Crivelli, che descrive i propri profumi come «un tè matcha sorseggiato durante una tempesta elettrica» o «un vetiver nel cuore di una tempesta di sabbia».

Attenzione alla gabbia

La piramide olfattiva resta uno strumento didattico, utile nelle scuole di profumeria, per orientarsi quando si comincia a entrare nel mondo della composizione o per spiegare una fragranza al grande pubblico. Per chi crea veramente e per chi ha sviluppato un naso curioso e aperto, tuttavia, questo schema è diventato sempre più stretto.

Continuare a forzare una composizione moderna in una struttura classica rischia di banalizzarla, di spegnerne la forza evocativa e l’infinito potere. È come descrivere un’opera d’arte concettuale con le categorie della pittura rinascimentale: si perde l’essenza, si tradisce l’innovazione.

Oggi siamo liberi di creare profumi non narrativi, che possono anche non aprirsi e chiudersi come un romanzo, ma esistono come un’energia costante, una firma, un gesto. Siamo liberi di ascoltare una fragranza in modo più intuitivo, emotivo, personale, liberi di non dover più aspettare il fondo per percepire un legno, o credere che la freschezza sia solo apertura.

La profumeria non è più una scala da salire nota dopo nota. È un campo magnetico, una vibrazione nell’aria, una nuvola viva, che respira con la pelle. Forse proprio qui, in questa apparente anarchia, nasce una nuova forma di arte olfattiva più libera, più sincera, più vicina a chi siamo oggi. È il momento di andare oltre la piramide, non per dimenticarla, ma per guardare più lontano.

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here