Principi cosmetici dalle specie agricole del Mediterraneo


A quali tendenze risponde oggi l’ingrediente cosmetico derivato dalla filiera alimentare?
La crescente tendenza delle aziende cosmetiche ad utilizzare ingredienti ottenuti da piante e/o da alimenti, o da sottoprodotti (co-products) derivanti dalle catene di produzioni delle principali filiere agro-alimentari è ormai un trend inarrestabile che risponde alla pressante esigenza del consumatore moderno di preferire cosmetici contenenti, sempre di più, ingredienti che corrispondano ai requisiti di “naturalità” e che quindi  siano privi di pesticidi (agricoltura biologica), siano ottenuti da materie prime vegetali mediante processi che rientrano nell’ottica della produzione circolare e sostenibile e non della produzione lineare; quest’ultima genera, infatti, oltre ai prodotti principali, anche sottoprodotti che occorrerà smaltire, determinando in tal modo un impatto ambientale non indifferente.

Francesco Bonina, professore ordinario di Tecnologia Farmaceutica e di Prodotti Cosmetici presso il Dipartimento di Scienze del Farmaco – Università di Catania

Considerando le specie vegetali del mediterraneo, vorrebbe fare alcuni esempi di principi di interesse cosmetico?
Il microclima delle pendici dell’Etna, con le forti escursioni termiche nel mese di febbraio, dai 20°C diurni ai 2-3° notturni, è responsabile dell’accumulo di antocianine e flavonoidi nella polpa delle arance rosse di Sicilia, che le rende uniche. Queste sostanze possono avere un ruolo difensivo per la salute umana e per questo si prestano a diverse applicazioni. Dai residui di bucce e polpa, sottoprodotti dell’industria di trasformazione delle arance, per esempio, si estraggono complessi di elevato interesse in cosmetica e nutraceutica, supportati da pubblicazioni scientifiche che ne dimostrano l’efficacia nel contrastare lo stress cutaneo da radiazione solare. Considerando il fico d’India (Opuntia), per fare un altro esempio, i suoi fiori si caratterizzano per l’elevato contenuto di isoramnetina che, opportunamente dosata per via orale, rappresenta un valido aiuto nel contrastare la caduta dei capelli perché è un potente inibitore della 5-alfa reduttasi, l’enzima che trasforma il testosterone in diidrotestosterone. La ricerca sulle molecole funzionali delle piante di uso alimentare fornisce numerose prove a supporto del concetto di beauty from within, che costituisce un filone molto valido e molto seguito nella riparazione e prevenzione dei danni cutanei, che si affianca alla cosmesi funzionale.

Nell’ambito dei protettivi solari, possono trovare applicazioni strettamente di tipo cosmetico gli estratti di foglie di ulivo, per la presenza di componenti che sviluppano una azione protettiva nei confronti dei raggi solari e un’azione antinfiammatoria, quest’ultima riscontrata anche in estratti della pianta del cappero. Anche da altre matrici vegetali che derivano direttamente dall’agricoltura è possibile ricavare una serie di principi cosmetici e nutraceutici, per esempio, dalle foglie e fusti del carciofo, ampiamente coltivato in Sicilia. Sono molte le matrici vegetali da scarti agricoli che abbiamo studiato per ricavare materie prime cosmetiche e altre applicazioni nell’industria. Queste ricerche sono avvenute coinvolgendo anche altri atenei, oltre all’università di Catania, che hanno messo in gioco le rispettive competenze specifiche, dall’Università di Torino per la messa a punto di processi di estrazione ad alta efficienza e basso impatto ambientale, all’Università di Napoli per la caratterizzazione dei polisaccaridi dell’Opuntia, all’Università di Roma per le competenze nella caratterizzazione delle proprietà delle piante officinali, e molti altri.

Quali opportunità vede per la cosmetica italiana?
I materiali naturali sono ricchissimi di potenzialità, trovare applicazioni innovative in una logica di economia pulita è un’opportunità davvero interessante per la cosmetica, che può e deve avere un ruolo in quella che è la sfida dell’oggi e del domani. In questo momento l’Italia, nel campo degli estratti vegetali, non occupa il posto che le spetterebbe in base alla tradizione agricola ed erboristica che può vantare. Ma proprio questo è il momento giusto per investire in questo campo: per la considerazione che gode all’estero il nostro Paese, per l’esigenza di far crescere l’economia circolare, per la sensibilità del mercato. Ovunque nei mercati si attende il prodotto tutto naturale: chi è già partito a sviluppare applicazioni in quest’area avrà un indubbio vantaggio. Creare il prodotto tutto naturale e tutto italiano è una leva sicura di successo che, in più, non dovrà trascurare l’aspetto di un packaging sostenibile, che ormai sta diventando una priorità. Oggi il consumatore tende a operare scelte responsabili in fatto di impronta ambientale, per cui l’impegno delle imprese in questa direzione è premiante e l’Italia ha tutte le carte in regola per contribuire a questa evoluzione.

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