Sostenibili tutti

La sostenibilità riguarda tutta l’industria ed è, ormai, un elemento irrinunciabile nello sviluppo dei cosmetici. Di approcci sostenibili all’interno della catena del valore della produzione cosmetica parliamo con Emanuele Plata, presidente e co-fondatore di Planet Life Economy Foundation (PLEF), con esperienza di manager e uomo di impresa, che ha redatto questa parte nell’edizione 2021 del Manuale del Cosmetologo. Come questione di stringente attualità e come motore di innovazione, infatti, la sostenibilità ha pervaso tutto il lavoro di revisione di questo terzo aggiornamento dell’opera, a cura di Giovanni D’Agostinis ed Elio Mignini. Nel volume, Plata ha trattato il tema secondo un approccio vicino alla logica imprenditoriale, focalizzando le responsabilità, i contesti, gli scenari e di conseguenza le aree di intervento, dai principi generali all’analisi delle problematiche lungo la filiera, includendo esempi virtuosi e una appendice, curata da ENEA, sul tema delle microplastiche.

Emanuele Plata

Perché la sostenibilità è fondamentale nel mondo cosmetico?
L’attuale situazione di estremo pericolo e di estrema urgenza riguardo la sopravvivenza stessa della specie umana coinvolge tutti: non c’è settore o attività che ne sia esente. Non c’è comportamento del cittadino o della società che possa non tener conto dell’emergenza ambientale. Il cambiamento climatico ci pone nella necessità di mitigare e adeguare le attività umane a questa prospettiva. Il dramma della pandemia ha peraltro dimostrato che la situazione non è affrontabile con mezzi normali: il lockdown che ha interessato gran parte della società occidentale non ha rallentato il peggioramento del riscaldamento globale. La cosmetica, pratica tutt’altro che superflua per la sua influenza sulla salute fisica e psichica delle persone, non può trascurare il tema della sostenibilità. I cosmetologi devono essere consapevoli delle loro responsabilità nell’ambito delle imprese in cui lavorano.

Una delle focalizzazioni è sull’eco-design: ritiene che questo aspetto debba migliorare nel settore cosmetico?
C’è da costruire la mentalità dell’eco-design, della supply chain sostenibile e della circolarità, perché sono i presupposti per realizzare la transizione ecologica. Questi approcci devono entrare nella routine del formulatore e delle imprese affinché ogni singolo prodotto immesso sul mercato risponda a criteri di sostenibilità. Al momento, purtroppo, perfino i grandi gruppi multinazionali, pur avendo avviato molte interessanti iniziative, ancora stentano a trovare soluzioni davvero circolari. E gli attori intermedi hanno qualche difficoltà in più ad allocare investimenti dedicati in un mercato che, soprattutto nel largo consumo, è fortemente competitivo e con marginalità ridotta. Rimane quindi un ampio margine di miglioramento a partire dai molti obiettivi già raggiungibili con investimenti circoscritti. Per esempio, nel largo consumo la cosmetica è il comparto meno attento nel comunicare al pubblico la destinazione nel fine vita dei propri imballi. Lo evidenzia un’indagine dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy: solo il 14% dei cosmetici fornisce questa indicazione contro una media generale dei prodotti di largo consumo del 28%. Pur nell’ambito di una modesta media complessiva, la performance del cosmetico è la peggiore, su un aspetto fondamentale per una transizione verso un’economia circolare che potrebbe facilmente essere migliorato.

Vede un ruolo del settore cosmetico nella costruzione di supply chain sostenibili?
Anche questo è un aspetto di responsabilità degli operatori. Il riciclo selettivo finalizzato a creare materiali di seconda vita di qualità dipende dagli accordi consortili che fanno le imprese. Dopo decenni di utilizzo di plastiche vergini, abbiamo assistito al successo del riciclo del PET nel comparto delle acque minerali e liquidi alimentari. Inoltre, sono ripartite le normative in favore del vuoto a rendere. Un percorso analogo sta avvenendo per l’abbigliamento e accessori. Non si esclude questa evoluzione anche nel settore cosmetico, con gli attori della produzione e della distribuzione che si attrezzano per il recupero degli imballaggi al fine del riciclo selettivo.

La sua parte termina con un decalogo…
La sostenibilità è un tema tecnico, ma prima di questo è un tema di principio, di cultura. Ho cercato di proporre alcuni spunti di riflessione. Al primo punto ho posto l’essere consapevole, quando si entra in una impresa, di poter condividere i valori che l’impresa è capace di dichiarare. Perché se un’impresa non sa esprimere determinati valori il suo comportamento nelle scelte di mercato, di produzione, di amministrazione ecc. andrà di conseguenza. Il primo cambiamento lo facciamo quando siamo consapevoli di cosa dobbiamo cambiare: chi ha responsabilità e opportunità di intervenire nella costruzione di prodotti nuovi per affrontare certi bisogni è avvantaggiato dall’operare in una realtà che già per mission ha un certo tipo di attenzione. Il decalogo si conclude ricordando che la responsabilità estesa dell’impresa è un dovere civile: non un obbligo a cui rispondere con insofferenza o con fatica, ma un impegno di civiltà. Quando un’impresa fa una scelta non rivolta a soddisfare un bisogno ma solo per promuovere un bisogno inesistente, già questo è un elemento di insostenibilità. L’orientamento che muove l’impresa deve essere, sia sul piano materiale che immateriale, il senso civile.

 

PROSSIMAMENTE

Il MANUALE DEL COSMETOLOGO – III EDIZIONE, di oltre 1.000 pagine, è diventato in questi anni un autentico punto di riferimento nel settore, raccoglie i migliori esperti del settore, chiamati a redigere capitoli nuovi o a rinnovare, alla luce delle evoluzioni specifiche, gli argomenti di propria competenza.

Lo schema dell’opera è stato modificato in modo sostanziale e suddiviso in 5 sezioni principali con complessivi 20 capitoli.

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