Negli ultimi anni la sostenibilità è diventata uno dei principali driver di innovazione nel settore cosmetico. Nel dibattito industriale e nella comunicazione di prodotto, tuttavia, viene ancora spesso associata a elementi visibili come ingredienti naturali, packaging riciclabile o formati waterless. Sono aspetti rilevanti, ma non esauriscono il problema.

Una parte decisiva del profilo ambientale di un cosmetico si definisce, infatti, molto prima del lancio sul mercato, quando si scelgono materie prime, architettura formulativa, processo produttivo, confezionamento e logistica. È in questa fase che la sostenibilità smette di essere un attributo accessorio e diventa un criterio di progetto, capace di orientare decisioni tecniche, priorità industriali e qualità complessiva dell’innovazione. Parlare oggi di eco-design cosmetico significa proprio spostare lo sguardo a monte, dove si costruisce la vera impronta ambientale del prodotto. Ed è qui che la progettazione assume un valore strategico.

La fase di progettazione

La sostenibilità si decide nella fase di progettazione: in ambito industriale questo principio è espresso dal concetto di eco-design, cioè dall’integrazione sistematica dei criteri ambientali fin dalle prime fasi dello sviluppo di prodotto. Applicato alla cosmetica, significa superare una visione limitata alla sola selezione di ingredienti green o alla sostituzione di un materiale di confezionamento con un altro apparentemente più sostenibile.

Il prodotto cosmetico è, infatti, un sistema complesso, nel quale la qualità ambientale dipende dall’interazione tra formulazione, sourcing, processo produttivo, stabilità, sicurezza, packaging, trasporto, uso e fine vita.

L’approccio di Life Cycle Assessment permette proprio di leggere questa complessità lungo l’intero ciclo di vita e di individuare dove si concentrano i principali carichi ambientali[1]. È un passaggio cruciale, perché una scelta percepita come virtuosa può produrre effetti meno lineari del previsto: una materia prima rinnovabile può richiedere elevati consumi di suolo o energia; un pack alleggerito può compromettere la protezione della formula; un sistema conservante più essenziale può imporre processi più energivori o ridurre la shelf life. Per questo l’eco-design non coincide con la somma di singole soluzioni “buone”, ma con una logica di bilanciamento tra variabili tecniche e ambientali.

Nel cosmetico, progettare in chiave sostenibile significa valutare l’origine e la funzionalità delle materie prime, il loro profilo di biodegradabilità, la compatibilità con il sistema formulativo, l’efficienza del processo di produzione, i volumi di acqua ed energia richiesti, la tipologia di confezionamento e le condizioni realistiche di utilizzo da parte del consumatore.

Anche la performance rientra a pieno titolo in questa valutazione: un prodotto meno stabile, meno gradevole o meno efficace rischia di aumentare gli sprechi, compromettere l’aderenza d’uso e generare impatti indiretti.

In questa prospettiva, la sostenibilità non viene aggiunta alla fine come claim, ma incorporata come criterio progettuale capace di orientare il profilo complessivo del prodotto. È qui che la progettazione assume un ruolo strategico: non come fase preliminare e neutra, ma come luogo in cui si definiscono gran parte dei compromessi, delle priorità e delle possibilità reali di miglioramento ambientale. Ed è in questa fase iniziale che si decide se un cosmetico potrà essere solo meno impattante, oppure davvero meglio progettato.

Modelli decisionali e approccio sistemico

Se l’eco-design definisce la direzione, servono, però, strumenti capaci di tradurre questo orientamento in decisioni operative. Nel loro lavoro, Razzouk e collaboratori propongono per lo sviluppo cosmetico un framework basato sull’integrazione tra Quality Function Deployment e Analytic Network Process[2]. Il QFD consente di trasformare bisogni e aspettative del consumatore in requisiti tecnici di progetto; l’ANP, invece, permette di pesare criteri multipli e interdipendenti, superando modelli lineari troppo semplificati. Nel contesto cosmetico ciò significa mettere in relazione efficacia, stabilità, sicurezza, conformità regolatoria, disponibilità delle materie prime, costi industriali e impatti ambientali, evitando che la sostenibilità venga trattata come un vincolo esterno o come un correttivo finale.

Il valore del modello non sta tanto nell’offrire una ricetta universale, quanto nel proporre una grammatica decisionale più matura per la ricerca e sviluppo. In altre parole, la sostenibilità entra nel laboratorio non come slogan, ma come parametro da ponderare insieme agli altri attributi di qualità. Questa impostazione è coerente con una trasformazione più ampia che sta interessando l’industria cosmetica, sempre più orientata verso logiche di sistema e principi di design circolare[3].

Il punto non è soltanto ridurre l’impatto di un singolo ingrediente o alleggerire un flacone, ma ripensare il prodotto in termini di uso efficiente delle risorse, riduzione degli sprechi, durabilità funzionale, ottimizzazione del confezionamento e gestione più razionale del fine vita. In questa cornice, anche la formulazione viene riletta in modo diverso: non solo come somma di sostanze, ma come architettura tecnico-funzionale che condiziona stabilità, dosaggio, consumi, compatibilità con il pack e comportamento del consumatore.

La sostenibilità cosmetica, quindi, non coincide con la naturalità né con la semplice sostituzione di componenti di origine fossile. Coincide piuttosto con la capacità di progettare prodotti coerenti, nei quali performance, robustezza industriale e profilo ambientale siano valutati insieme.

È un passaggio culturale prima ancora che tecnico, ma destinato ad avere ricadute concrete sui processi di innovazione. Per il settore cosmetico, abituato a comunicare molto la sostenibilità e a misurarla meno, l’ingresso di modelli decisionali strutturati potrebbe segnare una svolta: meno semplificazioni, meno green claim astratti e più progettazione consapevole.

[1] Sala S, Crenna E, Secchi M, Pant R. Environmental Footprint: Life Cycle Assessment Applied to Products and Organisations. Journal of Cleaner Production. 2021;
[2] Razzouk K, Elharouni F, Aamouche A. Integrating Sustainability into Cosmetic Product Development: An ANP-QFD Framework for Balancing Technical Excellence and Environmental Performance. Sustainability. 2025;
[3] Martins AM, Marto J, Gonçalves LM. Advancing Cosmetic Sustainability through Circular Design and Resource Optimization. Sustainability. 2024.

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