L’articolo è uscito sul numero di novembre 2025 di Kosmetica

Giovanni Eigenmann opera nel settore cosmetico dal 2021, quando Fine Foods & Pharmaceuticals N.T.M. S.p.A. acquisisce Euro Cosmetic con l’idea di portarla a essere la business unit del Gruppo dedicata alla cosmetica. Eigenmann ha una formazione manageriale, conseguita con la laurea in Ingegneria gestionale al Politecnico di Milano e, successivamente, con ulteriori specializzazioni in management, finanza e contabilità aziendale nel Regno Unito. La sua carriera ha inizio nella divisione Investments products and services di UBS Italia per proseguire in Deloitte financial advisory service, dove assiste player nazionali e internazionali nell’ambito di mandati di M&A.

In Fine Foods & Pharmaceuticals, che lo vede dal 2024 nel novero dei consiglieri di amministrazione, entra nel 2018 come controller. In seguito, lavora nella contabilità industriale e nell’implementazione di un approccio di lean manufacturing. Proprio sui concetti e gli strumenti della produzione snella matura un’esperienza che lo porta a costituire e dirigere le divisioni Continuous improvement e Controlling di Fine Foods. Un lean thinking che applicherà anche in Euro Cosmetic, di cui è amministratore delegato dall’acquisizione, accompagnando l’integrazione di questa azienda nel Gruppo in un percorso che si completa nel luglio 2025 con il cambio di denominazione a Fine Cosmetics.

Quali investimenti ha operato in Euro Cosmetic, oggi Fine Cosmetics, anche in relazione ai concetti di lean manufacturing?
Gli investimenti effettuati hanno riguardato la capacità produttiva, che è stata ampliata con ulteriori linee per entrare in nuove tecnologie di produzione, e con la creazione di un’area di confezionamento aggiuntiva e nuovi magazzini. Abbiamo raddoppiato gli addetti, passando da 90 a 180 persone, e migliorato l’assetto degli uffici e i servizi interni per un maggior benessere dei dipendenti sul luogo di lavoro. Stiamo anche strutturando la ricerca e sviluppo, con la realizzazione di un laboratorio da 300 mq e di un team R&D dalle competenze multidisciplinari, all’altezza delle richieste dei clienti. Infatti, come abbiamo constatato in questi quattro anni, l’esigenza del mercato nel terzismo cosmetico è trovare non solo un produttore ma un vero partner strategico: quei clienti che intendono deverticalizzarsi e concentrarsi sul proprio core business si avvantaggiano di un terzista capace di proporre innovazione, di essere anticipatore delle esigenze dei brand e dei bisogni del consumatore finale. Allo stesso tempo, nel nostro settore esistono anche molti player che non dispongono né di strutture di ricerca né di produzione: per loro, il partner conto terzi diventa un passaggio fondamentale per competere efficacemente sul mercato. In seguito a questo potenziamento della struttura, si è reso necessario rinforzare il team manageriale, così sono stati introdotti tre nuovi top manager di provata esperienza nel settore cosmetico: il direttore di stabilimento, il direttore commerciale e il direttore tecnico-scientifico. Tre figure che, grazie alle competenze specifiche, potranno trainare la forte ambizione di crescita nel mercato beauty. Questa evoluzione è in linea con la cultura aziendale di Fine Foods. Come Contract Services Development & Manufaturing Organization, mettiamo al centro del business il concetto di creare valore per il cliente e siamo fortemente orientati alla qualità, del prodotto, della fabbrica e del servizio.

Quali sono, a suo avviso, i modelli organizzativi più efficienti per assicurare un adeguato livello di servizio nel terzismo cosmetico?
Miglioramento continuo, qualità totale e orientamento alla crescita delle linee produttive sono attitudini ben riconoscibili dai clienti, valori che stanno alla base della loro fidelizzazione e della creazione di partnership molto solide e durature nel tempo. Inoltre, nell’esperienza e nella cultura di Fine Foods, un aspetto di rilievo risiede nelle persone. Oltre alle competenze tecniche, sono importanti anche una serie di soft skills: la capacità di fare squadra, di appassionarsi e dedicarsi al lavoro, la flessibilità per operare in una struttura dinamica. Non è, comunque, solo una questione di inclinazione personale, ma anche di organizzazione: il nostro gruppo si impegna a creare un ambiente di lavoro che supporti le persone permetta loro di crescere professionalmente e lavorare meglio e con più entusiasmo. C’è poi un aspetto fondamentale per il successo attinente ai prodotti, sempre ispirati alle esigenze dei consumatori e in grado di anticipare i loro bisogni, frutto di un’attenta analisi del mercato: la focalizzazione dell’innovazione è sul valore, il prodotto deve trasmettere al consumatore un beneficio percepibile e riconoscibile.

Quale ruolo ha la digitalizzazione e quali figure ritenete saranno utili in questa transizione?
La digitalizzazione a mio parere è un fattore essenziale per rimanere competitivi e migliorare le marginalità. Molti aspetti possono essere migliorati dall’evoluzione digitale. In tal senso, potenziare il sistema informativo è il fondamento per digitalizzare i dati e renderli in questo modo accessibili e utilizzabili nei processi interni. Ne beneficia, per esempio, la tracciabilità, che deve essere sempre più veloce e integrata in tutta la catena del valore in quanto requisito basilare per la qualità, oggetto di verifica lungo la filiera e nell’ambito dei sistemi di certificazione. In ambiti molto tecnici come la ricerca e sviluppo e l’assicurazione qualità, inoltre, la digitalizzazione può avere un ruolo nel supportare gli adempimenti regolatori, una materia in rapida e continua evoluzione. In Fine Cosmetics, per esempio, stiamo integrando software dedicati che permettono di adeguare le formulazioni all’evoluzione regolatoria, individuando in anticipo le modifiche da apportare per essere coerenti con le diverse normative, accelerando così i tempi di sviluppo prodotto. Le figure per implementare questo cambiamento non sono facili da trovare, per questo tendiamo a costruire queste competenze al nostro interno, anche grazie alle sinergie interne al Gruppo, che può contare su oltre una ventina di persone dedicate all’information technology.

Quali potenzialità vede nell’intelligenza artificiale?
Penso che l’intelligenza artificiale rivoluzionerà il lavoro anche nel nostro settore. Possiamo immaginare nel breve termine due macroaree di applicazione. La prima riguarda il trarre informazioni rilevanti dai dati. Grazie agli strumenti digitali, ormai, le informazioni costituiranno sempre meno un know how proprietario, perché risultano sempre più accessibili. In queste condizioni, il vantaggio competitivo potrà essere realizzato da chi saprà utilizzare al meglio queste informazioni. Conoscere i comportamenti dei consumatori in modo più approfondito per elaborare analisi dei trend più raffinate, finalizzate alle strategie di marketing e a progettare prodotti sempre più vicini alle necessità degli utenti: in questo senso l’intelligenza artificiale potrà dare assistenza anche alla formulazione.

E il secondo filone?
Interessa il comparto operativo, in cui l’intelligenza artificiale potrà, attraverso l’elaborazione dell’enorme quantità di dati generati nei reparti produttivi, accelerare e facilitare la pianificazione e programmazione delle produzioni e ottimizzare la gestione della fabbrica. Inoltre, nel controllo qualità come nella gestione documentale o nella cyber security, un uso attento della IA potrà rendere più rapidi molti processi. In ambito certificazioni ISO, per esempio, collaboriamo con una piccola startup che sta alimentando un software IA con i dati organizzativi necessari a conseguire le certificazioni, al fine di accelerare l’iter grazie a una capacità di analisi molto veloce delle performance aziendali. La velocità è l’elemento che renderà l’intelligenza artificiale preziosa anche nel supportare la business intelligence. La criticità per ora non risolta rimane la segregazione dei dati e la protezione dei sistemi aziendali interni, che sono una parte consistente del patrimonio delle imprese.

Pensando alla transizione ecologica, come promuovere gli aspetti della sostenibilità nell’ambito della filiera?
È un tema su cui, come Gruppo, ci sentiamo coinvolti, tanto che ne abbiamo fatto un pilastro della policy aziendale. Aderiamo al programma Global Compact delle Nazioni Unite, siamo Benefit Corporation dal 2021 e per il terzo anno consecutivo abbiamo ricevuto il rating Platinum di EcoVadis. Internamente, oltre alla certificazione ISO 14001, che anche Fine Cosmetics è in procinto di conseguire, e all’impegno sull’utilizzo di energia rinnovabile e autoprodotta, promuoviamo le pratiche sostenibili anche ponendo specifici obiettivi ai manager. La responsabilità ambientale si attua, da un lato, instaurando partnership molto forti sia con i fornitori di materie prime sia di packaging per intercettare l’eco innovazione: refill, plastiche riciclate e di provenienza oceanica, materie prime a basso impatto. A livello formulativo, adottiamo una black list interna che elimina alcune sostanze non naturali. Dall’altro lato, il terzista può essere promotore con i propri clienti e con i brand delle soluzioni che hanno un impatto positivo sull’ambiente.

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