La valorizzazione degli scarti di lavorazione dei datteri apre nuove prospettive per la cosmetica sostenibile, trasformando un residuo agroalimentare in ingredienti funzionali ad alto valore aggiunto

La palma da dattero è una coltura frutticola di primaria importanza in Medio Oriente e Nord Africa che sostiene le economie locali e i mezzi di sussistenza delle comunità. Oltre al frutto, questa specie genera numerosi sottoprodotti di valore, tra cui steli, fibre fogliari, materiale legnoso e fronde, utilizzati in vari settori produttivi.

La filiera del dattero è, tuttavia, caratterizzata da consistenti perdite durante le fasi di raccolta, stoccaggio e lavorazione e produce ingenti quantità di rifiuti agricoli, in particolare foglie e semi.

Sebbene questi sottoprodotti siano ricchi di composti bioattivi, in primis pigmenti, fibre alimentari, acidi organici, antiossidanti e agenti antimicrobici, e abbiano usi medicinali tradizionali di lunga data, la ricerca scientifica si è concentrata principalmente sul frutto, trascurando il potenziale di valorizzazione delle altre frazioni della pianta.

Semi di dattero: una materia prima di valore

I semi di dattero sono un abbondante scarto agricolo generato in grandi quantità durante la lavorazione dei datteri. Attualmente le loro applicazioni ad alto valore aggiunto sono però limitate. Valorizzare questo flusso di scarti come materia prima per formulazioni cosmetiche offre chiari vantaggi ambientali rispetto agli ingredienti cosmetici di origine convenzionale, spesso dipendenti da colture specifiche per la produzione di oli vegetali, come palma da olio, soia o cocco.

Trattandosi di un sottoprodotto della filiera agroalimentare già esistente, l’impiego dei semi di dattero non richiede ulteriori risorse, quali suolo, acqua, fertilizzanti o energia. Di conseguenza, la loro incorporazione nelle materie prime cosmetiche contribuisce alla riduzione degli sprechi, migliora l’efficienza nell’uso delle risorse e diminuisce l’impatto ambientale complessivo, rendendoli un’alternativa sostenibile agli ingredienti cosmetici ottenuti da colture dedicate.

Il presente lavoro, pubblicato sul Journal of Material Cycles and Waste Management, valuta la fattibilità della produzione di ingredienti cosmetici funzionali a partire esclusivamente dai sottoprodotti dei semi di dattero.

Lo studio rappresenta il primo tentativo di trasformare i sottoprodotti dei semi di dattero in ingredienti cosmetici essenziali, ossia olio, tensioattivo e glicerina, e di formulare e valutare una lozione realizzata interamente con materie prime derivate dai semi di dattero.

Un approccio di questo tipo supera le convenzionali analisi compositive, attraverso una valutazione sistematica dell’efficienza di estrazione, della qualità dell’olio, del comportamento reologico e della stabilità della formulazione, fornendo così una dimostrazione pratica della valorizzazione dei residui agroindustriali per applicazioni cosmetiche.

L’olio di semi di dattero è stato estratto adoperando tre tecniche estrattive: Soxhlet, estrazione assistita da ultrasuoni ed estrazione Dean-Stark. Sono state ottenute rese di olio pari all’8,48%, al 6,99% e al 7,55%, rispettivamente, con l’estrazione Soxhlet che ha fornito il recupero più elevato.

L’analisi degli acidi grassi ha identificato l’acido laurico come componente dominante (28,65%), seguito dagli acidi palmitico (17,83%) e miristico (17,71%), conferendo all’olio un’elevata stabilità ossidativa, buone proprietà emulsionanti e funzionalità detergenti, peculiarità rilevanti per applicazioni cosmetiche.

La caratterizzazione reologica sia dell’olio di semi di dattero, sia di una lozione formulata esclusivamente con olio derivato da semi di dattero, tensioattivo e glicerina ha permesso di riscontrare un marcato comportamento di shear-thinning all’aumentare dello shear rate e una viscosità ridotta a temperature elevate (50 °C), in linea con le proprietà di flusso cosmetico desiderabili.

I test di stabilità hanno evidenziato una variazione minima della viscosità dopo ventiquattro ore di incubazione a 25 °C, confermando la stabilità della formulazione nel breve termine.

Opportunità e prossime sfide

Sebbene la lozione abbia presentato caratteristiche reologiche e di stabilità favorevoli, sono necessari ulteriori studi che includano la sostituzione dell’esano usato per l’estrazione dell’olio con un solvente più ecocompatibile e valutazioni in vivo su pelle umana per saggiare l’efficacia idratante, gli attributi sensoriali e le prestazioni cosmetiche complessive.

Sono, inoltre, auspicabili analisi degli effetti di altre proprietà, come pH, densità e colore, sulle peculiarità cosmetiche della formulazione, nonché studi di stabilità approfonditi condotti su periodi di conservazione più lunghi, per determinare il mantenimento della viscosità, dell’integrità di fase e della funzionalità della lozione oltre la valutazione iniziale di ventiquattro ore.

In conclusione, i risultati confermano il potenziale degli scarti di semi di dattero come alternativa sostenibile e di alto valore rispetto agli ingredienti cosmetici convenzionali e supportano la valorizzazione dei residui, riducendo al contempo la dipendenza da ingredienti di origine sintetica.

Fonte: Javed F., Al-Mardeai S. & Al-Zuhair S. Developing sustainable cosmetic products from date waste biomass. J Mater Cycles Waste Manag 28, 2158–2170 (2026). https://doi.org/10.1007/s10163-026-02542-2

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