Il 29 settembre al Teatro della Terra (Expo Milano 2015, Parco della Biodiversità) si è tenuta la serata di premiazione del CosmeticAward, premio italiano della cosmetica organizzato da Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese del settore. Nato nel 2012 con l’intento di valorizzare la reputazione del panorama cosmetico, con un’attenzione particolare alle giovani imprese, il premio è ora giunto alla sua seconda edizione, dedicata al tema dell’innovazione nella comunicazione (tre categorie in gara più un premio speciale). Artsana Group ha vinto nella categoria “Grandi aziende italiane”: l’impresa con sede a Grandate (CO) opera nei settori della salute, della bellezza e dell’infanzia, e lo fa con grandi marche come Chicco e Pic Solution. In quest’occasione è stata premiata per il progetto di comunicazione dei deodoranti a marchio Lycia, grazie a una campagna incentrata sul QR code e sull’interazione con il consumatore. Nella categoria “Multinazionali” ha prevalso L’Oreal Italia, divisione italiana del famoso gruppo industriale francese, per la realizzazione della campagna Vichi per il prodotto Dermablend, dove esperienza diretta e mezzi online hanno messo al centro le consumatrici. Per le “Piccole e medie imprese” invece ha vinto Landoll, azienda milanese specializzata in prodotti per capelli, grazie a una campagna basata sui social media per la linea Nashi Argan. Il premio speciale per la sostenibilità è stato consegnato a Davines, azienda di prodotti hair care con sede a Parma.
Nel presente lavoro viene descritto un nuovo protocollo per valutare l’efficacia del dispensatore di alcuni sistemi di imballaggio (PSS) di prodotti cosmetici senza conservanti, nel proteggere sia la loro formulazione che le dosi erogate. Nello studio, mimando contatti con una pelle non sterile o le dita, il sistema di erogazione viene messo in contatto con un tessuto pre-contaminato da una colonizzazione standardizzata di P. aeruginosa. Nello studio la metodica viene applicata a tre diversi tipi di imballaggi e i risultati mostrano evidenti differenze in questi tre articoli, con efficacia variabile nella protezione del prodotto contenuto e nelle dosi consegnate. Il protocollo proposto si è dimostrato essere in grado di discriminare tra differenti PS e fornire informazioni sulle caratteristiche forti e deboli di taluni tipi di tecnologie di erogazione, inclini a diminuire in modo efficiente sia la contaminazione della dose sia quella dell’intero prodotto contenuto. Pertanto, il protocollo proposto può contribuire alla scelta nella selezione negli imballaggi-erogatori, per proteggere un prodotto cosmetico con un basso contenuto di conservante. International Journal of Cosmetic Science, Article first published online: 2 JUN 2015- DOI: 10.1111/ics.12240
Negli ultimi anni, la quantità di rifiuti derivanti da processi industriali è aumentata notevolmente. Molte industrie producono diversi tipi di sottoprodotti, ancora ricchi di composti preziosi. La loro caratterizzazione e valorizzazione permette non solo di convertirli in prodotti ad alto valore, con applicazione in diversi campi biotecnologici, come quello farmaceutico, alimentare o cosmetologico, ma sarebbe anche fondamentale per ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti e dei relativi costi di trattamento. Ci sono molti esempi di ingredienti cosmetici attivi derivanti da pesce, carne e prodotti caseari; ma nel presente lavoro viene messo a fuoco l’attuale uso di composti ed estratti derivanti da rifiuti monouso agronomici, in campo cosmetico. Questi tipi di prodotti sono efficaci, poco costosi e bio-sostenibili, e quindi rappresentano una valida alternativa agli estratti vegetali tradizionali, più comunemente adottati nelle formulazioni cosmetiche. Inoltre, se tali prodotti di scarto provengono da agricoltura biologica, rappresentano certamente una fonte ancora più preziosa di estratti sicuri utilizzabili come ingredienti cosmetici, dal momento che mancano di qualsiasi pesticida residuo o composto chimico potenzialmente tossico. Cosmetics 2015, 2(2), 82-92; doi:10.3390/cosmetics2020082 di Lacapra Chiara e Rum Silvia
I due nuovi impianti di produzione di ingredienti cosmetici di Evonik a Shangai (Cina) e Americana (Brasile) sono stati recentemente certificati in accordo con gli standard della Roundtable on Sustainable Palm Oil (RSPO). I primi siti produttivi di Essen e Steinau sono diventati siti certificati RSPO nel 2013, seguiti dai due siti precedentemente citati nel 2015. Ulteriori certificazioni dei siti di produzione Evonik sono pianificate per un prossimo futuro. Come membro del RSPO, l’azienda supporta l’utilizzo di prodotti fatti con derivati di olio di palma sostenibile all’interno della supply chain, tanto che l’assortimento di questo tipo di prodotti sta crescendo a gran velocità. In aggiunta alla gamma di emulsionanti e fattori di consistenza per creme che incontrano gli standard RSPO, Evonik ha infatti recentemente rilanciato un tensioattivo certificato RSPO: TEGO Betain P 50 C (Cocamidopropyl betaine), comunemente usato in shampoo e gel doccia.
Xerox, compagnia globale operante nel mercato della stampa digitale a colori per una produzione di fascia alta, quest’anno presenta il debutto di nuove piattaforme capaci di fornire soluzioni tecnologiche all’avanguardia. È il caso della nuova stampante iGen5, disponibile nelle tre versioni da 150, 120 o 90 pagine stampate al minuto, che rappresenta la massima evoluzione in termini di personalizzazione e flessibilità; o ancora la ColorPress 800i/1000i, stampante innovativa e dall’ampio color gamut. Una caratteristica importante dei nuovi prodotti Xerox è l’introduzione del quinto colore, che permette più creatività nell’elaborazione delle immagini, come l’aggiunta dell’effetto trasparente e di quello metallico: i toner Oro e Argento aggiungono brillantezza alle immagini in quadricromia, applicandovi un rivestimento che simula l’aspetto metallizzato. Nel mondo della cosmetica e della profumeria, questo permette di stampare foto dalle sfumature glamour e rendere più accattivanti cataloghi, volantini, buoni sconto e ogni forma di light packaging.
Registreranno una ulteriore contrazione, nel 2015, le vendite dei cosmetici nei canali professionali. Secondo quanto pubblicato nell’ultima indagine congiunturale di Cosmetica Italia, si vedranno flessioni meno negative che negli ultimi anni, ma comunque il segno meno ridurrà il sell-out degli acconciatori a 560 milioni di euro (-2,4%) e quello dei saloni di estetica a 230 milioni (-3,5%).
Se il calo delle frequentazioni dovuto alla crisi affligge i saloni di acconciatura, nel canale si osservano due velocità, con operatori che si rimettono in gioco rinnovando le proprie proposte sul fronte dei servizi e della fidelizzazione e operatori meno dinamici nell’affrontare i necessari cambiamenti per trattenere la clientela, sempre più esigente.
Diverso è il problema dei centri di estetica e benessere, in cui non mancano realtà all’avanguardia che hanno saputo puntare anche sulla vendita dei prodotti, ma in cui si fatica a dare un’identità definita al canale.
Le tendenze del mercato al benessere, l’attenzione alla shopping experience e la richiesta di prodotti specializzati, attestati anche dalle ultime ricerche del Centro Studi di Cosmetica Italia che lancia l’osservatorio Beauty Trend Watch, sarebbero favorevoli a un rilancio dell’area professionale,
Gian Andrea Positano.
con un ruolo importante delle aziende. Lo profila Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia «si attesta la tendenza a un’alleanza fra consumatore e azienda, che vediamo sempre più solida. Per l’azienda significa essere più vicino al consumatore e conoscerne le esigenze. Per il consumatore è il desiderio di avere un’interfaccia sempre più diretta con i produttori, per avere le informazioni di cui è sempre più avido. Grazie ai mezzi web questo contatto si è fatto più intenso: le aziende hanno dai consumatori feed back sui nuovi lanci in poche ore. Nel canale professionale, dove il ruolo del professionista rimane comunque importante, consumatore, professionista e azienda sono uniti in una catena di rapporti in cui oggi l’anello professionista/consumatore mostra qualche segno di debolezza. In tal senso l’informazione diretta dell’azienda al consumatore, per esempio sui nuovi lanci che interessano il canale professionale, può essere uno stimolo a riportare il consumatore nel canale».
L’uso di prodotti a base di Hennè è molto popolare, questi possono essere usati durante la gravidanza, nonché per temporanei tatuaggi per bambini. Lo scopo di questo lavoro è stato quello di sviluppare metodi di controllo della qualità, consentendo la determinazione della composizione delle colorazioni per capelli, così come la presenza di lawsone e il suo contenuto quantitativo. Per l’analisi di otto componenti è stato utilizzato un metodo spettrofotometrico, utilizzando estratti acquosi e metanolici. Gli estratti, quindi, sono stati purificati per ottenere residui secchi contenenti lawsone. Precedentemente è stata sperimentalmente determinata la lunghezza d’onda ottimale per l’analisi di estratti metanolici di lawsone. È stato determinato il contenuto quantitativo di composti polifenolici, studiati in termini di equivalenti in acido gallico, mediante il metodo spettrofotometrico di Folin-Ciocalteau. L’acido gallico è stato utilizzato come standard per costruire la curva di calibrazione. I risultati portano a definire il processo di determinazione del lawsone come complesso, ma potenzialmente utilizzabile per stabilire metodi di controllo della qualità per questo tipo di prodotti. Annals of Mechnikov Institute, N 2, 2015 di Lacapra Chiara e Rum Silvia
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Anche la città di Pavia si è preparata all’Expo con diverse iniziative, dal mese di maggio a ottobre, con grande coinvolgimento delle amministrazioni e delle associazioni, mentre la Fondazione per lo Sviluppo dell’Oltrepò Pavese (ex Gal), nella veste di partner di progetto, agisce in rappresentanza di diverse realtà locali e 50 Comuni dell’Oltrepo Pavese; questi eventi si basano sull’idea di un padiglione territoriale diffuso, che, pur avendo il vino come minimo comune denominatore, si propone al visitatore anche secondo altre tematiche. In particolare, ai temi del benessere e ai suoi sviluppi sarà dedicati il convegno «Vino e terme: salute e benessere», il giorno 25 ottobre presso il Centro E. Diviani a Salice Terme (PV), organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Pavia. Dopo una mattina di conferenze e interventi di esperti, presso le Terme di Salice vi è un percorso pratico-sensoriale, dall’estrazione di bioattivi, analisi chimico-fisica e caratterizzazione di sostanze attive, alla tecnologia di formulazione cosmetica e prove di sensorialità. In questo convegno i componenti del vino e della vite diventano quindi gli ingredienti ideali per prodotti cosmetici efficaci, sicuri e di buona qualità.
La domanda dei consumatori per gli ingredienti naturali nei prodotti cosmetici è in aumento. I composti fenolici sono tra i composti antiossidanti naturali più studiati, anche per la loro possibile attività antimicrobica, anti-infiammatoria o antiaging e grazie alle buone caratteristiche di permeazione attraverso la barriera cutanea. L’uva contiene componenti fenolici preziosi, e i suoi sottoprodotti sono ampiamente disponibili come materie prime a basso costo. Questa review presenta una panoramica dell’applicazione dei composti fenolici derivanti dall’uva, come fonte di ingredienti naturali per la cosmesi. Cosmetics 2015, 2(3), 259-276 di Chiara Lacapra e Silvia Rum
Sempre più curiosi delle connotazioni olfattive, i consumatori sono desiderosi di comprenderle e coglierle, nella scia di una persona, in un colpo di vento o in un negozio, a suggellare e fissare nella memoria l’esperienza che stanno vivendo. L’interesse per la caratterizzazione olfattiva e per la conoscenza dei profumi cresce nel mercato, investendo ogni espressione del mondo cosmetico, dal profumo best seller a quello di nicchia, dai cosmetici ai negozi in cui vengono proposti, per allargarsi al mondo della moda, ai punti vendita dell’abbigliamento, ma anche a tutti i luoghi pubblici o privati di tendenza, fino a costituire un must per mostre, spettacoli, eventi. Ne parliamo con Claudia Scattolini, profumiera formata all’ISIPCA di Versailles e creatrice di profumi e logo olfattivi.
Tra le sue attività di fragrance designer c’è la creazione del profumo su misura per la persona…
È la mia passione. Il profumo che si indossa parla della propria anima e di ciò che di noi si vuole trasmettere al mondo. Tradurre tutto questo in un profumo personalizzato è una sfida e un lavoro di grande interesse, che affronto mettendomi all’ascolto della persona e cercando di coglierne la personalità, non soltanto i gusti olfattivi. La persona passa un’intera giornata con me, parliamo della sua visione del mondo. Pongo domande personali, che mi permettono di capire quale rapporto intende intrattenere con il mondo attraverso il profumo. Utilizzo anche immagini, per esempio il paragone con colori, tessuti, forme geometriche per capire quale struttura e texture dare alla creazione: fresco come un capo in seta, morbido come la lana, appuntito come una stella… A seconda delle risposte, propongo alcune materie prime. Spiego come si costruisce un profumo e introduco le famiglie olfattive, fra cui scegliamo quella che diventerà la base della formula, di cui io stabilirò le proporzioni e in cui verranno inserite le note personali. Disegniamo la piramide olfattiva e, scritta la formula, andiamo a realizzarla con il contributo del destinatario, che pesa e miscela personalmente gli ingredienti. Questo tipo di lavoro risponde a una richiesta in aumento, che interessa sia il mondo femminile sia quello maschile. Piace l’idea del prodotto di altissima qualità realizzato artigianalmente. D’altra parte l’apprezzare il prodotto di alto artigianato è una tendenza internazionale, a cui peraltro l’immagine dell’Italia è molto legata, anche grazie al successo della moda Made in Italy.
Da dove parte invece l’approccio al logo olfattivo di un brand o di una firma della moda?
I lavori con i brand sono molto legati ai concept di marketing, al pubblico di riferimento e alle tendenze. Si basano su brief molto precisi e richiedono un lungo lavoro di affinamento, con molte modifiche. Nella profumeria di nicchia c’è la possibilità di puntare in una certa misura sull’originalità della creazione rispetto alle tendenze di marketing, che non devono però essere trascurate. Oggi la segmentazione del mercato non avviene più secondo macrocategorie (fasce d’età, genere, status sociale); il target si analizza invece secondo una segmentazione più fine, basata su esigenze profonde e personali.
Claudia Scattolini.
Come trovare l’equilibrio fra l’ispirazione artistica e la rispondenza ai trend del momento?
Seguire le tendenze non significa necessariamente creare una fragranza banale dal punto di vista olfattivo, ma fare uno sforzo di ricerca per interpretare i trend in modo originale senza intaccare l’unicità della creazione. Questo vale anche per il profumo commerciale e, a maggior ragione, per la nicchia, dove proprio l’espressione della creatività è il valore e dove si ha maggior possibilità di essere capiti, seppur entro certi limiti. Infatti anche nella nicchia serve una certa immediatezza per poter parlare al pubblico, che non ha tempo di soffermarsi su stimoli poco decifrabili: come sempre nell’arte, il linguaggio deve essere dosato fra tensione espressiva e possibilità di essere compreso. Le tendenze sono oggi più complesse, vanno oltre le note olfattive alla moda. La multifunzionalità per esempio, può essere introdotta anche in un profumo, nel momento in cui, attraverso una opportuna scelta delle materie prime, conferisco alla creazione per esempio proprietà aromaterapiche o feromoniche. Sempre lavorando sulla selezione degli ingredienti, la proposta può di volta in volta puntare alla preziosità o all’artigianalità, alla naturalità o al biologico, altri trend molto sentiti.
La caratterizzazione olfattiva sembra essere un aspetto ricercato anche per gli ambienti, compresi i punti vendita…
Sono convinta che ci sarà sempre più spazio. Molti marchi dell’abbigliamento infatti puntano sulla multisensorialità del punto vendita; inoltre, nella progettazione degli spazi, sono sempre più numerosi gli architetti che studiano anche la caratterizzazione olfattiva, oltre alle luci, colori e acustica. In un negozio, nell’ufficio di un professionista, nello studio del medico, ormai, le persone non cercano più soltanto il servizio, ciò che conta è l’esperienza, quasi come nella partecipazione a un evento. Non andiamo per negozi necessariamente perché ci serve qualcosa, ma spesso solo per cogliere un certo tipo di atmosfera, per curiosare. Oggi, cresce la tendenza a coinvolgere i propri clienti, qualunque sia il servizio, valorizzando l’aspetto esperienziale. A questo scopo la caratterizzazione olfattiva è particolarmente significativa. Per conseguirla è necessario un diverso tipo di ricerca. Per esempio, per il logo olfattivo del Comune di Iesolo ho preso in considerazione la connotazione geografica, ma anche le tradizioni agricole e l’attualità della città, con proposte che accostavano il sale marino, le pere coltivate nell’entroterra fino al mohito, simbolo della movida del lido.
Non si sente la mancanza di una scuola per la formazione dei profumieri, che darebbe prestigio a questa parte del Made in Italy?
È certamente una carenza, anche perché oggi esiste un connubio fra moda, di cui l’Italia è considerata capitale mondiale, cosmesi e profumeria. Molti stilisti sentono il bisogno di avere la propria linea di profumi a completamento delle collezioni. Ma non è solo una questione di industria della moda. Attraverso i miei corsi colgo un forte interesse, da parte di tutti, ad ampliare la propria cultura personale sui profumi e sul mondo olfattivo. Chi oggi volesse fare un percorso strutturato di formazione dovrebbe uscire dall’Italia, verso l’ISIPCA o la Scuola di Grasse. Questo è un vuoto formativo che dovrà essere colmato. Personalmente vedo un ruolo dell’Università nel dare risposta a questa esigenza, un’istituzione dotata del prestigio necessario ad avviare questo tipo di percorso. Mi sembra inoltre che non possa mancare una spinta da parte dei profumieri, che dovrebbero mettere da parte un certo individualismo per appoggiare una iniziativa di questo tipo, che migliorerebbe l’immagine della profumeria italiana con ricadute positive per tutti, oltre che, naturalmente, contribuire alla formazione non solo dei profumieri ma anche di tanti tecnici dell’industria.
Crede che serva una più specifica formazione sugli aspetti olfattivi nell’industria cosmetica?
Sì. Conoscere la parte tecnica, le materie prime e le connotazioni olfattive che rendono un profumo quello che è ha una grande importanza, soprattutto in questa fase di mercato, in cui il consumatore è molto curioso e attento a questi aspetti. Gli elementi olfattivi del prodotto e del punto vendita non potranno essere lasciati a valutazioni superficiali. Cresce per questo la richiesta di figure intermedie fra il marketing e il profumiere, per valutare e affinare i profumi, che devono capire e parlare il linguaggio di queste due aree. Per tutte queste ragioni la formazione specifica è fondamentale.
ARTIGIANALITÀ DA INDOSSARE
L’artigianalità italiana fa tendenza in tutto il mondo e può diventare ispirazione anche per il profumo. È quanto è successo con Extrait d ‘Atelier essence de savoir-faire una serie di eau de parfum, tutte da indossare, ideate da Chiara Ronzani e create da Claudia Scattolini, ispirate a tre botteghe artigiane: di un orafo, di un calzolaio e di un sarto. «Dopo uno studio che mi ha portato a visitare vere botteghe e fabbriche artigianali -spiega la fragrance designer, -ho fatto una scelta realistica, introducendo in ciascuna composizione, accanto a rimandi simbolici alle rispettive attività, come le forbici taglienti del sarto, note che richiamassero gli odori caratteristici: bunsen, solventi, ghiacci dall’orafo, cuoio e resine dal calzolaio, stoffe accatastate dal sarto e una punta di caffè».