Sostenibilità come strategia di business e criterio di valutazione del merito creditizio

Sostenibilità ambientale, responsabilità sociale, eticità nel business sono temi che nessuno può più ignorare
Questi, infatti, noti con l’acronimo ESG (Environment, Social, Governance), sono ormai, innegabilmente, uno dei principali criteri sulla base dei quali l’azienda viene valutata, e non solo dai propri clienti, ma da tutti gli stakeholders (partners, fornitori, dipendenti, investitori).
La recente situazione emergenziale ha avuto, e sta avendo ancora, un impatto dirompente sui mercati e sull’economia, e ha messo in discussione il ruolo stesso dell’impresa, che necessariamente dovrà evolversi per assecondare nuovi valori.
I temi ESG diventano allora protagonisti del disegno strategico dell’impresa, utili a spingere il business e migliorare le performance aziendali, a garantire il rafforzamento delle relazioni con gli investitori e accrescere il posizionamento sul mercato.
Questo vale in tutti i settori di mercato, compreso quello cosmetico, in cui il legame tra business e benessere delle persone è più forte che mai. L’impatto ambientale è forte e coinvolge tutta la filiera, dalle materie prime al packaging, al trasporto, sino alle abitudini di uso del prodotto e del successivo smaltimento.

Un esempio di business in ambito cosmetico

In questo settore, ha intrapreso con grande entusiasmo e responsabilità un percorso di valorizzazione dei temi ESG, la società elbana Acqua dell’Elba che è diventa Società Benefit, modificando il proprio statuto ed assumendosi formalmente l’impegno a generale un impatto positivo sulla comunità, sulle persone, sull’ambiente e sul territorio.

L’attività di Acqua dell’Elba, prestigiosa realtà nella produzione di profumi, prodotti per la cura della persona, tessuti e accessori è, dunque, ora formalmente vocata a distribuire valore non solo agli azionisti, ma a tutti i propri stakeholders, ai quali comunicherà con trasparenza e responsabilità l’impegno assunto secondo lo schema introdotto dalla legge 208/2015 (Legge di stabilità 2016).
Le finalità di beneficio comune saranno perseguite, nell’esercizio dell’attività economica, attraverso lo svolgimento di attività il cui obiettivo è quello di generare un misurabile valore condiviso e di creare le premesse per il mantenimento di risultati economici soddisfacenti.
Quest’ultimo è il punto chiave: oggi la sostenibilità è da considerarsi centrale nell’impostazione della strategia di business.
Il mondo della finanza lo conferma, consapevole di non essere di fronte ad una moda passeggera, e nemmeno a ‘meri’ valori etici, ma a fattori capaci di condizionare il business, di determinare il successo dell’azienda nel lungo periodo.
Prova è il fatto che sono sempre più frequenti le linee di finanziamento, proposte dai più importanti istituti di credito, dedicate a progetti di valorizzazione dei temi ESG in azienda, alle società Benefit (il modello giuridico di Società Benefit è nato con la legge 208/2015 – Legge di stabilità 2016) alle BCorp (società la cui sostenibilità aziendale è certificata secondo i rigidi requisiti dell’ente certificatore BLab).

Crediti futuri alle imprese

Ma non solo. L’European Banking Autority (EBA) ha redatto le nuove “Guidelines on Loan and Monitoring” (LOM), in vigore dal 30 giugno 2021, in forza delle quali le Banche sono chiamate a valutare il merito creditizio non più sulle garanzie prestate, viste come ultima risorsa per fare fronte all’eventuale insolvenza del creditore, ma sui piani prospettici credibili e documentati che le imprese sapranno presentare.

Con l’obiettivo di prevenire la generazione di nuovi crediti deteriorati in futuro, garantendo solidità e stabilità al sistema finanziario europeo, la raccomandazione dell’EBA alle banche, nell’ambito dell’analisi del rischio di credito del cliente, è quella di valutare la capacità attuale e futura del cliente, con l’obiettivo finale di “promuove un approccio proattivo al monitoraggio della qualità creditizia, individuando per tempo il credito in via di deterioramento […]”.
Nell’eseguire la valutazione della cosiddetta pianificazione forward looking (la pianificazione, appunto, che guarda e cerca di prevedere gli sviluppi futuri) gli indicatori suggeriti riguardano non soltanto la struttura economico-finanziaria e patrimoniale dell’impresa, ma si focalizzano anche sui fattori ambientali, sociali e di governance (ESG).
La finanza sostenibile, ovvero quella che punta, oltre che al profitto, all’impegno verso temi socialmente rilevanti, vero l’ambiente e alla trasparente gestione aziendale, è oggi considerata lo strumento per trasformare l’economia in un fattore di creazione di un futuro sostenibile e per avviare la ripresa economica di tutte le imprese, incluse le PMI.
In tale contesto, la Commissione Europea sta ponendo le basi perché le imprese rendano, sulla loro politica di sostenibilità, un flusso coerente e trasparente di informazioni, utili per gli investitori per integrare le strategie d’investimento ed a vantaggio di tutti i portatori di interessi.
Il 21 aprile 2021, infatti, la Commissione Europea ha pubblicato una proposta di direttiva sul reporting di sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) al fine di chiedere alle imprese europee di divulgare una serie di informazioni su rischi e impatti relativi ai temi di sostenibilità delle proprie attività aziendali.

Secondo le parole del Financial Times, chi avrà fatto scelte solide e di lungo periodo, chi si sarà dimostrato lungimirante, chi avrà impostato una strategia di creazione di bene condiviso, “non solo resisterà, ma prospererà nella crisi” ed avrà “un vantaggio competitivo decisivo”.

 – Avvocato Simona Cardillo, STUDIO LEXANT –

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