L’Oréal Groupe e NUS Medicine hanno dato il via ad una collaborazione con un obiettivo preciso: approfondire il rapporto tra longevità della pelle e invecchiamento dell’organismo. Il progetto, sviluppato dalla NUS Academy for Healthy Longevity della National University of Singapore Medicine, prevede la creazione di un laboratorio congiunto presso l’Healthy Longevity Clinical Trial Centre e si svilupperà nell’arco di più anni.
Longevità della pelle e salute dell’organismo: che cosa vuole capire la ricerca
La domanda al centro del progetto riguarda il rapporto tra l’età biologica della pelle e quella degli altri organi. I segni dell’invecchiamento cutaneo sono facilmente osservabili, ma resta da chiarire quanto possano riflettere processi che interessano anche altri sistemi.
Per questo gli studi metteranno a confronto parametri cutanei e indicatori legati alla salute cardiovascolare, metabolica, cognitiva e muscoloscheletrica. Le diverse valutazioni verranno effettuate sulle stesse persone e nell’ambito dei medesimi protocolli clinici, così da ottenere dati confrontabili e osservare eventuali correlazioni.
Il laboratorio di Singapore unisce cosmetica e geroscienza
Il nuovo centro riunirà le competenze di L’Oréal nell’analisi di pelle, cuoio capelluto e capelli con quelle di NUS Medicine nella geroscienza e nella medicina della longevità. La prima studia i meccanismi biologici dell’invecchiamento, mentre la seconda considera l’invecchiamento in relazione alla salute e alla prevenzione delle malattie. Le valutazioni della pelle saranno quindi integrate negli studi clinici dedicati alla longevità.
Singapore costituisce, inoltre, un contesto significativo per questo tipo di ricerca, considerando il progressivo invecchiamento della popolazione e l’interesse del Paese per le strategie legate alla salute nella terza età.
La pelle può diventare un indicatore dell’età biologica?
Una delle ipotesi da verificare è che la pelle possa offrire un modo relativamente semplice per osservare alcuni aspetti dell’invecchiamento sistemico. Se i dati cutanei risultassero associati a quelli di altri organi o apparati, determinate caratteristiche della pelle potrebbero diventare indicatori utili nei percorsi di monitoraggio.
Non è però scontato che emerga questa relazione. La ricerca potrebbe mostrare anche che l’invecchiamento cutaneo segue dinamiche in parte indipendenti. In entrambi i casi, i risultati contribuirebbero a definire meglio il ruolo della pelle nello studio dell’età biologica.
Longevity Integrative Science: la ricerca L’Oréal oltre i segni visibili
Per L’Oréal, il progetto si inserisce nel percorso della Longevity Integrative Science, un approccio che analizza i processi biologici alla base dell’invecchiamento cutaneo e non soltanto le sue manifestazioni visibili.
Nel 2025 il gruppo ha presentato una piattaforma dedicata alla longevità della pelle, basata sullo studio dell’attività cellulare, della comunicazione tra cellule e dei processi infiammatori. L’azienda ha, inoltre, dichiarato di avere identificato più di 260 biomarcatori associati alla longevità cutanea attraverso la propria Longevity AI Cloud.
La collaborazione con NUS Medicine amplia questo lavoro verso una nuova prospettiva: capire se i meccanismi osservati nella pelle possano essere messi in relazione con quelli che regolano l’invecchiamento dell’intero organismo. Le conoscenze ottenute potrebbero in seguito orientare lo sviluppo di prodotti per pelle, capelli e cuoio capelluto e di approcci maggiormente personalizzati.
Dalla ricerca cosmetica allo studio dell’invecchiamento
La partnership riflette un cambiamento nell’approccio alla longevità cutanea, sempre più legato allo studio dei processi biologici che precedono e accompagnano i segni dell’età. L’Oréal ha già avviato collaborazioni scientifiche su temi come epigenetica, autofagia, microbioma e senescenza cellulare, mentre NUS Medicine porta nel progetto competenze specifiche nello studio dell’invecchiamento umano.











