Efficienza: non dimentichiamo gli edifici

Nicola De Pellegrini, architetto, fondatore di Anidride Design.

Quali sono gli aspetti cruciali per realizzare officine produttive efficienti e in linea con l’esigenza di avere impatti ambientali e climatici ridotti o neutrali?
Ormai l’esigenza di dover fare qualcosa rispetto alla situazione climatica è entrata nella cultura. Gli edifici industriali sono un tassello importante di questo impegno e devono essere considerati sia per la parte produttiva sia per la parte di servizi (uffici ecc). Gli aspetti da curare non sono solo quelli energetici, fondamentali per un migliore utilizzo delle risorse, ma riguardano anche gli ambienti di lavoro, quindi il comfort e la qualità degli spazi indoor per i lavoratori delle aziende. Considerando l’ambito produttivo, un primo aspetto riguarda l’involucro e la sua capacità di evitare dispersioni, per cui risulta cruciale, sia nel nuovo sia nell’esistente, progettare involucri migliori. Un secondo aspetto è la parte impiantistica, che varia da azienda ad azienda, quindi con l’esigenza da parte dell’architetto di lavorare in stretta sinergia con gli impiantisti sia delle linee produttive sia del riscaldamento/raffrescamento degli spazi produttivi. Per esempio, spesso l’esigenza è l’aspirazione: vengono espulse enormi quantità di aria, in relazione ai reparti di produzione. L’intervento che cerchiamo di attuare è recuperare almeno in parte l’energia dispersa per riutilizzarla, tramite scambiatori di calore, all’interno dell’area produttiva, risparmiando energia; inoltre si provvede a filtrare l’aria reimmessa, con vantaggio in termini di salubrità per gli operatori che lavorano all’interno. Questo tipo di intervento è massiccio nelle aree produttive. Altri aspetti energetici sono legati all’illuminazione, all’efficienza tramite sostituzione/ammodernamento degli apparecchi, all’integrazione con fotovoltaico per migliorare il bilancio energetico dell’edificio. Fermo restando che ogni situazione richiede un valutazione specifica per configurare le soluzioni atte a migliorare ciascuna struttura.

Nicola De Pellegrini

E riguardo la qualità degli spazi?
Passiamo il 90% del nostro tempo in spazi chiusi (al lavoro, a casa, in auto): migliorare la qualità indoor negli spazi di lavoro può migliorare molto la qualità del lavoro, il benessere dei lavoratori e, di conseguenza, la qualità produttiva dell’azienda. Le aree di intervento sono molteplici. La qualità dell’aria, per esempio, con recuperatori di calore e impianti di immissione di aria filtrata e per il controllo della sua umidità e qualità. E poi, il comfort illuminotecnico, cercando di avere un contributo maggiore dell’illuminazione naturale, con sistemi domotici coordinati con la disponibilità di luce naturale, per un’illuminazione artificiale sempre ottimale e attenta ai consumi. Tra gli altri aspetti molto importanti c’è la qualità acustica all’interno degli spazi di lavoro. Tutto questo al fine di raggiungere il miglior comfort per chi lavora all’interno delle aziende.

La transizione ecologica richiede migliorare il patrimonio edilizio esistente. Nell’edilizia del settore manifatturiero, su quali aspetti sarebbe opportuno investire in via prioritaria?
Intervenire sull’esistente significa ottenere risultati quantitativamente molto rilevanti, rispetto a quanto conseguibile nelle nuove edificazioni, che hanno comunque un perimetro limitato: in termini di efficacia, parliamo di grandi numeri se ragioniamo sull’esistente. Dal punto di vista dell’imprenditore, ciò che ci viene richiesto è aumentare la produttività e ridurre i consumi: una fabbrica più moderna permette queste ottimizzazioni. Nel momento in cui si investe nell’ammodernamento sulle macchine, sarebbe importante allargare un po’ la prospettiva e investire anche sull’ammodernamento della struttura che accoglie le linee di produzione. Impiegare qualche risorsa in più può produrre benefici ben maggiori. Un aspetto è certamente lavorare sull’involucro per renderlo maggiormente efficiente. Abbiamo le pareti e abbiamo le coperture a cui sono spesso associate grandi dispersioni. Volendo efficientare, integrare il fotovoltaico può essere un modo vantaggioso di ripensare l’isolamento di copertura. Un’altra opportunità, ove possibile, consiste nel dotare gli edifici di coperture verdi: oltre a migliorare l’efficienza dell’involucro ha importanti ricadute ambientali e nel sequestro di CO2. Generazione del calore e raffrescamento, avvalendosi per esempio di facciate ventilate, sono altre aree di intervento. Si tratta di investimenti che hanno un rientro relativamente rapido e che possono essere spesi come argomenti di comunicazione dell’etica aziendale con un miglioramento dell’immagine dell’azienda, un aspetto che ha la sua rilevanza nell’ambito del Made in Italy.
Tutto questo va messo sul piatto. Rivedere un’azienda e renderla migliore dal punto di vista della sostenibilità può portare nuove e interessanti prospettive, sia per quanto riguarda i consumi sia per quanto riguarda l’immagine, in coerenza con la sostenibilità, e ci sono relazioni dirette con le certificazioni di qualità, certificazioni di prodotto, ecc.

Ci sono tecnologie o aspetti che, a suo avviso, rimangono sottosfruttati?
Considerando gli edifici nel nostro paese, un aspetto a cui si pensa poco è costituito dalle facciate. Intervenire con sistemi di facciate ventilate e isolamenti è particolarmente interessante, soprattutto in realtà con forte presenza di operatori e in cui non c’è grandissima dispersione legata a impianti aspiranti: migliorare l’involucro è molto significativo in questi casi. Dove la dispersione degli impianti è molto elevata, invece, è più importante lavorare sugli scambiatori di calore, sul recupero, su centrali molto efficienti nell’ambito della produzione energetica. Dipende molto dal tipo di industrie.

L’impatto paesaggistico degli edifici industriali raramente viene considerato; inoltre, nello sviluppo urbanistico delle zone industriali, non si considera l’importanza di mantenere i servizi ecosistemici. Il risultato è che le aree industriali sono spesso inserite in maniera poco armoniosa nel contesto territoriale e risultano scarsamente resilienti dal punto di vista ecologico. Secondo quali concetti dovrebbero essere ripensate e migliorate?
Intervenire sui comparti industriali sarebbe urgente. È un discorso che da un lato riguarda la pianificazione pubblica, perché spesso le aree industriali sono nate da lottizzazioni poco curate, senza nessuna idea di avere del verde, lasciate a sé stesse, in un contesto sbilanciato. Dall’altro, fra gli imprenditori, prevale la tendenza a curare al più la propria azienda, dimenticando il contesto. Sarebbero aspetti da affrontare attraverso una collaborazione tra enti pubblici e aziende, cercando interessi in comune. Nel momento in cui si programmano interventi di manutenzione ordinaria (asfalto, impiantistica pubblica…) sarebbe auspicabile creare una interazione enti-imprenditori per chiedersi insieme come si può migliorare il contesto dell’area industriale, per negoziare interventi da attuare in collaborazione per portare questi insiemi ad avere un migliore inserimento nel territorio. Sarebbe importante anche perché nel territorio italiano le aree industriali sono sparse in modo molto diffuso, con grande consumo del territorio. È un tema con il quale si potrebbe veramente modificare il territorio per renderlo ecologicamente più resiliente: stiamo parlando di aree come la Pianura Padana, in cui c’è una stretta relazione tra la parte abitata, la parte agricola e la parte industriale, che costituiscono un continuum. Io penso che il verde in questo senso possa aiutare tantissimo. Cominciare a costruire dei filtri di verde attorno a queste aree potrebbe essere uno strumento semplice ed efficace per migliorare le relazioni delle aree industriali con il territorio circostante, residenziale o agricolo, con un impatto ecologico positivo. Al tempo stesso migliorerebbe la vivibilità degli spazi industriali, riducendone la temperatura estiva, l’impermeabilizzazione del suolo, ecc.