Home Autori Articoli di Ilaria Borgna

Ilaria Borgna

2712 ARTICOLI 0 Commenti

Una protezione ai mitocondri

Prodotti GianniLIFE Oléobooster® è un estratto in olio di colza di steva rebaudiana e cisto marino prodotto da Oléos Sas e distribuito in esclusiva in Italia da Prodotti Gianni Srl. Ricco in polifenoli, tocoferoli, tannini e acidi grassi omega 3, 6 e 9, svolge un’azione protettiva nei confronti della funzione mitocondriale. I mitocondri, fonte unica di energia cellulare, agiscono come «batterie biologiche» per dare alla pelle l’energia necessaria per apparire ogni giorno più sana, fresca e tonica. Per ridurre al minimo i segni di stanchezza della pelle è necessario proteggere i mitocondri e combatterne il degrado naturale causato soprattutto dalle specie reattive dell’ossigeno (ROS). Test ex-vivo dimostrano che inserito in formulazione al 2%, LIFE Oléobooster® protegge i mitocondri, aiutando le cellule a mantenere i loro livelli di energia ottimali. La pelle appare più liscia e luminosa. La percentuale d’uso consigliata di questa sostanza liposolubile va dal 1-100%, con un pH consigliato pari a 4-8.Va inserito nella fase grassa prima di emulsionare o direttamente nelle formule anidre (prodotti skin care, oli, sieri oleosi, prodotti make-up…). Può essere utilizzato inoltre puro come energizzante attivo e olio anti-affaticamento.

Rilascio del nichel: aggiornamento della lista dei metodi di prova

0

29002Sulla G.U.U.E del 15 gennaio 2016 (Serie C 14/110) è stata pubblicata la Comunicazione della Commissione nell’ambito dell’applicazione del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH). Con questa comunicazione viene aggiornata la lista dei metodi di prova per la determinazione del rilascio del nichel. In particolare: la norma EN 1811:2011 «Metodo di prova di riferimento per il rilascio di nichel da tutti gli oggetti metallici che vengono inseriti in parti perforate del corpo umano e oggetti destinati a entrare in contatto diretto e prolungato con la pelle» è stata modificata dalla norma EN 1811:2011 + A1:2015; la norma EN 12472:2005 «Metodo per la simulazione dell’usura e della corrosione per la determinazione del rilascio di nichel da articoli ricoperti» è stata modificata dalla norma EN 12472:2005+A1:2009; la norma EN 1811:1998 + A1:2008 «Metodo di prova di riferimento per il rilascio di nickel da quelle parti di montature per occhiali e occhiali da sole destinate a venire a stretto e prolungato contatto con la pelle» è stata modificata dalla norma EN 16128:2011 la quale riprende dalla norma sostituita gli stessi metodi di prova per dimostrare la conformità alle restrizioni indicate alla voce 27 dell’all. XVII al REACH fino all’elaborazione di una nuova norma per le montature di occhiali e gli occhiali da sole.

Venezia, tra vetri e profumi

0

TMOVparticolareNel 2012 nasce The Merchant of Venice, un progetto con una doppia anima: da una parte la collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia per valorizzare l’arte profumatoria veneziana, dall’altra un marchio che firma collezioni di lusso di eau de parfum e prodotti accessori. Il progetto si ispira alla lunga tradizione che ha reso Venezia uno dei principali centri della storia della profumeria, tradizione che nasce nel Duecento grazie alle “Mude”, rotte navali che collegavano la città della laguna con l’Oriente e l’Africa e favorivano l’interscambio commerciale di materie prime. La nuova linea Murano Exclusive è rappresentata da sei fragranze contenute in flaconi di vetro blu e oro, sigillati da un tappo di metallo dorato: il packaging della collezione è stato creato in collaborazione con Lovebrand, agenzia creativa milanese specializzata nel design di lusso, fondata e gestita da Massimiliano Minorini (storico direttore creativo di Pupa). I sei flaconi sono impreziositi da decorazioni che prendono ispirazione dagli stili architettonici presenti nei palazzi veneziani (come il liberty e il rococò). I profumi sono caratterizzati da note fiorite e orientali.

di Alberto Virgili

Imaging non invasivo per lo studio dei cosmetici

0
Skin tissue - CG illustration
Skin tissue – CG illustration

Il campo delle nanotecnologie sta crescendo con un ritmo senza precedenti; questo si traduce nell’interesse applicativo per i prodotti per la cura della pelle e le relative formulazioni. Allo stesso modo anche la tecnologia di imaging sta avanzando, e la convergenza di questi campi offre un’opportunità unica per osservare e quantificare le interazioni delle nanoparticelle all’interno formulazioni cosmetiche, e con la nostra della pelle. Le tecnologie di imaging possono essere suddivise in due gruppi principali: quelle che richiedono la raccolta del campione in modo invasivo e con un relativo trattamento (per esempio, microscopia elettronica e spettrometria di massa) e quelle che possono essere utilizzate in contesti non-invasivi per la raccolta dati, come la microscopia a fluorescenza o la microscopia confocale. I test cosmetici vengono solitamente realizzati su volontari e, spesso, questo rende le tecniche di analisi invasive o di disturbo irrealizzabili, con conseguente attenzione verso l’utilizzo di tecnologie di imaging non invasive.
Cosmetics, 2(3), 196-210 (2015)

di Chiara Lacapra e Silvia Rum

Parola d’ordine: multi-funzionalità

0

beautiful legsAnche lo scorso anno i prodotti raggruppati all’interno della macro-categoria dei cosmetici per la cura del corpo sono stati in grado secondo gli osservatori di registrare una performance interessante e hanno assistito ovunque a un incremento delle vendite trainato dalla diversificazione dell’offerta.  Anche se i dati relativi all’anno che si è appena concluso non sono da considerarsi definitivi, la certezza degli analisti di Euromonitor International è che il segmento dei cosmetici per la cura e l’igiene del corpo sia stato capace di registrare un incremento delle vendite nelle principali regioni. Fra il 2014 e il 2015 infatti il mercato del body care ha visto i suoi valori impennarsi per 6,2 punti percentuali su scala globale, segnando un +3,9% negli Stati Uniti e un incoraggiante +2,9% anche nella vecchia Europa. Quanto al dato economico puro, ancora gli analisti di Euromonitor hanno messo in evidenza come dai 17,8 miliardi di dollari che gli sono stati attribuiti nel 2014 il panorama delle soluzioni per il corpo, nella sua interezza, sia passato a un volume d’affari da 18,9 miliardi. L’Europa Occidentale e il Nord America non hanno archiviato performance da record e anzi sono state protagoniste da questo punto di vista di un incremento modesto dei consumi. Eppure, si sono mosse: la prima per totalizzare con tutta probabilità 4,5 miliardi di dollari contro i 4,4 della precedente rilevazione; la seconda per lasciarsi alle spalle i 3,2 miliardi del 2014 e approdare a 3,3. I numeri dell’osservatorio internazionale si stagliano sullo scenario di un comparto cosmetico che in linea generale ha mostrato nell’ultimo biennio una notevole vivacità. Le elaborazioni del Centro studi di Cosmetica Italia su dati di Mintel, riprese da autorevoli organi di stampa italiani, hanno dato risalto al fatto che nel solo 2014 siano stati presentati nel mondo ben 104 mila e 300 nuovi articoli. Nella graduatoria il nostro Paese si è posizionato al sesto posto con 3.200 nuovi lanci, preceduto da Regno Unito (15.000); Francia (11.000 e 100); Germania e Usa con le loro rispettive 8.400 e 8.000 new release; infine dal Giappone che ha accolto 4.700 novità. Sempre Mintel ha provveduto a illustrare le tendenze che ispirano e trainano la vitalità dell’industria e dei mercati, identificando la natura multifunzionale dei cosmetici per il corpo come la ragione dei loro successi attuali e futuri.

L’Italia in prima linea
Le ricerche hanno riportato che i cosmetici polifunzionali siano i preferiti dal 70% delle donne statunitensi, anche per mere ragioni di costo; e dal 46% di quelle cinesi, laddove in Francia sono alti gli indici di gradimento per le creme viso idratanti e contenenti anche essenze dei profumi favoriti. Il trend ha contribuito senza dubbio a consolidare l’affermazione delle cosiddette alphabet cream. Dalle BB che coniugano le prerogative idratanti con quelle tipiche dei fondotinta; ai perfezionatori per la pelle della famiglia CC; passando per le serie DD che alla difesa dagli agenti atmosferici uniscono caratteristiche anti-age; sino alle EE che puntano sul connubio fra idratanti e antiossidanti. Analoghe considerazioni sono emerse in relazione al nostro Paese anche dal rapporto congiunturale di Cosmetica Italia pubblicato solamente lo scorso luglio. L’Associazione nazionale delle imprese cosmetiche facente capo a Federchimica ha infatti reso noto che la maggior parte degli operatori del settore interpellati ha segnalato i prodotti multifunzione come papabili blockbuster fra 2015 e 2017. La considerazione interessa tanto le già menzionate creme per il viso, al cui riguardo i player del settore hanno indicato le potenzialità anti-age e le proprietà di naturalezza all’insegna del bio come fattori differenzianti decisivi; quanto la cosmesi per il corpo nel suo complesso. In questo ambito, oltre ai contrassegni del biologico e del naturale, per risultare vincente un prodotto deve vantare capacità snellenti e tonificanti. I produttori del nostro Paese sembrano avere imboccato la strada giusta per giocare da pivot anche su scala planetaria, visto che nel 2014 le loro esportazioni hanno generato un volume di affari da 3,334 miliardi di euro, in miglioramento del 4,9% rispetto al 2013. E che nel 2015 l’ammontare totale dei loro fatturati dovrebbe superare di slancio quota 9,6 miliardi.

Noi e gli altri
Stando alla Ripartizione dei consumi per macro-categorie riferita ai canali tradizionali e all’anno 2014, stilata nuovamente dal Centro studi di Cosmetica Italia, nella Penisola i prodotti per il corpo incidono per il 16% sugli acquisti complessivi. Un ulteriore 13% è stato attribuito alle soluzioni più specificamente indirizzate all’igiene della persona mentre per finire le proposte per il viso e quelle per le mani mettono insieme, con una netta preponderanza delle prime, un aggiuntivo 18,4%. Ancora il Beauty report della sigla di categoria ha offerto uno spaccato dei valori monetari delle singole classi merceologiche. E ha così permesso di apprendere che nel 2014 i prodotti per il viso hanno venduto per 1,247 miliardi di euro; quelli per il corpo per 1,289 miliardi e infine quelli per l’igiene personale hanno comunque superato il miliardo di euro di fatturato. I primi sono per il 18,9% appannaggio del pubblico femminile e per il 7,6% di quello maschile, che sopravanza però il gentil sesso nel campo dei prodotti di igiene personale, con il suo 19%, contro l’11,1 delle signore. Quanto ai prodotti per il corpo in genere, ai maschi va il 13,7% di share, contro il 17,3 delle donne. Se questo tuttavia è lo scenario tricolore, allo stesso tempo è indiscutibile che propensioni simili a quelle viste o previste sul nostro territorio stiano caratterizzando anche altre nazioni. Fra queste, i già citati States dove da un lato si afferma il desiderio di un look il più possibile naturale, in linea con l’esempio di star come Jennifer Aniston e Reese Whiterspoon; dall’altro si inseguono le mode. Euromonitor International ha puntato lo sguardo sulle crescenti capacità di spesa che caratterizzano l’America della ripresa economica, ritenendo che il boom della bellezza possa proseguire anche nei prossimi anni. E in un report datato al maggio del 2015 ha sottolineato come lo sconttro fra i principali brand si combatta sul terreno «dei prodotti che promettono benefici multipli» e in grado così di offrire ai «consumatori troppo impegnati» azioni idratanti, anti-età, correttive, tutto in uno.

corpotabellePremium vs. Mass market
Sull’altra sponda dell’Atlantico, nel Regno Unito, la novità principale sul panorama body care sembrerebbe il sorpasso recente, in termini di consumi cosmetici, delle fasce premium a danno dei prodotti di massa. In realtà, prevedendo che la crescita dei valori del mercato possa restare costante anche nei prossimi anni, Euromonitor ha dato spazio all’importanza dei network sociali per le strategie di marketing dei grandi marchi interessati ad attrarre il pubblico dei più giovani. Internet sta acquisendo importanza e popolarità crescenti anche in sede di vendita, spingendo le vetrine specializzate come Superdrug o Boots soprattutto ad adottare verso l’integrazione dei diversi canali. Una forte frammentazione e una attenta segmentazione della clientela danno l’impronta al panorama tedesco dove i produttori inseguono il successo indirizzando categorie di consumatori molto ben specificate e delineate: dalle donne fra i 20 e i 30 anni; agli uomini dalla pelle sensibile. E dai clienti preoccupati dell’apparire dei primi segni dell’età a quelli invece che vivendo in ambienti urbani inquinati cercano protezione contro la minaccia dello smog. La risposta viene sia dalle soluzioni di origine rigorosamente biologico-naturale sia ancora una volta dai multi-funzione. Non a caso, sempre nell’opinione di Euromonitor International, interpreti di un discreto exploit sono stati i sieri facciali e segnatamente le varietà capaci appunto di difendere l’epidermide dallo stress del quotidiano promettendo simultaneamente di attivare le naturali difese immunitarie personali. Cogliendo in un solo colpo gli scopi della naturalità e della multi-funzionalità con un’azione a vasto raggio. La Rete e la pervasività degli smartphone diventano determinanti sotto l’aspetto del marketing anche in una Francia in cui, insieme a un lieve miglioramento del mercato, Euromonitor International nota una costante attenzione all’apparenza esteriore da parte del grande pubblico. Le alphabet cream si sono posizionate fra i top performer del 2014 e promettono di resistere ai vertici anche nel 2015. Ma l’attenzione nei confronti della cosmetica multifunzione si fa sentire anche nei segmenti dei bagno e dei doccia-schiuma, a testimonianza di una ricerca del benessere a 360 gradi.

PRODOTTI MULTI-FUNZIONE
Anche nel nostro Paese, secondo le opinioni degli operatori di settore, sono questi prodotti a rappresentare i possibili blockbuster per il periodo compreso fra il 2015 e il 2017.

IN ITALIA
I prodotti per il corpo incidono per il 16% sugli acquisti complessivi di cosmetici. Un ulteriore 13% è stato attribuito alle soluzioni più specificamente indirizzate all’igiene della persona.

Bibliografia
-Euromonitor International: www.euromonitor.com/
-Mintel: www.mintel.com/ (citato in: moda24.ilsole24ore.com/)
-Cosmetica Italia: www.cosmeticaitalia.it/

di R.Carminati

Test in vitro: premiata ricerca italiana

0
Team Lab
Team Lab

Indagare la potenza delle sostanze nell’indurre una reazione allergica da contatto con metodi in vitro: dall’Università di Milano un progetto di ricerca che riceve il Lush Prize
Il superamento del ricorso ai test su animali per valutare il profilo tossicologico delle sostanze rappresenta un obiettivo cruciale per il settore cosmetico. Tra gli endpoint critici, la sensibilizzazione cutanea, pur con notevoli passi avanti, ancora non risulta completamente indagabile con metodi alternativi. Un ulteriore contributo in quest’area arriverà dal Laboratorio di Tossicologia presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche dell’Università degli Studi di Milano, grazie a un progetto di ricerca finanziato dal Lush Prize che, nella sezione Giovani Ricercatori 2015, ha premiato la venticinquenne Elena Kummer, neolaureata in Farmacia, che in questo Laboratorio intende proseguire la propria attività di ricerca sui metodi in vitro.
Il premio, fondato e promosso dalla marca cosmetica inglese e da Ethical Consumer Research Association, finanzia ogni anno progetti scientifici, di formazione e di comunicazione finalizzati allo sviluppo dei test alternativi e all’abbandono della sperimentazione su animali.

Quali sono gli scopi e il disegno del progetto di ricerca?
L’obiettivo ultimo è mettere a punto metodi in vitro che, utilizzando linee cellulari umane, possano identificare il potenziale allergenico e la potenza di sostanze destinate a uso topico. Il nostro progetto si focalizza in particolare sullo studio del ruolo della protein-chinasi C (PKC), un enzima coinvolto nell’attivazione cellulare nella dermatite allergica da contatto. Precedenti studi svolti da questo Laboratorio hanno evidenziato che questa proteina viene attivata durante il processo di differenziazione delle cellule dendritiche in seguito allo stimolo da parte di un allergene. L’attivazione di PKCβII nelle cellule dendritiche è associata a una induzione di alcuni marker, come CD86, indispensabile per la stimolazione delle cellule T e attivazione della risposta immunitaria. Scopo dello studio è correlare la potenza di un certo allergene con il grado di attivazione della PKC e la produzione di molecole di co-stimolazione e citochine nelle cellule dendritiche. Prenderemo quindi in considerazione diversi allergeni e ci aspettiamo di riscontrare un diverso grado di attivazione e maturazione delle cellule in funzione del grado di potenza dell’allergene.

Quali allergeni utilizzerete?
Tre allergeni da contatto noti per il loro diverso grado di potenza: il benzochinone, un allergene forte, il dietilmaleato, che è di media potenza, e la penicillina G, debole. La linea cellulare che useremo sarà la THP-1, cellule promielocitiche umane come surrogati delle cellule dendritiche. In seguito all’esposizione di queste cellule ai diversi allergeni, andremo a misurare la loro attivazione, per definire una scala di induzione in relazione alla potenza dell’allergene. Se l’ipotesi di lavoro risultasse verificata, si potrà ampliare a sostanze di potenza ignota.

Elena Kummer
Elena Kummer

Quali sono gli aspetti innovativi di questa ricerca rispetto alle attuali conoscenze?
I metodi alternativi finora sviluppati permettono di comprendere se una sostanza sia un allergene o no, ma nessuno è in grado di predirne la potenza. La potenza di un allergene, e quindi la dose necessaria per attivare una risposta immunitaria, al momento è valutabile solo in vivo, quindi su modelli animali, quale il test del linfonodo locale (LLNA). L’aspetto innovativo riguarda il correlare il grado di attivazione in vitro delle cellule dendritiche con la potenza in vivo dell’allergene e identificare la dose minima necessaria per innescare il processo. Questo è fondamentale per contribuire all’obiettivo di abbandonare l’utilizzo degli animali per la valutazione del rischio di sensibilizzazione cutanea: dare informazioni quantitative sulla potenza dell’allergene utilizzabili ai fini della caratterizzazione del rischio.

Dove vi aspettate di arrivare con questo studio grazie al finanziamento del Lush Prize?
Il premio ci permetterà di finanziare la fase iniziale di fattibilità dello studio e di verificare la possibilità, attraverso successive ricerche che necessiteranno di ulteriori finanziamenti, di sviluppare un test che possa essere integrato nell’ambito delle strategie di valutazione alternative oggi esistenti, evitando il ricorso all’uso degli animali.

C’è un contributo diretto delle imprese alla vostra ricerca?
Raramente le aziende erogano contributi alla ricerca di base. Normalmente finanziano studi applicativi collegati allo sviluppo dei propri prodotti. I fondi pubblici per la ricerca in Italia sono scarsi, in laboratorio lo avvertiamo nella vita di tutti i giorni. Forse un maggior interscambio tra l’università e l’impresa permetterebbe una attenzione dell’industria a sostenere la ricerca, almeno laddove costruisce strumenti indispensabili per l’industria stessa.

Che progetti ha per il suo futuro?
Al momento vorrei proseguire nella ricerca. Questo premio mi permetterà di intraprendere per un anno questo studio; inoltre, nei miei progetti ci sarebbe il concorrere a un posto di dottorato per continuare a lavorare in questo laboratorio. Non mi dispiacerebbe in futuro lavorare in un ruolo di raccordo tra il mondo della ricerca universitaria e l’impresa. Al momento comunque non mi sento di escludere alcuna possibilità, anche perché mi sento personalmente aperta a esperienze differenti, nell’università o anche nell’industria.

 

SENSIBILIZZAZIONE CUTANEA: COSA MANCA A UNA COMPLETA SOSTITUZIONE?
Il commento di Emanuela Corsini, professore associato membro del Laboratorio di Tossicologia presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano

A quando una completa sostituzione?
Siamo sulla buona strada. Al momento, integrando tutte le informazioni derivanti dagli approcci in vitro, in silico e in chemico, arriviamo a una risposta sì/no e a una stima della categoria (forte, moderato o debole allergene e sicuramente 1A o 1B per la classificazione GHS), sufficiente per un’identificazione del pericolo e per una corretta etichettatura ai fini del CLP, ma non per la caratterizzazione del rischio. Infatti non è possibile ancora, con metodi animal free, l’individuazione della dose di non induzione, parametro necessario per una valutazione del rischio di sensibilizzazione. La ricerca internazionale si sta concentrando sullo sviluppo di metodi per stabilire la dose minima di induzione, aspetto che risente della mancanza di conoscenze sufficienti sui meccanismi che fanno di una sostanza un allergene più o meno potente. Il progetto di ricerca finanziato dal Premio Lush rientra proprio in questo filone. Nel settore cosmetico, in cui i test su animali sono vietati, in alcuni casi le aziende, integrando i riscontri dagli approcci alternativi, identificano la classe di potenza di una certa sostanza e traggono informazioni indicative circa la dose di non induzione riferendosi alla scala di reattività del test LLNA, formulando poi secondo dosaggi opportunamente inferiori.

Quale evoluzione si attende dal punto di vista regolatorio?
L’aspetto interessante che è emerso dalla correlazione tra i dati in vivo con quelli ottenuti con i metodi in vitro è che questi ultimi, che si basano su linee cellulari umane o su surrogati di tessuti, predicono molto meglio il dato riferito all’uomo rispetto ai test sull’animale. La complessità dei meccanismi che portano all’induzione del fenomeno allergico obbliga ad adottare un approccio che integri diversi dati. L’accettazione da parte delle autorità regolatorie di queste strategie integrate e della conseguente classificazione (sì/no e per classi di potenza) è ancora attesa: finora c’è stata una comprensibile prudenza nell’adozione degli approcci alternativi, tuttavia credo che sia il momento di riconoscere la qualità e predittività dei metodi non animali, non solo per il settore cosmetico ma anche ai fini del REACH. Uno studio sulle sostanze a oggi registrate all’ECHA ha evidenziato che circa il 30% di esse si dimostrano allergeni da contatto. Se la classificazione fino alla classe di potenza venisse accettata, si potrebbe limitare l’uso del test su animale per la caratterizzazione della dose minima di induzione alle sole sostanze che, tra queste, sono destinate a usi che espongano per esempio al contatto con la cute, con una significativa riduzione del ricorso ai test su animali. D’altra parte le autorità regolatorie stanno lavorando a una linea guida ufficiale, di cui si attende la pubblicazione, su come integrare le informazioni dagli approcci alternativi, che includono metodi già validati, metodi in via di convalida e altri scientificamente validi. Seppur da applicare con l’indispensabile flessibilità, un riferimento ufficiale è oggi urgente.

 

di E.Perani

Il progetto The Inner Make Up

Questo progetto nasce come una volontà di riconsiderare la bellezza come un bene e non un prodotto di moda, un bene utile (in molti casi come quello della malattia) e condivisibile, ovvero una bellezza con DNA sociale e socialmente utile, pertanto un bene al servizio di chi è nel bisogno. Una definizione di bellezza autentica e innovativa finalmente sdoganata dalle sue vecchie e patinate interpretazioni.
Il lancio della linea di cosmetici dal profilo biocompatibile con gli aspetti fisiologici di sensibilità della cute e dei tessuti di chi affronta cure oncologiche e farmacologiche, sarà strutturato in tutti i suoi step di start up, dalla definizione delle operazioni di formulazione del cosmetico secondo le tecnologie più indicate dai chimici e cosmetologi di settore, ai test di certificazione fino allo sviluppo di una produzione che si inserisca non solo nei reparti oncologici ma che diventi a lungo termine anche accessibile a tutti.
Il protocollo dei test di ogni prodotto di make-up sarà testato rigorosamente su un campione di donne coinvolte in un percorso di malattia. La linea di make-up che si vuole creare risponderà a quei bisogni specifici di quelle donne che perdono momentaneamente o periodicamente la oro peluria cigliare e sopraccigliare, i capelli, che vedono mutare il loro colorito per via delle cure, che soffrono una disidratazione dei tessuti generalizzata a viso e corpo e di molte altre situazioni in cui si potrà intervenire con risposte adeguate, prodotti sicuri, attenti, funzionali, che restituiscano un’immagine e una identità inizialmente frammentata o recisa dalla malattia.
Il teamThe Inner Make-up” ha bisogno al momento di creativi e tecnici di svariate competenze, dal cosmetologo e formulatore di make-up, al produttore che ha desiderio di contribuire pur in scala modesta (almeno per i pre-lanci di alcune prime proposte trucco) al consulente di marketing. Necessitano di un investitore, ad esempio un’azienda cosmetica sensibile al tema della bellezza sociale, pronto a sostenere la start-up.
Per ulteriori informazioni e per chi fosse interessato a far parte di questo progetto può contattare: www.facebook.com/theinnermakeup/ oppure la Make-up Artist Dominga Ciavarella dominga280@gmail.com

 

Analisi quantitativa della lucentezza cutanea

0

Beautiful Girl Touching Her FaceNel lavoro viene studiata la lucentezza del viso e lo stato del deterioramento del trucco attraverso l’utilizzo di immagini facciali; queste vengono analizzate e ricostruite utilizzando l’analisi delle componenti principali (PCA) e generando, a partire da tali analisi, le differenziazioni. Per valutare la differenza del grado di lucentezza vengono studiate le varianze e, lo studio della PCA, viene utilizzato per la valutazione degli spazi di colore, che a loro volta si riflettono sulla lucentezza delle differenti aree.
International Conference on Computer Information Systems and Industrial Applications (CISIA 2015)

di Chiara Lacapra e Silvia Rum

Determinazione della purezza enatiomerica nel pantenolo nei prodotti cosmetici

0
White jar with blue lid of cosmetic cream isolated on white background
White jar with blue lid of cosmetic cream isolated on white background

Nel presente lavoro è stato messo a punto un metodo rapido ed efficiente di Cromatografia chirale in Fluido Supercritico (SFC) per la determinazione quantitativa degli enantiomeri del pantenolo nelle formulazioni cosmetiche (creme, lozioni, esfolianti), basato sulla consapevolezza che l’effetto farmacologico dipenda solo dalla forma D (Dexpantenolo). I campioni sono stati preparati mediante estrazione liquido-liquido, seguita da estrazione in fase solida. Dopo aver testato diverse colonne enantioselettive, in un tentativo di invertire l’ordine di eluizione per ottenere l’enantiomero minore eluito prima, la migliore separazione degli enantiomeri è stata raggiunta in meno di 6 minuti con una semplice fase mobile comprendente biossido di carbonio e 11% di metanolo, con flusso di 2,3 mL/min, 25°C e 150 bar in contropressione. Nello studio è stato utilizzato un rivelatore a serie di diodi ottici e uno spettrometro di massa a singolo quadrupolo dotato di sorgente Elettrospray. Il limite di quantificazione (LOQ) ottenuto con la registrazione a singolo ione è stato di 0,5 mg/mL. Il metodo è stato convalidato in termini di linearità, precisione e accuratezza e, concludendo, sono stati ottenuti risultati soddisfacenti.
Journal of Pharmaceutical and Biomedical Analysis- Volume 102, Pages 321–325 (2015)

di Chiara Lacapra e Silvia Rum

Marketing nel mondo cosmetico

0

shutterstock_70054636La valutazione di come attivare l’impulso all’acquisto nei consumatori è diventata una preoccupazione primaria delle imprese, in termini di sviluppo di modelli di marketing efficaci. Utilizzando il metodo quantitativo, questo studio ha sondato la situazione del consumo dei prodotti cosmetici e del marketing sperimentale, riferito anche all’immagine del brand e all’impulso verso l’acquisto. Lo Statistical Package for the Social Science (SPSS) e modelli di equazioni strutturali, sono stati utilizzati per analizzare le relazioni causali tra quattro fattori. I risultati suggeriscono che i consumatori di sesso femminile, non sposati, di età compresa tra i 30-35 anni di età, laureati, e operanti nel settore dei servizi sono maggiormente inclini all’acquisto «impulsivo» dei cosmetici. Questi prodotti si differenziano dalle altre merci al dettaglio per esempio per “situazione del consumo” e “comportamento di acquisto d’impulso”. Sulla base dei risultati, nel lavoro sono proposti suggerimenti per il marketing, così come per il processo decisionale delle imprese.
Total Quality Management & Business Excellence (2015)

di Chiara Lacapra e Silvia Rum

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...