Negli ultimi anni, il concetto di sostenibilità in ambito cosmetico ha progressivamente ampliato il proprio perimetro, evolvendo da una visione centrata sull’impatto ambientale verso una prospettiva più sistemica, che include anche la dimensione biologica. In questo contesto, il microbioma cutaneo emerge come un elemento chiave nella definizione di equilibrio e salute della pelle, configurandosi come un ecosistema complesso e dinamico, in cui microrganismi, barriera cutanea e risposta immunitaria interagiscono in modo strettamente integrato[1]. Le più recenti evidenze mostrano come le formulazioni cosmetiche possano influenzare significativamente questo equilibrio, contribuendo sia al mantenimento dell’eubiosi sia all’insorgenza di condizioni di dismicrobismo (conosciuto anche come disbiosi)[2]. Parallelamente, cresce l’interesse verso ingredienti funzionali, quali prebiotici e postbiotici, in grado di modulare selettivamente la composizione microbica e supportare i meccanismi di difesa cutanea[3].

Equilibrio microbico

La pelle può essere interpretata come un ecosistema complesso in cui la componente microbica non rappresenta un elemento accessorio, ma una parte integrante della fisiologia cutanea. Il microbiota della pelle, costituito da batteri, funghi, virus e altri microrganismi residenti, partecipa, infatti, alla regolazione della funzione barriera, alla modulazione della risposta immunitaria innata e al mantenimento dell’omeostasi locale[1]. Non si tratta di una popolazione uniforme: la composizione microbica varia in relazione alla sede anatomica, al contenuto lipidico, al livello di idratazione, al pH, all’età dell’individuo e alle condizioni ambientali, delineando microambienti distinti che convivono in un equilibrio dinamico[1].

La condizione di eubiosi corrisponde proprio a questo stato di equilibrio, in cui la diversità e la stabilità delle comunità microbiche contribuiscono alla resilienza del sistema. Quando tale equilibrio viene compromesso, si può instaurare una condizione di dismicrobismo, associata a maggiore fragilità barriera, aumento della perdita d’acqua transepidermica, variazioni del pH e maggiore predisposizione a fenomeni irritativi o infiammatori[2]. In questa prospettiva, il concetto di sostenibilità può essere esteso oltre la sola dimensione ambientale per includere una sostenibilità biologica, intesa come capacità di preservare nel tempo l’integrità e la funzionalità degli ecosistemi viventi con cui il cosmetico interagisce.

La formulazione non è, quindi, un elemento neutro: ogni cosmetico entra in relazione con equilibri biologici delicati, che possono essere sostenuti oppure perturbati. Tensioattivi ad elevata forza sgrassante, conservanti ad ampio spettro, solventi aggressivi e routine eccessivamente stratificate possono ridurre la biodiversità microbica e compromettere la resilienza del sistema cutaneo[2]. Anche l’impiego reiterato di prodotti ad azione esfoliante intensa o antibatterica indiscriminata può alterare le interazioni tra flora residente, film idrolipidico e cellule epidermiche, favorendo uno stato di vulnerabilità progressiva. In risposta a queste evidenze, le più recenti linee di ricerca si orientano verso formulazioni microbiome-friendly, progettate per ridurre l’interferenza ecologica e promuovere condizioni favorevoli al mantenimento dell’eubiosi[2].

In tale contesto, prebiotici e postbiotici assumono un ruolo crescente, in quanto capaci di sostenere selettivamente i microrganismi benefici o di modulare i processi cutanei attraverso metaboliti e frazioni bioattive, con effetti potenzialmente favorevoli su barriera, infiammazione e comfort cutaneo[1, 3]. La sostenibilità biologica introduce, così, una visione più avanzata della progettazione cosmetica, che considera la pelle non come una superficie da trattare, ma come un ecosistema da preservare nel tempo.

Nella formulazione cosmetica

La crescente attenzione verso il microbioma cutaneo sta progressivamente ridefinendo i criteri progettuali della formulazione cosmetica, introducendo una dimensione in cui efficacia e sostenibilità non sono più parametri separati, ma aspetti interdipendenti. Progettare la sostenibilità biologica implica, infatti, di considerare l’impatto del prodotto non solo in termini di performance immediata, ma anche in relazione alla sua capacità di interagire con un sistema vivente complesso, preservandone equilibrio, diversità e funzionalità nel tempo. In questo contesto, la scelta delle materie prime assume un ruolo centrale: tensioattivi più delicati, sistemi conservanti mirati, pH fisiologicamente compatibili e riduzione della ridondanza formulativa diventano leve strategiche per limitare l’interferenza con l’ecosistema cutaneo. Parallelamente, l’introduzione di ingredienti funzionali come prebiotici e postbiotici apre a un approccio più mirato, in cui il sostegno alle comunità microbiche residenti e la modulazione dei processi cutanei avvengono attraverso meccanismi indiretti ma biologicamente coerenti[1,3].

I postbiotici, in particolare, offrono il vantaggio di una maggiore stabilità rispetto ai probiotici vivi, consentendo di veicolare metaboliti e frazioni bioattive in grado di influenzare positivamente la funzione barriera e la risposta infiammatoria senza introdurre criticità formulative[3]. Questo orientamento richiede, tuttavia, un cambiamento di paradigma anche nella valutazione dell’efficacia: non più solo outcome immediati e visibili, ma indicatori di equilibrio e resilienza nel medio-lungo termine, spesso meno evidenti ma più significativi per la salute cutanea.

Le evidenze più recenti sottolineano come un approccio microbiome-friendly possa contribuire a ridurre la reattività cutanea e a migliorare la capacità di adattamento della pelle agli stress esterni, suggerendo una convergenza tra performance cosmetica e mantenimento dell’omeostasi biologica[2].

In questa prospettiva, la sostenibilità biologica si configura come un criterio progettuale avanzato, che integra conoscenze microbiologiche, dermatologiche e formulative in una visione più ampia della relazione tra prodotto e organismo. Il cosmetico non è più soltanto un agente esterno, ma diventa parte di un sistema di interazioni, in cui ogni scelta formulativa contribuisce a definire non solo l’efficacia del prodotto, ma anche il suo grado di compatibilità con l’ecosistema cutaneo.

Bibliografia:

  1. Chia J, Carma A, Alwyn A, et al. The Skin Microbiome Revolution: The Science and Challenges of Prebiotics, Probiotics, and Postbiotics in Skincare. Cosmetics 2026, 13(1), 4
  2. Santos YR, Andréo-Filho N, et al. A review of skin microbiome and new challenges to cosmetic microbiome-friendly formulations. International Journal of Cosmetic Science. 2026;
  3. Karolina Szałata K, Czekalska M, et al. Prebiotics and postbiotics in dermatology and cosmetology: a narrative review of their role in skin microbiome restoration and inflammation modulation, International Journal of Innovative Technologies in Social Science. March 2026 2(1(49)).

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