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Ilaria Borgna

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Fazzoletti glamour

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Kleenex_FigCertamente la creatività non manca alla Kimberly-Clark, proprietaria del noto marchio, e per trasformare una commodities in un prodotto glamour, si affida al packaging e alle possibilità decorative e di personalizzazione del cofanetto. Con il supporto di una fashion designer di lunga esperienza, Betsey Johnson, Kimberly-Clark crea la linea Kleenex Expressions: confezioni da comodino e da borsetta colorate, divertenti e decisamente glamour che hanno trasformato la confezione in un elemento di forte impatto di immagine. Quattro differenti modelli di confezione sono stati creati ognuno con un tema distintivo orientato a un pubblico giovane, hanno l’obiettivo di garantire un oggetto comunque «bello da guardare» oltre che funzionale.

di D.J.Brodzik

Platino colloidale e staminali di gardenia contro l’invecchiamento

OFIVita Age® Prestige con Platino colloidale è un trattamento nutriente rigenerante ad azione rassodante antietà. Arricchito di platino colloidale, riequilibratore delle cariche elettriche dell’epidermide, e silicio, ad azione riparativa, ristrutturante e citostimolante, è una risposta nel contrastare i meccanismi di invecchiamento della pelle, la perdita di densità, la perdita di acqua extracellulare, la perdita di sostegno ed elasticità. L’estratto di staminali di Gardenia stimola la sintesi di nuovo collagene, ne riduce la degradazione e limita l’attività di collagenasi. Il prodotto contiene anche acido ialuronico e collagene ad azione ristrutturante, elasticizzante e dermoriempitiva. Le ceramidi aiutano a riparare la barriera cutanea mentre emollienti naturali quali olio di germe di grano e di olivo mediterraneo donano morbidezza e nutrimento, con un tocco setoso e immediato. Questo prodotto a marchio Bottega di LungaVita è prodotto da OFI SpA.

Una guida al riciclo

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Il tema dei materiali riciclabili e della riduzione dell’impatto del packaging è sempre più attuale. È una necessità sociale, ma anche il centro di una consolidata strategia di comunicazione e marketing per trasmettere l’anima «verde» dell’azienda. Una grande attenzione sul fronte industriale, cui fa contrasto una certa confusione nella quotidianità del consumatore. Tanti materiali differenti che richiederebbero ognuno una gestione diversa e poca informazione pronto consumo, per risolvere il dubbio del momento. Il risultato è una segregazione approssimata del rifiuto e una parziale vanificazione del processo di riciclo. Una proposta di soluzione viene da GreenBlue, associazione no profit per il supporto alla sostenibilità dei prodotti, che lancia Sustainable Packaging Coalition (SPC) una associazione industriale per l’analisi del packaging sostenibile. In tema riciclo, la SPC sviluppa e promuove l’etichetta How2Recycle. Un sistema standardizzato di etichettatura che contiene al suo interno tutte le informazioni necessarie al consumatore per riciclare in modo corretto il prodotto. La recente adesione al programma di grossi gruppi americani nel settore dei beni di consumo ne sta fortemente promuovendo la diffusione. Potrebbe essere un suggerimento anche per l’industria del packaging del vecchio continente.

di D.J.Brodzik

Profumeria Artistica: un incontro tra fragranze e musica

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Tema centrale di questa edizione di Esxence – The Scent of Excellence è stata la musica: omaggio all’affinità del mondo delle fragranze con note ed accordi che si basano, invece che sulle 7 note
del pentagramma, sulle 7 famiglie olfattive. Similitudine che viene celebrata proprio in occasione del 7° anniversario dell’Evento.
Le armonie di un bellissimo pianoforte a coda C. Bechstein e le vibrazioni delle tavole armoniche di Opere Sonore, entrambi costruiti con il legno dei violini di Stradivari, hanno accolto il pubblico del Salone, diffondendo le note nella lounge.
Il mondo della profumeria artistica è in fermento e in aumento. L’evento è considerato un vero e proprio osservatorio di future tendenze commerciali. L’obiettivo di conquistare un 1,5% del fatturato Beauty mondiale resta immutato ma già in Italia, la Profumeria Artistica ha superato questo obbiettivo ottenendo nel 2014 il 1,87% del fatturato Beauty nazionale e incidendo per più del 12,5% sul fatturato della profumeria alcolica, con 170/180 milioni di euro. In prospettiva europea, con un beauty che vanta un business di circa 71 miliardi di euro, la Profumeria Artistica può aspirare  a sviluppare 1 miliardo di Euro. L’attenzione alla cultura del profumo ha avuto un deciso incremento di appassionati, che hanno seguito attentamente gli incontri svolti durante le giornate nella  sala convegni: dal concerto profumato del compositore e naso Laurent Assoulen, all’aperitivo ispirato alle composizioni olfattive dai richiami musicali, ma anche esecuzioni musicali di grandi artisti contemporanei, come Luciana Bigazzi. Inoltre, si sono andati ad indagare tendenze di mercato  e tematiche come la Cosmetica di nicchia, in linea con la novità Esxkin e l’evoluzione della Profumeria Artistica, nuovi canali distributivi e opportunitàra tra le quali  i riconoscimenti e premi  degli Art and Olfaction Award, partner di questa edizione, che hanno svelato i finalisti dell’edizione 2015.
Esxence – afferma Silvio Levi, co-fondatore dell’Evento – è indiscutibilmente riconosciuto ormai come il momento più importante per il settore, quello da cui si irraggiano poi le scelte e le iniziative internazionali. Fucina di idee, di cultura, di progetti ed opportunità. Il mass-tige deve essere grato alla Profumeria Artistica che garantisce la migliore attività Ricerca e Sviluppo ad alto rischio, dove si coltiva il patrimonio culturale e progettuale più ricco e innovativo, che ha un suo sostentamento in marchi che si sono conquistati nel tempo rispetto e risultati. Essi non hanno mai dimenticato il dovere di dare un esempio e sono consci che è solo grazie a loro che nuovi talenti e nuovi marchi possono coraggiosamente affacciarsi in questa arena e dimostrare il loro valore. Esxence è fiera di essere il palcoscenico elettivo di questo meraviglioso esercizio artistico dell’intelletto umano e che giovani talenti, che ha selezionato e ospitato in questi anni, siano oggi autori di nuove fragranze e confezioni che erano tra le novità proposte in questa edizione”.

di Ilaria Borgna

 

 

Smalti semipermanenti

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Fotolia_1153296_oroDa un recente studio di mercato effettuato da Altroconsumo emerge una situazione rischiosa. I motivi sono essenzialmente tre.
C’è una totale assenza di controllo in canali di vendita indicati per professionisti. Tutti gli smalti disponibili nei negozi, infatti, contengono idrochinone e/o idrochinone monometiletere e di conseguenza, così come indicato dalla normativa (Reg. CE n. 1223/2009), l’uso previsto è esclusivamente professionale. In realtà sono facilmente acquistabili da un comune consumatore.
Sia nei punti vendita che sui canali di e-commerce non viene effettuato nessun tipo di controllo nei confronti dell’acquirente, quindi chiunque lo desideri può entrare in possesso di prodotti destinati a uso professionale, che presuppone capacità e tecniche possedute da una figura professionale formata ad hoc. Inoltre le avvertenze e le modalità d’uso riportate sui contenitori sono poco chiare per il consumatore o lacunose perché mancano spesso le indicazioni obbligatorie in etichetta (per uso esclusivamente professionale/evitare il contatto con la pelle/leggere accuratamente le istruzioni per l’uso»).
In qualche caso la presenza di idrochinone e idrochinone monometiletere risulta in concentrazioni superiori al limite di legge.
Gli smalti semipermanenti necessitano di una lampada per polimerizzare gli ingredienti presenti e favorire la tenuta: l’emissioni più diffuse sono UV. Da studi recenti le radiazioni UV emesse da queste apparecchiature, infatti, possono danneggiare la pelle come quelle di qualunque lampada abbronzante. L’avvertimento arriva da un articolo pubblicato dai dermatologi dell’Anderson Cancer Center dell’università del Texas sulla rivista Archives of Dermatology. Gli esperti americani sono partiti da un paio di casi clinici: due donne che avevano sviluppato tumori di tipo non melanoma sul dorso delle mani, l’una dopo aver usato lampade UV otto volte in un anno e l’altra due volte al mese per 15 anni. Due casi non bastano per dimostrare un nesso causale, concludono gli autori, ma si può dire che l’esposizione alle lampade UV per unghie è un fattore di rischio, che vale la pena condurre studi più approfonditi sull’argomento e che i medici dovrebbero essere consapevoli di questo legame e consigliare adeguatamente i loro pazienti.

di B. Suardi, cosmetologa

Marcatura con tecnologia IPS

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IPS_FigPrendiamo una tecnologia consolidata nel mercato della stampa e della marcatura, aggiungiamo innovative formulazioni di inchiostri che garantiscano adesione e resa su qualsiasi tipo di superficie, completiamo con software di settaggio, monitoraggio e controllo che garantiscano la supervisione del processo e adattiamo il tutto alle necessità di filiera dell’industria del packaging primario e secondario. Il risultato sono gli innovativi IPS (Imaging Printing System) di Inc.jet con inchiostri Jet fuel. Si tratta in pratica di un sistema a getto di inchiostro a circuito chiuso che da un lato azzera di fatto i tempi di settaggio e manutenzione, garantendo un immediato risparmio di costi variabili e un ridotto impatto ambientale, dall’altro alte risoluzioni (fino a 600×600 DPI) e velocità di lavoro (oltre 200 mt/min.) su aree di stampa da ½” fino a 32″. Se il prodotto è interessante, la sua implementazione richiede la partnership di un distributore esperto e affidabile che presenti la tecnologia e ci consenta di inserirla in modo ottimale nella nostra catena produttiva. Parliamo quindi di Automation Address, azienda italiana che da oltre 20 anni distribuisce e personalizza tecnologia di supporto nel settore dei trattamenti dopo stampa e di postalizzazione. Collaborando direttamente con i marchi produttori internazionali Automation Address è in grado di proporre soluzioni IPS con garanzia a vita orientate alla massima tutela del cliente.

di M.Piacentini

Un peptide anti age

AVGÈ ben noto che fattori come il sole, il fumo, fattori ambientali quali l’inquinamento o effetti del normale metabolismo cellulare accelerino l’invecchiamento della pelle, a causa della produzione di specie reattive. Le cellule normalmente reagiscono con molecole antiossidanti endogene, la cui produzione è mediata dal fattore di trascrizione Nrf2, che è normalmente represso dal legame a Keap1 nel citoplasma. In risposta allo stress chimico, Nrf2 viene rilasciato da Keap1 affinché migri nel nucleo per l’attivazione dell’espressione genica. Il peptide acetil-DEETGEF, Perfection Peptide P7 distribuito in Italia da AVG srl, comprende la sequenza di legame di Nrf2 a Keap1 e può essere usato per rompere il complesso, stimolando in questo modo l’attività di Nrf2 ad aumentare la protezione contro le specie chimiche reattive. Per un migliore assorbimento cutaneo, il peptide è stato incorporato in nanoparticelle solide lipidiche. Una crema contenente l’ingrediente peptidico applicato su espianti di pelle ha mostrato effettivamente di up-regolare l’espressione dei geni Nrf2-regolati e, in espianti cutanei esposti a raggi UV, il peptide ha inibito fortemente la formazione di cellule danneggiate. In uno studio clinico, la crema contenente il peptide ha inoltre mostrato un significativo effetto protettivo, rispetto al placebo, nei confronti dei danni al DNA indotti dai raggi UV.

di B.Briasco

Quali ricerche ai sensi di Nagoya?

aperturaIl Protocollo di Nagoya è uno step del lungo percorso della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), adottata nel 1992 e ratificata a oggi da 194 parti che l’hanno sottoscritta, facendone uno dei programmi più ampiamente condiviso a livello globale. Siglato nel 2010 ed entrato in vigore a ottobre 2014, questo Protocollo si concentra sulle risorse genetiche, riconoscendo non solo l’importanza della loro conservazione, ma anche disponendo che il loro sfruttamento debba produrre benefici condivisi fra chi le utilizza e le comunità locali a cui appartengono. L’Unione Europea ha provvededuto ad adempiere agli obblighi del protocollo con il Regolamento 511/2014, detto anche Regulation in Access and Benefit Sharing (ABS).
«L’ambito degli obblighi di Nagoya implica una attività di ricerca che, in particolare, coinvolga conoscenze genetiche o legate alla diversità biologica e agli usi tradizionali che delle risorse genetiche localmente si fanno -spiega Giulio Pirotta, consigliere di SICC. -Sviluppare una applicazione basata su una risorsa genetica associata a un sapere tradizionale rientra pienamente nell’ambito di Nagoya, anche se successivamente, dal punto di vista produttivo, l’azienda dovesse sganciarsi dall’approvvigionamento locale, sviluppando approcci produttivi alternativi, per esempio da biotecnologie. Non sempre tuttavia è immediato stabilire l’ambito di applicazione della legislazione su Nagoya. Se, per esempio, gli studi svolti esulassero completamente dai saperi locali basandosi su un orto botanico, è necessaria una valutazione caso per caso».

Giulio Pirotta.
Giulio Pirotta.

Le autorità locali devono essere preventivamente avvisate di ogni attività di ricerca che coinvolga una risorsa genetica locale per ottenere la relativa autorizzazione.
Un aspetto problematico è stabilire cosa sia ritenuto attività di ricerca, oggetto di interpretazione a livello di legislazioni locali, un aspetto non chiaro anche nel Regolamento ABS. «Le operazioni di ricerca e sviluppo non sono definite nel regolamento 511/2014, -nota Stefano Dorato, direttore Relazioni scientifiche e normative di Cosmetica Italia. -Come riferimento ufficiale è possibile, però, valersi del Frascati Manual [5] pubblicato dall’OCSE/OECD: la ricerca e sviluppo potrebbe comprendere la ricerca scientifica condotta sistematicamente per migliorare la conoscenza (sull’essere umano, sulla cultura, sulla società) e l’utilizzo di questo insieme di conoscenze per nuove applicazioni».

Stefano Dorato.
Stefano Dorato.

Ciò che ci si aspetta è un aumento dei costi, generato da questo nuovo approccio da dare alla ricerca sulle risorse genetiche. «È prevedibile un certo allungamento dei tempi di sviluppo per alcuni tipi di ingredienti e anche un aumento dei costi (o una riduzione dei margini) in funzione della complessità di muoversi su questa materia -osserva Pirotta. -Molte sono le autorità coinvolte e gli attori con cui interagire ai diversi livelli della filiera. Si possono prevedere costi di condivisione, costi relativi al mantenere alto il livello di attenzione nell’effettuare controlli e verifiche, inoltre nel raccogliere e gestire la documentazione dalla filiera, costi di interazione/comunicazione con il consumatore per migliorare la fiducia nel rapporto con l’azienda che al momento, sugli aspetti dell’etica dell’approvvigionamento, non è elevata. Infine, si renderanno necessari anche investimenti in una comunicazione che sappia valorizzare l’impegno dell’azienda a tutelare la biodiversità nei territori di origine delle materie prime e a condividere i benefici con azioni concrete ed eque a favore delle comunità che detengono la risorsa che ho inserito nel prodotto».

di E. Perani

Disfunzione barriera cutanea misurata dalla perdita di acqua

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BoyPerdita funzionale e mutazioni nella proteina della barriera cutanea filaggrina (FLG) sono un grave rischio per la dermatite atopica (AD), tuttavia la sequenza dei disturbi nella funzione della barriera della pelle prima o durante lo sviluppo precoce di AD non è del tutto chiara e quindi si rende necessaria una comprensione più dettagliata di questi eventi per sviluppare un quadro più chiaro della patogenesi della malattia. Sarebbe importante possedere un robusto test non invasivo per identificare i bambini ad alto rischio di AD, nella pianificazione di studi di intervento precoce e/o di prevenzione. L’obiettivo del presente lavoro è stato quello di sviluppare una misura non invasiva della funzione barriera della pelle al giorno 2 dopo la nascita e a 2 mesi, per prevedere lo sviluppo di AD a 1 anno e inoltre verificare se gli aumenti di perdita di acqua transepidermica (TEWL) sono anteriori allo sviluppo di AD clinico. Un totale di 1903 bambini sono stati arruolati nello Cork Babies After Scope: Evaluating the Longitudinal Impact Using Neurological and Nutritional Endpoints Birth Cohort study da luglio 2009 a ottobre 2011. Le misurazioni di TEWL sono state effettuate alla nascita (giorno 2) e dopo 2 e 6 mesi. La presenza di AD è stata accertata a 6 e 12 mesi, e la gravità della malattia è stata valutata utilizzando lo SCORing Atopic Dermatitis clinical tool a 6 mesi e utilizzando anche il Nottingham Severity Score a 12 mesi. Un totale di 1300 bambini è stato genotipizzato per mutazioni FLG. A 6 mesi, il 18,7% dei bambini aveva AD e a 12 mesi il 15.53%. In un modello di regressione logistica, nel lavoro, viene definita la corrispondenza tra TEWL e predittività dell’AD. Un’alterazione della funzione della barriera cutanea alla nascita e a due mesi precede la possibilità di AD clinica. Oltre a fornire importanti intuizioni sui meccanismi della patogenesi della malattia il presente lavoro può essere di potenziale impatto per la tempistica ottimale degli interventi per la prevenzione di AD.
The Journal of allergy and clinical immunology (JOURNALARTICLE) – 2015
di C. Lacapra e S.Rum

Risorse genetiche in cosmetica: le sfide di Nagoya

aperturaAdottato nel 2010 nell’ambito della Convenzione sulla Biodiversità, entrato in vigore a ottobre 2014, il Protocollo di Nagoya è un accordo internazionale che intende promuovere la conservazione della diversità biologica, attraverso l’implementazione di un accesso controllato alle risorse genetiche e di strategie di giusta ed equa ripartizione dei benefici che derivano dal loro uso. I Paesi che lo hanno sottoscritto sono ora obbligati a implementarne i disposti mediante opportuni strumenti normativi e amministrativi.
A questo scopo, l’Unione Europea ha pubblicato lo scorso anno il Regolamento 511/2014 sull’accesso alle risorse genetiche ed equo riparto dei benefici derivati dalla loro utilizzazione, detto anche Regolamento ABS, dal concetto di Access and Benefits Sharing.
La filiera cosmetica, sempre alla ricerca di materie prime innovative derivanti da biodiversità, è pienamente investita da queste normative. Come l’industria dovrà organizzarsi per adeguarsi? Ne parliamo con Maria Julia Oliva di Union for Ethical Biotrade UEBT, un’organizzazione che raccoglie molti attori della filiera cosmetica attivi a livello internazionale, fra cui numerose aziende che producono materie prime cosmetiche, che si propongono una logica di “sourcing with respect”, la filosofia di UEBT. «In Europa, l’implementazione del Protocollo di Nagoya verrà portata avanti a differenti livelli –spiega Maria Julia Oliva, –per esempio, ogni stato membro stabilirà se disporre o meno requisiti sull’accesso alle risorse genetiche e sulle modalità di condivisione dei benefici. Il Regolamento 511/2014 si concentra solo sulle misure necessarie per l’ottemperanza ai requisiti di ABS, quindi su come assicurarsi che i campioni di risorse derivate dalla biodiversità, acquisiti dalle industrie e dalle organizzazioni europee ai fini della ricerca e sviluppo, siano ottenuti e utilizzati legalmente».
Il principale obbligo per le aziende o le organizzazioni europee operanti nella ricerca e sviluppo basati sulla biodiversità è la cosiddetta “due diligence” nell’assicurare la conformità ai requisiti di ABS. Il significato di questa “dovuta diligenza” viene esplicitato da Julia Oliva «le aziende dovranno acquisire, archiviare e trasferire informazioni rilevanti per determinare l’adempienza alla normativa, comprese la data e i luoghi di accesso ai campioni, la descrizione delle risorse genetiche o delle conoscenze tradizionali a esse associate, nonché i fornitori e gli utilizzatori a valle lungo la catena del valore.- E prosegue – è comunque importante notare che l’obbligo di dovuta diligenza, come altre importanti richieste, non sarà applicabile fino a ottobre 2015, in quanto la Commissione Europea sta ancora sviluppando la legislazione accessoria e le linee guida per facilitare l’applicazione della nuova normativa».

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Maria Julia Oliva

ABS e ricerca cosmetica
Come applicare il concetto di condivisione dei benefici alle attività delle aziende? «Ci sono due punti importanti in questo aspetto –risponde Oliva. –In primo luogo, quali attività nell’industria cosmetica sono ricomprese negli obblighi del Regolamento 511? In secondo luogo, nei casi in cui le richieste in materia di ABS si applichino, cosa significa giusto ed equo riparto dei benefici? In termini di attività, ABS ha rilevanza nella ricerca sulle proprietà dei composti biochimici interessanti per nuovi ingredienti e prodotti, secondo il Protocollo di Nagoya. La ricerca sugli estratti da piante, oli essenziali o molecole, per esempio, finalizzata a sviluppare nuovi ingredienti con proprietà idratanti, rassodanti, anti-ageing o di altro tipo che ricadano nel campo dell’ABS. Analogamente, ABS potrebbe interessare le aziende che studiano campioni di piante per creare nuove molecole e sostanze sintetiche da inserire nelle fragranze. In ogni caso, il Regolamento 511 si applicherà solo se l’accesso alle risorse genetiche sia avvenuto dopo l’entrata in vigore del Protocollo di Nagoya e qualora esistano strumenti normativi appropriati e in vigore nel paese di provenienza. In termini di equo riparto dei benefici, quali vantaggi condividere e in che modo ripartirli può essere determinato solo da valutazioni caso-per-caso. A maggior ragione tale condivisione necessita di mutui accordi fra paese fornitore ed ente utilizzatore. Il Protocollo di Nagoya include un Allegato che descrive i benefici che potrebbero essere condivisi, tra cui si annoverano la condivisione delle ricerche e degli sviluppi dei risultati, le collaborazioni nella ricerca scientifica, la formazione e il trasferimento tecnologico, la tassazione di accesso, il pagamento di royalty o altri contributi all’economia locale».

Legislazioni e buone pratiche in evoluzione
«A livello dei diversi paesi l’implementazione nazionale dei requisiti per l’ABS è piuttosto limitato -sottolinea Oliva. –I paesi stanno affrontando sfide come la mancanza di chiarezza circa la portata di questi requisiti e questioni relative ai movimenti transfrontalieri delle risorse genetiche, aspetti oggi ampiamente orientati dal Protocollo di Nagoya. Dall’entrata in vigore del Protocollo di Nagoya, molte leggi e regolamenti relativi all’ABS sono in fase di sviluppo o di revisione. Questa situazione è rilevante in relazione alle buone pratiche. Innanzitutto, in particolare in quei paesi che stanno sviluppando i requisiti per l’ABS, linee guida, standard e codici di condotta giocano un ruolo critico nell’assicurare le buone pratiche. E certamente, anche quando esistono normative sull’ABS, queste norme volontarie possono dare supporto e orientamento alle aziende che intendono definire politiche, sistemi e criteri che costituiscano le buone pratiche in particolari settori. In ambito cosmetico, per esempio, l’Ethical BioTrade Standard è uno strumento per le buone pratiche relative all’ABS. In secondo luogo, considerata l’implementazione ancora limitata di strumenti legislativi pertinenti, può essere difficile trovare esempi di ABS. Nonostante ciò, alcune aziende stanno aprendo la strada all’approvvigionamento di risorse derivate dalla biodiversità secondo principi etici, compresa la giusta ed equa ripartizione dei benefici. UEBT ha pubblicato sul proprio sito Web diversi casi di ABS che coinvolgono i propri membri».

Per maggiori informazioni
http://ethicalbiotrade.org/resources/#7
http://ethicalbiotrade.org/dl/benefit-sharing/ABS_FAQ_2014.pdf

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...