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Ilaria Borgna

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Il suono per stimolare l’aggregazione cellulare

In ambito cosmetico, e non solo, quando si utilizzano tessuti bioingegnerizzati è essenziale trovare modi per favorire l’agglomerazione cellulare e, quindi, la costruzione del tessuto stesso. Un gruppo di ricercatori ha trovato il modo di utilizzare il suono a questo scopo. Nel loro studio è stato utilizzato un piatto a 24 pozzetti: i ricercatori hanno indotto sulle pareti del piatto un flusso acustico partendo da un’onda sonora nell’ordine dei Mhz, scoprendo così che diverse frequenze acustiche riescono ad agglomerare particelle di dimensioni differenti. Per esempio, particelle con diametro di 45 μm necessitano di un’onda sonora di 2.134 Mhz per agglomerare in 30 secondi. Per quanto riguarda le cellule, i ricercatori hanno scoperto che sotto l’azione delle onde sonore esse si agglomerano a dare ammassi più grandi che in loro assenza. L’uso del suono potrebbe un domani favorire la generazione di tessuto cutaneo ingegnerizzato da utilizzare per la ricerca cosmetica.

Yuta Kurashina, Kenjiro Takemurab, James Friend; Cell agglomeration in the wells of a 24-well plate using acoustic streaming. Lab Chip, 2017, Advance Article. DOI: 10.1039/C6LC01310D

di S.Somaré

Collagene: allo studio le sue modificazioni con la spettroscopia di Raman

Un gruppo di ricercatori inglesi ha studiato il comportamento del collagene e dei tessuti cartilaginei in condizioni di stress termico, utilizzando la spettroscopia di Raman ad alta temperatura per campioni di cartilagine disidratati e congelati. I dati mostrano che la denaturazione del tessuto avviene a carico della frazione di collagene, mentre i proteoglicani restano inalterati. Ancora, i dati della spettroscopia indicano che ad alta temperatura i peptidi presenti nell campione sono sottoposti a idrolisi, il che implica che nel tessuto disidratato restano comunque molecole di acqua. I dati dell’analisi termogravimetrica confermano che nel tessuto cartilagineo disidratato e congelato resta un 5-7% di acqua: e questa gioca un ruolo importante nel processo di denaturazione. Ancora, i ricercatori hanno dimostrato che reidratare il collagene denaturato è più difficile. Queste scoperte potranno essere utili anche all’industria cosmetica.
Fields, M., Spencer, N., Dudhia, J. and McMillan, P. F. (2017), Structural changes in cartilage and collagen studied by high temperature Raman spectroscopy. Biopolymers. Accepted Author Manuscript. doi:10.1002/bip.23017

di S.Somaré

Pennelli… positivi

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L’azienda californiana Bdellium Tools progetta, sviluppa e costruisce pennelli professionali per il make-up. Lanciata nel 2009 da un gruppo di esperti del settore, oggi produce una vasta gamma di pennelli e accessori con caratteristiche peculiari, tutti contraddistinti da qualità e design. La nuova collezione ne è un perfetto esempio: si chiama I AM FIRST e include dieci pennelli della linea Studio Line «marchiati» da affermazioni positive di auto-incoraggiamento. L’obiettivo è ricordare alle persone di amare se stessi: il trucco è un’arte ma la bellezza è uno stato d’animo. Ogni pennello è uno strumento di trucco, ma serve anche da promemoria per ricordare a se stessi i propri punti di forza. Ecco che sul pennello Large Powder leggiamo «I Am Confident», sul Precision Cheek leggiamo «I Am Beautiful», e ancora «I Am Ready» sul Bold Lip e «I Am Loved» sull’Angle Brow. Il messaggio è quanto mai apprezzabile: sentirsi belle è la chiave per apparire belle, a prescindere dal trucco.

Intubettatrice a testata unica

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L’italiana Nima Erre.Ti Packaging è una società multiservice per l’industria cosmetica, farmaceutica, alimentare e chimica. L’azienda di Paderno Dugnano opera sia come produttore di macchine nuove e linee complete, sia come officina meccanica per dare supporto ai propri clienti. Tra i macchinari prodotti – intubettatrici lineari e rotative, depolverizzatori, astucciatrici – prendiamo in esame l’intubettatrice lineare MTL-400: con una velocità massima di 400 tubetti al minuto e una solida struttura in acciaio inox, questa macchina ad altissime prestazioni presenta un innovativo sistema di alimentazione tubetti che salvaguarda l’integrità degli stessi. Caratteristica fondamentale è la possibilità di montare la «testata unica» per la chiusura dei tubetti in alluminio, in polietilene e in laminato in un’unica soluzione senza ulteriori cambi. Di dimensioni ridotte e accessibile da tutti i lati, è ideale per installazioni in camera sterile.

Tecnologie di stampa per l’industria

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Bompan, importatore esclusivo per l’Italia delle soluzioni di stampa inkjet Mimaki, propone il portfolio completo di sistemi UV Led del brand giapponese dedicati al settore industriale. Le applicazioni stampabili con questa tecnologia spaziano dai componenti per diversi settori come per esempio elettrodomestici ed elettronica di consumo, fino alla decorazione direct-to-shape di bottiglie, flaconi e cofanetti per la cosmetica. Tra i prodotti di punta dell’ampia gamma commercializzata da Bompan i sistemi flatbed Mimaki JFX e Mimaki UJF, caratterizzati dalla versatilità in termini di dimensioni, spessori e varietà dei supporti stampabili, dalla qualità di output e dall’affidabilità di esecuzione nonché dall’adesione degli inchiostri impiegati dai sistemi. Altri vantaggi della tecnologia UV Led sono i ridotti consumi, l’essiccazione estremamente rapida che rende i prodotti immediatamente pronti per essere assemblati o stoccati, ma anche la possibilità di scegliere tra formulazioni di inchiostri speciali come i Mimaki LUS-120. Altro plus delle soluzioni di stampa firmate Mimaki l’opzione kebab, esclusiva funzione per la stampa diretta su oggetti cilindrici con diametro da 10 mm a 110 mm, che amplia le possibilità applicative per l’industria cosmetica.

Un innovativo biopolimero

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INGE S.p.A., azienda di Garbagnate Milanese che dal 1957 produce packaging primario in materiale plastico per l’industria cosmetica e per molti altri settori, ha deciso di utilizzare per alcune produzioni un innovativo biopolimero: si chiama Ingeo PLA ed è stato messo a punto dalla statunitense NatureWorks attraverso una tecnologia brevettata di polimerizzazione dell’acido lattico derivante dalla fermentazione degli zuccheri di piante quali, per esempio, il mais e la barbabietola. È biocompostabile, è prodotto con l’uso del 50% in meno di energia non rinnovabile rispetto ai polimeri tradizionali e con la produzione del 60% in meno di gas a effetto serra. Questo innovativo biopolimero si presenta come un materiale assolutamente trasparente e può essere lavorato come una qualsiasi plastica tradizionale. Inoltre, grazie a un processo di «vetrificazione», ovvero con l’aggiunta di una certa quantità di silicati e sali minerali, Ingeo PLA funge da barriera all’azione dell’ossigeno, ed è quindi utilizzabile per il confezionamento di sostanze che devono conservare a lungo le proprie caratteristiche.

Il gelsomino, fascino e seduzione

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( it.wikipedia su Commons)

Il conturbante profumo di gelsomino caratterizza le profumazioni dei giorni nostri: dopo oltre un secolo e ancora oggi è immutato il magnetismo sensuale di questo piccolo fiore stellato.  Numerosi sono gli aggettivi che si utilizzano per descrivere l’odore del gelsomino, dolce e inebriante ma anche sensuale e floreale allo stesso tempo. Uno degli aspetti più poetici e romantici del gelsomino è la leggenda secondo la quale questo fiore nacque da stelle precipitate sulla terra. Il suo fascino deriva anche dal fatto che è durante la notte che sprigiona il massimo del suo profumo: viene infatti chiamato «il bello di notte» e gli arabi lo considerano il re dei fiori; è legato ai due astri notturni e femminili per eccellenza, cioè la Luna e Venere. Tra i suoi pregi anche quello di essere un profumo molto prezioso: servono otto chili di fiori per avere un chilo di materia olfattiva e sei chili di petali per ottenere un grammo di olio essenziale. L’essenza del gelsomino è una delle più pregiate e costose grazie anche alla cura che richiede nella lavorazione: come detto è un fiore notturno che esprime la sua massima potenza olfattiva di notte, e la raccolta deve essere fatta manualmente all’alba.

Originario delle montagne del Nord Ovest dell’India e con un nome che sembra derivi dalla lingua persiana, al samn cioè fiore bianco, il gelsomino può essere coltivato in zone dal clima mite; le due specie più considerate infatti sono il Jasminum grandiflorum, coltivato in Egitto, Italia, Marocco e India e il Jasminum Sambac, coltivato in Cina e India. Pur essendo botanicamente affini, dal lato olfattivo questi due fiori sono molto diversi fra loro: il grandiflorum è fresco, leggero, verde con quel tocco di dolcezza floreale; mentre il sambac è invece più dolce, misterioso, quasi narcotico, senza la nota fresca ed erbacea del primo. Dal punto di vista chimico è affascinante osservare come all’interno dell’assoluta di gelsomino si possano trovare materie prime con caratteristiche olfattive opposte, si va dall’acetato di benzile con le sue note fruttate e ricche agli effluvi fior d’arancio e fruttati dell’antranilato di metile, passando per le tracce di indolo, dal sentore scatologico e suadente.

La storia dell’utilizzo del gelsomino in profumeria non può non intrecciarsi con il capolavoro Joy di Jean Patou, realizzato nel 1930. Come suggerisce una celebre formula Alméras miscelò «10.600 fiori di gelsomino e 28 dozzine di rose» per ottenere 30 ml di parfum, formula che si tradusse nello slogan «Joy, il profumo più caro al mondo». In Joy il gelsomino di Grasse è surdosato in quantità imbarazzante quasi fosse un brillante di grande caratura dove il resto è dosato con estrema delicatezza per lasciare che brilli di mille riflessi.

Altri sublimi esempi della declinazione del gelsomino in profumeria si possono trovare per esempio nell’eau de toilette Jasmin Rouge (Private collection) di Tom Ford, che si apre con frizzante nota di testa di bergamotto, mandarino, cardamomo, riscaldante zenzero e pepe bianco, un tripudio floreale di gelsomino sambac, ylang-ylang, e neroli per terminare con la rotondità finale data dalle note ambrate, cuoio e vaniglia. Altro grande successo sul mercato è stato il profumo Jasmin Noir di Bulgari, creazione del 2008 di Carlos Benaim e Sophie Labbe, dove il gelsomino Sambac è il componente principale ma in una veste differente, viene reso ‘dark’ grazie all’utilizzo di legni preziosi, dell’assoluta di liquirizia e di suadenti note di fava tonka.

di Luca Ilorini, chimico cosmetologo

Emulsionante naturale per formule ricche e protettive

Trovare la giusta combinazione di ingredienti è spesso una sfida se si vogliono formulare emulsioni O/A ad alta viscosità. Symbio®muls Rich è un nuovo emulsionante lanciato da Dr. Straetmans e distribuito da Pharma Cosm Polli con HLB da 9 a 11, ideale per creare emulsioni O/A caratterizzate da fasi oleose importanti (15-40%). Si tratta di una miscela già ottimizzata, brevettata per texture ricche e cremose, contenente ingredienti di derivazione 100% naturale come confermato dall’approvazione di Ecocert/Cosmos. Oltre all’efficacia emulsionante, grazie agli ingredienti al suo interno Symbio®muls Rich è anche un ottimo texturizzante e stabilizzante, possiede proprietà co-emulsionanti e aiuta a conferire struttura e consistenza alla formulazione. Presenta inoltre una componente multifunzionale antibatterica, che consente di diminuire la concentrazione dei conservanti. In più, il prodotto è compatibile con parecchi olii ed estratti vegetali, oltre che con i filtri UV e altri tipi di sostanze attive ed è stabile in un range di pH compreso tra 4 e 7. Questo emulsionante consente di formulare lozioni, burri, creme protettive e nutrienti ma al tempo stesso leggere, ideali per pelli secche o trattamenti notturni. È indicato anche per creare prodotti anti-età, creme solari e trattamenti per capelli. Il suo uso è già stato approvato in diversi Paesi.

Nuova generazione di siliconi per capelli

L’ultima frontiera in materia di siliconi per capelli è rappresentata dai dimeticoni zucchero-modificati, dimostrazione che a volte basta una piccola modifica all’interno di una molecola per ottenere risultati interessanti. Li caratterizza la peculiare combinazione di carattere polare e apolare presente all’interno della stessa molecola. SI possono distinguere tre parti: la struttura siliconica flessibile dona morbidezza e docilità; la parte amminica, con carattere cationico, migliora l’affinità con la superficie del capello; quella «zuccherina» rende la molecola più polare, riduce l’effetto di stratificazione, migliora lucentezza, brillantezza e tenuta. I dimeticoni zucchero-modificati si legano per cross-linking al polimero di silicone ad alto peso molecolare tramite il legame idrogeno, con il grande vantaggio della reversibilità. Grazie all’interazione tra carica positiva e negativa del capello e alla carica positiva del gruppo amminico, la molecola si distribuisce sull’intera superficie del fusto. BeauSil AMO 902 (INCI: Glucoamidopropyl aminopropyl dimethicone) e BeaSil AMO 918 (Glucoamido aminopropyl dimethicone) di CHT/BEZEMA Group e distribuiti in Italia da Giusto Faravelli SpA, si presentano rispettivamente come liquido e microemulsione incolore; il primo è solubile in olio di silicone, D5 e IPM, il secondo in acqua, glicerolo ed etanolo. Sono ottimi per la formulazione di balsami, shampoo, sieri e tonici per capelli. Donano lucentezza, tenuta, idratazione, protezione dal calore, morbidezza e docilità al pettine, senza appesantire.

Contrasti di profumeria: scie di opposti

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Le creazioni olfattive sul mercato sono sempre più sofisticate e puntano sull’utilizzo di accordi olfattivi audaci, realizzati con sentori contrastanti: dalla resurrezione delle note fruttate alla ruvida realtà del dirty trend. La profumeria rappresenta da sempre un magico universo in cui le diverse materie prime possono essere combinate fra loro nei modi più diversi e particolari connubi olfattivi, proprio come succede nella moda, riescono a caratterizzare periodi di tempo più o meno lunghi e a diventare note di tendenza e all’ultimo grido. Questo inverno è stato caratterizzato in tal senso dall’affermarsi di due trend molto diversi fra loro: riuscite a pensare a due sensazioni olfattive più distanti fra loro del delicato effluvio di buccia di pesca comparato all’odore terroso-legnoso con componenti scatologiche della resina oud? Proprio in questo si può riconoscere la magia dell’arte profumiera.

Note fruttate e fiorite

La fine del 2015 è stata caratterizzata da un prepotente ritorno alla ribalta di note fruttate come fico, cocomero, melone oppure ananas e nello stesso tempo da un trickle-up di accordi mela, pera, prugna, ciliegia, frutti tropicali e soprattutto frutti rossi. Odori di questo tipo nel campo essenziero provengono esclusivamente da materie prime di origine sintetica, poiché con le comuni tecniche estrattive utilizzate per gli oli essenziali non riusciamo a ottenere un prodotto utilizzabile nel campo fragranziero. Pensando a un qualunque frutto, dalla mela alla pesca, ci risulta immediato pensare all’elevata percentuale di acqua presente all’interno dello stesso, che rappresenta un ostacolo importante ai procedimenti di estrazione e che permette di ottenere un succo, utilizzabile nel settore alimentare ma nulla di interesse per l’utilizzo nelle fragranze. Infatti comunemente si tende a parlare di succo di mela, succo di mirtillo oppure di pesca e mai di olio essenziale, con l’eccezione degli agrumi, unici frutti da cui riusciamo a ottenere oli essenziali grazie all’estrazione con spremitura a freddo dalla buccia, procedura che ci consente di utilizzare le note di testa agrumate di limone, mandarino, arancio e bergamotto da sempre basi fondamentali di diversi profumi di successo. È immediato capire allora come tutti i sentori fruttati che avvertiamo negli eau de toilette sul mercato siano collegabili a materie prime di natura sintetica, concetto che spesso spaventa il consumatore ma che non impedisce ad alcune fragranze di raggiungere successo e notorietà, basti pensare per esempio alla Petite Robe Noire di Guerlain, caratterizzata da un ouverture fondata su un cocktail di frutti rossi, mandorla e ciliegia. Le materie prime dal sentore fruttato sono chimicamente appartenenti per la maggior parte alla famiglia degli esteri, dei chetoni e delle aldeidi a elevato numero di carboni; per esempio una facile corrispondenza si può trovare fra l’aldeide C 14 (dove il numero indica la quantità di atomi di carbonio nella molecola) e la pesca; fra l’aldeide c16 e la fragola e infine fra l’aldeide c18 e un accordo prugna-cocco. La famiglia dei lattoni presenta al suo interno diverse materie prima di sintesi di natura fruttata e di comune utilizzo nella realizzazione di essenze, come il gamma-decalattone e il gamma esalattone. Mentre in passato alcune note come la mela e la pera venivano impiegate per lo più nel settore hair-care oppure nel mercato dei diffusori per ambiente, ora le troviamo utilizzate anche nell’ambito del fine fragrance in eau de toilette di prestigio, come nella creazione Jo Malone’s English Pear & Fresià affidata al naso francese Christine Nagel, dove la natura croccante e succosa della pera nel pieno della sua maturazione viene accompagnata a delicati accordi di miele e rabarbaro. Recentissime sono anche due creazioni fruttate della casa Miller Harris, la prima Coeur de Jardin con un perfetto accordo di testa pera-pesca, e la seconda Poirier d’un Soir dove emerge un sublime connubio della freschezza della pera esaltata dall’asprezza del ribes e dall’alone misterioso che aleggia intorno al rum e ad alcune spezie di mondi lontani.

Un altro gradito ritorno nelle creazioni recenti è rappresentato dalla fresia, una delle piante più apprezzate per la bellezza dei suoi fiori e per il loro soave profumo, in antichità si credeva addirittura che i fiori di questa pianta del genere delle Iridacee, originaria del Sudafrica, fossero il segreto del profumo francese. Per secoli il loro odore è stato la base dei principali bouquet fioriti presenti in commercio, anche se non esiste un vero e proprio olio essenziale in quanto i petali appassiscono troppo velocemente e l’odore della fresia viene riprodotto soltanto grazie all’utilizzo di note sintetiche che ripropongono i sentori di diversi fiori bianchi sfruttando al tecnica dell’estrazione con head space. La fresia con la sua nota vellutata è simbolo da sempre di innocenza e freschezza, è molto fresca in apertura con una quasi impercettibile nota agrumata. Per apprezzare i delicati effluvi di fresia potete annusare una mouillette impregnata della nuova creazione della casa di moda Bottega Veneta, The Knot Eau Florale, creato dalla sapiente collaborazione tra Tomas Maier, direttore creativo della società Tomas Maier, e il naso tedesco Daniela Andrier. La fresia si combina in questa eau de toliette con le note fiorite di rosa e peonia, esaltate da un fondo discreto di muschio e da una nota di testa mediterranea con mandarino, neroli e tracce di lavandino.

Note animali e terrose

A questo punto lasciamo da parte per un attimo le note fresche e delicate dei frutti e della fresia per andare alla scoperta di un altro trend caratteristico di questo periodo, una tendenza che ci spinge verso l’ignoto in virtù dell’alone di mistero che da sempre accompagna le note animali e terrose, in altre parole un «dirty trend». D’obbligo è la citazione della resina oud, nota legnosa con sentori terrosi, medicinali e animali mescolati ad accenni di caramello e di cuoio, che lontano dall’essere una tendenza passeggera è tuttora presente e molto diffusa nel settore toiletries continuando a ispirare sia la profumeria di nicchia sia quella tradizionale, che sensibile all’interesse del medio-oriente, ha realizzato accordi moderni, più fioriti o più freschi a seconda dei casi, intorno alle mille sfaccettature di questa magica resina, un vero e proprio lusso se si pensa che un chilo di oud naturale può arrivare a costare fino a 20.000 euro. Le note animali erano elementi chiave della profumeria vintage, per lo più accordate con bouquet fioriti, che permettevano alle dame di vivere esperienze sensoriali senza precedenti, ma col tempo sono state lasciate da parte, per diversi motivi: per una questione etica, legata al rischio di estinzione del cervo himalayano fonte del muschio o dello zibetto africano, per ragioni economiche legate all’elevato costo di approvvigionamento come nel caso dell’ambra grigia e infine per un cambio nei gusti dei consumatori verso odori più light.

I trend negli ultimi anni

Negli anni ‘90 e ‘2000 erano incentrati per lo più sull’affermarsi delle note marine e delle note gourmand, con il concetto di multisensorialità, hanno lasciato le note animali in secondo piano, fino ai giorni nostri dove la presenza di equivalenti sintetici di molti sentori animali ha fatto si che questi odori tornassero di moda, non a caso un anno dopo alla riscoperta del cuoio, che ha forse preparato il consumatore a questo dirty trend.

Capolavori della profumeria come Chanel n°5, Kouros, Aramis devono il loro successo anche al sapiente utilizzo di alcune note animali e come ha recentemente affermato il profumiere tedesco Ullrich Lang avvertiamo la necessità di tornare a sentire l’odore della nostra pelle ed è terribilmente erotico annusare qualcosa di ‘sporcò sulla nostra pelle.

Costus

Di grande attualità è ritornato l’olio essenziale di costus, affascinante nota animale con una sfumatura cuoio ben definita, molto utilizzato negli eau de toilette fino agli anni ‘70. Il costus è la radice di un’erba alta, botanicamente nota come Saussurea, originaria dell’India, e in Cina viene utilizzato come ingrediente principale nei bastoncini da bruciare. Per il processo di estrazione le radici dell’erba vengono lasciate a macerare in acqua calda e poi successivamente si procede a una procedura di distillazione in corrente di vapore e a una successiva estrazione con alcol etilico della miscela ottenuta che ci porta a ottenere l’olio essenziale di costus e come sottoprodotti avremo anche la concreta e l’assoluta di questa importante radice. I costituenti principali di questo olio essenziale sono dei lattoni sesquiterpenici, il 50% dei quali composto da costus lattone e costunolide; altri terpeni come cariofilleni e selinene oltre ad acidi oleici e iononi. L’aspetto è quello di un liquido giallo chiaro o scuro a seconda dei raccolti e olfattivamente la componente legnosa si fonde a nuances cuoiate, animali e muschiate, che lo rendono anche un ottimo fissativo per le fragranze. La sua nota si sposa benissimo con i legni come sandalo, patchouly, vetiver e con resine come l’opoponax e la mirra. Ai giorni nostri il costus è bandito dall’IFRA e al suo posto si utilizza un ottimo analogo sintetico, il Costus Olifacc.

Profumeria di nicchia

Materie prime come il costus trovano un grandissimo utilizzo soprattutto nella profumeria di nicchia, un magnifico esempio si può trovare nella creazione unisex Tellus della casa francese Liquides Imaginaires realizzata dal naso francese Nadege Le Garzantec (Givaudan). Lanciata nel 2015 questa fragranza fa parte di una trilogia chiamata Les Eaux Arborantes che racconta il potere della natura e la sua forza magica. Tellus è l’interpretazione olfattiva delle radici fortemente ancorate al suolo e il viaggio verso la profondità della terra viene reso attraverso il carattere legnoso-terroso del profumo, ricco anche di sentori umidi e animali con piccoli tocchi verdi. Proprio il costus è un elemento essenziale di questa composizione poiché al suo interno raggruppa tutte queste sensazioni e viene sapientemente dosato nella fragranza in accordo con il legno patchouly e con il legno di cisto.

Ancora una volta restiamo sbalorditi di fronte alle mille vie che la profumeria può percorrere spaziando attraverso mondi diametralmente opposti che riescono però, ormai da secoli, a conquistare i consumatori talvolta innovando e a volte riprendendo sentieri ormai abbandonati e reinterprentandoli in chiave moderna.

Bibliografia

– Rise of the animalic, The New Dirty Trend – Fragrance rewiev on Fragrantica Edition, Miguel Matos.

– Fenaroli ‘S Handbook of flavor ingredients, G. Fenaroli.

 

di Luca Ilorini, chimico cosmetologo

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...