Coltivare il profumo

Partire dal campo per costruire un cosmetico con una forte connotazione territoriale. Un produttore di essenze raccoglie quella che potrebbe essere una sfida futura del Made in Italy cosmetico. Andrea Faverio conduce l’azienda agricola Officinali di Maremma, che produce piante aromatiche, oli essenziali ed estratti vegetali. Entra in contatto con il mondo del profumo per tradizione familiare, infatti il nonno ha fondato INCA Cosmetici, azienda tuttora attiva nel settore del packaging cosmetico e profumiero. Ha scelto l’agricoltura per inclinazione personale e amore per la natura. Inizialmente imprenditore nel settore vitivinicolo in provincia di Siena, si trasferisce nel 2012 in Maremma, conquistato da un paesaggio permeato dagli odori aromatici della macchia mediterranea, in cui ha costruito una realtà completamente orientata a pratiche colturali biologiche.

Perché ha abbandonato l’attività viticola?
L’attività viticola, sulle colline senesi, è stata la mia prima esperienza in agricoltura e mi ha avvicinato al mondo degli aromi e dei sentori. Dopo alcuni anni in questo settore mi sono reso conto dell’impatto di una monocoltura così rigidamente strutturata e organizzata sull’ambiente e sulla biodiversità. Per quanto oggi si inizi a vedere anche nella viticoltura una evoluzione verso il biologico e verso modalità di conduzione più attente all’ambiente, ho preferito spostarmi su un tipo di agricoltura più affine alla mia personale filosofia del rapporto con la terra. Mi sono trasferito in Maremma affascinato dalla natura di queste zone, più selvaggia ma più vera, per dedicarmi a un podere sul mare e coltivare piante aromatiche per produrre oli essenziali.

Quali sono le colture e le attività della sua azienda?
Coltiviamo la lavanda e moltissime altre piante officinali, sia arbustive come l’elicriso, il rosmarino, la maggiorana, il timo, sia arboree come l’eucalipto, rigorosamente secondo gli standard dell’agricoltura biologica certificata. Non si tratta solo di un bollino. Per noi è una filosofia di vita, che mette al centro della nostra attività il rispetto per la terra, per la natura, per le piante acclimatate al luogo, il rispetto dei tempi naturali delle piante, senza forzature ai fini di incrementare la produzione. Abbiamo poi l’impianto per l’estrazione degli oli essenziali, attraverso distillazione in corrente di vapore e, in misura minore, macerazioni e altri tipi di estratti. I mercati di riferimento sono il settore cosmetico, farmaceutico e alimentare.

È stato un ritorno al mondo del profumo…
Fin da bambino sono vissuto a contatto con questo mondo. Oggi, mi piace l’idea di coltivare i profumi, che sono l’essenza delle piante aromatiche, con la loro straordinaria ricchezza di sfumature. Con l’avvento degli aromi di sintesi, purtroppo, le profumazioni dei prodotti di consumo si sono completamente appiattite sulla singola nota, un estremo impoverimento olfattivo rispetto alla complessità dell’olio essenziale estratto dalla pianta, che cambia in funzione della varietà, della località di coltivazione, della stagione. Una essenza sintetica non potrà mai replicare questa incredibile ricchezza, quello che è il profumo di un fiore… è come confrontare un’unica nota con un’intera sinfonia. Partire da un olio essenziale naturale è fondamentale quando si vuole creare un profumo di un certo livello. E questa essenza deve essere prodotta con la massima attenzione alla qualità.

Andrea Faverio

Quando parla di qualità nella trasformazione cosa intende?
La pianta viene raccolta nel suo momento balsamico e subisce immediatamente il processo di estrazione. Il procedimento è molto semplice, ma ciò che davvero importa è l’estrema qualità della materia prima: le piante. Non subendo alcun tipo di trattamento in campo, poiché anche il diserbo chimico viene evitato nelle nostre pratiche agronomiche, non possono traferire sostanze estranee all’olio essenziale. Si tratta di una produzione con volumi molto limitati: siamo una piccola azienda agricola e crediamo nell’idea di un prodotto legato al luogo di coltivazione e per questo completamente tracciabile, prodotto con cura artigianale. Con la stessa filosofia, ci stiamo organizzando per sviluppare cosmetici finiti completamente nostri.

Che tipo di cosmetici produrrete e con quale strategia li porterete sul mercato?
Stiamo organizzando una piccola officina produttiva e facendo ricerca e sviluppo per una linea di cosmetici che contenga gli oli essenziali, gli idrolati e gli altri estratti di nostra produzione. Punteremo sulla semplicità delle formulazioni, con pochi ingredienti, che mettano in primo piano le nostre materie prime. Pensiamo infatti a un cosmetico che nasca dal campo nel modo più diretto possibile, con ingredienti biologici e locali, quindi a filiera corta, e in massima parte dai nostri coltivi: questa caratteristica sarà il valore aggiunto e distintivo del prodotto. Saranno cosmetici di nicchia, proposti a un prezzo competitivo, costruito sui costi produttivi reali e non in base a un posizionamento di marketing che non è in relazione con l’effettiva qualità del prodotto. Individueremo rivenditori selezionati, oltre naturalmente al canale diretto aziendale. Tra i distributori con cui ho preso contatto, vedo molto interesse per prodotti caratterizzati da un elevato livello qualitativo e legati a un determinato territorio. Si percepisce un forte interesse in diverse realtà distributive legate al biologico e all’alimentare. Esiste, a mio parere, una forte correlazione fra l’alimentare e il cosmetico. Il territorio italiano ha produzioni agricole di estrema eccellenza, che possono dare molto pregio al cosmetico, sia dal punto di vista della funzionalità sia dal punto di vista della connotazione. Non ingredienti qualunque, ma ingredienti di cui si conoscono la provenienza e la filosofia produttiva, prodotti rispettando l’ambiente.

Lei ha seguito un corso di alta formazione professionale sul profumo presso Accademia Tecniche Nuove e Università di Ferrara: come vede la necessità di formazione in questo campo, nel settore cosmetico?
Personalmente, vivendo dall’interno il mondo delle fragranze e degli aromi naturali, avevo la necessità di una conoscenza più specialistica. È stata un’esperienza bellissima e professionalmente molto utile. Contrariamente a quanto avviene per esempio in Francia, il panorama italiano non offre la possibilità di una formazione strutturata sul profumo e questa è indubbiamente una carenza. Per i tecnici del settore cosmetico e delle materie prime è peraltro molto importante poter usufruire di iniziative che aprano la possibilità di conoscere e di interpretare meglio e con un occhio più consapevole cosa sia un profumo. Non si può, infatti, ridurre il profumo alla sola impressione di un momento. Il profumo, invece, è un mondo nonché uno straordinario strumento di comunicazione. Tecnici e addetti di vendita dovrebbero puntare a migliorare la cultura del profumo, anche perché si tratta di una caratteristica fondamentale del cosmetico, la prima che, all’apertura di un prodotto, perviene alla valutazione del consumatore. La connotazione olfattiva per il cosmetico è importante quanto il gusto per l’alimento. Per questo non si può prescindere da una preparazione specifica.

VALORIZZARE LA PROVENIENZA LOCALE CON IL CONSUMATORE
Proporre un cosmetico con ingredienti di esclusiva provenienza locale significa parlare al consumatore di agricoltura, di territorio e delle sue peculiarità ed eccellenze, e al contempo diffondere una maggiore conoscenza di base del cosmetico. Ne è convinto Andrea Faverio «al momento, la cultura del cosmetico è piuttosto scarsa: il consumatore sa poco di come è fatto, raramente si preoccupa di leggere gli ingredienti, la conoscenza anche rudimentale della nomenclatura INCI è poco diffusa. La scelta del prodotto è orientata dalla notorietà del brand, dal prezzo, dalla pressione pubblicitaria, da un complesso di fattori che solo raramente coinvolgono la qualità delle materie prime di cui il prodotto è composto. Vedo però nel mercato una tendenza a guardare oltre la presentazione e considerare la sostanza del prodotto: noi punteremo a questo target e anche a diffondere una cultura del cosmetico più attenta alla qualità dei suoi ingredienti. La comunicazione digitale, il web, i blog e i social media, stanno contribuendo al formarsi di un’opinione pubblica più critica, e sono sicuramente mezzi da presidiare per migliorare la cultura del prodotto».

 

di Elena Perani

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