Da Responsabilità Sociale a Responsabilità Civile

Stefano Zamagni, ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna (Facoltà di Economia) e Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna Center

Prof. Stefano Zamagni

Come si sta evolvendo il ruolo della RSI in questa fase storica, segnata dall’emergenza climatica, dalla pandemia e dalla crisi economica conseguente?
Dal 1953, anno in cui per la prima volta si parlò di Corporate Social Responsibility, il tema della responsabilità sociale delle imprese può considerarsi oggi bene assorbito, ma è una conquista recente. Solo 15 anni fa, infatti, molti ritenevano fosse una espressione priva di senso; è stata la crisi del 2007-2008 a imprimere la sferza decisiva per il cambiamento culturale. Rispetto ad allora, tuttavia, si è capito, e la pandemia è stata in questo senso decisiva, che la RSI deve muovere un ulteriore passo in avanti, verso la responsabilità civile dell’impresa. Quale è la differenza? Se con la responsabilità sociale si richiede alle imprese di “non fare”, per esempio non inquinare, non sfruttare i dipendenti, non evadere le tasse ecc., di astenersi quindi dall’intraprendere azioni che andrebbero a svantaggio di un insieme di soggetti, con la responsabilità civile si chiede all’impresa di “fare”. Un’azione positiva, quindi, un impegno dettato da circostanze locali da cui l’impresa non può chiamarsi fuori: se il sistema scolastico o quello sanitario non funzionano, la risposta dell’impresa non può essere rivolta solo al proprio business, ancorché condotto nel rispetto delle regole, non è sufficiente. Dovrà invece dare il proprio contributo, collaborando con altri soggetti del contesto in cui opera, per migliorare la situazione.

Secondo quest’ottica, cambia il significato di responsabilità…
Profondamente. Ci sono infatti due concetti di responsabilità. La responsabilità come risposta: rispondo per ciò che faccio, secondo un concetto di responsabilità come imputabilità; la nozione più forte è invece il concetto di responsabilità come prendersi cura, quindi caricarsi sulle spalle il peso delle cose allo scopo di migliorarle, una modalità più aderente al significato originario di rispondere, quello del latino res pondus. Mentre con la prima nozione sono responsabile dei comportamenti sbagliati, con la seconda nozione sono responsabile di ciò che non faccio pur potendolo fare. Ecco, le imprese sempre più saranno chiamate a rispondere secondo questo secondo concetto: perché tu, impresa, non hai dato un contributo a risolvere quel problema? Questo apre scenari completamente nuovi e ancora poco battuti in Italia, dove purtroppo permane un concetto di responsabilità legato esclusivamente all’ottemperanza alla normativa. Ma sarà necessario cambiare rapidamente questa mentalità, si deve tendere verso il concetto più forte. Questo perché c’è una richiesta urgente da parte della società di un cambiamento radicale che coinvolge anche le imprese: non è più tollerato che siano focalizzate solo sul profitto. Oggi già molte aziende sono orientate alla responsabilità sociale, proprio loro dovranno fare un passo avanti verso la responsabilità civile, per avere anche funzione di traino di tutto il mondo produttivo.

Quali sono gli strumenti per ripensarsi in un ruolo di responsabilità civile?
Lo strumento fondamentale è il principio di sussidiarietà: quando ci sono criticità nel contesto in cui si opera, le imprese, unitamente all’ente pubblico e agli enti del terzo settore, devono collaborare per trovare soluzioni. Nel progetto “Insieme per il lavoro” che ho avviato a Bologna, tutti gli attori della società, dal Comune, alle imprese, ai rappresentanti sindacali, alla chiesa, al mondo delle associazioni hanno firmato un accordo per creare nuovo e buon lavoro, con risultati tangibili nella riduzione della disoccupazione.

Tuttavia, da molti ancora la responsabilità viene concepita come un costo…
È una visione miope. Perché diventare attori nella responsabilità civile facilita la vita delle imprese: esattamente come la ricerca e sviluppo, si tratta di un investimento a cui è legata la sopravvivenza stessa delle imprese. L’errore è vedere la responsabilità nella chiave assistenzialistica di erogare soldi, quando in realtà la responsabilità civile significa confrontarsi con il proprio contesto e dare un contributo a trovare soluzioni. In questa chiave, l’impresa fa la propria parte e al contempo trae vantaggio come tutti gli altri attori della società. Perché supportare la scuola porterà all’impresa il vantaggio di poter trovare addetti con le competenze necessarie; per contro, se la sanità funziona male o se si trascura la sicurezza sul lavoro l’impresa ne avrà un danno concreto. È interesse primario delle imprese che il contesto sociale, i servizi, le infrastrutture funzionino: contribuire alla loro efficienza permetterà all’impresa di essere a sua volta efficiente. E infatti le imprese di successo sono quelle che hanno capito questo loro ruolo, che guardano lontano, che tendono alla conoscenza e che danno valore alla propria squadra, per questo sempre più si parla di welfare aziendale e di responsabilità civile.

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