Ripensare l’imballaggio per chiudere il cerchio

Serena Carpentieri, vicedirettrice di Legambiente
Passare dall’economia lineare a modelli circolari è la scommessa che sta facendo l’Unione Europea con il pacchetto sull’Economia Circolare. Le ultime Direttive sulla gestione dei rifiuti (849, 850, 851 e 852 del 2018) vanno nella direzione di facilitare e normare il nuovo paradigma produttivo e di consumo, così come le nuove misure per ridurre l’inquinamento da plastica, che rappresenta una gravissima emergenza ambientale. L’industria sta iniziando a interrogarsi su quali siano le leve per migliorare la sostenibilità del packaging, ma l’orientamento all’uso delle materie seconde è lento.

Serena Carpentieri. Foto ©DarioOrlandi2015

Quali sono le criticità per il passaggio a logiche di circolarità a livello produttivo, considerando il packaging?
Sia le filiere del riciclo sia quelle di materiali come le bioplastiche compostabili, pur vantando in Italia diverse eccellenze, non sono al momento del tutto pronte a produrre in quantità adeguate materiali con le caratteristiche tecniche indispensabili a contenere le diverse categorie di prodotti di consumo. Tuttavia, entrambe queste famiglie di materiali da imballaggio, che rispondono a logiche circolari, vedranno in prospettiva una offerta sempre più articolata anche in termini di prestazioni tecniche, la cui disponibilità verrà influenzata anche dalla pressione della domanda da parte degli utilizzatori dell’industria. Per questo, come Associazione, ci interessa stimolare a sperimentare nuove soluzioni, ad avere più coraggio e a scommettere di più, purché si inizi. L’industria ha un ruolo fondamentale in questa evoluzione, non solo i produttori ma anche gli utilizzatori di imballaggi, che possono dare un contributo alla messa a punto in diversi campi di applicazione. Servono investimenti in ricerca per testare i nuovi materiali per valutare le soluzioni più appropriate per i diversi prodotti. Proprio dall’industria sono arrivate le soluzioni di cui oggi disponiamo e fronti che prima sembravano impossibili, come riciclare i pannolini usati, oggi sono realtà grazie all’impegno e alla sfida che l’industria ha saputo cogliere.

Quali sono i fronti su cui serve moltiplicare l’impegno?
Il presupposto non banale è che, per l’emergenza delle plastiche nei mari, per l’emergenza dei mutamenti climatici, per l’inquinamento generato nell’ambiente dalla produzione e scorretto smaltimento degli imballaggi, per l’esaurimento delle fonti fossili non ci possiamo più permettere di produrre contenitori che diventano rifiuto dopo poco tempo, come la plastica usa e getta. Questi prodotti hanno costi ambientali altissimi e una vita molto breve. Corollario è che non possiamo più permetterci di concepire processi economici che vadano dalla produzione allo smaltimento, abbiamo invece bisogno di chiudere il cerchio e di riempire nuovamente di valore, economico (e culturale), i materiali e il packaging. Al momento non è ancora possibile per tutti i prodotti e per tutti i processi economici, ma possiamo cercare di accelerare la transizione iniziando a ragionare secondo logiche differenti: la sfida è proprio creare meccanismi virtuosi che inneschino la riconversione necessaria verso una economia meno impattante. Uno degli aspetti su cui lavorare è il design dei prodotti e delle loro confezioni: oltre che sui materiali è necessario procedere a una attenta analisi sulla quantità di imballaggio associata ai prodotti, che spesso non corrisponde a una reale esigenza di protezione ma segue logiche di puro marketing. E, ovviamente, si deve considerare il fine vita delle confezioni. Razionalizzare l’imballo conservandone l’attrattività è una sfida a cui non possiamo sottrarci.

Intende dire che l’equazione fra ricchezza della confezione e scelta del consumatore non è più così verificata?
La consapevolezza dei consumatori su queste criticità è molto cresciuta e le scelte sostenibili possono essere comprese quando opportunamente spiegate, con l’ulteriore vantaggio di alimentare nei consumatori l’attenzione a scelte più sostenibili. Sono tutti aspetti che fanno parte di questa sfida, in cui l’innovazione industriale si intreccia a temi di crescita e stimolo del mercato tutto, oltre che di consapevolezza nei cittadini, un aspetto su cui l’industria gioca un ruolo. Serve accrescere la consapevolezza del consumatore su come vengono creati i prodotti, qual è il loro impatto e come si sta cercando di diminuirlo, come si deve smaltire il contenitore o come può essere eventualmente riutilizzato, sfruttando anche il potenziale comunicativo della confezione stessa per comunicare l’impegno per la sostenibilità e per una transizione concreta verso l’economia di oggi e di domani.

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