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Ilaria Borgna

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Il muro di Cosmopack

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the-wallL’importante evento italiano del Cosmopack 2015, fiera su packaging, macchinari e soluzioni full service dedicate alla cosmetica, show nello show di Cosmoprof Worldwide Bologna, non poteva non ospitare un concorso che eleggesse i vincitori del settore. «The Wall – Eco/Beauty Edition», giunto alla sua seconda edizione, ha premiato i prodotti più innovativi in relazione alla tematica dell’ecosostenibilità. La premiazione è avvenuta il primo giorno della manifestazione, il 19 marzo, in modo tale da poter esporre i prodotti vincitori sul cosiddetto «Eco/Beauty Wall» per i restanti quattro giorni. La giuria era composta da esperti del settore appartenenti ad Acqua di Parma LVMH, Certiquality, Davines Comfort Zone, Domus Academy, Group Carlin, Italia Imballaggio e Wired. Presentiamo qui di seguito le categorie e i relativi brand premiati.
-Packaging Skincare: ex aequo Fasten, premiato per una eco-pompa e un vaso in PMMA e vetro, e Verve, che ha presentato una linea di prodotti in plastica biodegradabile;
-Formula Skincare: Gala Cosmetici, vincitore grazie a una BB Cream dalla formula «green»;
-Packaging make-Up: Myc Packaging Innovations, che ha presentato una trousse in PETG con doppio specchio;
-Formula make-Up: Geka, che ha posto l’attenzione all’ecosostenibilità nella creazione del suo natural mascara;
-Technology: GPE Ardenghi, premiato per l’uso pionieristico della tecnologia LED applicata alla serigrafia;
-Inspiration: Pink Frogs, vincitore grazie alla realizzazione di un’etichetta di «utilizzo responsabile» in grado si sensibilizzare il consumatore;
-Design: MKTG Industry, che ha presentato una trousse realizzata interamente con carta riciclata;
-Special Paper: Pusterla 1880, premiata per la produzione di scatole in cartoncino rivestito che trasformano le confezioni dei prodotti cosmetici in vasi.
Non ci resta che aspettare la prossima edizione di Cosmopack (17/20 marzo 2016) per delineare il progresso annuale dell’innovazione ecosostenibile.

di A.Virgili

Creatività ed eleganza multietnica

Linda Pilkington, fondatrice e naso della maison Ormonde Jayne, ha visitato senza sosta il mondo, ossessionata dal desiderio di ricercare gli oli essenziali più rari ed esotici per arricchire la sua magnifica raccolta di profumi. “The Four Corners of the Earth – Intensivo Collection” è la sua nuova collezione esclusiva di quattro Extraits de Parfum, pensati per rendere omaggio alle diverse parti del mondo, fonte di ispirazione e che caratterizzano la sua città natale, Londra.
Una città internazionale e multietnica, in continua evoluzione. Linda racconta «finalmente ho realizzato il sogno di tutta una vita, ho raccolto alcuni dei profumi più rari e sfuggenti al mondo: dai deserti dell’Oriente, dalla giungla dell’America Latina, dalle antiche città-fortezza della Cina e dalla Russia imperiale degli Zar Romanov».

 

di Ilaria Borgna

Lussuosamente pratico

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srpackagingLa SR Packaging ha presentato diverse soluzioni creative appartenenti a un unico nuovo concept denominato «Luxuriously Practical». Le soluzioni erano 5 e prevedevano una gradazione trasparente per la decorazione metallizzata, varie gradazioni di decorazione overspray, l’effetto gocce d’acqua, una pompa aspirante e bottiglie di piccole dimensioni. Il progetto parte dall’idea che una confezione non serva solo a proteggere il prodotto, ma soprattutto a presentarlo e a renderlo interessante. L’azienda ha sviluppato un’innovativa metodologia di metallizzazione dei contenitori in PET: si tratta di una sottile distinzione rispetto al metodo standard che permette al processo di produzione di raggiungere un nuovo livello estetico e creare articoli esclusivi. Dalla gradazione trasparente alla stampa a strisce su componenti metallizzati mediante serigrafia, fino al caratteristico effetto che simula le gocce d’acqua, queste tecniche contribuiscono a fornire prodotti premium alle marche che presentano un’immagine di eccellenza. L’azienda in questione produce e decora componenti plastici dal 1989, ha la sede a Taiwan e possiede filiali a Shanghai e a Dallas; la società, che si propone ai marchi cosmetici come partner strategico per il crescente mercato asiatico, è specializzata nello sviluppo del packaging per prodotti di bellezza e cura della persona, offrendo una vasta gamma di articoli come confezioni sottovuoto, bottiglie in PET, pompe erogatrici, barattoli Kilner in PET/SAN/PET-G e flaconi in LDPE.

di A. Virgili

GDO in evoluzione

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woman choosing household chemistry produces in shopping mall

La grande distribuzione, classicamente suddivisa in tipologie in funzione dell’estensione delle superfici dei punti vendita, oggi vede emergere nuove tipologie di negozio. Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia, delinea alcuni fenomeni di interesse per il mondo cosmetico; una analisi approfondita dell’evoluzione della GDO, primo canale per le vendite cosmetiche in Italia, delle aspettative del consumatore e delle risposte dell’industria nell’inchiesta pubblicata sul numero di giugno di Kosmetica. «Tra i fenomeni più interessanti per i riscontri di vendita dei cosmetici abbiamo le distribuzioni specializzate casa/persona dette SSS-Drug, ma anche le distribuzioni monomarca, una tipologia trasversale rispetto agli altri canali distributivi, talvolta riconducibile alla profumeria o all’erboristeria ma comunque organizzata con la logica della distribuzione moderna. Vediamo inoltre esercizi che si profilano nell’area della parafarmacia ma con un posizionamento da profumeria commerciale di fascia media. Risulta insomma sempre più difficile identificare rigidamente alcune categorie distributive. È il fenomeno che complessivamente abbiamo inquadrato con il concetto di ‘non-canali’: realtà distributive che non rientrano nelle rigide definizioni con cui finora è stata descritta la grande distribuzione e che proprio per la loro natura polivalente rispondono alle esigenze mutate del consumatore».

Gian Andrea Positano.
Gian Andrea Positano.

Esigenze che si concretizzano nella propensione alla multicanalità, un segnale che, dice Positano: «ci mostra come oggi il consumatore senta soprattutto il bisogno di trovare un canale che lo soddisfi, per il servizio, la praticità, la scelta o la shopping experience. In quest’area, c’è anche un ruolo del negozio online. Le statistiche infatti hanno dimostrato che le vendite online non sono un canale alternativo e concorrente, ma uno strumento di vendita complementare a quelli esistenti e fondamentale per mantenere il contatto e la visibilità presso il consumatore».
Oltre ai ‘non-canalì si osservano anche fenomeni che più strettamente interessano il mondo della classica distribuzione moderna (iper e super). «Per esempio catene di profumeria collegate all’insegna della GDO -considera Positano, -ubicate negli ipermercati come punti vendita separati, con l’appeal e le proposte della profumeria. Si tratta di fenomeno analogo a quello della parafarmacia, che potremmo definire con il neologismo «paraprofumeria». È ancora recente per prevederne gli sviluppi, anche in relazione alle strategie di proposizione di una nuova e ulteriore amplificazione del marchio proprio del distributore nella fascia media di prezzo. Sappiamo infatti, e questo è un altro interessante fenomeno da rilevare, che le insegne della grande distribuzione stanno facendo importanti investimenti per sviluppare le proposte di cosmetici a marchio proprio, anche nel make up e nelle categorie finora legate al canale profumeria, avvalendosi della competenza del terzismo cosmetico».
In tal senso, le insegne della grande distribuzione hanno saputo come proporsi e farsi seguire dai consumatori. «Dati presentati in occasione di Marca la fiera della marca del distributore, hanno evidenziato come i cosmetici a marchio del distributore registrino un incremento delle vendite superiore rispetto alle marche-riporta il responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia. -Il consumatore crede molto nella serietà della selezione e dei controlli applicati dalle insegne della distribuzione sulle filiere produttive, accordando piena fiducia al marchio del distributore, senza peraltro rinunciare completamente alla marca. Addirittura alcune insegne distributive riescono a vendere bene prodotti di gamma alta a marchio proprio, con intere linee che danno un’idea di selettività e profilo elevato anche nelle presentazioni e sono posizionati in fasce di prezzo più alte rispetto al prodotto di marca medio».

 

di E. Perani

Un nuovo polimero per una protezione solare trasparente

BayerNulla accelera l’invecchiamento della pelle quanto le radiazioni solari. I prodotti per il sun care che offrono un buon livello di protezione ma anche una piacevole sensazione sulla pelle stanno quindi diventando sempre più popolari. In particolare, sta crescendo la domanda di prodotti di protezione solare trasparenti, come spray e gel, in quanto questi sono più facili da diffondere sulla pelle rispetto alle classiche lozioni e sono in grado di fornire uno strato di protezione che è quasi impercettibile, ma comunque altamente efficace. Bayer propone una recente innovazione che soddisfa tutti questi requisiti, Baycusan® C 2000 (INCI: polyurethane 64). Questo film former di poliuretano a base di etanolo può essere utilizzato per la produzione di soluzioni completamente trasparenti che garantiscono un alto fattore di protezione solare (SPF), buona resistenza all’acqua, con una buona sensazione sulla pelle e utilizzabile anche per prodotti da applicare su pelle bagnata, senza provocare il classico effetto «latte» né grumi indesiderati, grazie all’effetto non-pilling del polimero. Baycusan® C 2000 è compatibile con tutte le comuni sostanze di protezione UV ed è facile da incorporare in differenti tipologie di prodotto, con risparmio di tempo, energia e denaro per i produttori, in quanto non è necessario riscaldare o neutralizzare il prodotto.

I quattro trend del packaging cosmetico

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hispack-2015Ogni tre anni in Spagna si tiene un importante salone internazionale di packaging denominato Hispack, che presenta una panoramica del settore e offre la possibilità di visualizzare da diverse angolazioni i vantaggi e gli elementi competitivi del packaging. L’edizione 2015 ha avuto luogo a Barcellona con nuove aree e attività per attrarre professionisti del marketing, della logistica e della vendita al dettaglio, la fiera è stata organizzata con il fine di delineare le esigenze odierne del mercato, come l’innovazione, i materiali e i processi per ottimizzare i costi, la sostenibilità e l’internazionalizzazione. Delle quattro aree presenti – TrendPack, Pack & Logistic, Retail e PremiumPack – quest’ultima è stata dedicata agli articoli premium, dai cosmetici e profumi ai prodotti alimentari gourmet. In particolare per il settore cosmetico, durante il ricco programma di convegni e mostre sono stati individuati quattro nuovi trend per aggiungere valore e rendere ancora più competitivo il marchio: attivo, eco-friendly, naturale e unico. Con «attivo» s’intende un packaging che non solo protegga il prodotto al suo interno ma ne allunghi anche la durata: ciò si può ottenere aggiungendo conservanti naturali al contenitore permettendo così ai produttori cosmetici di diminuirne la quantità nel contenuto. Prodotti eco-friendly e materiali naturali sono ormai la regola e la sfida per l’industria moderna: le aziende di packaging devono riflettere gli stessi standard «green» del prodotto cosmetico, per esempio utilizzando il legno o materiali biodegradabili. Infine ogni confezione dovrebbe distinguersi e apparire unica, poiché i consumatori odierni sono sempre più alla ricerca dell’originalità, non tralasciando ovviamente qualità, tecnologia e prezzo.

di A.Virgili

Puntare sul mercato cosmetico e farmaceutico

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rawlingsRawlings è un’azienda inglese indipendente e a gestione familiare che si occupa di packaging in vetro. Con sede a Bristol, l’azienda è stata fondata nel 1850, quando gestiva la raccolta e la pulizia delle bottiglie da vendere ai mercanti di vino, mentre oggi annovera i suoi clienti di riferimento tra i marchi nazionali di bevande e prodotti alimentari. La scelta manageriale per l’anno in corso è ricaduta sull’espansione della produzione verso il mercato del vetro a uso cosmetico e farmaceutico: il background di competenze ed esperienza nel settore alimentare è servito come trampolino di lancio per diversificare e ampliare gli orizzonti dell’azienda. Pur fornendo uno sviluppo del prodotto su misura, è già presente una nuova gamma di articoli specifici: flaconi contagocce, bottiglie Boston rotonde, vasetti di ogni forma e dimensione e tanti altri contenitori, disponibili in vetro trasparente, verde, blu o ambrato, insieme a un’ampia varietà di tappi ed erogatori. Investendo nelle ultime tecniche di produzione e progettazione, l’azienda dimostra di volersi concentrare sulle opzioni di decorazione, come per esempio il miglioramento del lavoro di goffratura, per creare articoli unici e di design che rappresentino il valore distintivo del marchio a cui appartengono. L’obiettivo di Rawlings è investire nei mercati emergenti e supportare clienti e fornitori a livello globale. Intanto l’azienda ha già presentato ufficialmente la propria gamma a indirizzo cosmetico e farmaceutico al Packaging Innovations, evento tenutosi a Birmingham il 25 e il 26 febbraio di quest’anno.

di A.Virgili

Incursioni corsare

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Delai
Nadio Delai

Il cambiamento della GDO nel modo di proporsi vede diverse strategie. Non solo la nascita di format distributivi specializzati, ma anche fenomeni che ne stanno rivoluzionando le proposte dall’interno. In questo senso vanno i mutamenti di presentazione dei reparti, che riguardano sempre più spesso le corsie dei cosmetici. In questo senso, parimenti, vanno anche le espansioni di molte insegne distributive nel mondo del discount, in cui recuperare quella porzione di vendite che le superfici tradizionali stanno perdendo. Alcuni spunti da Nadio Delai, presidente di Ermeneia.

Possiamo fare alcuni esempi di queste evoluzioni e di quali esigenze soddisfano?
La marca privata del distributore, per esempio, è un’espressione caratteristica della GDO, che tuttavia ha espanso a tal punto il proprio assortimento da rappresentare oggi una novità di grande rilevanza che investe ampiamente anche il settore cosmetico, conlinee a marchio proprio che si avvicinano al beauty della profumeria. Si tratta di un’incursione, impensabile fino a qualche anno fa, ma che adesso diventa strategica per lo stesso motivo per cui il discount propone un’offerta di articoli che coprono merceologie non propriamente da discount. Un comportamento trasversale per catturare l’attenzione di un consumatore che è diventato fortemente arbitrante. È molto meno legato al canale abituale, frequentando occasionalmente questo o quell’esercizio, talvolta solo per motivi logistici, per mancanza di tempo, per un’ispirazione o una necessità improvvisa. Il consumatore dispone dunque di una «tastiera allungata», appunto multicanale, multiprodotto e multiservizio, con cui compone ogni volta musiche diverse. In questo scenario in movimento stanno emergendo anche i monomarca, che uniscono a un certo livello di specializzazione e di connotazione della marca un orientamento al servizio con essa coerente: può essere il suggerimento offerto dalla commessa, specificamente formata e con un buon grado di preparazione, ma giovane quanto l’acquirente e con il suo stesso linguaggio che le giovanissime trovano da Kiko, mentre Sephora e altre insegne della profumeria hanno tutto un altro stile, con un livello di servizio del tutto diverso, ma comunque presente.

La crescita delle vendite nei discount, riscontrata negli ultimi anni, non sembra essere spinta solo dal driver dei prezzi bassi: quali fattori la sostengono?
È sempre più frequente che il discount espanda l’offerta in aree poco coperte da altre superfici. La GDO ha un numero di referenze molto elevato e deve razionalizzare la propria proposta. Deve avere la massima attenzione ai margini, che su molti prodotti sono piuttosto rosicati. Il discount in questo senso è più snello e può scegliere di espandere alcune merceologie. Può insomma permettersi di fare delle incursioni, in quelle aree magari poco presenti localmente in altre realtà distributive, e costruire così un’offerta complementare. Non crea un canale nuovo, rimane quel canale consolidato che tutti conosciamo, ma per alcuni prodotti opera in modo trasversale, come un ‘canale corsaro’, laddove capisce che nella sua zona il consumatore ha un certo tipo di esigenza che altre distribuzioni non soddisfano completamente. Così il consumatore, che si reca al discount per risparmiare, proprio qui trova anche un’offerta specializzata di prodotti vari, per esempio nell’area ecologica o nel biologico o in merceologie non propriamente da supermercato che trovano nel discount spazio e rapporto qualità/prezzo.

 

di E. Perani

Packaging 3D: dalla riduzione dei costi e dell’emissione di CO2, all’opportunità di business

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1La stampa digitale 3D è la nuova tecnologia che sta rivoluzionando il sistema produttivo tradizionale. Permette di sviluppare prototipi e prodotti in maniera innovativa, veloce e vantaggiosa dal punto di vista economico e dell’ambiente. Utilizzando diverse tipologie di materiali, è possibile stampare oggetti in 3 dimensioni, del tutto identici a quelli artigianali e fatti a mano. L’elenco dei settori che beneficiano della nuova tecnologia è in costante crescita, dal settore medicale a quello aerospaziale, dall’edilizia alla moda, dall’arredo alla gioielleria e da qualche anno anche quello cosmetico, in particolar modo il settore del packaging cosmetico. Per produrre un imballaggio primario con la nuova tecnologia, è sufficiente avere un progetto digitale, una stampante 3D e le materie prime; chiunque può farlo, dalla più piccola azienda che ha la necessità di stampare un numero limitato di pezzi, all’azienda dalle dimensioni maggiori. I vantaggi del packaging 3D sono la riduzione dei costi di produzione, la produzione locale e di conseguenza, la riduzione dei tempi di immissione sul mercato e dell’emissione di CO2 derivante dal trasporto. È, inoltre, possibile produrre prototipi, prodotti personalizzabili senza limiti di fantasia, serie limitate o addirittura esemplari unici in tempi rapidi, a costi limitati e contenendo gli sprechi. Il packaging 3D rappresenta anche una nuova opportunità di business: la crescente richiesta da parte dei brand ha favorito la nascita di start up che producono esclusivamente gli imballaggi primari dei prodotti cosmetici. Anche se attualmente la produzione di packaging tridimensionale è in uno stadio iniziale, grazie ai numerosi vantaggi offerti, si prevede che in futuro la tecnologia possa svilupparsi anche su scala industriale.

di D. Barillaro

Tossicologia caso per caso

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Pipeteo en placa de experimentosPer quanto si siano moltiplicati gli studi volti a comprendere la tossicologia dei nanomateriali molti aspetti rimangono ancora non chiari e anche la valutazione dei livelli di esposizione necessita di più approfondite conoscenze. Le peculiari caratteristiche chimiche e fisiche dei nanomateriali ingegnerizzati (NMs) sono dovute non solo alla scala delle loro dimensioni, ma anche all’insorgenza di effetti quantistici ed effetti superficiali (elevato rapporto superficie/volume) che conferiscono ai NMs le proprietà su cui si basano le molteplici applicazioni che si stanno sviluppando e affermando negli ultimi anni, ma anche una notevole reattività chimica e biologica con possibilità di amplificazione degli effetti tossici. Lo studio degli effetti dei NMs sulla salute umana e sull’ambiente e dei quadri di esposizione a queste sostanze dovuti alle applicazioni già presenti sul mercato sta ricevendo grande attenzione presso la comunità scientifica e presso le istituzioni pubbliche, viste le enormi potenzialità applicative delle nanotecnologie. Enrico Sabbioni, senior scientist presso il CeSI della Fondazione Università G. d’Annunzio di Chieti e presso l’Università di Milano e INFN Sezione di Milano LASA di Segrate, nonché presidente della Società Italiana di Nanotossicologia, delinea le criticità tossicologiche dei nanomateriali.

Cosa si sa sulla tossicologia ed ecotossicologia dei nanomateriali, in particolare su quelli di uso cosmetico?
In un contesto tossicologico, il binomio dimensione «nano» e reattività biologica non ha importanza esclusiva: gli effetti nano(eco)tossicologici sono dipendenti anche da fattori non rilevanti nella scala del macromondo, quali composizione chimica, chimica di superficie, forma, struttura cristallina, stato di aggregazione, porosità, solubilità e carica superficiale, oltre che al modo di esposizione. Nell’ultimo decennio il numero di studi nano(eco)tossicologici pubblicati è cresciuto, superando quota 10000 dal 2001.Tali studi hanno dimostrato che i NMs sono in grado di causare un’ampia varietà di effetti tossici, di cui il più evidente è lo stress ossidativo. Nel caso dell’ossido di zinco nanometrico gli effetti tossici dipendono in gran parte dagli ioni Zn2+ rilasciati dalle nanoparticelle nei mezzi biologici. Per il biossido di titanio nanometrico sono riportati effetti fotosensibilizzanti inducenti nano(eco)tossicità e genotossicità mediate dalla produzione di radicali liberi con possibili danni al DNA. Tuttavia, molti risultati sono contraddittori e molte sono le incertezze che rimangono: le espressioni «Babylonian plethora of studies» e «battuta di pesca nel mare dell’incertezza» esprimono bene questo concetto!

Quali metodi esistono per evidenziare la tossicità dei nanomateriali?
Le attuali informazioni riguardanti gli effetti tossici dei NMs provengono per lo più da studi in vitro mediante colture cellulari di origine animale e umana e, in misura ridotta, da studi in vivo con animali da laboratorio, riguardanti la biodistribuzione e l’identificazione degli organi bersaglio. Non è stato fin qui condotto alcuno studio epidemiologico su popolazioni potenzialmente esposte. L’impatto ambientale dei NMs è studiato per lo più con test di ecotossicità raccomandati dall’OCSE.

La letteratura ha evidenziato una certa tossicità di TiO2 e ZnO a contatto con le cellule. Per il cosmetico è sufficiente provare l’assenza di penetrazione transcutanea o servono altri approfondimenti?
Dal punto di vista regolatorio, se non vi fosse penetrazione epidermica non servirebbero altri approfondimenti. Inoltre le NPs vengono per lo più utilizzate coated, riducendo o escludendo effetti fotosensibili o irritanti. Malgrado questo, è importante osservare come l’epidermide non sia un sistema statico e perfettamente integro e come le attuali evidenze sperimentali non abbiano chiarito in maniera inequivocabile se TiO2 e ZnO nanometrici siano o meno in grado di penetrare l’epidermide. Di rilievo è la dimostrazione della capacità di alcune NPs di danneggiare i cheratinociti umani. L’iniziale danno anatomico a carico dell’epidermide consentirebbe un loro potenziale passaggio nel derma. Non si può inoltre escludere una penetrazione cutanea di NPs nel caso di alterazione della barriera epidermica, condizione non infrequente, su cui personalmente non userei prodotti cosmetici contenenti NPs. Si tratta di un aspetto da quantificare e portare a dati reali di esposizione sull’uomo, poiché una volta penetrate le NPs potrebbero modificarsi e dare origine a manifestazioni tossiche. È quindi cruciale valutare a fondo la potenziale penetrazione di NPs nella cute irritata o con abrasioni, escoriazioni o ferite e, al possibile variare della composizione delle NPs penetrate, valutarne la tossicità.

Enrico Sabbioni.
Enrico Sabbioni.

La tendenza dei nanomateriali a formare agglomerati o aggregati in che modo influenza la loro tossicologia e capacità di penetrazione attraverso la cute?
La formazione di aggregati/agglomerati fra NPs modifica dimensioni, area superficiale e proprietà di sedimentazione, alterandone anche la mobilità, la biodistribuzione, la clearence e, in ultima analisi, influenzando il responso tossico. Un certo numero di studi sul biossido di titanio nanometrico hanno evidenziato la formazione di grandi agglomerati/aggregati che ne determinano la localizzazione cellulare e quindi la tossicità, mostrando inoltre come tali aggregati non siano capaci di penetrare l’epidermide umana intatta.

A suo parere è corretto valutare la tossicologia ed ecotossicologia di un nanomateriale con gli stessi criteri di qualsiasi altra sostanza?
No. I NMs hanno proprietà chimico-fisiche diverse o specifiche rispetto ai materiali di dimensioni convenzionali (forma bulk). Alcuni di essi possono attraversare le membrane cellulari, indurre effetti tossici sistemici, persistendo, in sistemi biologici. Inoltre, i NMs studiati sono pochi e spesso descritti in modo improprio in termini di caratterizzazione. Lo stato attuale delle conoscenze non è abbastanza maturo per fornire una guida specifica per assicurare la valutazione scientifica dei rischi dei NMs per l’ambiente e la salute. In assenza di un paradigma generale si dovrebbe considerare un approccio caso-per-caso con il parere di gruppi di esperti.

Quale contributo potrebbe dare il mondo dell’industria cosmetica a una più piena comprensione della sicurezza dei nanomateriali di uso cosmetico?
Le industrie cosmetiche dovrebbero sviluppare con enti esterni progetti comuni sulla valutazione della nano(eco)tossicità dei loro prodotti. È indispensabile che la comunità scientifica possa instaurare un rapporto fiduciario con tali industrie, conoscere e confrontarsi con i loro studi, apprendere i protocolli usati e discutere i risultati. Invece spesso ci si deve accontentare di un «safe» fatto al loro interno.

Valutazione dell’esposizione e LCA
«Sono necessari studi per stabilire come distinguere i casi in cui un NM sarebbe una forma particolare di una sostanza convenzionale o una sostanza distinta –considera Enrico Sabbioni. –Una criticità è poi la scelta del descrittore di dose di esposizione ai NMs nel sistema di riferimento appropriato per l’esposizione umana o ambientale. Infatti, la concentrazione espressa come massa/volume non descrive adeguatamente l’esposizione, e descrittori più accurati sono il numero di particelle e l’area superficiale. Nel caso della cosmesi altre criticità riguardano i siti anatomici e l’estensione della zona di esposizione, la presenza di malattie della pelle e l’impatto di prodotti che potrebbero facilitare la penetrazione epidermica delle NPs. In conclusione, i NMs devono essere considerati con altri criteri. Il problema è che forse questi criteri non ci sono ancora! Inoltre si dovrebbe tener conto dell’approccio safe by design (SbD) su cui si basa la politica di innovazione responsabile di Horizon 2020. Per esempio, il coating riduce anche la tossicità (di fatto il biossido di titanio e l’ossido di zinco nanometrici restano bloccati all’interno), in linea con l’approccio Responsible Research Innovation in cui gli aspetti di potenziale tossicità vengono considerati da superarsi prima della commercializzazione. Per essere efficace il SbD deve essere applicato a tutto il ciclo di vita del prodotto, anche se attualmente un’analisi del ciclo di vita di NMs è assai problematica, essendo carenti gli inventari della loro produzione, oltre ai dati dei loro potenziali rilasci e trasformazioni nell’ambiente e del destino finale nelle fasi di smaltimento».

 

di E. Perani

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...