Sostenibilità al centro del business

Produrre di più e impattare meno sull’ambiente assicurando benefici per la collettività: L’Oréal sta alzando lo standard in materia di CSR
Con il programma Sharing Beauty with All (SBWA), dal 2013 L’Oréal ha legato i propri obiettivi di business a obiettivi di sostenibilità ambiziosi, per ridurre l’inquinamento causato da prodotti e confezioni, per l’approvvigionamento responsabile e sostenibile delle materie prime, per migliorare le produzioni in termini di emissione di CO2 e di impronta idrica. Analoga la centralità della responsabilità sociale, con progetti di inclusività per categorie disagiate, accesso al lavoro, miglioramento delle condizioni di lavoro e garanzie nelle coperture sanitarie in tutti i propri siti produttivi. Un impegno capillare e articolato che, accanto a strumenti tecnici di analisi del ciclo di vita e valutazione dei fornitori, si avvale di strategie di leadership: dal 2015 la Direzione CSR opera a diretto rapporto del CEO mondiale e dal 2016 i bonus di tutti i manager del Gruppo sono legati ai risultati di sostenibilità. A cinque anni dal lancio, gli esiti ricevono ampio riconoscimento, il più recente la tripla A da parte dell’organizzazione internazionale no-profit CDP per i meriti nella riduzione dell’impatto su cambiamento climatico, risorse idriche, foreste. L’Italia è tra le eccellenze del programma con lo stabilimento di Settimo Torinese, che ha conseguito la neutralità delle emissioni di CO2 e, nel 2018, ha abbattuto i consumi idrici con il riutilizzo totale dell’acqua produttiva. I capisaldi di SBWA spiegati da Cristina Emanuel, Direttore Scientifico & Regolamentare di L’Oréal Italia.

Cristina Emanuel

In cosa si traduce dal punto di vista tecnico il miglioramento del profilo ambientale e sociale dei prodotti? Le formule storiche vengono sottoposte a revisione?
Certamente, l’approccio dell’innovazione sostenibile coinvolge il catalogo completo di tutti i brand del Gruppo. È un lavoro enorme, iniziato ben prima del lancio ufficiale di SBWA nel 2013, che implica l’adozione di un approccio condiviso e armonizzato di eco-design nello sviluppo di tutti i prodotti da parte di tutti i team R&I. Per migliorare il profilo ambientale o sociale, sono stati selezionati quattro criteri: impatto ambientale (in particolare l’impatto sulle acque); approvvigionamento responsabile delle materie prime; prodotti che utilizzano materie prime provenienti dai nostri programmi di Solidarity Sourcing; eco-design del packaging. Il fatto che il 76% dei nuovi prodotti abbia un profilo ambientale o sociale migliorato significa che uno o più di questi quattro criteri risulta migliorato.

Biodegradabilità e materie prime rinnovabili: quali categorie di ingredienti sono stati già sostituiti e quali costituiscono una sfida più complessa?
Nel 2017, il 59% delle materie prime di L’Oréal (in termini di volume) proveniva da fonti rinnovabili, per lo più di origine vegetale. Ciò equivale a circa 1.600 materie prime. E il 25% delle materie prime utilizzate (in volume) sono state ottenute secondo i principi della chimica verde, ovvero sulla base di processi che riducono al minimo il numero di stadi di sintesi chimica, nonché l’uso di solventi e il consumo energetico. Inoltre, la nostra politica di approvvigionamento sostenibile delle materie prime da fonti rinnovabili è stata definita in collaborazione con l’ONG Rainforest Alliance.

Su quali principi si fonda il vostro approvvigionamento sostenibile?
In primo luogo, sul garantire la tracciabilità della materia prima per assicurare di conoscere con precisione la pianta e il paese di origine; inoltre, sulla valutazione delle problematiche ambientali e sociali con i fornitori in ogni settore. Infine verifichiamo che siano rispettati i seguenti criteri: condizioni di lavoro sicure e decorose, in linea con i diritti umani e i principi stabiliti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), attraverso tutta la supply chain; rispetto delle pari opportunità e non discriminazione nonché incoraggiamento dell’empowerment femminile; modalità di coltivazione che contribuiscano al miglioramento della vita dei produttori, nel rispetto delle conoscenze tradizionali sulla biodiversità, in conformità con il Protocollo di Nagoya; pratiche di coltivazione e raccolta che salvaguardino la biodiversità, in particolare per le foreste; pratiche agricole sostenibili con basse emissioni di carbonio. Una terza parte indipendente verifica l’intero approccio per misurare l’impatto positivo dei programmi sui rispettivi settori. Tutti i nostri approcci e metodi di valutazione sono ideati con e approvati da stakeholders esterni. Questo è uno dei punti di forza della nostra strategia di sostenibilità.

Da chi è stato sviluppato il vostro metodo di valutazione LCA dei prodotti?
Lo strumento Sustainable Product Optimization Tool (SPOT) di L’Oréal è progettato per misurare l’impatto ambientale e sociale di tutti i prodotti del Gruppo. Risale al lancio del programma SBWA, perché il Gruppo aveva la necessità di nuovi strumenti di valutazione per misurare e dimostrare i miglioramenti apportati ai prodotti. Inizialmente, è stato adottato un metodo per misurare i miglioramenti della formula e degli imballaggi, basato sull’analisi del ciclo di vita. Poi L’Oréal ha costituito un apposito team e si è avvalsa di 12 esperti esterni riconosciuti, che avevano la responsabilità di supportare e approvare la metodologia SPOT, tra cui scienziati specializzati in LCA, rappresentanti di ONG ed esperti di consumo sostenibile e impatto sociale. Hanno collaborato per quasi un anno e mezzo per definire il metodo più idoneo ed efficace per valutare la sostenibilità di un prodotto cosmetico. Nel 2016, il metodo ormai completo e integrato è stato rinominato SPOT.

Come viene utilizzato al fine della valutazione della sostenibilità dei prodotti?
SPOT utilizza 14 criteri di sostenibilità, applicati lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla produzione al riciclo degli imballaggi fino all’uso da parte del consumatore. Dopo la metodologia, L’Oréal ha sviluppato lo strumento informatico, semplice e intuitivo, da integrare nei propri sistemi e processi di sviluppo. Attingendo ai database del Gruppo e dei fornitori, SPOT consente ai team R&I di calcolare il miglioramento della sostenibilità di un prodotto registrando i punteggi numerici attribuiti a formula, imballaggio, produzione e impatto sociale. Sono sufficienti pochi secondi. Lo strumento integra informazioni su quasi 10.000 ingredienti, su tutti i materiali d’imballaggio, tutti i fornitori e tutti gli aspetti del ciclo di vita del prodotto. Qualsiasi componente dei team R&I o del marketing può vedere rapidamente come il proprio lavoro possa migliorare l’impatto ambientale e sociale del prodotto finale. SPOT facilita la scelta dei fattori da prendere in carico in modo prioritario per ciascun prodotto. Questa iniziativa rappresenta la prima concreta applicazione su vasta scala del progetto della Commissione Europea denominato Product Environmental Footprint. In futuro, la sfida consisterà nel rendere queste informazioni disponibili ai consumatori.

COMUNICARE LA SOSTENIBILITÀ AL CONSUMATORE

Alexandra Palt

Sharing Beauty with All vuole coinvolgere tutti nel fare scelte di consumo consapevoli e sostenibili. Dati diffusi da L’Oréal evidenziano che il 65% dei consumatori è convinto che sia importante acquistare prodotti che non danneggino l’ambiente e la società, ma spesso non hanno strumenti per capire come individuare questi prodotti. Secondo Alexandra Palt, Chief Corporate Responsibility Officer di L’Oréal, che ha redatto e lanciato il programma SBWA nel 2013, riuscire a comunicare al consumatore in modo efficace i comportamenti sostenibili non è cosa facile, ma è un elemento critico per l’efficacia di un programma di sostenibilità. SBWA vuole affrontare questa sfida, «a partire dal comprendere a quale tipo d’informazioni il consumatore è interessato e in che modo le vuole ottenere, per esempio attraverso internet o altri canali, e con quali parole sia opportuno comunicargli i concetti legati alla sostenibilità -spiega Palt. –È una sfida complessa. Da un lato, infatti, L’Oréal sta facendo molto e ci sono aspetti molto positivi e interessanti per il consumatore, che riguardano le scelte sostenibili e la qualità dei prodotti, su cui al momento c’è una notevole mancanza di conoscenza. Dall’altro sono concetti troppo tecnici da comunicare, per cui si rende necessario trasformare i contenuti tecnici in qualcosa di più semplice e immediato da capire per le persone. Quello che abbiamo fatto negli ultimi due anni è raccogliere informazioni sul consumatore per raggiungere un livello di conoscenza che ci permetta di trovare vie di comunicazione che rendano questa materia accessibile a tutti».

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