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Ilaria Borgna

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Potenzialità per l’export cosmetico italiano

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Box Made in ItalyL’export cosmetico italiano crescerà entro il 2016 dell’11,5%, secondo le previsioni del Centro Studi di Cosmetica Italia, un risultato significativo anche in rapporto all’incremento visto nel 2015, pari al 14,3%. Ci sono spazi di miglioramento? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Schirone di Prometeia, che ha realizzato uno studio per Cosmetica Italia. «L’incremento pari al 14,3% dell’export 2015, che consente all’Italia di consolidare il quinto posto nel ranking mondiale delle esportazioni di cosmesi è un dato molto positivo. Le performance della cosmetica sono peraltro di molto superiori al +2,7% registrato complessivamente dalle esportazioni del Made in Italy per la persona. Questo risultato va confrontato, tuttavia, con l’andamento del commercio mondiale di cosmetici nel 2015, cresciuto del 13%. La performance dell’export cosmetico italiano è stata quindi solo leggermente superiore alla media del mercato. Ci sono inoltre mercati prospetticamente molto dinamici in termini di import di cosmetici, dove la crescita tendenziale del nostro export – prevista dai modelli econometrici – potrebbe essere significativamente inferiore al potenziale. Per esempio, per Cina, Hong Kong, Sud Korea, Singapore e Giappone è prevista una forte crescita delle importazioni cosmetiche entro il 2018: si tratta di piazze di notevoli dimensioni in cui il prodotto italiano ha ampie possibilità di crescita; ma anche negli Stati Uniti, già ben presidiati dalle aziende cosmetiche italiane, ci sono opportunità potenziali che vanno al di là di quelle che le aziende italiane stanno effettivamente cogliendo. Discorsi analoghi si possono estendere anche in mercati più piccoli e «vicini», come Marocco ed Egitto».
Prometeia ha quantificato tutte queste opportunità in circa 170 milioni di euro di extra-export (corrispondenti al 4,5% del fatturato estero del 2015), in aggiunta ai circa 480 già previsti in termini di crescita tendenziale delle vendite estere di cosmetici italiani all’orizzonte 2018, precisa Schirone. «In sintesi –prosegue l’esperto, -riuscire a ‘tenere il ritmò della crescita attesa sui mercati più dinamici consentirebbe di fare un ulteriore passo avanti sul fronte dell’internazionalizzazione, raggiungendo un sostanziale equilibrio fra vendite domestiche e vendite estere e riducendo ulteriormente il gap di propensione all’export che ancora separa la cosmesi dal sistema moda Made in Italy (dove il rapporto export/fatturato è del 60%)».

Giuseppe Schirone
Giuseppe Schirone

Le importazioni di cosmetici sono in aumento in tutte le macroaree del mondo, ma ovunque aumenta la quota di importazioni intra-regione: opportunità o difficoltà per i player italiani?
Le importazioni risulteranno ovunque in crescita nel triennio 2017-2019 –conferma Schiorne, -anche se non con le dinamiche booming del 2015 (+13%). Questo fenomeno difficilmente si replicherà, la crescita dell’import mondiale mediamente sarà del 6-7%, trainata dall’Asia (+9-11,7%). Nel 2015, oltre il 60% delle importazioni in Asia erano da altri paesi asiatici: quello dei commerci intra-area è un trend in aumento in tutto il mondo: i luoghi di produzione si avvicinano a quelli di commercializzazione. Chi può investe nel creare stabilimenti produttivi prossimi ai mercati di interesse. Questo tipo di internazionalizzazione richiede, oltre ai capitali, risorse umane e modelli di governance a cui molte aziende italiane faticano ad adeguarsi». In realtà il settore cosmetico italiano può contare su molte ottime carte da giocare. «Dal punto di vista della capacità finanziaria –osserva Schirone considerando per performance del settore cosmetico analizzate dall’indagine di Prometeia, -le aziende sono poco indebitate, con un indicatore di leverage che è la metà della media del manifatturiero, quindi una possibilità di accesso a capitali di terzi che è notevolissima; in più dispone anche di capitali propri, considerando che ha una capacità di autofinanziamento di 2,7 volte superiore alla media del comparto del Made in Italy per la persona. In definitiva, come già abbiamo osservato negli scorsi anni, il settore cosmetico continua a essere padrone del proprio futuro, una caratteristica che pochi comparti del Made in Italy, e più in generale del manifatturiero, possono vantare.

di E. Perani

Un settore in crescita

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2Research And Markets è un’agenzia irlandese con sede a Dublino che mette a disposizione delle aziende ricerche di mercato, dati statistici e report economici, qualunque sia il settore dell’azienda cliente. Ultimamente l’agenzia d’oltremanica ha pubblicato un report dal titolo «Global Cosmetic Packaging Market 2016-2020», una relazione dettagliata sullo scenario attuale e sulle prospettive di crescita per quanto riguarda il settore del packaging cosmetico. Un dato chiave: questo mercato è previsto in costante crescita durante il periodo tra il 2016 e il 2020, con un CAGR (tasso di crescita annuale composto) del 5,07%. Una buona notizia per il settore, il quale, secondo il report, deve puntare soprattutto sull’innovazione del design e sulla differenziazione del marchio. Un altro aspetto che viene registrato è la sempre crescente adozione di imballaggi riciclabili ed eco-friendly, a causa della preoccupazione ambientale diffusa tra la popolazione. Infine viene analizzata una sfida che il settore deve affrontare, ovvero la «volatilità» dei costi dei materiali come alluminio, plastica e carta: più i prezzi salgono, più i produttori sono costretti a sperimentare alternative meno costose per rimanere competitivi.

di A. Virgili

 

 

Ricerca scientifica per tutti

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Più i risultati della ricerca sono accessibili, più la scienza progredisce e l’innovazione si trasforma in progresso industriale ed economico. E per accessibili s’intende gratuiti, a disposizione di tutti. Questa è la strategia alla base del movimento Open Access, nato all’interno della Commissione Europea per favorire il libero accesso ai risultati della ricerca scientifica, superando restrizioni e licenze. E questa strategia è ben illustrata nel programma di lavoro di Horizon 2020. L’obiettivo è quello di rendere accessibili tutti i documenti di ricerca entro il 2020. Sander Dekker, segretario di Stato olandese, ha espresso l’entusiasmo degli ambienti politici e scientifici sostenitori di Open Access: «L’Europa deve diventare il più attraente possibile per i ricercatori e per le start-up. E per far questo, la conoscenza deve essere liberamente condivisa. Per «open access» il tempo delle parole è finito. Con questi accordi, ci accingiamo a realizzarlo.» Tenendo conto di altri parametri come i diritti di proprietà intellettuale e la collaborazione interdisciplinare, o considerando iniziative importanti come la European Research Area (ERA), un’area «aperta» sulla conoscienza scientifica, è chiaro come l’Europa si stia muovendo verso un quadro generale che potremmo chiamare «open science», una scienza libera e condivisa.

https://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/h2020-section/open-science-open-access#Article

di A.Virgili

 

Microplastiche

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In attesa delle decisioni che saranno prese dalle autorità europee in materia di disciplina delle microplastiche nell’habitat marino sono da segnalare le iniziative di due Stati Membri. La legge francese sulla biodiversità (Loi n° 2016-1087 pour la reconquête de la biodiversité, de la nature et des paysages) adottata nel luglio scorso e pubblicata in agosto, stabilisce all’articolo 124: «Al più tardi entro il 1 gennaio 2018, i prodotti cosmetici rinse-off ad azione esfoliante o detergente che contengono particelle solide in plastica non dovranno più essere immesse sul mercato, con eccezione delle particelle di origine naturale, non suscettibili a persistere nell’ambiente, a rilasciare principi attivi chimici o biologici o a influenzare le catene trofiche animali».
Il governo della Gran Bretagna, in seguito anche al recente rapporto dell’Environmental Audit Committee del Parlamento nazionale, ha annunciato il proposito di vietare i microbead per proteggere l’ambiente marino. Il divieto, che dovrebbe essere stabilito attraverso una legge da approvare entro il 2017 e, comunque, dopo una consultazione pubblica, riguarderà la microplastica utilizzata in cosmetici (es. prodotti esfolianti e detergenti, dentifrici), mentre saranno raccolte anche informazioni sull’impatto di queste particelle contenute nei prodotti detergenti per la casa e per uso industriale.

Il mondo del web chiede nuove professioni

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World wide web internet conceptIl settore cosmetico sta affrontando le sfide di un mercato che cambia, in cui il protagonista è un consumatore consapevole di ciò che vuole dai prodotti, capace di cercare informazioni, attivo nel frequentare canali distributivi diversi, siano essi reali o virtuali, in risposta a differenti esigenze. A questo consumatore si orientano le nuove figure professionali che si stanno sviluppando nel settore cosmetico e nella sua filiera. Lo afferma il Beauty Report 2016 realizzato da Ermeneia e Cosmetica Italia, in un approfondimento dedicato ai mestieri della cosmetica. È la particolarità della filiera cosmetica il presupposto su cui si basa questa evoluzione. «La dinamica della filiera cosmetica ha caratteristiche tutte sue proprie –osserva Nadio Delai, presidente di Ermeneia: -essa infatti si presenta come lunga e contemporaneamente coesa al suo interno, con relazioni molto strette non solo a monte della produzione ma anche a valle, con la distribuzione. Questa filiera risulta strutturalmente e coerentemente sintonica con il cliente finale. Tale sintonia si alimenta di un flusso informativo continuo che sale dal cliente verso l’industria e discende dall’industria verso il cliente grazie alla mediazione del retailer o del professionista (acconciatore, estetista)».

Professioni digitali
Questo orientamento, da un lato, sta sviluppato la professionalità delle figure intermedie di vendita verso figure di consulenti su diversi aspetti del punto vendita. Dall’altro sta portando l’attenzione delle aziende sull’universo del digitale, ampiamente e variamente frequentato dal consumatore e per questo diventato il terreno su cui intercettare esigenze, tendenze e domanda. «Gli imprenditori della cosmetica, ascoltati sul piano dei nuovi mestieri del settore –riporta Delai, -collocano al primo posto, e senza esitazione, l’interesse per le figure professionali in grado di muoversi nell’ambito del digitale declinato in chiave di comunicazione, di relazione col consumatore e di e-commerce. Si tratta di social media manager, persone con capacità di gestire tutti gli strumenti digitali oggi a disposizione: non solo e-commerce quindi ma soprattutto gestione pro-attiva nei confronti di tutti i social network esistenti (si tenga presente l’importanza crescente di Instagram e di YouTube che per la cosmetica già giocano un ruolo rilevante). Si inizia a capire, inoltre, l’importanza di monitorare l’effetto della propria presenza sul Web e non solo di interagire con il pubblico attraverso queste applicazioni. Non mancano poi le aziende che già hanno assunto o intendono assumere figure professionali in grado di gestire attivamente appositi blog. Nelle aziende più consistenti fa capolino anche il digital PR che ha bisogno di figure preparate e dedicate e sempre con l’occhio e l’orecchio puntati sul consumatore».

Nadio Delai
Nadio Delai

Commercio sempre più online
Per quanto riguarda l’e-commerce, la ritrosia iniziale delle aziende, mossa soprattutto dal timore di entrare in concorrenza con il proprio canale di riferimento, è in corso di superamento. «Anche perché il consumatore ha imparato a spostarsi con abilità tra canali di vendita reali e virtuali –sottolinea Delai -e diventa sempre più normale entrare in un negozio per provare un certo tipo di cosmetico e quindi navigare sul Web per trovare il prodotto specifico ai prezzi migliori. Insomma bisogna fare i conti non solo con la trasformazione dei consumatori esistenti ma anche con i millennials che rappresentano la generazione attuale e futura dei consumatori. L’offerta complessiva della filiera cosmetica deve imparare a mantenere attive tutte le possibilità di contatto con i consumatori, senza esclusione di strumenti: siano essi rappresentati da conversazioni via Web, da pubblicità, da negozi veri o da negozi virtuali».

Percorsi formativi
Cosa si chiede all’Università? «Considerato il numero elevato di addetti laureati già presenti all’interno dell’industria della bellezza, l’università dovrebbe conoscere (e far conoscere) molto di più le caratteristiche di questo settore come pure le figure professionali che risultano necessarie –risponde il presidente di Ermeneia. -I profili non sono più solo quelli formalizzati classicamente all’interno delle grandi organizzazioni multinazionali della cosmetica. Infatti oggi si coglie l’esigenza di figure più dinamiche e multitasking, adatte a esercitare funzioni più flessibili, proprie delle moltissime imprese di medie, piccole e piccolissime dimensioni della cosmetica. Ma questo vale anche per il mondo della distribuzione che, insieme a quello dell’industria, abita la lunga e articolata filiera di questo settore. Si è davanti a un mondo in cui c’è bisogno di cultura scientifica e di cultura di marketing, di capacità organizzativa e di comprensione delle relazioni interpersonali, di sensibilità verso il consumatore e di abilità legate al mondo del Web». Molti studenti universitari non considerano particolarmente interessanti le imprese cosmetiche rispetto al proprio futuro lavorativo: lo ha evidenziato un’indagine svolta da Cosmetica Italia in collaborazione con l’Università IULM di Milano e con Ermeneia. «Non ne percepiscono le opportunità professionali –commenta Delai. -E questo mentre, al contrario, le possibilità di lavoro risultano estremamente interessanti sia in termini occupazionali sia in termini di qualità dei profili richiesti».

Un nuovo modo di concepire il lavoro
Lo stesso studio ha indagato propensioni e aspettative dei giovani verso il lavoro. «Il modo di concepire il lavoro cambia e l’industria deve cambiare di conseguenza le relazioni con i propri addetti –considera Nadio Delai. -La giovanissima generazione, che si affaccia oggi al mondo del lavoro, risulta particolarmente attenta alla qualità delle mansioni e ai rapporti con i colleghi. Desidera una vita lavorativa che non penalizzi troppo la vita privata – famiglia, interessi, tempo libero – ed ha una maggiore sensibilità verso la sostenibilità ambientale e verso l’etica applicata anche al business. E vuole ritrovare questi aspetti anche nella vita aziendale: insomma il salario, la carriera, il prestigio hanno ancora la loro importanza, ma non rappresentano i soli aspetti a cui i giovanissimi fanno attenzione: la qualità della vita personale oltre che quella del lavoro giocano insieme una parte di primo piano nelle scelte professionali, unitamente alla declinazione in concreto dei principi etici in chiave aziendale. Si tratta di una tendenza che gli imprenditori hanno cominciato a rilevare con l’ingresso proprio dei millennials e si farà sempre più evidente nel corso del tempo».

di E. Perani

Acquisizione svizzera

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Wintower_Sulzer_HeadquarterLa Sulzer è una grossa compagnia svizzera fondata nel 1834 che è passata alla storia per la produzione del primo motore diesel, nel 1898 (lo stesso Rudolf Diesel lavorò per l’azienda). Oggi ha diverse divisioni al suo interno, e tra le altre cose produce sistemi di pompaggio, tecnologie di miscelazione e attrezzature per processi chimici. Oggi la compagnia si estende ancora, comunicando di aver acquisito Geka, azienda tedesca nata nel 1925 come fabbrica di pennelli, che in seguito ha indirizzato la sua produzione al packaging cosmetico, sviluppando soprattutto applicatori per mascara, lip gloss, eyeliner e smalti, oltre a pennelli per la barba e prodotti per capelli. La Sulzer Mixpac Systems (SMS), divisione che si occupa dello stampaggio a iniezione di materie plastiche, spera di aumentare la «massa industriale» del proprio business grazie all’acquisizione. L’accordo è costato all’azienda svizzera 260 milioni di euro. I circa 900 dipendenti di Geka diventeranno anch’essi parte del gruppo Sulzer.

di A.Virgili

Un bando per finanziamenti UE

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horizon_2020Il Fast Track to Innovation (FTI) è un bando lanciato dal programma Horizon 2020 della Commissione Europea, operativo dal gennaio 2015. Caratterizzato da una call sempre aperta e da tre date di cut-off ogni anno, è giunto all’ultima «scadenza»: il 25/10/2016 è l’ultima data disponibile per presentare proposte di progetto. Il bando vuole promuovere innovazioni close to market, con l’obbligo di arrivare sul mercato entro tre anni dall’inizio del progetto. Le proposte per il finanziamento possono appartenere a qualsiasi settore tecnologico, ma devono essere presentate da consorzi costituiti da tre a cinque soggetti giuridici stabiliti in almeno tre diversi Stati membri UE o paesi associati ad Horizon 2020. Sono presi in considerazione solo concetti innovativi supportati da un ciclo di azioni-test che vanno dalla fase di dimostrazione alla diffusione sul mercato. Dal lancio del programma sono state ricevute 1446 proposte, 77 delle quali sono state selezionate per ricevere i finanziamenti. In occasione della penultima data di cut-off (01/06/2016), la Commissione Europea ha assegnato 32 milioni di euro da suddividere tra 15 progetti selezionati, che hanno beneficiato di circa 2 milioni di euro ciascuno. Carlos Moedas, Commissario per la Ricerca, la Scienza e l’Innovazione, ha dichiarato «Sostenere l’innovazione come fonte di crescita e di creazione di posti di lavoro è l’obiettivo centrale di Horizon 2020».

http://ec.europa.eu/research/index.cfm?pg=newsalert&year=2016&na=na-110816

 

di A.Virgili

Packaging Pharma & Cosmetics

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Pharma Hub, la community di Istituto Internazionale di Ricerca dedicata al mondo pharma e attiva da alcuni mesi attraverso il sito internet www.pharmahub-italy.it oltre che su diversi mezzi social, presenta Packaging Pharma & Cosmetics, evento giunto alla decima edizione che, dallo scorso anno, ha allargato l’area di analisi anche al mondo Cosmetics.
Il convegno, in programma il prossimo 25 ottobre all’Atahotel Expo Fiera di Milano, si sviluppa attraverso due Sessioni specifiche per i settori Pharma e Cosmetics. Obiettivo della giornata sarà fornire ai partecipanti approfondimenti e in1formazioni in merito a tematiche quali: riprogettare i processi di packaging, l’etichettatura e l’artwork per migliorare la conformità alle normative, adattarsi alla serializzazione e garantire la sicurezza del paziente.
Una giornata con due Sessioni che avranno focus su Packaging Primario e Secondario: come garantire che il prodotto non venga contaminato a contatto con i materiali di confezionamento, eseguire i corretti test in fase di sviluppo del packaging, realizzare un packaging che rispetti l’ambiente e implementare i processi di serializzazione e tracciabilità. In programma, inoltre, tre Tavole Rotonde plenarie che hanno lo scopo di mettere a confronto il settore farmaceutico e cosmetico con il food e gli integratori alimentari. Infine, si svolgeranno tre Tour guidati presso l’Innovation Corner, per scoprire le innovazioni in ottica di riduzione di costi e ottimizzazione dei processi di packaging.
L’evento è stato ideato con il contributo di due Advisory Board cui partecipano manager di aziende di spicco dei due settori.
All’Advisory Board Pharma hanno preso parte: Recordati, Studio Legale Sutti, Teva, Bayer, Janssen Cilag, Angelini, Boeheringer Ingelheim Italia. All’Advisory Board Cosmetics hanno dato il loro contributo: Deborah Group, Alfapraf Group, Eurostyle.
Packaging Pharma & Cosmetics è rivolto alle seguenti figure aziendali: R& sviluppo, Responsabile qualità, Logistica e produzione,Responsabile packaging, Quality control, Regolatorio
Per informazioni e aggiornamenti sul programma: http://www.pharmahub-italy.it/farmaceutico-eventi-italia/packaging-pharmacosmetics-2/

Proposte evolute per ingredienti antichi

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aperturaDalla terra e dall’acqua, noti fin dall’antichità, gli ingredienti del Mar Morto vengono riproposti in chiave moderna con una strategia commerciale fondata sull’e-commerce che oggi per la prima volta allarga al monomarca. Recuperare il contatto con la natura attraverso il cosmetico è un trend che non frena il suo successo, facendo vibrare corde intime nei consumatori di tutte le culture e le fasce sociali, un filone che si fonda sulle proprietà cosmetiche delle specie vegetali ma anche di minerali, rocce, fanghi, derivati marini. Il fascino è quello di un viaggio, attraverso il tempo e le culture che spesso fa assaporare percezioni di luoghi lontani e incontaminati. Il Mar Morto è certamente uno di questi, con il suo eccezionale paesaggio. È anche un sistema naturale che concentra nelle proprie acque salate, nella depressione più profonda del pianeta, minerali rari e preziosi, con proprietà cosmetiche note dai tempi antichi. Nata nel 1996, Rivage crea cosmetici che uniscono ingredienti vegetali ai minerali del Mar Morto, sviluppati e studiati nel suo sito produttivo in Giordania. Presente in 25 paesi soprattutto attraverso l’e-commerce, Rivage ha da pochi mesi aperto in Italia, a Milano, il suo primo punto vendita monomarca. I progetti per il mercato italiano raccontati dal responsabile per l’Italia Benjamin Lopez.

Quali sono le connotazioni del prodotto Rivage?
Ogni cosmetico Rivage è creato con l’idea di associare ai sali e ai fanghi del Mar Morto il meglio degli estratti botanici, che ne possano potenziare le proprietà cosmetiche. Il concept dei cosmetici Rivage si fonda sulla scienza e sulla natura per migliorare l’efficacia degli ingredienti del Mar Morto. L’attenzione parte proprio dalle tecniche estrattive e di lavorazione di queste materie prime: il fango, per esempio, viene estratto al terzo livello, in cui la concentrazione dei rari minerali presenti esclusivamente in questo ambiente unico è più elevata. Una fase successiva di lavorazione è finalizzata a eliminare completamente i batteri presenti in questi fanghi. Il nostro scopo è sviluppare prodotti di alta qualità e con elevate prestazioni per dare risposta alle diverse esigenze della pelle, dalla bellezza, al trattamento, fino alla gestione quotidiana del benessere delle pelli problematiche. L’efficacia è sostenuta non solo dalle naturali proprietà cosmetiche degli ingredienti ma anche da formulazioni fondate su tecnologie d’avanguardia. Il sistema di veicolazione è brevettato e permette di preparare la pelle in modo da portare in profondità i principi attivi, conferendo un effetto potenziato. Il tutto senza trascurare gli aspetti legati alla gradevolezza del prodotto, per dare relax e sensazioni, cercando di ricreare l’atmosfera straordinaria di un viaggio in quei luoghi.

1La cosmesi con ingredienti naturali e marini costituisce un trend molto seguito. Quali interessi cogliete nei vostri consumatori?
Questo tipo di consumatore è una persona che ha una cultura sulla cosmetica e sui principi attivi, attenta alla qualità del prodotto che acquista. Ha una generale attenzione all’ambiente e alla sostenibilità dei prodotti. Per filosofia aziendale rispecchiamo appieno questa visione. Fin dall’avvio nel ‘96, abbiamo anticipato quelle che oggi sono tendenze consolidate, con l’utilizzo di ingredienti naturali e l’attenzione alla salvaguardia del Mar Morto, un ambiente straordinario, fin dall’antichità frequentato come SPA. L’insieme di minerali presenti in quest’area è infatti unico al mondo: ben 12 fra le sostanze presenti non si trovano altrove. Le proprietà di questi minerali e fanghi sono rinomate e i consumatori hanno interesse a sperimentarle, intuendone la preziosità e il valore.

Attraverso quali strumenti viene gestita l’interazione con i consumatori?
Siamo molto orientati a dare ascolto e risposta al desiderio di conoscenza dei nostri consumatori, sia nel punto vendita sia attraverso il nostro sito e-commerce. Il personale del punto vendita è specificamente formato, attraverso opportuni training, per fornire informazioni sui prodotti e addestrato a riconoscere i problemi della pelle e a suggerire il prodotto più adatto alle esigenze specifiche. Anche la comunicazione attraverso il sito internet è oggetto di attenzione. Inoltre, un esperto risponde alle domande poste dagli utenti. Una prossima novità che apparirà sul sito web è costituita dallo skin test, che stiamo appositamente sviluppando per aiutare il consumatore a scegliere il prodotto più adatto alla sua pelle, attraverso una serie di domande volte a valutare i diversi fattori da considerare nella scelta di un cosmetico: dall’età, al fototipo, alla sensibilità cutanea ecc. In Italia, la comunicazione avviene attraverso un mix di mezzi che include media tradizionali, web, fino ai social network. Essendo da poco entrati nel mercato italiano siamo in una fase esplorativa su quali siano gli approcci più utili per farsi conoscere.

Benjamin Lopez
Benjamin Lopez

Per il vostro primo negozio monomarca avete scelto l’Italia: perché?
Nel contesto Europeo, Rivage è presente in diversi paesi e abbiamo considerato che fosse importante presidiare il mercato italiano. Non solo perché si tratta di un mercato consistente in termini di dimensioni, ma anche perché l’Italia è un paese di riferimento tra i più importanti per la cosmesi di elevato profilo. I consumatori sono estremamente attenti alla qualità dei prodotti, sensibili alla sostenibilità, tutti aspetti su cui siamo convinti di poter proporre soluzioni valide con i nostri prodotti. Oltre al negozio monomarca e all’e-commerce, in Italia intendiamo portare avanti una strategia multicanale, che prevede la presenza dei nostri prodotti anche nei canali specializzati, come le farmacie, i centri benessere e le profumerie, selezionando opportunamente i punti vendita. Stiamo dunque valutando diverse opportunità, mirando comunque a una presenza trasversale rispetto ai canali distributivi. Per il futuro intendiamo avviare altri negozi monomarca nelle principali città italiane.

Quali sono le particolarità del negozio?
L’assetto e le tinte vogliono richiamare le connotazioni del prodotto: il bianco riporta al colore prevalente dell’ambiente del Mar Morto e dei suoi minerali, mentre l’oro rappresenta l’idea della qualità del prodotto e della sua preziosità in virtù dei suoi ingredienti unici. Nel punto vendita è massima l’attenzione al servizio. Oltre all’assistenza all’acquisto offriamo una varietà di mini trattamenti, tutti di breve durata, proprio per stimolare il consumatore a provare i prodotti: scrub, pulizia del viso con l’acqua del mar morto, mini-trattamento mani, applicazione di creme. Piccoli assaggi che creano sensazioni, permettono di far apprezzare tutta la sensorialità delle texture e delle profumazioni per un coinvolgimento maggiore dell’utenza. Nel medio termine, prevediamo di potenziare ulteriormente questi servizi, per rendere ancora più appagante l’esperienza nel punto vendita.

Sostenibilità certificata per gli ingredienti
«La responsabilità sociale è un aspetto importante per il nostro consumatore di riferimento e fa parte della filosofia di Rivage -sottolinea Benjamin Lopez, responsabile italiano della marca giordana. -La certificazione Ecocert garantisce in particolare l’ecosostenibilità dei processi estrattivi dei minerali e dei fanghi del Mar Morto. L’organismo di parte terza certifica infatti che questa parte del processo produttivo sia compatibile con la salvaguardia dell’ambiente del Mar Morto nonché solidale verso le comunità locali».

di E. Perani

Studio dell’usura della dentina simulando vari trattamenti

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Questo lavoro ha avuto come scopo lo studio dell’influenza di dentifrici con e senza abrasivi sull’usura e la topografia superficiale della dentina umana, mediante simulazione dell’uso dello spazzolino in vitro. Nel lavoro sono stati preparati 24 campioni di dentina e assegnati in modo casuale a un dentifricio liquido, un dentifricio convenzionale e un controllo (acqua distillata). I campioni sono stati sottoposti a spazzolamento simulato mediante 50.000 colpi ripetuti con un 150 g-load. La superficie dentinale è stata profilata in ogni campione utilizzando un profilometro, prima e dopo lo spazzolamento. La rugosità superficiale media (Ra) dei campioni è stata calcolata e confrontata mediante una one-way ANOVA e il test post-hoc di Tukey (α = 0,05). Le superfici dentinali sono state ulteriormente esaminate mediante microscopia elettronica a scansione (SEM). I valori di Ra erano simili tra il dentifricio liquido e i gruppi di controllo (p> 0.05), ed erano significativamente più alti nel gruppo trattato con dentifricio convenzionale (P <0,001). All’esame SEM, sono stati osservati tubuli dentinali nei campioni trattati con dentifricio convenzionale e con dentifrici liquidi, ma non sono stati osservati nel gruppo di controllo.
Am J Dent. 2015 Dec;28(6):333-6.

di Chiara Lacapra e Silvia Rum

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...