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Ilaria Borgna

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Sustainable Cosmetic Summit ha nuovi obiettivi di sostenibilità

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAL’ultimo Sustainable Cosmetic Summit ha toccato due nuovi argomenti per sensibilizzare l’industria nella ricerca di alternative valide: i danni ambientali causati dai filtri solari chimici e dalle plastiche tradizionali. Allad Marx, fondatore e CEO di Aethic, ha lanciato una campagna a favore della salvaguardia della barriera corallina danneggiata dall’impatto dei filtri solari chimici e come Andrew Thompson della Ronals Britton, ha dichiarato che almeno 8 milioni di tonnellate di materie plastiche penetrano ogni anno negli oceani, danneggiando gli ecosistemi marittimi. Ronald Britton Ltd ha sviluppato dei glitter bio come alternativa ai glitter tradizionali, mentre J. Rettenmaier e Söhne GmbH ha portato l’esempio dei suoi esfolianti green derivati dalla cellulosa. Anche in questa edizione non sono mancati temi legati all’anti inquinamento: Alain Khaiat della Seers Consulting ha presentato loro ingredienti attivi anti inquinamento mentre Clarins ha dichiarato di avere svolto dei test sui principali agenti inquinanti in ambienti esterni e interni per uno sviluppo più specifico della sua gamma skincare anti inquinamento. Entrambi i relatori sostengono che l’anti inquinamento diventerà un trend trainante, poiché i consumatori sono sempre più consci sugli effetti dell’inquinamento sulla pelle. Il Summit si è concluso ponendo alcune domande al fine di stimolare l’industria cosmetica a essere più attiva sulla riduzione del suo impatto ambientale, sulla sensibilizzazione dei consumatori sul suo ruolo sociale. Gli organizzatori rimandano la discussione alla prossima edizione che si terrà a New York i prossimi 4-5 maggio 2017.

di D. Storni

Valutazione della qualità dell’Henné

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préparation d'un hennéL’Henné (Lawsonia inermis L., Famiglia Lythraceae) presenta diverse applicazioni in campo cosmetico, soprattutto in prodotti colorati per la pelle, e in tinture per capelli. Nonostante la grande richiesta di applicazioni cosmetiche, nessun metodo analitico convalidato è disponibile per la valutazione della sua qualità. Nel presente lavoro è presentato un metodo convalidato, che dimostra la quantificazione simultanea di otto composti marcatori, vale a dire 1) acido gallico, 2) quercetina, 3) fraxetina, 4) luteolina-7-O- glucoside, 5) acido p-cumarico, 6) lawsone, 7) luteolina e 8) apigenina. Questi marcatori chimici sono stati scelti per valutare la qualità dell’hennè, e in particolare per valutare anche gli effetti dei trattamenti post raccolta (PHT) sulla qualità dell’hennè, così come del suo prodotto derivato, cioè l’olio di pasta mista. Inoltre, sono stati valutati anche gli effetti della miscelazione con vari oli (oliva, ricino, e menta) sulla modulazione dei marcatori chimici, e in riferimento all’intensità del colore sul palmo della mano. I risultati hanno mostrato che, in particolare, la miscelazione con olio di ricino determina un aumento significativo dell’intensità di colore, mentre l’olio di menta facilita la persistenza dopo l’applicazione sul palmo della mano. Il contenuto di apigenina è risultato superiore di circa 2,4 volte in olio d’oliva, mentre il contenuto di fraxetina risultava ridotto.
Industrial Crops and Products, Volume 95, January 2017, Pages 33-42

di C.Lacapra e S.Rum

India: abolito il test di irritazione oculare (Draize test) sui conigli

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Scientist pipetting medium into 12-well plateUn altro passo avanti nell’uso dei metodi alternativi alla sperimentazione animale è stato fatto in India, in chiusura 2016, quando il Ministro alla Salute e al Benessere delle Famiglie ha proibito definitivamente l’uso del test di irritazione oculare acuta sui conigli. Si tratta del Draize test, da tempo vietato anche su suolo europeo e in altre parti del mondo. La decisione è giunta in seguito a una serie di manifestazioni portate avanti da Human Society International India, People for animals e altri stakeholder che facevano notare come esistano già alternative validate e utilizzate a livello internazionale. Inoltre, l’India ha aderito nel 2011 al Programma MED (Mutual Acceptance of Data) dell’OCSE, la cui idea è di evitare di effettuare gli stessi test su una stessa molecola in Stati differenti, ma di cooperare, scambiandosi informazioni, così da risparmiare tempo e risorse. Ne deriva che i dati generati nei Laboratori accreditati indiani devono essere accettati negli altri paesi OCSE e viceversa. Grazie al MED si possono risparmiare 150 milioni di dollari l’anno e salvare moltissimi animali.

di S.Somaré

 

Sostenibilità a In-cosmetics

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6125Lo scorso 21 dicembre, In-cosmetics Global ha annunciato la presenza di un nuovo corner dedicato alla sostenibilità, nell’evento che si svolgerà a Londra dal 4 al 6 aprile, per evidenziare come l’industria cosmetica stia incrementando i suoi sforzi in tale direzione, in un’ottica di creatività e progresso. Attualmente, temi caldi a livello mondiale, in ambito di sostenibilità, riguardano acqua, gestione dei rifiuti, responsabilità ambientale e gestione sostenibile delle foreste; in quest’ottica governi e consumatori richiedono alle aziende «sforzi» di sostenibilità, che nel settore cosmetico sono principalmente focalizzati sullo sviluppo di formulazioni e processi produttivi più sostenibili. Nel corner dedicato alla sostenibilità, a In-cosmetics 2017, saranno presentate una serie di iniziative ambientali e sociali, con l’obiettivo di evidenziare come l’industria della bellezza sia in movimento per aprire la strada a un modello di business fondamentalmente più sostenibile. Sponsorizzato da Solvay, il nuovo spazio permetterà di visualizzare prodotti o progetti che mirano a creare una reale differenza per l’ambiente e la società, e le aziende, tra cui BASF, Clariant, DSM Nutritional Products, Earthoil Plantations e Kolb, metteranno in evidenza i loro sforzi in tale direzione e daranno ai visitatori l’opportunità di imparare come la sostenibilità possa guidare l’innovazione. Lo spazio interattivo, realizzato con materiali rinnovabili, verrà utilizzato per educare e informare i visitatori, offrendo un forum per discutere gli aspetti chiave del problema; inoltre sarà illustrato ciò che il settore cosmetico sta facendo per sostenere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Infine, lo spazio ospiterà un teatro all’aperto, dove le aziende leader nel settore cosmetico promuoveranno dibattiti e discuteranno dei temi più rilevanti nell’ambito della sostenibilità applicata al settore della cura della persona.

di Chiara Lacapra

La regalità discreta della rosa, un odore celestiale

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Ogni volta che si pensa al magico mondo dei profumi è immediata l’associazione all’impiego dell’olio essenziale di rosa, carico di fascino, sensualità oltre che sinonimo di lusso e sfarzosità.
Ammaliati dalla sua bellezza, milioni di uomini hanno eletto la rosa come fiore da regalare alla propria amata per testimoniare il proprio amore, ma a stupire il gentil sesso non è soltanto l’aspetto del fiore, con i suoi colori e i petali sinuosi, ma l’odore caratteristico e seducente. Molteplici sono le varietà di rose esistenti ma quella da sempre più utilizzata nel mondo delle essenze è la rosa damascena, conosciuta anche come “la rosa dei profumieri”, la cui produzione è concentrata per il 90% circa in Bulgaria e Turchia dove si possono osservare roseti di damascena che si perdono a vista d’occhio, mentre il restante 10% si distribuisce fra India e Iran.

Estrazione
La procedura d’elezione per l’estrazione della rosa era inizialmente la tecnica dell’enflaurage, antica e costosa, dove i petali di rosa venivano distesi su una superficie di grasso di maiale a sua volta posta su telai di legno e venivano lasciati li per circa 24 ore, per poi essere periodicamente rinnovati. Il grasso chiamato, pommade, veniva poi sottoposto, dopo circa 30 giorni saturo di olio essenziale, a un lavaggio con alcol etilico per ottenere la concreta di rosa, l’assoluta di rosa e successivamente l’olio essenziale di grande prestigio. Attualmente si privilegia l’estrazione con anidride carbonica, che permette di evitare il riscaldamento che si avrebbe con una normale distillazione, e la resa di 3,5 tonnellate di rosa è di circa 1 kg di essenza, e da questo dato si evince il prezzo elevatissimo sul mercato di 1 kg di olio essenziale di rosa, che si aggira tra i 4000 e i 5000 euro.

Dal punto di vista chimico
All’interno dell’olio sono stati identificati, grazie alle moderne tecnologie, più di 400 prodotti diversi, alcuni presenti in quantità molto elevata, come per esempio il citronellolo e il geraniolo, e la cui composizione quali-quantitativa è chiaramente legata alle variazioni notturne e diurne di produzione di componenti odorifere. Molto interessanti sono i prodotti presenti in tracce, come i damasconi e il damscenone, componenti odorosi caratteristici anche del vino e presenti nella rosa in un ordine di grandezza pari a circa 50 parti per milione, veri responsabili dell’odore caratteristico e assolutamente riconoscibile della rosa damascena.

Il profumo di rosa caratterizza da sempre non solo la profumeria alcolica, con autentici capolavori realizzati nel corso della storia, ma è anche utilizzatissimo in fragranze destinate per esempio all’applicazione nel settore skin care, oltre che nel mondo delle salviettine wet-wipes, senza tralasciare nemmeno le famose candele alla rosa o la celebre “acqua di rose” di origine rinascimentale.
Una citazione d’obbligo, oltre al famoso Joy di Jean Patou, la merita senz’altro il profumo Arpegè di Lanvin, realizzato nel 1927 a due mani dagli artisti Paul Vacher e Andrè Fraysse, un floreale-aldeidato dove l’eleganza della rosa veniva esaltata dall’effetto pungente delle aldeidi e dal vellutato tocco di pesca e di fiori bianchi, come caprifoglio e mughetto, che preparavano il campo al successivo avvento di sandalo e ambra.

Tra le composizioni olfattive più recenti merita di essere ricordata Rose and Violet di Victoria’s Secret, brand di grande successo in Gran Bretagna e tra i teenager, dove la rosa viene affiancata dalla violetta e dal legno cedro per un profumo di grande impatto mediatico.

di L.Ilorini

Shiseido investirà € 24.8 milioni in start up

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1Shiseido, al fine di mantenere il suo vantaggio competitivo, è pronta a investire 3 miliardi di Yen (€ 24.8 milioni) in start up innovative. Prediligerà start up che utilizzino tecnologie beauty-creating, che propongano idee e business model innovativi negli ambiti salute e bellezza. A tal fine nascerà un dipartimento dedicato, Shiseido Venture Partners, che opererà secondo lo schema Open Innovation, per cui l’azienda fornirà supporto sia economico sia organizzativo alle start-up. Quest’operazione ha una duplice valenza: permettere agli inventori il raggiungimento concreto dei propri obiettivi e di instaurare nuove relazioni di business. Il primo investimento di Shiseido è stato Dricos, una start-up che sta sviluppando una nuova tecnologia per creare integratori personalizzati raccogliendo e analizzando dati biometrici dai polpastrelli delle dita. Il colosso cosmetico giapponese crede che questa nuova divisione aiuterà l’intero gruppo a perseguire gli obiettivi di crescita sostenibile della Vision 2020, assorbire giovani energie, multietniche e a rivolgersi al meglio a una società sempre più attenta alla salute e sempre più anziana, con proposte mirate ai bisogni delle diverse categorie di consumatori. Inoltre Shiseido sarà interessata a innovazioni negli ambiti della logistica, e-commerce e altre operazioni legate all’intera la supply chain.

di D. Storni

Rambutan seed: fonte non-convenzionale di sostanze liposolubili

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wikipediarambutanIl Rambutan è generalmente commercializzato per il consumo fresco e industrialmente trasformato, lasciando i semi come un’importante scarto. I semi di Rambutan sono però degni di attenzione da parte dell’industria; nel lavoro sono stati analizzati per alcune applicazioni industriali, in riferimento alle rese estrattive, e alle composizioni in acidi sotto diverse condizioni di estrazione. La macerazione in n-esano per 1 h ha dimostrato essere efficace per estrarre la parte liposolubile dai semi di rambutan (30,12 ± 0,04%). Gli acidi oleico e arachidico sono i costituenti principali tra gli acidi grassi (31.08 ± 0.75% e 28.65 ± 0,72%) seguiti da palmitico, stearico, iso-oleico, linoleico e palmitoleico. Nello studio sono state determinate alcune proprietà chimico-fisiche della materia liposolubile estratta per applicazioni industriali, tra cui, per esempio, la frazione saponificabile e quella insaponificabile. Questo bio-grasso, con un contenuto di umidità di 1,77 ± 0,12%, può essere sciolto a 46.05 ± 0,05 ° C. Tale applicazione dimostra le potenzialità della parte liposolubile dei semi di rambutan come materia prima per l’industria cosmetica e del personal care, anche se il metodo di estrazione è stato modificato per soddisfare le esigenze dell’industria. L’estratto è paragonabile ad altri oli vegetali e ingredienti già utilizzati in ambito cosmetico, ed è compatibile con diversi altri ingredienti cosmetici.
Industrial Crops and Products, Volume 83, May 2016, Pages 149-154

di C.Lacapra e S. Rum

Relazione tra analisi sensoriale e reologia

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IgieneLa valutazione delle caratteristiche sensoriali dei prodotti cosmetici è tradizionalmente basata su pannelli sensoriali; tuttavia, in alcuni casi, può essere necessario un metodo candidato idoneo, per ridurre tempi e costi delle analisi. Tale approccio è stato già richiesto per emollienti, tenore di sale, stabilizzanti, ecc. Lo scopo di questo contributo è stato quello di creare una correlazione tra le analisi sensoriali e la reologia di una serie di lozioni per il corpo che differiscono per il contenuto di emulsionanti e regolatori di viscosità. Nel lavoro è stato proposto un modello reologico empirico per determinare gli attributi sensoriali, valutati utilizzando valori numerici dei parametri del modello regolabili. È stato dimostrato come una descrizione degli attributi sensoriali scelti possa essere realizzata attraverso misure reologiche, cioè attraverso i valori numerici ottenuti dei parametri che compaiono in un modello empirico proposto in lozioni per il corpo.
International Journal of Cosmetic Science- Volume 38, Issue 6 December 2016 -Pages 558–566

di C.Lacapra e S. Rum

Un’alleanza che cresce e che fa crescere

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apertura1Si intensifica anche al Sud la collaborazione fra università e imprese cosmetiche: nuovo master in Puglia per le scienze dei prodotti cosmetici a suggellare uno scambio che migliora la ricerca e produce innovazione. Tassello mancante: il finanziamento pubblico. Lo sviluppo dell’industria cosmetica è legato al grado di preparazione degli addetti, che beneficia delle proposte formative delle università, come i master di secondo livello nelle scienze cosmetologiche. Il panorama italiano in quest’area si arricchisce dell’offerta del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Studi di Bari, che ha avviato il Master in Scienze dei prodotti cosmetici, giunto alla seconda edizione. Il Master, primo in Puglia per la cosmetologia, è coordinato da Massimo Franco, professore di Tecnologia farmaceutica che segue anche i corsi di formulazione cosmetica destinati agli studenti di Farmacia e CTF.

A quali aree si rivolge l’attività di ricerca in cosmetologia del suo gruppo?
All’interno del Dipartimento di Scienze del Farmaco, siamo un gruppo di ricerca in Tecnologia farmaceutica e, ormai da anni, siamo attenti alla ricerca applicata alla cosmetica. La nostra esperienza ha avuto inizio rispondendo alla richiesta di alcune aziende cosmetiche che ci hanno coinvolto in progetti finalizzati al problem solving nell’ambito della formulazione nel personal care: deodoranti e antitraspiranti, introduzione di nuovi ingredienti nelle formule, formulazione di prodotti antiaging con ingredienti funzionali, introduzione di vettori come i liposomi.

Avete riscontrato interesse da parte delle aziende per le figure specializzate formate dal Master in Scienze dei prodotti cosmetici?
Il Master è nato anche di concerto con realtà industriali locali e nazionali. Diverse aziende collaborano attivamente alla sua realizzazione, supportando parte della didattica con l’invio di propri esperti, per trasmettere l’esperienza e il saper fare industriale, e mettendo a disposizione laboratori per le esercitazioni pratiche. Molte aziende, inoltre, si sono rese disponibili ad accogliere gli specializzandi per il tirocinio formativo finale. Si è creato intorno a questa iniziativa un network molto efficace, che porta alla formazione di figure specializzate davvero in grado di dare un contributo professionale rilevante.

Il rapporto fra università e impresa sta cambiando…
Oggi c’è una maggiore apertura dell’università ai rapporti con l’impresa rispetto anche solo a vent’anni fa. Per quanto la situazione del Sud sia più difficile, per via di un panorama industriale meno capillarmente sviluppato che nel Centro-Nord, l’apertura al territorio si sta verificando. Questo costituisce certamente un impulso per la ricerca applicativa, mentre la ricerca di base continua a languire per la mancanza di fondi. Pochissime imprese, infatti, hanno la possibilità e la lungimiranza di investire nella ricerca di base, che dovrebbe essere supportata dai fondi pubblici, invece ormai praticamente inesistenti. In questo quadro diventa difficile garantire livelli elevati di innovazione. Il rapporto che si sta creando tra università e impresa è comunque un fatto molto positivo: le aziende si rivolgono all’università per cercare soluzioni ai problemi di sviluppo dei prodotti. Questo crea le basi necessarie per quel trasferimento tecnologico che nel nostro paese è ancora faticoso, ma su cui è vitale lavorare. Fare rete con le imprese aiuta l’università in termini di fondi e a essere più efficace nel proprio fondamentale ruolo di supporto scientifico e innovativo allo sviluppo del territorio.

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Prof. Massimo Franco

Quali sono gli aspetti cruciali per supportare la ricerca, da un lato, e, dall’altro, il trasferimento tecnologico?
L’università non manca solo di fondi finalizzati ai progetti di ricerca. Il progressivo drammatico taglio dei finanziamenti si fa sentire a tutti i livelli, a partire dalla presenza delle figure professionali necessarie. Già a livello della didattica abbiamo fortissime carenze di personale. La didattica dovrebbe essere affidata ai professori. È una grande responsabilità nonché un’attività molto dispendiosa in termini di tempo, soprattutto nelle facoltà scientifiche, perché è necessario consegnare allo studente un bagaglio estremamente aggiornato, in un panorama che vede vere e proprie rivoluzioni da un anno all’altro. Un’attività completamente data per scontata e non considerata fra i criteri di valutazione dell’attività degli accademici. Oggi la carenza di personale costringe ad affidare parte dell’attività didattica ai ricercatori, che la svolgono a titolo praticamente volontaristico, sottraendo energie all’attività di ricerca. D’altra parte i professori si ritrovano spesso a svolgere funzioni amministrative che non gli competerebbero, ma a cui sono costretti per la mancanza di personale preposto: dalla parte meramente di segreteria organizzativa di corsi e orari (che spesso arriva fino all’apertura delle aule) a tutta l’attività burocratica e amministrativa legata alla gestione della ricerca, al reperimento di finanziamenti nonché al trasferimento tecnologico.

Mancano in università figure amministrative specializzate?
Le attività di trasferimento tecnologico, come anche la parte amministrativa e burocratica legata ai finanziamenti dei progetti di ricerca, necessiterebbe di personale specializzato perché richiede competenze specifiche. Non basta un’idea innovativa per conseguire un brevetto, c’è un lavoro burocratico per ottenerlo e poi per gestirlo, altrimenti è solo un costo. Analogamente metterlo sul mercato o sfruttarlo commercialmente, non possono essere attività portate avanti in toto dai singoli docenti o dai gruppi di ricerca. Lo stesso vale per concorrere ai finanziamenti internazionali: personale tecnico e amministrativo esperto dovrebbe essere affiancato ai gruppi di ricerca per seguire i bandi, per coadiuvare i docenti nella stesura dei progetti, per affrontare le parti burocratiche e la rendicontazione. Troppo spesso, infatti, i progetti di ricerca vengono respinti per vizi formali.

Che prospettive vede per l’industria cosmetica al Sud?
L’industria cosmetica e delle materie prime cosmetiche ha buone opportunità nelle nostre regioni. Solo in Puglia, una cinquantina di aziende trattano il prodotto finito a cui si aggiungono i produttori di ingredienti. Sono soprattutto aziende piccole o piccolissime, ma potranno crescere grazie alle figure qualificate, alle collaborazioni con l’università e ai contatti reciproci e lungo la filiera, migliorando la propria cultura del prodotto e attitudine all’innovazione. Tanti giovani, nelle facoltà scientifiche, si dimostrano interessati al cosmetico: lo vediamo dal riscontro che i corsi di tecnologie e formulazioni cosmetiche riscuotono fra gli studenti di Farmacia, CTF, Biologia, Chimica ecc. Non mancano, fra loro, quelli orientati a mettersi in gioco come imprenditori. Il territorio stesso costituisce un forte fattore di richiamo, con una sua ricchezza di risorse naturali e agricole, che possono entrare nel prodotto con tutto il valore aggiunto della provenienza dall’area mediterranea che, dall’ambito alimentare a quello turistico e culturale, è già così apprezzata dal pubblico.

PRIMO MASTER IN PUGLIA NELLE SCIENZE DEI PRODOTTI COSMETICI
«Scopo del Master è traferire conoscenze e competenze nell’ambito di questo settore, dal campo normativo, a quello tecnologico, controllo e valutazione dei cosmetici ecc. –spiega il coordinatore Massimo Franco, -per formare quelle figure professionali poliedriche necessarie nei diversi ruoli e livelli. L’industria richiede infatti personale specificamente formato, che possa sostenere le attività di ricerca e sviluppo e quelle legate ai controlli, anche in risposta al Regolamento 1223/2009, che ha introdotto la figura del valutatore della sicurezza; inoltre, anche in area marketing la conoscenza tecnico-scientifica del cosmetico è vantaggiosa. Ci sono poi gli organismi pubblici, preposti alla sorveglianza del mercato, che hanno bisogno di professionisti specializzati per effettuare i controlli sui prodotti cosmetici. Infine, da non sottovalutare, è la preparazione specialistica che questo master può fornire ai laureati in Farmacia: il futuro farmacista dovrebbe avere una conoscenza più completa dei cosmetici, a supporto del suggerimento che spesso il cittadino richiede, su prodotti sempre più venduti in farmacia».

 

di E. Perani

Cosmetica Italia: 50 anni di storia

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Fabio Rossello
Fabio Rossello

Cosmetica Italia – associazione nazionale imprese cosmetiche, dal 1967 rappresenta un punto di riferimento per le aziende del settore e per le istituzioni. Il 2017 sarà quindi un anno molto speciale: Cosmetica Italia celebra i suoi 50 anni da protagonista della storia italiana, 50 anni in cui ha lasciato il segno in ambito economico, sociale e culturale.
«I cinquant’anni di Cosmetica Italia raccontano innanzitutto la storia di aziende, spesso di piccole e medie dimensioni e giunte ormai al terzo o quarto passaggio generazionale, che sono l’archetipo virtuoso dell’imprenditoria italiana – racconta il Presidente Fabio RosselloQuesti cinque decenni sono stati caratterizzati da profonde evoluzioni del contesto, che hanno portato cambiamenti nelle categorie di prodotto, nei canali di vendita e nelle fiere. La nostra Associazione è cresciuta nel tempo, si è inserita nel contesto internazionale rappresentato da Cosmetics Europe ed è diventata parte della classe dirigente del sistema economico del nostro Paese. Mezzo secolo di storia vissuto a tu per tu con i nostri interlocutori in maniera molto concreta, cogliendo la necessità del cambiamento, fondamentale per tutte le Associazioni di categoria».
Per festeggiare i suoi 50 anni, Cosmetica Italia ha progettato un calendario ricco di appuntamenti, che coinvolgeranno nel corso di tutto il 2017 Associati, partner e consumatori.
Si comincia a marzo, quando l’Associazione sarà ancora una volta partner di BolognaFiere in occasione di Cosmoprof Worldwide Bologna, la fiera leader mondiale per l’industria della bellezza.
Si continua a giugno con l’annuale Assemblea degli Associati, che segnerà la conclusione del secondo mandato del presidente Fabio Rossello e rivelerà il nome del suo successore, culminando in una serata esclusiva dalla veste inedita.
A Roma, infine, Cosmetica Italia incontrerà a novembre le istituzioni e gli stakeholder, per continuare il percorso intrapreso finora e progettare, insieme, nuove opportunità di crescita.
3 grandi eventi, installazioni interattive e un nuovo modo di raccontarsi, anche attraverso i social network, con l’obiettivo di generare cultura di settore e di prodotto.

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...