Start- up per portare tecnologia sul mercato

Michela Signoretto, professore del Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi, Università Ca’ Foscari- Venezia, racconta la storia di Ve-Nice, startup e spin-off universitaria fondata da un gruppo di ricercatrici e orientata alla sostenibilità.

Come è nata la startup Ve-Nice?
Da tempo pensavamo di dare vita ad una start-up, abbiamo quindi partecipato a una  call regionale per un progetto di ricerca in cui era possibile inserire anche le spese di avvio/formazione della start-up. Una volta vinto il finanziamento abbiamo deciso di proteggere con un brevetto la ricerca fatta fino a quel momento, riguardante lo sviluppo di una tecnologia che ci permettesse di controllare il rilascio degli attivi, con potenziali applicazioni in campo cosmetico, farmaceutico e degli integratori alimentari. La nostra tecnologia può essere adattata a una grande varietà di attivi, comprese molecole ricavate da matrici di provenienza agrifood, spesso considerate scarti ma da cui è possibile ricavare sostanze di notevole valore. Per completare l’iter brevettuale siamo stati supportati dall’Ufficio Ricerca di Ca’ Foscari, che ci ha anche suggerito di accreditare la startup come spin-off. La presenza di quattro dottori di ricerca e la paternità del brevetto fa rientrare Ve-Nice nei criteri delle startup innovative, con accesso alle relative agevolazioni.

Quale è il vostro business?
Il nome Ve-Nice già descrive la nostra mission: occuparci di bellezza con un aggancio al territorio di Venezia e del Veneto. I nostri servizi si rivolgono ai produttori di cosmetico finito e consistono principalmente nello studiare e sviluppare formulazioni che possono includere il nostro sistema di rilascio brevettato per veicolare attivi di origine naturale, con una forte (ma non esclusiva) focalizzazione sui principi estratti da biomasse provenienti dal territorio. È frequentemente richiesto, per esempio, inserire un attivo di interesse del cliente nel nostro formulato come sistema di veicolazione: noi quindi verifichiamo con le opportune prove che l’attivo mantenga le proprie caratteristiche e funzionalità all’interno del prodotto finito, di cui studiamo la formulazione arrivando al prototipo. La messa a punto di ingredienti, sistemi e formulati tecnologici rimane al centro delle nostre ricerche e, in futuro, non escludiamo di creare linee nostre.

Come vi siete finanziati, dopo il finanziamento pubblico iniziale? E quali fondi cercherete?
I nostri progetti futuri saranno finanziati in parte dalla nostra attività, sviluppando formule per i nostri clienti. In parte lavoreremo per accedere a forme di finanziamento tipiche del mondo universitario, ad esempio la partecipazione a bandi per progetti di ricerca emessi da enti pubblici, regionali, nazionali o europei, che prevedono la collaborazione fra mondo della ricerca scientifica e attori industriali, comprese le PMI e le startup. Stiamo anche considerando di avvalerci di investitori dal mercato, ad esempio business angels. Questo passaggio è più difficile per la nostra cultura, anche in relazione all’ecosistema italiano, in cui questi attori non sono molti.

Michela Signoretto

Ritenete che il vostro percorso e modello sia riproducibile in altre realtà?
Tutte le università stanno rivolgendo un interesse crescente al trasferimento tecnologico e spingono l’avvio di spin-off e startup, anche per finanziare un certo tipo di ricerca. Il nostro gruppo ha ricevuto grande supporto dall’Ateneo di Ca’ Foscari nella fase iniziale, attraverso i servizi dell’Ufficio Ricerca, preposto ad assistere i docenti nei passaggi verso il mondo industriale e nell’accesso agli strumenti di tutela della proprietà industriale. Ci hanno assistito nella registrazione del brevetto e nelle spese ad essa collegate e siamo state anche supportate nella realizzazione del business plan di Ve-Nice. Un supporto importante, perché in assenza di questo servizio avremmo dovuto sostenere spese di consulenza per questa fase. L’Ateneo ci ha messo a disposizione Azzurra Meoli, esperta di management di startup, che poi è passata al nostro staff. Ci siamo infatti rese conto di quanto fosse importante avere nel nostro organico una figura manageriale.

Quali sono le criticità?
Credo che il primo passo verso una economia che davvero si fondi sull’innovazione e sulla tecnologia, in grado di valorizzare gli ottimi ricercatori e laureati che escono dal nostro sistema universitario, sia proprio una strutturazione delle università con uffici preposti a facilitare l’avvio di imprese innovative. In Italia ci sono tante piccole imprese valide, che però non hanno la forza di fare ricerca tecnologica avanzata, mentre nell’università moltissimi risultati della ricerca con potenziali applicazioni rimangono inutilizzati: riuscire a mettere in contatto queste due realtà è davvero un modello vincente. È peraltro ciò che viene attuato non solo nei distretti tecnologici degli Stati Uniti ma anche nei paesi europei maggiormente orientati alla ricerca come la Germania. Qui è normale che nascano spin off e startup in ambito universitario, che poi può succedere che chiudano  se non sono produttive, ma ne nascono in continuazione e questa vivacità dà un grande impulso all’economia dell’innovazione, portando tecnologia e conoscenza all’interno delle PMI che non potrebbero permettersela altrimenti. L’altro importante tassello è inoltre il contatto con il mondo dei potenziali investitori, business angels, ecc. che possano aiutare queste startup innovative e orientate alla tecnologia a decollare, fornendo i necessari capitali, nonché una classe di manager che affianchino queste imprese nell’orientarsi nel mondo finanziario.

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