A breve distanza dalla sentenza della Corte di Giustiazia Europea che nega l’uso dei dati ottenuti con la sperimentazione animale in Paesi terzi per dimostrare la sicurezza di cosmetici da introdurre nel mercato europeo, l’Agenzia Europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha tradotto in 28 lingue e pubblicato la guida all’uso dei test alternativi alle sperimentazioni animali per adempiere le prescrizioni in materia d’informazione relative alla registrazione ai sensi del regolamento REACH, già uscita in inglese nel mese di luglio. La guida, secondo quanto espresso dalla stessa Agenzia, ha lo scopo di aiutare i produttori di sostanze chimiche a capire quando si può utilizzare un test alternativo alla sperimentazione animale nello sviluppo dei dossier richiesti dalla normativa, senza però rinunciare a ottenere tutte le informazioni necessarie per classificare una sostanza ed effettuare il corretto risk management. La guida è disponibile a questo link: https://echa.europa.eu/practical-guides.
Il sovrasfruttamento delle risorse naturali a livello globale impone un diverso modo di pensare l’economia: i modelli circolari. Il modello economico attuale, che promuove una crescita lineare, è evidentemente autodistruttivo in un sistema con risorse limitate come quello terrestre. Il concetto di sostenibilità, a cui l’industria si sta orientando, deve essere inquadrato in una logica di economia circolare, la cosiddetta bioeconomia. Francesco Bertolini, docente di Public Management and Policy presso la SDA Bocconi di Milano, spiega come il fatto di porre al centro del business gli aspetti ambientali possa rappresentare per le imprese anche un’opportunità per migliorare la competitività.
Come dovrebbe evolversi il concetto di sostenibilità in economia?
La sostenibilità si realizza solo quando c’è equilibrio fra le risorse prelevate dall’ambiente, gli scarti immessi e la rigenerazione delle risorse stesse: prelevando più di quanto l’ecosistema produce e accumulando rifiuti è inevitabile maturare un debito ambientale, e i debiti prima o poi si pagano. Al momento si parla molto di sostenibilità e responsabilità sociale di impresa, ma ancora prevale la vecchia concezione che vede l’impresa orientata al profitto e le esternalità a carico della collettività, in un’economia fondata su modelli di crescita illimitata. Si iniziano però a vedere sistemi che tendono alla circolarità, come il riciclo dei rifiuti, che reimmette i materiali nel processo produttivo. Non è però completamente efficiente, perché ancora produce scarti inutilizzabili: la vita dei materiali si allunga, ma non tutto può rientrare nell’ecosistema. In bioeconomia, invece, tutto ruota intorno alla ricerca dell’equilibrio fra prelievo e rigenerazione ambientale, evitando produzioni i cui scarti non possono essere riassimilati dai viventi. Per tornare all’esempio dei rifiuti, le bioplastiche compostabili rispondono a un’ottica di circolarità, in quanto prodotte da materie prime rinnovabili e in grado di tornare a nutrire i sistemi viventi nel fine vita. È chiaro che questa logica è più facilmente applicabile quando parliamo di agricoltura, silvicoltura, ecc. ma per altri tipi di produzioni è complicato o impossibile. La sfida è ridurre il ricorso a materiali e produzioni che non rientrano in una logica di circolarità a favore di sostituti che la soddisfano; al contempo devono cambiare gli stili di vita, il modo di concepire lo sviluppo e l’economia nonché il modo di fare impresa.
Gli aspetti della sostenibilità sono considerati ancora opzionali nell’industria?
Questo avviene di riflesso al fatto che ancora il tema ambientale è marginale nel dibattito economico e politico. Crescita, sviluppo, PIL sono i parametri su cui si fonda il sistema economico, anche nei paesi in via di sviluppo, nella convinzione che sfruttare le risorse naturali sia l’unica via per contrastare la povertà. Servirebbe invece costruire modelli che migliorino il benessere delle popolazioni umane senza compromettere la conservazione degli ambienti naturali e della biodiversità, da cui dipendiamo strettamente. Trasformare la biodiversità in qualcosa che sia percepito come un valore anche dove le priorità sono la fame e le emergenze sanitarie è complicato; una sfida che non si vince con le normative. La sola pressione normativa, infatti, porta le imprese a dover competere con chi opera in paesi con standard etici e ambientali meno rigidi. Al contrario, bisogna creare modelli virtuosi che siano desiderabili per tutti. L’Italia, per esempio, è riuscita a fare della propria cultura, cibo e stile di vita un riferimento. Potrebbe fare altrettanto per il rapporto con l’ambiente: un modello apprezzato e imitato in tutto il mondo.
Quali spinte muovono questo cambiamento per le imprese?
Gli obblighi normativi, i risparmi sui costi produttivi, spesso associati all’eccellenza ambientale, e la sensibilità del mercato, sempre più orientato a prodotti ecosostenibili, spingono le imprese a investire nell’innovazione ambientale. Succede però che solo alcune imprese adottino un modello imprenditoriale fondato sull’eccellenza ambientale, mentre molti dichiarano un impegno a cui non segue un vero cambiamento.
Nell’ottica dell’economia circolare deve cambiare il modello di gestione?
Finora l’approccio è consistito nell’aggiungere l’elemento ambientale alla propria gestione: miglioramento degli impianti, sostituzione di ingredienti poco ecologici, packaging a impatto ridotto, ecc. Tutto continua a girare intorno agli aspetti economici ma con qualche attenzione all’ambiente; è la logica dei sistemi di gestione. Questo è positivo, ma difficilmente porterà a cambiamenti significativi. Nel green management, invece, è l’equilibrio con l’ambiente che fonda e guida le produzioni e il business.
Come distinguersi sul mercato?
Lavorare sull’affidabilità del brand è spesso la scelta vincente, che costruisce quell’autorevolezza che aumenta il valore del brand. Infatti, oggi il consumatore è molto influenzato dall’autorevolezza del marchio e dell’imprenditore. Si costruisce con un serio lavoro che parte a livello territoriale, con l’obiettivo di diventare un modello riconosciuto di innovazione nel senso della sostenibilità. Questo ha grande valore e, inoltre, è più facile da comunicare rispetto alle certificazioni o al bilancio ambientale.
Prof. Francesco Bertolini, docente di Public Management and Policy presso la SDA Bocconi di Milano
Nel settore cosmetico, gli investimenti nell’innovazione ambientale possono portare vantaggio competitivo?
Il cosmetico è su molti aspetti assimilabile al food, per il quale il beneficio ambientale è associato a un beneficio diretto per il consumatore: il cibo risulta più sano se viene prodotto secondo pratiche che rispettano l’ambiente e il vantaggio è personale. Per i prodotti non food, invece, il beneficio dei plus ambientali è collettivo, meno motivante rispetto a quello individuale. Il cosmetico, come il cibo, entra direttamente e intimamente in contatto con la persona, per questo le aziende cosmetiche hanno la grande opportunità di muovere nel consumatore una sensibilità che associa l’eccellenza ambientale a un beneficio personale. Nel settore cosmetico osserviamo che le scelte rivolte all’eccellenza ambientale più facilmente si trasformano in opportunità di mercato.
Su cosa dovrebbero puntare le PMI nell’orientarsi alla sostenibilità?
Proprio le PMI mostrano spesso un impegno forte sui temi della sostenibilità e la qualità ambientale può diventare un elemento molto caratterizzante. Per questo tipo di prodotti vedo molto interessante il legame con il territorio, come avviene per alcuni alimenti, come il miele. Ogni area del nostro paese produce tipi diversi di miele monoflora che riflettono quel territorio. Credo che, in modo analogo, la piccola e media impresa cosmetica potrebbe raccontare il territorio italiano e la sua biodiversità attraverso i prodotti di bellezza. La cosmetica può creare un modello di Made in Italy nel beauty and personal care, trasferendo la bellezza del territorio italiano alla bellezza della persona. Il settore cosmetico potrebbe trovare nel food e nella connotazione territoriale un traino potente quanto quello della moda.
ECONOMIA CIRCOLARE E COESIONE FRA IMPRESE
La coesione ha un ruolo importante, non solo a livello di filiera verticale (fornitori, produttori e mercato di un certo settore), ma anche a livello orizzontale. Il coordinamento fra imprese appartenenti a filiere diverse che puntano all’eccellenza ambientale porta infatti a importanti risultati, perché i loro stakeholder sono gli stessi: uno shampoo ecologico venderà bene in canali specializzati per prodotti con connotazione green, insieme al cibo biologico o ai prodotti equosolidali. Filiere di settori diversi che si muovono insieme verso nuovi mercati, per esempio proponendo le eccellenze di un territorio, tracciano una strada promettente che vale la pena di percorrere e su cui si è fatto ancora poco.
L’olio di Jatropha è un olio non commestibile che trova un ampio impiego nella produzione di sapone, viste le sue proprietà cosmetiche e medicinali; tuttavia la presenza di esteri del forbolo tossici rappresenta il principale vincolo per il suo utilizzo e rende necessaria la ricerca di un metodo adatto per la disintossicazione dell’olio prima dell’uso come ingrediente principale nella produzione di sapone. Questo lavoro descrive un metodo adatto alla rimozione degli esteri del forbolo dall’olio di Jatropha e prende in considerazione, per la formulazione finale, diversi parametri come per esempio la resa % di sapone puro di olio di Jatropha, il contenuto di alcali totale, il contenuto di alcalinità caustica libero, il pH, l’attività antimicrobica, e il valore di CMC del sapone. JOURNAL OF COSMETIC DERMATOLOGY – Volume 15, Issue 2, June 2016, Pages: 185–19
Le reazioni cutanee immediate sono comuni nella pratica dermatologica, ma spesso possono essere trascurate. L’obiettivo principale di questo articolo è stato quello di fornire un aggiornamento della letteratura riguardante le reazioni di tipo immediato o la sindrome dell’orticaria da contatto, causate da ingredienti cosmetici in termini di sintomi clinici immediati, reazioni, prick test, e talvolta la rilevazione di anticorpi IgE specifici. A tal fine, è stata eseguita una ricerca selettiva in diverse banche dati di letteratura medica, individuando un elenco di ingredienti cosmetici che causano reazioni immediate, tra tinture per capelli e decoloranti, conservanti, profumi e aromi chimici, filtri solari, componenti di origine vegetale e di origine animale, trucco permanente e i tatuaggi, peeling con acido glicolico, ecc. Nel lavoro è riscontrato che molti dei casi segnalati, però, mancano di adeguati controlli e indagini dettagliate, e che l’orticaria da contatto può avvenire con o senza sintomi sistemici.
In questo studio, per la prima volta, è stato studiato l’effetto delle diverse matrici cosmetiche sul profilo di rilascio e l’intensità di odore della fragranza O. majorana. I composti del profumo di O. Majorana sono stati estratti mediante estrazione con fluido supercritico, utilizzando l’anidride carbonica (SFE-CO2) a 40°C e due pressioni di funzionamento (8,5 e 10 MPa), e i loro profili chimici sono stati valutati mediante gascromatografia con rilevatore a ionizzazione di fiamma accoppiato con spettrometria di massa (GC-FID / MS). Infine, i composti profumati sono state incorporati in tre matrici cosmetiche (glicerina, glicole dipropilenico e una lozione per la pelle) per valutare i loro profili di rilascio e di odore nel tempo. Il SFE-CO2 è abilitato al recupero di estratti con il piacevole profumo della pianta vivente, e l’incremento della pressione ha indotto un aumento nella resa di estrazione. I composti profumati sono stati maggiormente mantenuti in glicole dipropilenico, e maggiori deviazioni, rispetto all’intensità di odore originale (controllo), sono state osservate in presenza di glicole dipropilenico e lozione per la pelle. Il carattere idrofilo delle matrici cosmetiche ha influenzato fortemente il rilascio dei composti profumati, influenzando così il profilo di odore delle miscele studiate. INTERNATIONAL JOURNAL OF COSMETIC SCIENCE- Volume 38, Issue 4, August 2016, Pages: 364–374
Al giorno d’oggi, i consumatori di tutto il mondo sono sempre più focalizzati sulla salute e la bellezza. L’interesse rinnovato dei consumatori nei prodotti cosmetici naturali crea la domanda di nuovi prodotti e altri formulati con ingredienti botanici e funzionali. Nei prodotti cosmetici, gli oli essenziali (Essential Oil- EO) svolgono un ruolo importante come fragranze, e possono influenzare l’immagine della commercializzazione del prodotto finale, così come la conservazione. La microincapsulazione di EO può proteggere e prevenire la perdita di sostanze aromatiche volatili, e migliorare il rilascio controllato e la stabilità di questi materiali di base. In questo studio vengono analizzate l’importanza delle condizioni motivazionali per l’industria cosmetica, e la microincapsulazione attraverso anche un’introduzione riguardante la preparazione di microparticelle. Nel lavoro sono discusse alcune tra le più importanti e usuali tecniche di microincapsulazione di EO, nonché gli agenti convenzionali usati. Nonostante la microincapsulazione di EO sia un campo di applicazione molto promettente ed estremamente attraente per l’industria cosmetica, ulteriori ricerche di base devono essere effettuate, per una migliore comprensione delle attività biofunzionali degli oli essenziali microincapsulati e la modulazione del loro rilascio, nonché gli effetti degli altri ingredienti cosmetici e il tempo di conservazione dei sistemi. INTERNATIONAL JOURNAL OF COSMETIC SCIENCE- Volume 38, Issue 2, April 2016, Pages: 109–119
Nella ricerca di nuovi agenti naturali di fotoprotezione, è stata valutata l’attività fotoprotettiva e antiossidante di estratti di foglie di B. antioquensis nonché la sua composizione fenolica. L’estratto metanolico trattato con carbone attivo ha mostrato i più alti coefficienti di assorbimento delle radiazioni UVA-UVB, nonché una capacità antiossidante paragonabile al toluene idrossi butilato. Inoltre, la formulazione contenente questo estratto ha mostrato caratteristiche fotostabili per uso topico, e valori significativi di UVAPF; inoltre, i principali composti polifenolici identificati sono stati tre derivati glicosidici della quercetina e un derivato dell’acido caffeico. Questi risultati dimostrano il potenziale degli estratti di B. antioquensis per essere utilizzati come filtri solari naturali. PHOTOCHEMISTRY AND PHOTOBIOLOGY – DOI: 10.1111/php.12619
I prodotti per il make-up degli occhi devono avere proprietà waterproof per assicurare la tenuta dei colori, nonostante l’acqua o il sudore. Fino a ora, la maggior parte della ricerca si è concentrata sulla composizione dei prodotti e la valutazione dei componenti dei prodotti per make-up e non, a livello di impermeabilità. Questo studio ha avuto lo scopo di individuare metodi per valutare il grado impermeabile di eyeliner e mascara, e parallelamente determinare l’idoneità di questi metodi. Int J Cosmet Sci. 2016 Jun;38(3):266-71. doi: 10.1111/ics.12288.
I rossetti e altri prodotti per la cura delle labbra possono contenere idrocarburi o idrocarburi saturi minerali (Mosh), cioè poliolefine oligomeriche (POSH). Alcuni di questi idrocarburi sono fortemente accumulati sottoforma di granulomi nei tessuti umani; questo ha spinto Cosmetics Europe (ex Colipa) a emettere una raccomandazione per il loro uso nella cura delle labbra e in prodotti similari. Dal 2012 al 2014, MOSH + POSH sono stati determinati in 175 prodotti cosmetici per le labbra campionati dal mercato svizzero, al fine di stimare il loro contributo all’esposizione umana. Circa il 68% dei prodotti conteneva almeno il 5% MOSH + POSH (concentrazione totale). Per gli utenti normali, questi prodotti sarebbero rappresentativi dei maggiori contributi all’esposizione verso MOSH e POSH. Circa il 31% dei prodotti conteneva più del 32% MOSH + POSH, e la maggior parte dei prodotti conteneva idrocarburi con una gamma di massa molecolare che non era in linea con le raccomandazioni dei cosmetici in Europa. Tenendo conto che i materiali applicati sulle labbra finiscono ampiamente per essere ingeriti, i livelli di MOSH e POSH dovrebbero essere ridotti nella maggior parte dei prodotti cosmetici per le labbra. Anche se l’ampia valutazione dei dati disponibili su MOSH (EFSA J., 10, 2012, 2704) non consente la specificazione dei limiti considerati come sicuri, l’attuale livello di esposizione alimentare e la loro valutazione come ‘potenzialmente preoccupantì forniscono il relativo punto di riferimento, il che significa che i prodotti per le labbra dovrebbero recare livelli inferiori al 5% di MOSH + POSH. INTERNATIONAL JOURNAL OF COSMETIC SCIENCE -Volume 38, Issue 2, April 2016, Pages: 194–200
Questo articolo fornisce una panoramica dei profumi dal punto di vista di uno specialista tecnico, e mette in evidenza come la crescita dell’industria chimica degli aromi sintetici abbia sostenuto la divulgazione dei profumi nella maggior parte dei prodotti di largo consumo, sia come profumi di lusso sia come fragranze funzionali nei prodotti cosmetici. Nel presente lavoro sono riassunti la creazione del profumo, la sorprendente portata delle tecnologie delle fragranze, la ricerca e lo sviluppo di processo, e le questioni legislative associate. L’articolo tratta anche argomenti come l’analisi dei prodotti naturali, considerazioni struttura-odore, effetti di umore dei profumi, e inoltre racconta come si è evoluta la commercializzazione del profumo nel XXI secolo, in particolare l’impatto di incapsulamento delle fragranze e il deposito di un sempre crescente numero di brevetti. Infine sono descritti il profilo di mercato, l’effetto della sicurezza globale e la legislazione ambientale in materia di regolamentazione del settore. KIRK-OTHMER ENCYCLOPEDIA OF CHEMICAL TECHNOLOGY DOI: 10.1002/0471238961