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Ilaria Borgna

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Uno shampoo da 77 miliardi di dollari

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È questo il valore complessivo espresso nel 2014 a livello mondiale dal settore dei prodotti per la cura del capello, il cui mercato è salito del 4,7% a cavallo fra il 2013 e l’anno scorso. Il comparto pesa per circa un quarto sul fatturato totale della cosmetica e l’Europa è uno dei panorami trainanti. Euromonitor International ha calcolato che lo scorso anno i prodotti per la cura del capello hanno generato nel mondo un volume d’affari pari a 76,8 miliardi di dollari, segnando un incremento del 4,7%. Sono soprattutto gli shampoo a trainare consumi e vendite dall’alto dei loro 27 miliardi e 747 mila dollari di valore; seguiti dai balsami (16,8 milioni) e dalle tinte coi loro 13 miliardi e 324 mila. Le soluzioni per lo styling si posizionano alla quarta piazza con vendite per 9,13 miliardi di dollari mentre i servizi di acconciatura e trattamento specializzati hanno realizzato nel 2014 un business da 4,622 miliardi. Superano i tre miliardi gli articoli due in uno che integrano shampoo e conditioner in un unico flacone; laddove permanenti e stiranti non hanno superato quota 1,216 miliardi. Ancora più in basso si piazzano i rimedi anti-caduta, con soli 735 milioni e 300 mila dollari statunitensi. Guardando ai tassi di crescita di ciascuna categoria, balzano all’occhio gli exploit del balsamo e delle linee perm & relaxer, che fra il 2013 e il 2014 hanno visto i loro valori progredire del 7,4%, surclassando altri best seller come shampoo e tinte, rispettivamente a +4,7 e a +4,8%. I due in uno hanno venduto il 3,8% in più nel periodo e gli anti-caduta hanno sfiorato il picco del +4%. Sui gradini più bassi di un ipotetico podio si sono invece sistemati i segmenti Salon hair care e styling, ai quali vengono attribuiti passi in avanti del 2 e dell’1,4% rispettivamente. Se questo è lo scenario mondiale, ebbene l’Europa ne è una protagonista importante. Secondo la società sudamericana di consulenza Atlantia Search (le cui stime si basano però su rielaborazioni dei dati di Euromonitor, di Statista e di altre organizzazioni specializzate) era il principale mercato sino all’inizio del decennio. Fra le regioni occidentali e quelle orientali, delle quali Atlantia ha previsto però un rapido boom, il vecchio continente arrivava a totalizzare circa 20 miliardi di dollari di valore. Le stesse fonti hanno recentemente pronosticato che nel 2018 gli acquisti di prodotti e servizi per la cura del capello potranno rappresentare un business da 82 miliardi di dollari circa in tutto il pianeta. Più prudenti invece i calcoli di Market Line, per la quale gli incassi nel 2012 non andavano oltre la soglia del 16 miliardi per un incremento a tassi costanti che, dal 2008 al 2012, era stato dell’1,7%. Per la fine del 2017 l’Europa è attesa a un ulteriore +2,2% e a dare vita a un volume d’affari da quasi 18 miliardi.

Francia: il futuro saluterà l’ingresso di nuovi marchi
Innovazione e ricerca del valore aggiunto sono i driver del mercato in Francia, dove Euromonitor International ha evidenziato la crescente popolarità, nei saloni, dei trattamenti a secco e di quelli basati su olii ed essenze. Allo stesso tempo però la crisi economica ha favorito il fai da te e i produttori competono ora su soluzioni adatte all’utilizzo domestico, semplici da usare ma dalle prestazioni garantite. È considerato probabile l’ingresso sullo scenario di nuove etichette estere con le carte in regola per scalfire la posizione dominante di Gemey Maybelline Garnier Sa e di L’Oréal alle quali gli analisti assegnano una quota paritaria delle vendite (il 21%). Garnier Ultra Doux, Garnier Fructis, Garnier Belle Color sono le line più vendute nella gamma della prima; laddove la seconda può contare sui risultati di Elsève, Elnett, L’Oréal Excellence, Récital, and L’Oréal Studio Line. Terzo incomodo nel 2013, l’anno al quale fanno riferimento le ricerche di Euromonitor, è stato Laboratoires LaScad, capace di conquistarsi un posto al sole con un market share da 12 punti.

Germania: la personalizzazione è la chiave del successo
Analogamente a quanto si è visto per la Francia, anche i consumatori tedeschi, che vivono a ritmi frenetici ma non rinunciano al look, si orientano sempre più spesso verso prodotti di qualità simile a quelli dei coiffeur ma utilizzabili anche a casa. E una fra le tendenze più chiare agli occhi degli esperti è la richiesta di soluzioni quasi su misura che spingono i brand a compiere ulteriori sforzi nelle aree della ricerca e dello sviluppo. Sino a tutto il 2013 la competizione non è parsa particolarmente agguerrita data la posizione di vertice conservata, nell’ambito della cura del capello, da Henkel Ag, capace nel corso tempo di fidelizzare fortemente il suo bacino di clientela. Ha una quota di mercato pari al 30’%, specie grazie ai marchi Schwarzkopf Schauma, Taft e Poly.

Italia: la crisi rasa a zero i consumi
I ricercatori hanno sottolineato il passo indietro fatto registrare a cavallo fra il 2012 e il 2013 dalle vendite del segmento hair care in Italia. A causa delle difficoltà economiche in cui il Paese versa anche i consumi di shampoo e affini si sono contratti scendendo del 2% a 1,149 miliardi di euro. Né sembrerebbe più roseo l’avvenire, visto che sempre Euromonitor International si attendeva per il periodo 2014-2018 una ulteriore rarefazione del business (-1%) verso valori di poco superiori al miliardo. Cambiano i valori e i volumi in gioco ma non muta il volto dei protagonisti dello scenario. Secondo gli osservatori a suddividersi il mercato sono sostanzialmente le due grandi multinazionali L’Oréal, col 41% di L’Oréal Italiana Saipo Spa; e Procter & Gamble Italia Spa, distanziata al 13%.

ShampoomarketRegno Unito: cresce l’offerta, si moltiplicano le promesse
Nell’ultimo biennio la competizione si è fatta invece particolarmente serrata nel Regno Unito, dove i produttori cercano di attrarre i clienti con novità di gamma e formulazioni inedite che promettono per il cuoio capelluto risultati pressoché immediati. Gli impegni devono però essere mantenuti, pena la perdita di acquirenti a favore della concorrenza. In contrasto con le statistiche mondiali, in Gran Bretagna dal 2013 stanno perdendo terreno gli articoli due in uno, cui vengono preferiti shampoo e balsami tradizionali. In generale però si prevedono un netto incremento della domanda e l’aumento del tempo che i sudditi di Elisabetta dedicano all’acconciatura. A spartirsi il piatto sono Procter & Gamble Co. con uno share del 25%; e L’Oréal col 21%: uno scenario destinato a restare invariato.

Scandinavia: un bell’ambiente per il capello
Nei Paesi scandinavi è in primo luogo la Svezia ad alimentare la domanda di prodotti organici, eco e biologici e basati su materie prime provenienti dai canali del commercio equo-solidale. Per conseguenza è sulla ricerca di soluzioni a impatto zero e sulla capacità di comunicare le loro strategie green che i produttori stanno gareggiando con l’obiettivo di fidelizzare i consumatori. Quanto invece alla Danimarca, è fra le nazioni in cui la cura del capello ha registrato nel 2013 i progressi più importanti, con un +2% che ha portato il mercato a un valore di 305 milioni di euro, grazie alle vendite di shampoo, balsami e tinte (+3%) che hanno bilanciato il calo di perm e stiranti. Sino al 2018 si prevede un +1% medio annuo verso il picco dei 320 milioni di euro. Oli, coloranti, styling agent e trattamenti nutri-rigeneranti hanno caratterizzato il business del capello in Finlandia, dove l’attenzione all’ambiente è ancora una volta elemento competitivo importante. Le stesse soluzioni hanno spinto le vendite in una Norvegia in cui gli oli come quello di argan, per le donne, e le cerette depilatorie, ma per gli uomini, hanno conquistato rilevanti quote del mercato nel 2013.

Spagna: in attesa della ricrescita
Non diversamente da quel che si è segnalato a proposito dell’Italia, anche in Spagna la recessione ha costretto la clientela a limare i suoi consumi d’area hair care e gli analisti hanno stimato per lo scorso anno, in un report pubblicato a luglio, un decremento delle vendite da tre punti percentuali. D’altra parte una analoga contrazione è visibile nell’intero segmento iberico della cosmesi, già interessato nel suo complesso da un lieve ma significativo calo dei fatturati. Il panorama è vivacizzato dalla competizione fra i soliti noti (L’Oréal e Garnier nella fattispecie) e le private label. Ma un evidente attivismo è stato la chiave delle strategie di Garnier, presente presso i coiffeur con i marchi Garnier, Elive e Kérastase e capace di fare breccia nel mercato della colorazione con la linea Olia. Il gruppo ha inoltre scommesso sulle soluzioni per il trattamento e la rivitalizzazione dei capelli sfibrati ottenendo buoni riscontri di pubblico con la famiglia Garnier Fructis Adios Daños.

Bibliografia
– Euromonitor International: www.euromonitor.com/
– Atlantia Search: http://atlantiasearch.com/
– Market Line: www.marketline.com/ (citato in: www.thegrocer.co.uk/)

 

di R.Carminati in collaborazione con Euromonitor International

Cosmetica Italia e il ruolo sociale del cosmetico

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Le voci dei consumatori e gli autorevoli pareri del sociologo Enrico Finzi, del professore Umberto Veronesi e del filosofo Stefano Zecchi si uniscono a quelle del presidente Fabio Rossello e del team di Cosmetica Italia per raccontare l’universo della bellezza e del benessere che riguarda ognuno di noi durante l’arco dell’intera esistenza. Il valore della cosmetica, nella quotidianità e nel sociale, ma non solo…

Prodotto per la cura della pelle e il trattamento dell’invecchiamento cutaneo

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"Skinlayers (italiano)" di Skinlayers_(italiano).png: Adertderivative work: Fulvio314 - Questo file deriva da: Skinlayers (italiano).png:. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Skinlayers_(italiano).svg#/media/File:Skinlayers_(italiano).svg
“Skinlayers (italiano)” di Skinlayers_(italiano).png: Adertderivative work: Fulvio314 – Skinlayers (italiano).png:. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons –

Il presente lavoro è riferito a un composto cosmetico per il trattamento topico della pelle comprendente, in adatto carrier cosmetico: (a) almeno una componente attiva selezionata tra acido ialuronico, esteri e/o sali dell’acido ialuronico, (b) almeno un composto di formula: R2-N+R1R2-[CH2]n-COO-, in cui n è un numero da 1 a 3 e i radicali R1, R2 e R3 rappresentano indipendentemente un atomo di idrogeno, un gruppo metile, etile, o un gruppo idrossialchile C2- C4, e (c) almeno un estratto dei semi di carrubo (Ceratonia siliqua). Il trattamento della pelle, in particolare indirizzato contro l’invecchiamento cutaneo, comporta l’aumento della resistenza dell’epidermide, per migliorare le proprietà di barriera anche al fine di aumentare in modo duraturo l’umidità della pelle, con lo scopo di migliorare le giunzioni cellulari nell’epidermide per proteggere la pelle da lesioni e/o attacchi di agenti nocivi esogeni; per un trattamento cosmetico, in particolare per le rughe, e per migliorare l’aspetto visivo della pelle. Così, è stata messa a punto una formulazione comprendente tri-metil glicina, dimetilsilanol ialuronato e un estratto di semi di carruba; con aumento dell’espressione di acido ialuronico, filaggrina e claudin- 1, in modelli cutanei epidermici, del 159%, 158% e 138%, rispettivamente.
Ger. Offen.15pp.Patent – 2014 (Jun 18, 2014- DE 102012223491- A1)
di C. Lacapra e S.Rum

Skin Summer School 2015

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Si è tenuta presso il Polo Tecnologico di Pavia, la Skin Summer School 2015 organizzata dal Master in Cosmetologia dell’Università di Pavia ed Etichub spin-off dell’Università. Tre giornate piene di lezioni rigorosamente in inglese, tenute tutte sia da docenti italiani sia da docenti provenienti dall’estero.
Il programma era suddiviso in: una parte regolatoria, una parte dedicata alle materie prime e ingredienti, prodotti skin care, test e prodotti per unghie e capelli.
La prima parte si è focalizzata sui claims e sulle informazioni necessarie e rilevanti. I claim impliciti o espliciti devono essere adeguati e provati scientificamente. L’onestà nelle informazioni è un “must” per essere credibili agli occhi del consumatore. Le lezioni inerenti alla parte skin care hanno approfondito le tematiche riguardanti i protocolli per lo studio clinico, strategie di bioingegneria per l’ottenimento di parametri inerenti alla pelle, la valutazione dell’efficacia cosmetica e la capacità antiossidanti della pelle, i parametri clinici nei test cosmetici, l’applicazione della tecnica 3D e della tecnica ultrasuono per uso cosmetico e dermatologico, laser doppler e blood flow assessment.
Nella seconda giornata durante le lezioni si è affrontato l’aspetto dei trends hair care, gli ingredienti utilizzati per elaborare prodotti per capelli, l’uso di strumentazioni specifiche e tecnologie avanzate, fra cui il “Nail analyzer” ideato nel Dip. Scienze del Farmaco dell’Università a Pavia. La seconda e terza parte erano incentrate sulla ricerca e approcci innovativi sia nelle emulsioni sia nel packaging, e formulazioni innovative con differenti ingredienti nonché sulle analisi microbiologiche. Il terzo e ultimo giorno si è approfondito maggiormente l’aspetto dei claims attraverso diversi workshops.
Per informazioni: priscilla.capra@unipv.it

di I.Borgna

Beauty Report 2015: la responsabilità sociale del bello raccontata a Expo

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1Nell’anno dell’Esposizione Universale un format inedito ha caratterizzato l’Assemblea annuale di Cosmetica Italia – Associazione nazionale imprese cosmetiche, che si è svolta ieri presso Expo, all’interno della Parco della Biodiversità. Il Teatro della Terra è stato la cornice dell’evento che, nella sua parte pubblica, ha abbracciato i contenuti tradizionalmente affidati al Beauty Report con un talk show di approfondimento moderato da Cesara Buonamici e la presentazione del nuovo progetto editoriale proposto da Cosmetica Italia per raccontare l’evoluzione del settore. Dopo gli indirizzi di saluto di Duccio Campagnoli, Presidente BolognaFiere, il dibattito ha coinvolto, al fianco del Presidente di Cosmetica Italia, Fabio Rossello, Nadio Delai, Presidente Ermeneia, Massimiliano Dona, Segretario Generale Unione Nazionale Consumatori, Andrea Pernigo, Amministratore delegato Just Italia, Patrizia Toia, Vicepresidente Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia al Parlamento Europeo, e Stefano Zecchi, scrittore e professore di estetica. Proprio Zecchi ha sottolineato la responsabilità sociale del bello «la bellezza resterà nella nostra civiltà come ciò che crea valore: là dove non si generano cose belle, c’è il nulla», sottolineando così la potenza insita nella bellezza, in grado di cambiare in meglio l’esistenza degli individui.
L’appuntamento di ieri è stato il primo del calendario di Cosmetica Italia a Expo Milano 2015. L’Associazione partecipa infatti a questo evento mondiale al fianco del partner BolognaFiere, che ha progettato e realizzato il Parco della Biodiversità. Cosmesi: un’arte della cultura umana tra benessere e cura di sé è il progetto con cui Cosmetica Italia si è avvicinata ai temi di Expo Milano 2015 con un portale dedicato www.cosmeticaitaliaexpo2015.it.
«Un’occasione inedita – ha commentato il presidente di Cosmetica Italia, Fabio Rossello – per raccontare il ruolo unificante e universale della cosmesi all’interno di un contesto vario e multietnico, la società contemporanea, stimolando il visitatore alla scoperta di un’industria sana e innovativa che volge lo sguardo a responsabilità sociale e sostenibilità ambientale. Il tema della nutrizione si è, di fatto, ben sposato con quello del “cure&care”. Curare la propria salute fisica e prendersi cura di sé non sono più azioni separate, ma volontà che accompagnano tutta la cultura umana e che hanno la comune finalità del benessere dell’individuo. È in questa direzione che si muove il cosmetico».
Annunciato inoltre un importante passaggio di consegne ai vertici della struttura di Cosmetica Italia: a partire dal 1 luglio, Luca Nava sarà infatti il nuovo Direttore generale dell’Associazione, succedendo, per raggiunti limiti di età, a Maurizio Crippa.
La forza e il sorriso – Look Good Feel Better Italia Onlus, che realizza in Italia laboratori di bellezza gratuiti a favore di donne in trattamento oncologico, è stata menzionata come progetto collettivo di responsabilità sociale del comporto cosmetico. L’associazione è attiva nel nostro paese dal 2006, grazie al sostegno di Cosmetica Italia.

Salidroside: protettore contro la senescenza prematura indotta dai raggi UVB

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Science laboratory. Equipment and tools of scientific lab for experiments and research. Cell culture for the biomedical diagnostic. Plastic Lab ware: confocal dishes, pipette tips and multiwell plates with a human blood.

Salidroside, la componente predominante di un rimedio erboristico cinese, Rhodiola rosea L., diventa un attraente bio-agente a causa della sua multifunzione. Anche se è ben noto che un farmaco a base di erbe può avere un effetto fotoprotettivo secondo la diceria popolare, raramente sono state segnalate finora prove che possano collegare la droga con l’invecchiamento della pelle. Lo studio è stato condotto per valutare il ruolo fotoprotettivo della Salidroside e dei suoi meccanismi correlati, in vitro. In primo luogo, è stato istituito un modello di senescenza prematura indotta da radiazioni UVB (250 mJ cm-2), nei fibroblasti dermici umani (HDFS). Poi è stato studiato l’effetto fotoprotettivo del salidroside, le cellule sono state pre-trattate con varie dosi di salidroside (1, 5 e 10 micron) seguite dalla dose subletale di esposizione UVB e poi sono state raccolte varie rilevazioni. I risultati mostrano che il pre-trattamento con Salidroside dose-dipendente ha invertito lo stato senescente di HDFs indotta da UVB, come testimonia la vitalità cellulare elevata, la diminuzione dell’attività SA-β-gal e la diminuzione del’arresto di G1/G0 del ciclo cellulare. L’aumentata espressione della proteina chinasi ciclina-dipendente (CDK) UVB-indotta e gli inibitori p21WAF1 e p16INK4 vengono repressi dal trattamento con Salidroside in modo dose-dipendente. Nel frattempo, l’incremento di malondialdeide (MDA), HDFs UVB-irradiato, è stato inibito in seguito al trattamento con la molecola. Il Salidroside significativamente attenua la sintesi UVB-indotta di MMP-1 e la produzione di IL-6 e TNF-α. In conclusione, i dati forniscono le prove per il ruolo protettivo di questo principio contro la senescenza precoce UVB-indotta negli HDFs, probabilmente attraverso la sua proprietà anti-ossidante e l’inibizione dei prodotti di MMP-1 e delle citochine pro-infiammatorie; questo indica il suo potenziale utilizzo come ingrediente attivo nella preparazione di formulazioni fotoprotettive.
International Journal of Cosmetic Science (2015), 37(3), 321-328
di C. Lacapra e S.Rum

Aesculus hippocastanum …un freno alla cellulite

Aesculus_hippocastanum_fruit
(Wikipedia)

L’ippocastano riduce il ristagno di liquidi, incrementando la permeabilità dei vasi capillari e, conseguentemente, permette il riassorbimento dei fluidi in eccesso da parte del sistema circolatorio. L’ippocastano è molto utilizzato in cosmetica per le sue proprietà tonificanti sulle pareti dei vasi sanguigni e per la circolazione sanguigna. Queste peculiarità lo rendono molto usato nei cosmetici che contrastano la cellulite.

Proprietà benefici
L’ippocastano vanta proprietà astringenti e anti-infiammatorie che aiutano a mantenere toniche le pareti dei nostri vasi sanguigni. Difatti è provata scientificamente l’efficacia per combattere le vene varicose. Riduce il ristagno di liquidi, incrementando la permeabilità dei vasi capillari e, conseguentemente, permettendo il riassorbimento dei fluidi in eccesso da parte del sistema circolatorio. Essendo potenzialmente tossico, non se ne dovrebbe fare un uso interno se non dietro stretta supervisione da parte di un medico. La corteccia possiede virtù anti-infiammatorie, astringenti, diuretiche, vasocostrittive e antipiretiche. Viene raccolta in primavera e viene fatta essiccare per usi successivi. Fra i suoi metodi di utilizzo citiamo gel e lozioni per uso esterno, preparazioni naturali da utilizzare nel trattamento di lupus e ulcere, mentre un tè fatto con le foglie (dietro supervisione medica) è tonico ed è usato come sedativo in caso di tossi secche e stati febbrili; il tè derivato dalla corteccia viene inoltre considerato utile nei casi di malaria e dissenteria. I semi, trattati e usati esternamente, sono decongestionanti, espettoranti e tonici, e in passato venivano usati nel trattamento di reumatismi, nevralgia ed emorroidi. L’olio estratto dai semi dà sollievo topico ai sintomi dei reumatismi. Gli impacchi con polvere di radici dell’ippocastano sono analgesici, e venivano usati anche in passato per i dolori al petto.

Costituenti fondamentali
Dai semi e dalla corteccia si estraggono le saponine, la cui miscela è costituita da escina, glucosidi cumarinici e triterpenici, tra cui l’esculina, procianidine tannini e flavonoidi, amidi e grassi insaturi. Ma, proprio le saponine potrebbero determinare gravi effetti collaterali se ingerite. Infatti, queste potrebbero causare tossicità. Anche se, per fortuna, il sapore sgradevole rende difficile pensare a un’ingestione volontaria di parti di ippocastano senza alcuna prescrizione o supervisione medica, è altresì vero che ingestioni involontarie di saponina, anche in dosi molto ridotte, provocano disturbi molto fastidiosi, tra i quali vomito e forti nausee e, se per qualche ragione si dovesse assumere una dose massiccia di semi non lavorati e non trattati in modo adeguato, senza una prescrizione da parte di professionisti specializzati nel settore delle medicine e nei rimedi naturali, sarà di vitale importanza rivolgersi al più presto al più vicino Pronto Soccorso, perché l’insorgere di emorragie interne è alquanto probabile.

fig1-2Escina
La tradizione terapeutica dell’escina, principio attivo dell’estratto di ippocastano, risale alla medicina del ’500, in cui i semi e le ghiande di Aesculus hippocastanum trovavano largo impiego, per le loro virtù decongestionanti. Nel ‘700 l’ippocastano era diffuso in tutta Europa e alle gemme erano attribuite, fin dal 1720, proprietà antipiretiche simili a quelle del chinino, nozione che fu confermata nel corso del secolo da vari medici, che la usavano nella loro pratica medica. Questo rimedio terapeutico, gradualmente abbandonato, conobbe in seguito momenti di rinnovato interesse, come nel 1896, quando ne furono vantate le proprietà antiemorroidarie. Nel XIX secolo, con il fiorire degli studi di chimica, anche l’ippocastano fu oggetto di indagini, e se ne isolarono varie saponine, glicosidi ampiamente distribuiti nel mondo vegetale. Ogni saponina è costituita da una sapogenina (l’aglicone) e da uno zucchero (fig.1). L’aglicone può essere una molecola steroidea o un triterpene e lo zucchero può essere glucosio, galattosio, pentosio o metilpentosio. Le sapogenine sono, in generale, emolitiche anche ad alte diluizioni. Nel caso dell’Aesculus hippocastanum, l’idrolisi della saponina generava un composto chiamato “escigenina”, considerato un “terpenoide pentaciclico”. Nel 1953 dalla saponina di ippocastano fu possibile isolare due prodotti in forma cristallina, che furono denominati escina (emolitica) e prosapogenina (non emolitica). In seguito al perfezionamento delle metodiche chimiche di purificazione, si arrivò alla determinazione che l’escina esiste sotto due forme: l’α-escina e la β-escina, distinguibili per alcune caratteristiche chimiche e per l’indice emolitico (l’α-escina si forma per riscaldamento a 100 °C della β-escina). L’escina, la cui formula di struttura è riportata in figura 2 viene ottenuta in forma cristallina scarsamente solubile in acqua. Pertanto la forma farmacologica per somministrazione parenterale consiste in un sale (escinato di sodio) che si presenta in forma liofilizzata per assicurarne la stabilità. È possibile convertire l’escina cristallina in un’escina amorfa, la cui solubilità in acqua aumenta di almeno 200 volte, senza che la struttura molecolare si alteri: l’escina amorfa viene usata nelle formulazioni orali, per assicurare un consistente assorbimento gastroenterico della sostanza. L’escina rappresenta il principio attivo più importante e insieme ai flavonoidi, sostanze universalmente note per le loro proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e vasoprotettive, conferisce alla pianta proprietà antiedemigena e vasocostrittrice. L’escina è presente come componente in molti farmaci che trovano indicazione, per uso sia topico che sistemico, nelle patologie in cui esista, come momento patogenetico, un’alterazione della resistenza e della permeabilità capillare. Questo prezioso principio attivo è in grado di ridurre l’attività dell’elastasi e della ialuronidasi, due enzimi che attaccano l’endotelio dei vasi e la matrice extracellulare, indebolendone la struttura. Riducendo l’attività di questi enzimi, i vasi riacquistano la normale resistenza e permeabilità. Sono state evidenziate proprietà vasoprotettive, antiessudative e antiedemigene. Un forte e duraturo effetto flebotonico e linfagogo che si è dimostrato dose-dipendente. Inoltre, sempre dose-dipendente è un’azione moderatrice dell’iperpermeabilità capillare prodotta dall’istamina e dalla serotonina. L’attività antiedemigena veniva, però, dimostrata anche in caso di blocco meccanico del drenaggio linfatico procurato sperimentalmente. Infine, l’estratto di ippocastano ha un effetto antiossidante, documentato anche in vivo, antagonizzando l’azione dei radicali liberi in diversi modelli di stress ossidativo usati in laboratorio. Ormai studi farmacologici hanno determinato l’uso dell’escina nel trattamento dell’insufficienza venosa, di natura varicosa e non varicosa. Sono stati effettuati trial randomizzati a doppio cieco su pazienti portatori di stasi cronica, utilizzando una posologia di escina somministrata per via orale pari a 100-150 mg al dì, e ne sono stati documentati gli effetti benefici sia sui sintomi che su alcuni rilievi obiettivi (edema, circonferenza dell’arto). Le azioni svolte dall’escina sono: – Azione vasocostrittrice agisce come un potente vasocostrittore periferico senza indurre ipertensione ma aumentando la diuresi con escrezione di sodio e cloruri. Grazie all’aumento del tono venoso, le varici dilatate e tortuose si restringono e il loro percorso tende a distendersi. – Azione sul microcircolo: l’escina è in grado di diminuire sia il numero che il diametro dei “pori” delle pareti capillari arteriose riducendo il passaggio di liquidi dal capillare ai tessuti. Rimane al contrario inalterato il riassorbimento di liquidi attraverso i capillari venosi manifestando così un drenaggio del liquido edematoso. Vengono così riassorbiti anche i metaboliti tossici capaci di generare dolore locale. L’azione dell’escina è sinergizzata dall’azione vitaminica P dei glicosidi flavonolici presenti nell’ippocastano: il loro effetto capillarotropo si manifesta con una riduzione della permeabilità e della fragilità capillare. L’azione sul microcircolo, capillaro-protettiva e decongestionante, si esplica nel miglioramento dell’attività della microcircolazione mediante la riduzione della permeabilità dei capillari, favorendo così il drenaggio linfatico. Un minore ristagno di sangue in periferia significa gambe meno gonfie e pesanti e costituisce un’ottima azione preventiva contro la – Azione anti-infiammatoria/anti-edemigena: nella corteccia surrenale l’escina viene trasformata in una sostanza ad attività similcorticoide svolgendo una notevole azione riparatrice in edemi ed ematomi di origine traumatica o allergica. Gli estratti di ippocastano sono ampliamente utilizzatati nel trattamento delle malattie rettali come emorroidi e ragadi, e in particolare nei disturbi circolatori nelle condizioni di insufficienza venosa periferica e nelle sindromi flebitiche. I sintomi dell’insufficienza venosa cronica includono la comparsa diun senso di pesantezza, gonfiore e prurito alle gambe, spesso accompagnato a crampi notturni. Anche il gemmoderivato, ottenuto dalle gemme dell’albero, viene utilizzato per la stasi e congestione venosa; non ha soltanto svolge un’azione vasoprotettrice flebotonica e antinfiammatoria, ma il suo meccanismo d’azione è simile a un salasso incruento, perché l’effetto decongestionante avviene anche mediante il miglioramento della funzione circolatoria alterata e ciò permette un miglior deflusso ematico dai vasi venosi congestionati. Favorisce l’aumento del tono venoso, contribuendo al restringimento delle varici dilatate e tortuose. Può migliorare la microcircolazione, oltre ad avere proprietà_antiemorragiche, e possiede proprietà riparatrice in edemi ed ematomi di origine traumatica o allergica. Combatte la ritenzione idrica di sodio e cloruri, stimolando la diuresi, attraverso un’azione drenante. Essenzialmente l’escina viene utilizzata contro la cellulite.

fig.3“Fenomeno” cellulite
Etimologicamente, il termine “cellulite”, cellule + ITE (in medicina il suffisso –ITE, indica un’infiammazione, o una malattia caratterizzata da infiammazione), suggerisce una patologia tissutale di origine infiammatoria. In realtà, questo tipo di lesione, prima estetica, poi funzionale, è sostenuta solo in un secondo tempo da fattori irritativi e infiammatori. Questa parola, anche se non esatta, è ormai entrata nel linguaggio comune, e da tutti accettata per indicare un particolare tipo di problema che coinvolge il pannicolo adiposo: l’ipertrofia pannicolo-lobulare o pannicolopatia edemato-fibrosclerotica o liposclerosi. Possiamo scientificamente dire che la cellulite è caratterizzata da un abnorme accumulo di grasso in particolari distretti corporei (preferenzialmente natiche, cosce, ginocchia e braccia), dove, per difficoltà primarie o secondarie, si ha un rallentamento della circolazione emolinfaatica. Ad oggi, sembra portare a dire che l’insorgenza della cellulite dipende da più fattori che contribuiscono a determinarla, ed è difficile stabilire una priorità o una sequenzialità tra di loro, perché legata a caratteristiche individuali (tab.1). Certamente squilibri ormonali e disturbi circolatori, evidenziati dalle due teorie, precedentemente descritte, sono le principali cause di questa patologia. Si verifica così una tendenza al ristagno delle scorie metaboliche, con iniziale intossicazione locale e conseguente infiammazione. Quando i vasi venosi non svolgono perfettamente la loro funzione di riportare il sangue al cuore, trasudano, lasciando passare del liquido negli spazi interstiziali del tessuto sottocutaneo che si gonfia come una spugna (edema). Il liquido, esercitando una grande pressione sugli adipociti, li allontana tra di loro e dai capillari, ostacolando gli scambi di ossigeno, sostanze nutritizie e di rifiuto da e verso il sangue. Come conseguenza si instaurano lentamente una serie di complesse modificazioni che portano alla comparsa di sostanze, prima assenti, che provocano dolore e permeabilizzano maggiormente i vasi, aumentando l’edema e instaurando un circolo vizioso. Il tessuto connettivo, asfittico, imbibito da liquidi e con presenza di sostanze infiammatorie, si irrita e reagisce, cercando di ridurre i danni. Aumenta così il volume delle sostanze che lo costituiscono, attraverso la polimerizzazione di acido ialuronico e condroitinsolforico, provocando un addensamento e un ispessimento della sostanza fondamentale. Si forma di conseguenza una gelatina dura che avvolge e blocca tutte le sostanze e i liquidi, e la struttura del tessuto adiposo sottocutaneo si modifica. Si possono identificare tre stadi evolutivi che portano alla comparsa della cellulite (fig. 3): – Stadio I: cellulite in fase iniziale viene definita “dura” o “compatta”, ed è sicuramente quella che meglio risponde alle terapie. Il tessuto è aderente alla muscolatura e, preso tra le dita, non forma pieghe, le zone colpite risultano dolenti e dure, la pelle è lucida e presenta solo leggermente l’aspetto a “buccia d’arancia”. – Stadio II: in questa fase, che rappresenta l’aspetto più diffuso e frequente della cellulite, i capillari non sono più visibili, e si evidenziano solo vasi più grandi e vene dilatate tra i noduli. Quasi sempre le donne accusano una varicosità estesa delle cosce, e l’area colpita ha una consistenza gommosa con aspetto a buccia d’arancia, che diviene più evidente man mano che i noduli si fanno più superficiali. – Stadio III: si tratta di uno stadio avanzato o terminale, la cellulite si manifesta con la presenza di micronoduli di dimensione variabile, formati da grasso e circondati da capsule di fibre connettivali fittamente stipate. Sono presenti anche aderenze fibrose che ancorano i noduli alla pelle sovrastante e ai muscoli, situati al di sotto. Il tessuto connettivo prolifera ovunque e distrugge tutte le strutture che formavano il tessuto sottocutaneo, spremendo fuori da esso anche l’acqua. Quando l’acqua non c’è più il tessuto connettivo sclerotizza e si ritrae, lasciando delle porzioni di tessuto flaccido, coperto dalla pelle ispessita.tab1-2

Come curare la cellulite
Da quanto detto sulla complessità di questa patologia e sui numerosi fattori che hanno un certo peso nel determinarne l’insorgenza e l’aggravamento, è evidente che la terapia non è semplice da attuare e deve essere volta a ridurre le cause determinanti e favorenti. La cellulite non può essere curata solo per periodi di tempo brevi, in prossimità delle vacanze, ma deve essere trattata in tempi lunghi, e i risultati saranno migliori quanto più tempestivamente si interviene su di essa. L’esito è generalmente molto buono se si agisce su una cellulite al primo stadio, buono al secondo stadio, scarso per quella terminale, su cui di solito si opera anche chirurgicamente. Fondamentale è modificare lo stile di vita che predispone allo sviluppo della cellulite, ma molti altri interventi possono essere effettuati, da soli o in sinergia tra di loro, scegliendoli in base allo stadio di sviluppo della cellulite (tab.2). L’utilizzo dei prodotti cosmeceutici, inserito in un programma di cura più ampio, ed effettuato con costanza, migliora sicuramente, e senza rischi, lo stato della cellulite: i risultati sulla “buccia d’arancia” e i cuscinetti adiposi, soprattutto negli stadi iniziali, saranno evidenti. Sul mercato sono presenti molti prodotti cosmetici diversamente formulati, contenenti sostanze con efficacia differente e specifica verso alcune delle cause che determinano la comparsa del quadro cellulitico; è perciò basilare conoscerne la modalità di azione, per scegliere il prodotto più mirato. È importantissimo sapere che: perché un prodotto sia efficace non deve solo contenere principi attivi, ma ne deve avere dentro la “dose giusta”; per effettuare un corretto dosaggio è quindi indispensabile che gli estratti utilizzati siano sempre titolati. Se la causa principale è una cattiva circolazione sanguigna e linfatica con ristagno di liquidi negli arti inferiori, è di grande interesse la presenza di sostanze vegetali che migliorino la microcircolazione e favoriscano l’eliminazione dell’edema e delle tossine: gli estratti ippocastano, centella, rusco ed edera sono tra queste. Gli estratti di ippocastano ed essenzialmente l’escina sembrano intervenire direttamente sulla cellulite. Sapendo che l’escina agisce sulle membrane dei capillari aumentandone la resistenza e normalizzandone la permeabilità, riducendo così la fuoriuscita di liquidi negli spazi interstiziali: ha un effetto “sigillante”. Nelle persone che presentano problemi circolatori alle gambe e varici, l’escina agisce sulla permeabilità capillare direttamente a livello dei pori presenti sulla parete dei vasi, riducendo il numero e il diametro di quelli localizzati sull’endotelio dei capillari arteriosi, ma non di quelli venosi. Viene limitato così il passaggio dell’acqua verso i tessuti, lasciando invece invariato quello in senso inverso, favorendo il ritorno del sangue verso il cuore. Il riflusso sanguigno è facilitato anche da un innalzamento del tono della parete venosa. Le saponine, producono schiuma come il sapone, diminuendo la tensione superficiale dell’acqua, cioè aumentandone “l’effetto bagnante” delle superfici. L’escina agisce allo stesso modo sulle pareti dei capillari venosi: l’irrorazione di questi aumenta e ciò facilita la diffusione dei liquidi tissutali verso l’interno dei vasi. Quest’attività migliora anche il fastidio legato all’eccesso di stasi di liquidi, determinato da un’insufficienza venosa e linfatica, che provoca un senso di pesantezza alle gambe e dolore (l’accumulolocale di scorie e CO2 scatena la liberazione di sostanze chimiche che stimolano le terminazioni nervose). Numerosi studi clinici attestano l’efficacia di prodotti a uso topico, lozioni, creme o gel, contenenti escina, nel trattamento dell’insufficienza venosa cronica, edemi, crampi ai polpacci, pesantezza delle gambe, vene varicose e gonfiori dei tessuti molli. Viene stimolata la microcircolazione del derma, consentendo un migliore drenaggio dei tessuti e la eliminazione di tossine e acqua in eccesso. Questa spiccata attività antiedemigena degli estratti di frutti di ippocastano permette di avere soddisfacenti risultati nel trattamento della cellulite, soprattutto ai primi stadi, dove è evidente l’edema interstiziale dovuto all’aumento della permeabilità capillaro-venulare.

fig.4Bibliografia
– Mazzanti G. et al. Farmaci di origine vegetale ad azione vasoprotettrice. Acta phytoterapeutica, 2, numero speciale, 1997.
– Middleton E. et al. Effect of flavonoids on immune and inflammatory cell functions. Biochem. Pharmac. 1992.
– Wienert V. Efficacy of aescin on the capillary fragility in men. Int. J. Angiol. 1997.
– Pittler M.H. et al. Horse chestnut seed extract for chronic venous insufficiency. A criteria-based systematic review. Arch. Dermatol. 1998.
– Heck A.M. et al. Potential interactions between alternative therapies and warfarin. Am. J. Health Syst. Pharm. 2000.
– Ottilinger B. et al. Rational therapy of chronic venous insufficiency – chances and limits of the therapeutic use of horse-chestnut seeds extract. BMC Cardiovasc. Disord. 2001.
– Pittler M.H. et al. Horse chestnut seed extract for chronic venous insufficiency (Cochrane Review). Cochrane Database Syst. Rev. 2002.
– Ruffini I. et al. Efficacy of topical treatment with aescin + essential phospholipids gel in venous insufficiency and hypertension. Angiology. 2004.
– Ricci A. et al. Variations in plasma free radicals with topical aescin + essential phospholipids gel in venous hypertension: new clinical data. Angiology. 2004.
– Carrasco O.F. et al. Endothelium protectant and contractile effects of the antivaricose principle escin in rat aorta.Vascul Pharmacol. 2007.
– Felixsson E. et al. Horse chestnut extract contracts bovine vessels and affects human platelet aggregation through 5-HT(2A) receptors: an in vitro study. Phytother Res. 2010.

di P.Ponzo, biologa molecolare

Complessi tensioattivi polimerici per la microincapsulazione della vitamina E e il suo rilascio

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vitamineELa microincapsulazione della vitamina E, direttamente da emulsioni olio in acqua, è stata effettuata per mezzo di un nuovo approccio. Per la prima volta, un performante complesso polielettrolita-tensioattivo (sodio polistirene sulfonato/dodecil tri-metil ammonio bromuro) è stato contemporaneamente utilizzato come stabilizzante elettrostatico di emulsioni e come precursore carico per la realizzazione di microcapsule. Successivamente, una tecnica layer-by-layer è stata applicata alle emulsioni per formare microcapsule con nuclei oleosi e gusci di polielettroliti. È stato analizzato l’effetto dei complessi sul processo di formazione delle emulsioni e sulla stabilità e le caratteristiche risultanti delle stesse; sono state realizzate misurazioni di tensione superficiale, distribuzione delle dimensioni (DLS) e di carica interfacciale (potenziale zeta). Le microcapsule risultanti sono state caratterizzate tramite l’utilizzo del microscopio confocale a scansione laser (CLSM), il Cryo- SEM, e misure di distribuzione delle dimensioni e di potenziale zeta, in ogni fase della formazione. La cinetica di rilascio della vitamina E è stata monitorata durante le fasi consecutive della procedura di incapsulamento mediante spettroscopia UV-VIS. L’approccio sviluppato può essere promettente per l’uso pratico nell’industria cosmetica e alimentare.
Colloids and Surfaces, B: Biointerfaces (Pages Ahead of Print Journal 2015)

di C. Lacapra e S.Rum

Corea: standard biologici sui cosmetici

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moisturizing creamIl Ministero Coreano della Sicurezza degli Alimenti e dei Farmaci (MFDS) ha pubblicato un regolamento sugli standard dei cosmetici organici che entrerà in vigore il 24 giugno 2015. Tra gli scopi del regolamento impedire l’entrata sul mercato coreano di falsi prodotti cosmetici biologici, educare i consumatori, creare criteri per i prodotti biologici, e garantire un approvvigionamento di qualità dei prodotti biologici in Corea. Il regolamento riconosce quattro categorie di ingredienti biologici e due categorie di metodi di trasformazione riconosciuti. Inoltre, definisce altri elementi di prodotti biologici approvati e non approvati. Le quattro categorie di ingredienti biologici dell’MFDS comprendono piante, derivati animali, minerali e ingredienti certificati biologici.
– Ingredienti vegetali: questa categoria include gli ingredienti vegetale non trasformati compresi quelli di origine marina, come le alghe, oltre a quelli trattati con un metodo approvato fisico o chimico, o biologico.
Ingredienti di origine animale: simili agli ingredienti vegetali, questa categoria comprende ingredienti non trasformati di origine animale, come uova, latte e proteine, così come sottoprodotti di origine animale fatti con un metodo approvato di trasformazione fisica o chimica, o biologica. Cellule, tessuti e organi di animali sono esclusi da questa categoria.
Ingredienti minerali: minerali formati naturalmente da processi geologici o trattati con metodi fisici approvati sono inclusi in questa categoria, così come 84 ingredienti accettati derivati da minerali elaborati utilizzando un metodo chimico – biologico. Questi 84 minerali possono essere trovati nell’Appendice I del regolamento; comprendono molti coloranti derivati da minerali. I combustibili fossili sono esclusi da questa categoria.
Ingredienti biologici certificati: Questa categoria comprende prodotti biologici della pesca trasformati con un metodo fisico approvato e/o certificati biologici da un organismo che segue gli standard governativi. In linea di principio, gli ingredienti sintetici non possono essere utilizzati se non hanno alcun sostituto naturale. Questi sintetici includono: tocoferolo naturale estratto utilizzando esano; denatonium benzoato; sali dell’acido deidrodroacetico; lecitina; sali dell’acido benzoico ed esteri; alcool benzilico; salicilico e acido sorbico sali; alchil betaina; alcool isopropilico; xanthan gum; carragenina; tetrasodio glutammato diacetato; e alcool butilico terziario (TBA). Inoltre, gli ingredienti utilizzati nei prodotti biologici non possono contenere contaminanti specifici, tra cui tracce di metalli pesanti, idrocarburi, pesticidi agricoli, diossine, materiali radioattivi, organismi geneticamente modificati e sottoprodotti di origine animale, farmaci residui (steroidi), inquinanti vegetali (nitrati), micotossine e nitrosammine.

di G. Chiricosta e F. Legrenzi

Conferenza SICC: 40th Interdisciplinary International Concept

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IMG_0717L’ interdisciplinarità della conferenza, organizzata da SICC in occasione di EXPO,  si è evidenziata sia a livello di tecnologie (Alimentare e Cosmetica) sia di processi (innovazione e Supply Chain).
Molte delle innovazioni tecnologiche e di processo presentate possono essere adottate e/o risultare vantaggiose per tutti e due i settori: E. Sabbioni, Aging Reasearch Center (CeSI) Fondazione Università “G. d’Annunzio” di Chieti, ha illustrato vantaggi e rischi connessi con l’utilizzo dei Nanomateriali, concludendo che molto lavoro deve essere ancora fatto per definire le forme Nano Angeli o Demoni; D. Buonocore, Lab. di Farmacobiochimica Università di Pavia, ha presentato alcune delle interessanti possibilità di estrazione di ingredienti attivi dai sottoprodotti dell’industria agro-alimentare, utilizzabili sia per il settore cosmetico che nutrizionale; S. Limbo, PackLab Università di Milano, ha evidenziato come packaging e etichette “intelligenti” potranno essere usate in futuro per comunicare al consumatore parametri “vitali” per conoscere la qualità dei prodotti, siano essi alimentari che cosmetici; S. Manfredini, Università di Ferrara, ha portato esempi di come alcune tecniche di sintesi chimica (reazione di Maillard) possono essere utilizzate per sintetizzare ingredienti cosmetici di grado Alimentare, permettendo così di ridurre il gap esistente anche a livello legislativo fra i due settori
La sostenibilità è uno dei fattori che accomuna consumatori ed aziende di ambedue i beni di consumo; come si evince dai lavori anche sperimentali di S. Porretta (SSICA Parma), C. Ghizzoni (Iberchem Italia), M. Salis (Sen&CA) , A. San Miguel (Quadpack), E. Monteleone (Università di Firenze – GESAAF), e R. Al Sibai (Neotron), i consumatori sono orientati verso una evoluzione dei criteri di giudizio a favore della sostenibilità, con due limitazioni però che ne riducono l’efficacia per la salvaguardia dell’ambiente: la prima riguarda la difficoltà a comprendere quali siano gli indicatori chiave per la sua misurazione, la seconda se e quanto siano disposti a sacrifici di tipo economico a favore della sostenibilità ambientale; in ogni caso le caratteristiche intrinseche dei prodotti rimangono prioritarie, soprattutto se percepibili: sicurezza e funzionalità rivestono sempre massima importanza, ma la sensorialità, se coerente con gli altri criteri, risulta fattore determinante anche nei target di consumatori più orientati alla salvaguardia dell’ambiente.
L’orientamento, invece, delle aziende verso la sostenibilità e la Qualità globale di prodotti e processi è sempre più vissuto come leva strategica, a meno che non venga giocato come puro argomento di Marketing o, peggio, come strumento di Green Washing: in particolare questi concetti sono stati approfonditi nelle relazioni di tipo trasversale alle tecnologie ed alle discipline: A.S. Spina (Acqusiti e Sostenibilità), ha stressato l’importanza della partnership fornitore-cliente; V. Rialdi (Vevy Europe) ha illustrato i principi che regolano il rapporto fra i fornitori di Ingredienti cosmetici ed i loro clienti strategici per promuovere scelte responsabili in favore della sostenibilità; G. Mulè ha parlato a nome dell’organizzazione EFQM (European Foundation for Quality Management) che promuove, attraverso un collaudato modello gestionale, il cammino verso l’eccellenza di imprese ed organizzazioni; in questo ambito, la sostenibilità assume sempre più valore strategico. F. Romagnoli (BASF) ha chiarito come tutti gli stake-holder della catena cosmetica siano responsabili di operare per la salvaguardia dell’ambiente, ognuno con impatto diverso sulle risorse; dalla sua presentazione risulta chiaro come nel caso di uso di shampoo e bagni schiuma il consumatore sia il maggior responsabile in fase di consumo della produzione di CO2-equivalente pari a più del 90% del totale prodotto dalla catena, per cui l’educazione e comunicazione al consumatore può risultare determinante per la sostenibilità del processo. C. Emanuel (L’OREAL Italia) ha illustrato come la strategia di una multinazionale del settore cosmetico può affrontare, sia per scelta che per convenienza, la sostenibilità dei prodotti, vista la tendenza del mercato che anche in Italia si è orientato a parole in tale direzione: più del 50 % pone molta attenzione ai temi della sostenibilità ambientale, mentre il 93% vorrebbe che produttori, servizi e distributori supportassero problemi sociali ed ambientali; la strategia aziendale si è quindi orientata con target molto sfidanti in tema di innovazione, produzione e consumi eco-sostenibili . L. Saporetti (Acquisti e Sostenibilità) ha illustrato come la distribuzione sia responsabile importante di sprechi, sopratutto nel settore alimentare, e come le nuove tecnologie informatiche possano supportarla nel cammino verso la riduzione di tali sprechi; C. Sayner (CRODA), attraverso l’illustrazione della Case History dell’Olio di Palma prospetta un modello di approccio ai problemi della salvaguardia della biodiversità che utilizzi certificatori terzi per accreditare processi adeguati.
Il tema dell’innovazione sostenibile negli ingredienti cosmetici è stato toccato da molti autori, alcuni dei quali hanno enfatizzato come il mondo vegetale o i suoi derivati bio-tecnologici può essere fonte di principi attivi molto più performanti ed ecologici dei semplici estratti vegetali; in questo filone citiamo i lavori di F. Apone (Vitalab) sulle culture di tessuti vegetali, specialmente di quelle derivate dalle radici pelose, di C. Crusco (Intercos), su biosfere polimeriche come sostitute ecologiche delle microsfere di polietilene, di E. Esposito (Università di Ferrara) sulla liposomizzazione di curcumina, altrimenti difficilmente solubilizzabile e bio-disponibile, di G. Maramaldi (Indena), che rivaluta i derivati dell’incenso attraverso colture di varietà eco- e socio- sostenibili, di G. Calviello (università Cattolica S. Cuore Roma) che illustra il ruolo di antiossidanti di derivazione agro-alimentare utilizzabili vantaggiosamente in dermatologia e cosmetologia ed F. Delsenne (Waters), che illustra le proprietà superiori dal punto di vista ecologico e tossicologico della CO2 supercritica nei confronti dei solventi tradizionali.
L’ultimo concetto che è stato ampiamente trattato è quello della Comunicazione corretta e trasparente come strumento di promozione della sostenibilità, che ha avuto il culmine nella cerimonia di attribuzione delle menzioni speciali dei Cosmerit Awards di cui parliamo in altra parte di questo comunicato: H. Bosch (DSM) ha illustrato come la comunicazione fornitore-cliente (B2B) sia fondamentale per ottimizzare i processi di LCA attraverso tutta la catena, L. Nava ha ribadito come, con l’entrata in vigore nel 2013 del Regolamento CE sui Claim, sia diventato mandatorio quello di una corretta comunicazione B2C, H. Dittmar ha esemplificato quanto richiesto dal suddetto regolamento in termini di dichiarazioni del tipo “Non Contiene”, catalogando quelle ammissibili e quelle no, P. Minghetti (Università di Milano) ha chiarito come sia il modo di comunicare a destinare anche dal punto di vista Legale i prodotti nell’area di competenza Cosmetico piuttosto che del Dispositivo Medico, E. Plata ha presentato il modello promosso da PLEF per una comunicazione di reporting Aziendale che tenga sempre più conto dei valori immateriali a scapito di quelli economici,
Anche i poster scientifici e le presentazioni e poster commerciali hanno contribuito ad approfondire i temi fin qui presentati.
Il concetto di “semplificazione intel-ligente” è stato molto ben rappresentato da molte e qualificate presentazioni: X. Romeu (Symrise) ha ribadito come fosse sempre più difficile ma sempre più necessario trovare sistemi conservanti com-plessi per … semplificare il lavoro del cosmetologo; L. Rigano (Rigano Industrial Consulting & Research) ha illustrato una interessante tendenza del mercato, subito corrisposta dai cosmetologi più attenti, verso una semplificazione dei prodotti a favore di quelli a uso multiplo (crene BB, CC, etc. etc.); P. Aliverti (FabbSrl) ha presentato un trend di semplificazione nella prototipizzazione del packaging attraverso l’uso delle stampanti 3D come strumenti semplificati dei sistemi di CAD Design; L. Campanella (Università La Sapienza Roma) ci fa sognare prospettando la miniaturizzazione di semplici strumenti basati su sensori e bio-sensori per la valutazione dei parametri qualitativi dei prodotti (cosmetici ed alimentari), estendibili anche all’uso dei consumatori, S. Dall’Acqua (Natural Product Lab Università di Padova) introduce il tema della semplifi-cazione in laboratorio di controllo, chiarendo come in quest’ambito non sia necessaria la sofisticazione de-gli strumenti utilizzati nella ricerca e fornendo esempi convincenti di come la tecnica NIR, la spettroscopia Raman e la miniaturizzazione dell’NMR possano essere vantaggiosamente usati senza necessità di perso-nale specializzato; C. Cattoi (Senior Quality Auditor Certiquality) ha poi chiuso questa area informandoci di come la nuova Norma 9001:2015 stia cavalcando il tema della semplificazione, soprattutto in ambito do-cumentazionale, facendo tirare un respiro di sollievo a chi non digeriva questa norma sopratutto a causa della burocrazia connessa alle documentazioni richieste.
Semplificazione è stato poi il tema dominante della giornata conclusiva della Conferenza effettuata in area EXPO, nel padiglione della Società Civile in cascina Triulza: il tema del “senso ritrovato” ben si riconduce alla sperimentazione sensoriale che i ricercatori di ISPE, Studio Rigano e TVS Network hanno saputo attualizzare in modo così coinvolgente da trascinare il pubblico dei “non addetti” in gare di valutazione sensoriale e strumentale; la pratica si è poi condensata in conferenze chiarificatrici di alcuni dei concetti sperimentati nel percorso sensoriale che sono state condotte da: B. Colonnello (Promoest), che ha illustrato il coinvolgimento dei sensi nella Comunicazione nel 3° millennio; L. Rigano, che a nome dell’Ordine dei Chimici della Lombardia ha rivalutato i prodotti da chimica verde e quelli di derivazione da petrolio come in alcuni casi più sostenibili di quelli di derivazione vegetale; A. Bettero (Università di Padova), che ha prospettato l’utilizzo di uno strumento semplice, non invasivo e potenzialmente olistico per valutare lo stato di benessere della cute; M. Monti (Istituto Clinico Humanitas) che ha fatto un elogio della semplificazione dell’utilizzo dei sensi da parte del Dermatologo in congiunzione con le tecniche di indagine clinica più sofisticate.

Per ulteriori informazioni: www.sicc.it

 

 

L’albero della Bellezza fiorisce con la decima edizione dell’evento di Kosmetica

Oltre trecento persone hanno preso parte al convegno di Kosmetica, che martedì 17 giugno 2025 ha festeggiato i suoi primi dieci anni. Sul palco...