Ruolo dei prebiotici nei cosmetici

La flora batterica che abita il nostro corpo influisce sul nostro stato di salute e questo vale anche per la cute. L’equilibrio fra le diverse specie di batteri e funghi, che nel loro insieme costituiscono il microbiota cutaneo, contribuisce alla salute della pelle. Da queste considerazioni derivano nuovi concetti di funzionalità cosmetica, focalizzati sui microrganismi commensali della cute. Ne parliamo con la cosmetologa Flavia Zanotti.

Flavia Zanotti

Si sta scoprendo l’importanza dei microrganismi che abitano la cute: quali concetti stanno emergendo?
I microrganismi supportano il benessere cutaneo attraverso diversi meccanismi tra cui l’attivazione del sistema immunitario e il controllo dei patogeni. I microrganismi commensali della nostra cute, infatti, riducono i patogeni attraverso la diretta competizione e/o mediante la produzione di sostanze in grado di ridurne la proliferazione. Risulta quindi molto interessante, analogamente a quanto avviene per l’intestino, intervenire per favorire un certo tipo di flora cutanea o per riequilibrarne la composizione. Questo può avvenire in due modi: attraverso l’applicazione di probiotici, quindi portando direttamente i microrganismi “amici” sulla cute; oppure arricchendo i prodotti di prebiotici, quindi di sostanze che favoriscono lo sviluppo delle specie di microrganismi che proteggono le fisiologiche funzioni cutanee a discapito dei patogeni. Lavorare con i probiotici, tuttavia, è problematico in cosmetica, perché qualsiasi crescita microbica nel cosmetico inficia la sicurezza del prodotto e contravviene alle disposizioni normative. Si tratta, comunque, di un campo di notevole interesse, in cui grandi attori della cosmetica mondiale hanno anche registrato alcuni brevetti riguardanti derivati di probiotici, come i lisati, interessanti perché portano sull’epidermide quelle sostanze batteriostatiche, le cosiddette bacteriocine, utili nel controllo della crescita microbica. Sono però funzioni border line rispetto all’azione cosmetica, che insieme alle problematiche di preservazione del prodotto e di ottemperanza alla normativa, rendono difficile l’utilizzo dei microrganismi nei cosmetici.
Questo rende interessante l’idea dei prebiotici. Trattandosi di sostanze e non di microrganismi, infatti, il loro uso è ben gestibile nello sviluppo prodotto, rimanendo in un ambito completamente cosmetico e senza problematici sconfinamenti normativi.
Inoltre, da pochissimo sono in corso studi su un nuovo gruppo di sostanze derivate dai probiotici per fermentazione da matrici alimentari, i postbiotici, con spiccate proprietà antiinfiammatorie e di potenziamento del sistema immunitario contro le infezioni.

Cambia il concetto di proteggere le naturali difese della cute.
È un nuovo modo di affrontare la cura della pelle, con grandi potenzialità. Invece di contrastare il meccanismo che crea un certo problema, si interviene aiutando la pelle a ritrovare quella che è la sua condizione ideale, anche grazie al contributo di microrganismi che normalmente la abitano e che da sempre sono commensali dell’uomo. Fino a ieri, mantenere le difese naturali della cute era riferito soprattutto a evitare il depauperamento del film idrolipidico. Adesso si riconosce un ruolo protettivo della cute e delle mucose anche ai milioni di microrganismi che finora abbiamo rimosso senza rendercene conto. È un concetto di cui troviamo applicazioni anche in ambito pet care e nella detersione della casa, del tutto alternativo a quello dei biocidi e degli antibiotici, che si sta diffondendo anche in relazione al grande problema della resistenza batterica a questi principi.

Quali sostanze agiscono da prebiotici in un prodotto cosmetico? E quali potrebbero essere le potenziali applicazioni in cosmetica?
Si tratta di fibre idrosolubili, per lo più zuccheri quali l’inulina, glicosaminoglicani, betaglucani, fruttani, lattulosio, oligofruttosaccaridi (FOS). Queste sostanze possono essere prodotte per via biotecnologica o estratte da vegetali, l’inulina ad esempio è estratta dalla cicoria. Un’azione riequilibrante sul microbiota cutaneo, che ristabilisce la presenza dei microrganismi “amici della pelle” laddove le aggressioni ambientali, lo stress, l’invecchiamento e altri fattori hanno invece creato un microambiente favorevole ai patogeni, ha molteplici applicazioni in cosmetica. Ad esempio nei prodotti per bambini. Tanta letteratura scientifica su questo tema riguarda non a caso la dermatite atopica dei bambini, le cui manifestazioni sono influenzate dal microbiota cutaneo, spesso compromesso dall’uso eccessivo di detergenti troppo aggressivi. La pelle del bambino ancora non ha la stessa capacità di risposta alle aggressioni esterne di quella dell’adulto e anche il sistema immunitario deve completare il suo sviluppo. Favorire l’instaurarsi del giusto equilibrio nel microbiota ha grande importanza nella cura quotidiana della pelle del bambino, anche in situazioni non patologiche, per prevenire pruriti ed eritemi e assicurare il benessere cutaneo. Per principi analoghi, un valido campo di applicazione è quello della pelle sensibile, che deve avere un equilibrio ottimale per rispondere efficacemente agli agenti ambientali aggressivi e ai fattori di stress endogeni, che provocano reazioni cutanee in queste pelli. Inoltre l’idea di riequilibrare la microflora dei commensali a discapito di eventuali patogeni si applica a tutte le aree in cui sia riconosciuto un ruolo della flora batterica cutanea, come quella dei deodoranti, della cura della pelle acneica, dell’igiene intima e dell’igiene orale. Al momento il concetto di microbiota inizia ad essere utilizzato in alcuni prodotti per pelli sensibili, dentifrici e detergenti intimi, risulta ancora poco battuto in Italia e più presente all’estero nonché nelle innovazioni delle grandi multinazionali.

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